Antonio Montanari

Galeotto di Pietramala, cardinale "malatestiano"

Istruzioni per l'uso. Una mappa.

Ogni biografia non rimanda soltanto alla successione degli eventi personali della figura esaminata; ma richiama pure il contesto geografico di quegli eventi, suggerendo così un'ideale «mappa» nella quale si riassumono le storie che il lettore ritrova nei luoghi indicati e nelle persone che li frequentarono.
Per dirla con Ezio Raimondi, dobbiamo «sentire lo spazio», quello spazio circostante che egli richiama con il termine heideggeriano di «umwelt» [1].
Abbiamo cercato di seguire il canone della «complessità irriducibile a tradizionali formule di comodo», enunciato da Ezio Raimondi in sede letteraria per ridisegnare «una geografia nuova» del nostro Rinascimento [2].
È un'esigenza che ci sembra utile avvertire pure negli studi storici. Nei quali può essere valido il modello gnoseologico gaddiano «di una maglia o rete» a dimensioni infinite, da sostituire a quella della catena dei fatti [3].
La «coscienza della complessità» (che incontriamo anche in Gadda [4]), porta a privilegiare l'analisi dei contesti, spesso apparsa secondaria o marginale nel nudo e muto sommario degli eventi personali.
E come scrive Mario Porro [5], «la comprensione di una parte qualsiasi impone in linea di principio la fatica interminabile di ricostruire i legami e le interazioni con il tutto a cui appartiene».

La mappa. La linea blu quella del Cardinale, la bianca quella dei Malatesti.



La vicenda del nostro Galeotto Tarlati di Pietramala descrive itinerari storici in cui s'incrociano politica, vita ecclesiastica, cultura e letteratura, invitandoci a pensare a quella «mappa» ideale, che fa «sentire lo spazio», come ad uno strumento fondamentale per comprendere non soltanto il tempo in cui si estende una vicenda biografica, ma soprattutto proprio quest'ultima nei suoi tratti fondamentali.
Per Galeotto Tarlati di Pietramala, una «mappa» ideale ed esemplare, con lettura geografica dal Sud verso il Nord, può essere costruita con pochi luoghi, partendo da Roma dove è eletto Cardinale nel 1378, e salendo verso la sua Toscana paterna (con Arezzo e Borgo San Sepolcro), ed in parallelo la Rimini di sua madre Rengarda Malatesti, e poi la Genova tragica dove tra 1385 e 1386 si consuma la vicenda dei cinque Cardinali fatti uccidere da Urbano VI, per cui Galeotto fugge prima nella Milano di Gian Galeazzo Visconti e poi va ad Avignone dove (1387) è nominato anticardinale, ed infine a Vienne, città «ad Rhodanum fluvium sita», dove scompare l'8 febbraio 1398, per essere poi sepolto in quella Verna a cui la sua famiglia era legata, e precisamente nella cappella della Maddalena che avevano voluto i genitori di suo padre, ovvero Roberto (Uberto) di Pietramala e Caterina degl'Ubertini.



Roberto Tarlati, il nonno del Cardinal Galeotto, è presente nella storia malatestiana fin dal 1332, quando giunge con quattrocento cavalieri alle porte di Rimini, mentre i fratelli Malatesta Antico e Galeotto I Malatesti sono prigionieri a Ferrara per la loro ribellione a Roma. Galeotto I con l'aiuto degli aretini di Roberto Tarlati occupa il contado riminese, per cui ristabilisce il dominio della propria famiglia.
Due anni dopo (agosto 1334) Pietro Tarlati si allea con Malatesta Antico contro Montefeltro e Perugia. Galeotto I è il padre di Rengarda che nel 1349 sposa Masio Tarlati (Magistrato municipale di Rimini dal 1346 al 1347) con cui genera il Cardinal Galeotto.





Genealogie unificate.



«Da Avignone la salma del cardinale fu portata, per le terre dei Savoia e del duca di Milano, e per la Romagna, e le terre dei conti Guidi, alla Verna», leggiamo in Franceschini. Il quale aggiunge che il nostro Cardinale fu sepolto «nella seconda cappella a sinistra della chiesa maggiore: la cappella che ancor vivo s'era fatto costruire e che da lui appunto si denomina ancora la cappella del cardinale». Soltanto in un secondo momento le sue spoglie furono trasferite in questa «cappella del cardinale», si legge in un testo di M. Mussolin. [6]
Come abbiamo visto sopra, la prima sepoltura avviene nella cappella della Maddalena voluta dai genitori di suo padre, Roberto di Pietramala e Caterina degl'Ubertini.

Il nome di Avignone obbliga a completare la nostra «mappa» con una breve postilla su Galeotto e la sua biblioteca, in cui erano raccolti «molti e rari libri, generosamente esibiti» («multi erant et singulariter electi, perlibenter oblatos» [7]).
Essa era ben conosciuta in Italia già ai suoi tempi, per esempio attraverso Coluccio Salutati che fu in corrispondenza con Malatesta dei Sonetti di Pesaro. Coluccio collega la corte di Pesaro all'ambiente umanistico fiorentino.
Da quelle notizie su libri di Galeotto, potrebbe esser nata l'idea “riminese” della prima biblioteca pubblica d'Italia, utile soprattutto agli studenti poveri e voluta nel 1430 da Galeotto Roberto Malatesti che segue una intenzione dello zio Carlo Malatesti (morto l'anno prima), presso l'antico convento dei frati della chiesa di San Francesco.

Alla «mappa» europea del Cardinale, possiamo affiancare quella dei Malatesti: ad Avignone, incontriamo Malatesta Antico Guastafamiglia nel 1357 e Malatesta Ungaro nel 1366.
Nel 1368 Galeotto I, fratello dell'Antico, è senatore di Roma. Dove si reca nel 1378 presso Papa Urbano VI. Nel 1398 Malatesta I, detto «dei Sonetti», è pure lui senatore di Roma.
Borgo San Sepolcro è sotto i Malatesti tra 1371 e 1385.
Nel 1357 Pandolfo II è a Praga ed a Londra in veste d’inviato pontificio.


[Indice pagine sui Malatesti.]

NOTE.
[1] Cfr. E. Raimondi, Il senso della letteratura, Bologna 2008, pp. 169-173.
[2] Ezio Raimondi è detto coautore, ma soprattutto direttore del lavoro sfociato nel cap. firmato assieme a G. M. Anselmi e L. Avellini su Il Rinascimento padano, in «Letteratura italiana. Storia e geografia, II. 1. L'età moderna», Torino 1988, pp. 521-522.
[3] Per questo modello gnoseologico cfr. Meditazioni milanesi di Gadda, citt. in M. Porro, Letteratura come filosofia naturale, Milano 2009, p. 161. Sul tema, cfr. il nostro saggio Il fantasma di Voltaire, in «Per Liliano Faenza», Rimini 2010, pp. 177-190, 189.
[4] Il titolo del cap. dedicato a Gadda in Porro, cit., p. 159 contiene l'espressione «coscienza della complessità».
[5] Cfr. Porro, op. cit., p. 165.
[6] Cfr. G. Franceschini, Alcune lettere del Cardinale Galeotto da Pietramala, in «Italia medievale e umanistica», VII (1964), pp. 375-404, p. 397; M. Mussolin, Deserti e crudi sassi: mito, vita religiosa e architetture alla Verna dalle origini al primo Quattrocento pp. 117-136,in «Altro monte non ha più santo il mondo», a cura di N. Baldini, Firenze 2012, pp. 125-126.
[7] Cfr. Epistolae, Epistola XII, p. 49, in N. De Clemangiis, Opera omnia, apud Iohannem Balduinum, Lugduni 1613.

Un'avvertenza sempre e comunque utile, aldilà di mappe e di reti gnoseologiche: «Gran parte della nostra conoscenza del passato, che il più delle volte ci è arrivata dai libri, è [...] dovuta a dei cretini, degli imbecilli o degli avversari fanatici», dichiara Jean-Claude Carrière nel dialogo con Umberto Eco che si legge nel loro volume Non sperate di liberarvi dei libri, Milano 2009, p. 153.

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Pagina 2095. Creata 23.10.2014/Agg.: 03.08.2015