Come
va considerato il denaro, la ricchezza?
• Il denaro non è né un bene né un male, da un punto di vista morale. Anzi il
denaro in se stesso è una realtà materiale, che, in quanto creata da Dio, di per
sé è buona. Esso è un mezzo di scambio, il cui valore è determinato
convenzionalmente in una società.
• È in riferimento alla persona che il denaro può diventare un bene o un male. E
ciò dipende da:
- Come la persona lo acquisisce: onestamentte o rubando o ingannando?
- Come ci si relaziona verso di esso. Esso è un valore e ha un peso grande nella
vita umana, ma non è e non deve diventare il valore principale né unico né sommo
dell’uomo, che deve evitare in ogni modo di farsi schiavo di esso.
- Come lo si usa.
Quando l’uso del denaro è morale?
Quando la persona lo usa:
• con la consapevolezza di essere un amministratore, dandogli il giusto peso e
valore: i beni materiali sono mezzi, non sono il fine del vivere dell’uomo
• per il proprio bene, per quello della propria famiglia, per far del bene al
prossimo
• tenendo conto di vari criteri, quali: le spese obbligate per ciò che è
indispensabile, necessario; le esigenze discrezionali; la necessità del
risparmio in vista di necessità future (pur confidando nella Provvidenza); i
bisogni degli altri, soprattutto di quanti sono addirittura privi del necessario
e indispensabile per vivere…
• rispettando la sua “destinazione universale”: nel senso che i beni di questo
mondo devono servire a non far mancare il necessario a ogni persona.
Quando l’uso del denaro è immorale?
È immorale:
• ogni forma di indebita accumulazione dei beni materiali
• ogni attaccamento ad essi: “l’attaccamento al denaro infatti è la radice di
tutti i mali” (1Tm 6,10) “ Là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Mt
6,21)
• la teoria che fa del profitto la regola esclusiva e il fine ultimo
dell’attività economica
• ogni pratica che riduce le persone a non essere altro che puri strumenti in
funzione del profitto: tutto ciò asservisce l’uomo, conduce all’idolatria del
denaro e contribuisce alla diffusione dell’ateismo. “ Non potete servire a Dio e
a mammona “ (Mt 6,24).
Quali danni può provocare il denaro?
Può provocare gravi danni:
• all’interno della persona stessa, il denaro può diventare:
- un modo che schiavizza la persona, e ciò avviene quando diventa fine e
padrone, anziché essere mezzo e servo
- uno strumento della volontà di potenza chhe può far perdere la testa
- un modo per dare la prevalenza all’avere,, prima e più che all’essere della
persona
- un criterio decisivo, o addirittura escluusivo, per determinare il valore di sé
e dell’altro: un individuo vale tanto quanto possiede
- condicio sine qua non per la realizzazionne della persona in quanto persona
- una causa di continua insoddisfazione, innfelicità, soprattutto quando nella
persona prevale la logica dell’accumulo
- un motivo di molte costrizioni. Si perde la vera libertà quando si è
ossessionati dalla sua acquisizione, dal suo possesso, dalla sua custodia,
difesa ed amministrazione... tanto da esserne schiavi. Se invece è acquisito e
usato onestamente, il denaro può essere fonte di libertà: dona rapidità ed
efficacia, consente l’accesso alle cose migliori per sé e per gli altri…
• nella relazione con Dio, il denaro può:
- diventare un assoluto, che si sostituiscee al vero Dio: si vive un vero e
proprio culto del denaro
- portare al rifiuto di Dio, o a vivere comme se Dio non ci fosse.
• nel rapporto con gli altri, il denaro può:
- aumentare le distanze tra ricchi e poverii
- spingere a commettere ingiustizie, furti,, frodi
- diventare uno status symbol, che fa ottennere un riconoscimento e vantaggi
nella società
- portare a rifiutare gli altri. La grande disgrazia del denaro trasformato in
idolo è il fatto che separa dagli altri. Più si è ricchi, più si rischia di non
vedere e non ascoltare più gli altri. I beni di questo mondo, che dovrebbero
essere un segno di comunicazione, di comunione, diventano così un ostacolo, un
muro tra noi e gli altri, muro fatto di prestigio, di consumi diversi, di
possibilità maggiori…
- causa di divisioni (anche all’interno dellla stessa famiglia) e di numerosi
conflitti che turbano l’ordine sociale, nazionale e internazionale.
Che cosa proibisce il decimo comandamento: non desiderare la roba d’altri?
• «Il decimo comandamento proibisce l’avidità e il desiderio di appropriarsi
senza misura dei beni terreni; vieta la cupidigia sregolata, generata dalla
smodata brama delle ricchezze e del potere in esse insito. Proibisce anche il
desiderio di commettere un’ingiustizia, con la quale si danneggerebbe il
prossimo nei suoi beni temporali.
• La formula: Non desiderare è come un avvertimento generale che ci spinge a
moderare il desiderio e l’avidità delle cose altrui. C’è infatti in noi una
latente sete di cupidigia per tutto ciò che non è nostro; sete mai sazia, di cui
la Sacra Scrittura scrive: “L’avaro non sarà mai sazio del suo denaro” (Qo 5,9).
• Non si trasgredisce questo comandamento desiderando ottenere cose che
appartengono al prossimo, purché ciò avvenga con giusti mezzi. La catechesi
tradizionale indica con realismo coloro che maggiormente devono lottare contro
le cupidigie peccaminose e che, dunque, devono con più insistenza essere
esortati ad osservare questo comandamento. Sono, cioè ad esempio, quei
commercianti e quegli approvvigionatori di mercati che aspettano la scarsità
delle merci e la carestia per trarne un profitto con accaparramenti e
speculazioni; quei medici che aspettano con ansia le malattie; quegli avvocati e
magistrati desiderosi di cause e di liti...». (CCC, nn. 2536-2537).
Come il cristiano deve comportarsi verso il denaro?
Il cristiano, oltre a osservare quanto fin qui già detto circa l’acquisizione
onesta, l’uso morale e l’atteggiamento corretto che si deve avere verso il
denaro, deve:
• avere la consapevolezza che dare del denaro senza donare se stessi è una
menzogna. Condividere vuol dire dare il proprio tempo, il proprio potere, le
proprie competenze, i doni ricevuti, nella misura dei propri mezzi
• tener conto di quanto Gesù dice circa l’obolo (due spiccioli) donato al tempio
da quella vedova evangelica: “In verità vi dico: questa vedova, povera, ha messo
più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno deposto come offerta del loro
superfluo: questa invece nella sua miseria ha dato tutto quanto aveva per
vivere” (Lc 21,3-4)
• attuare un amore preferenziale per i poveri.
Perché e come amare i poveri?
Il Catechismo della Chiesa Cattolica così risponde a questa domanda (nn.
2443-2449):
• «Dio benedice coloro che soccorrono i poveri e disapprova coloro che se ne
disinteressano: “ Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non
volgere le spalle” (Mt 5,42). “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”
(Mt 10,8). Gesù Cristo riconoscerà i suoi eletti proprio da quanto avranno fatto
per i poveri.
• L’amore per i poveri:
- si ispira al Vangelo delle beatitudini, aalla povertà di Gesù e alla sua
attenzione per i poveri
- è anche una delle motivazioni del dovere di lavorare, per far parte dei beni a
chi si trova in necessità
- non riguarda soltanto la povertà materialle, ma anche le numerose forme di
povertà culturale e religiosa
- è inconciliabile con lo smodato amore perr le ricchezze o con il loro uso
egoistico:
- “E ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le
vostre ricchezze sono imputridite, le vostre vesti sono state divorate dalle
tarme; il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro
ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come
un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!” (Gc 5,1-6).
• Le opere di misericordia sono azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il
nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali. Istruire,
consigliare, consolare, confortare sono opere di misericordia spirituale, come
pure perdonare e sopportare con pazienza. Le opere di misericordia corporale
consistono segnatamente nel dare da mangiare a chi ha fame, nell’ospitare i
senza tetto, nel vestire chi ha bisogno di indumenti, nel visitare gli ammalati
e i prigionieri, nel seppellire i morti. Tra queste opere, fare l’elemosina ai
poveri è una delle principali testimonianze della carità fraterna. È pure una
pratica di giustizia che piace a Dio:
• “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare faccia
altrettanto “ (Lc 3,11). “Piuttosto date in elemosina quel che c’è dentro, e
tutto sarà puro per voi” (Lc 11,41). “Se un fratello o una sorella sono senza
vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: Andatevene in
pace, riscaldatevi e saziatevi, ma non date loro il necessario per il corpo, che
giova?” (Gc 2,15-16).
• “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più
piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Pertanto “quando serviamo i poveri e i
malati, serviamo Gesù. Non dobbiamo lasciar mancare l’aiuto al nostro prossimo,
perché nei nostri fratelli serviamo Gesù” (santa Rosa da Lima)».
Che cosa chiede Gesù Cristo dicendo: “beati i poveri in spirito”(Mt 5,3)?
• «Ai suoi discepoli Gesù chiede di preferire lui a tutto e a tutti, e propone
di rinunziare a tutti i loro averi per lui e per il Vangelo. Poco prima della
sua passione ha additato loro come esempio la povera vedova di Gerusalemme, la
quale, nella sua miseria, ha dato tutto quanto aveva per vivere. Il precetto del
distacco dalle ricchezze è vincolante per entrare nel regno dei cieli.
• Tutti i fedeli devono sforzarsi di guidare rettamente i propri affetti,
affinché dall’uso delle cose di questo mondo e dall’attaccamento alle ricchezze,
contrario allo spirito della povertà evangelica, non siano impediti di tendere
alla carità perfetta.
•
• Le beatitudini rivelano un ordine di felicità e di grazia, di bellezza e di
pace. Gesù esalta la gioia dei poveri, ai quali già appartiene il Regno. Il
Verbo chiama povertà di spirito l’umiltà volontaria dell’animo umano, e
l’Apostolo ci addita come esempio la povertà di Dio quando dice: “Da ricco che
era, si è fatto povero per noi” (2Cor 8,9).
• Il Signore apostrofa i ricchi perché trovano la loro consolazione
nell’abbondanza dei beni. Il superbo cerca la potenza terrena, mentre il povero
in spirito cerca il regno dei cieli. L’abbandono alla provvidenza del Padre del
cielo libera dall’apprensione per il domani. La fiducia in Dio prepara alla
beatitudine dei poveri. Essi vedranno Dio». (CCC, nn. 2544-2547).
Qual è il rapporto tra Morale ed Economia?
• Esiste tra le due una necessaria distinzione: l’economia ha proprie leggi
nella produzione, distribuzione e consumo di beni materiali e servizi.
• Nello stesso tempo l’economia non prescinde dalla morale, in quanto l’economia
ha la sua ragione d’essere nell’uomo, è a servizio di tutta la persona e di
tutte le persone. Realizzata secondo i propri metodi, l’attività economica deve
essere esercitata nell’ambito dell’ordine morale, nel rispetto della giustizia
sociale, in modo che risponda al disegno di Dio sull’uomo.
• La Chiesa dà un giudizio morale, in materia economica e sociale, quando ciò
sia richiesto dai diritti fondamentali della persona o dalla salvezza delle
anime. Essa cerca di inculcare le giuste disposizioni nel rapporto con i beni
terreni e nelle relazioni socio-economiche.
Quali sono i compiti dell’economia secondo l’Etica cristiana?
Essi sono molteplici e complementari:
• Nei confronti della persona, l’economia deve:
- promuovere la dignità della persona umanaa e il bene di tutta l’umanità
- tutelare la libertà della persona in camppo economico, quale valore
fondamentale e diritto inalienabile
- favorire l’armonizzazione con i principi morali tra la capacità creativa
professionale sia del singolo, sia dell’impresa.
• Nei confronti della società, l’economia ha il compito di:
- realizzare la propria crescita non però aa discapito degli esseri umani, di
interi popoli e gruppi sociali, condannati all’indigenza e all’esclusione
- favorire un’equa disponibilità e distribuuzione di beni e di servizi nella
trasparenza e nella legalità, anche sviluppando un commercio più equo e solidale
- praticare la solidarietà all’interno dellle famiglie e della società, e fra gli
stati
- avere come soggetti tutti gli uomini e tuutti i popoli, in quanto tutti sono
responsabili di tutti
- ricercare l’incremento progressivo della ricchezza in modo non solo
quantitativo ma qualitativo, finalizzando tale progresso allo sviluppo globale e
solidale dell’uomo e della società. La legittima ricerca di un equo profitto, i
criteri dell’efficienza economica vanno armonizzati con la tutela della dignità
della persona. Si ha il dovere di considerare il bene delle persone e non
soltanto l’aumento dei profitti. Questi, comunque, sono necessari: permettono di
realizzare gli investimenti che assicurano l’avvenire delle imprese e
garantiscono l’occupazione
- cercare di eliminare le disuguaglianze e gli squilibri, che causano gravissime
situazioni di povertà. A livello internazionale, la disuguaglianza delle risorse
e dei mezzi economici è tale da provocare un vero “fossato” tra le nazioni. Da
una parte vi sono coloro che possiedono e incrementano i mezzi dello sviluppo,
e, dall’altra, quelli che accumulano i debiti (Cf Giovanni Paolo II, Sollicitudo
rei socialis, 14)
- favorire una ragionevole regolazione del mercato e delle iniziative
economiche, secondo una giusta gerarchia dei valori e in vista del bene comune.
La sua regolazione mediante la sola legge del mercato non può attuare la
giustizia sociale, perché esistono numerosi bisogni umani che non hanno accesso
al mercato.
Che cosa c’è alla base di ogni autentica crescita economica della società?
• Alla base di ogni sviluppo autentico e completo della società umana sta la
crescita del senso di Dio e della conoscenza di sé.
• In tal caso lo sviluppo:
- moltiplica i beni materiali e li mette all servizio della persona e della sua
libertà
- riduce la miseria e lo sfruttamento econoomico
- fa crescere il rispetto delle identità cuulturali e l’apertura alla
trascendenza.
Qual è il ruolo dello Stato nei confronti dell’Economia, secondo la concezione
cristiana?
La responsabilità dello Stato è grande e insieme limitata e finalizzata.
«L’attività economica, in particolare quella dell’economia di mercato, non può
svolgersi in un vuoto istituzionale, giuridico e politico. Essa suppone, al
contrario, sicurezza circa le garanzie delle libertà individuali e della
proprietà, oltre che una moneta stabile e servizi pubblici efficienti. Il
principale compito dello Stato, pertanto, è quello di garantire tale sicurezza,
di modo che chi lavora possa godere i frutti del proprio lavoro e, quindi, si
senta stimolato a compierlo con efficienza e onestà. [...] Compito dello Stato è
quello di sorvegliare e guidare l’esercizio dei diritti umani nel settore
economico; in questo campo, tuttavia, la prima responsabilità non è dello Stato,
bensì dei singoli e dei diversi gruppi e associazioni di cui si compone la
società» (Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 48).
Come gli uni posso aiutare gli altri?
• «Le nazioni ricche hanno una grave responsabilità morale nei confronti di
quelle che da se stesse non possono assicurarsi i mezzi del proprio sviluppo o
ne sono state impedite in conseguenza di tragiche vicende storiche. Si tratta di
un dovere di solidarietà e di carità; ed anche di un obbligo di giustizia, se il
benessere delle nazioni ricche proviene da risorse che non sono state equamente
pagate.
• L’aiuto diretto costituisce una risposta adeguata a necessità immediate,
eccezionali, causate, per esempio, da catastrofi naturali, da epidemie, ecc. Ma
esso non basta a risanare i gravi mali che derivano da situazioni di miseria, né
a far fronte in modo duraturo ai bisogni. Occorre anche riformare le istituzioni
economiche e finanziarie internazionali perché possano promuovere rapporti equi
con i paesi meno sviluppati. È necessario sostenere lo sforzo dei paesi poveri
che sono alla ricerca del loro sviluppo e della loro liberazione. Questi
principi vanno applicati in una maniera tutta particolare nell’ambito del lavoro
agricolo. I contadini, specialmente nel terzo mondo, costituiscono la massa
preponderante dei poveri». (CCC, nn. 2439-2440).
Il Primicerio della Basilica dei SS.Ambrogio e Carlo in Roma
Mons. Raffaello Martinelli
NB Per approfondire l’argomento si leggano i seguenti documenti pontifici:
* CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, (CCC) Terza parte;