|
poesia di Giorgio Caproni Versi controversi - Erba
felice.
Mare Sempre
di fortuna.
Luce.
Vivi spari di luce Neli
occhi ingombri di boschi E
di gabbiani…
A un passo… A
un passo da dove?…
Il dove Non
esiste?…
Esiste fra
la palpebra e il monte- tutta
quest’erba felice di
nessun luogo…
Tutto Questo
inesistente mare Così
presente…
Godilo… -
Godilo
e non lo cercare se
non vuoi perderlo…
Là, fra
la palpebra e il monte.
Come l’erba…
Là in fronte A
te, anche se non lo puoi arrivare…
Negalo se lo vuoi trovare… Inventalo…
Non lo nominare…
Poesia
di Paul Celan Tu
tieni, io so, per me. (Sopra
il Meno i gabbiani,
sopra Il
Meno):
Giacimi
accanto, allora A
me, giacimi Accanto,
giacimi.
Muriel
Rukeyser (1913-1980) Attendere.
Molto simile alla vita reale. Attendere
in riva al mare il passaggio dei pesci Attendere
di fronte alla pagina la poesia Attendere
che la vita di un uomo sia, sia. Alejandra
Pizarnik (1939-1972) E
ancora oso amare Il
suono della luce in un ora morta, il
cuore del tempo su un muro abbandonato. Ho
perso tutto nello sguardo. Così
lontano il chiedere. Così vicino sapere che manca. Poesia di Anne Sexton
11 Dicembre
Poi
a letto penso a te, la
tua lingua metà oceano, metà cioccolata, alle
case dove entri con disinvoltura, ai
tuoi capelli di lana d’acciaio, alle
tue mani ostinate e come
rosicchiamo la barriera perché siamo due. Come
vieni e afferri la coppa di sangue, mi
ricombatti e bevi la mia acqua salata. Siamo
nudi. Ci siamo denudati fino all’osso E
insieme nuotando risaliamo Il
fiume, l’identico fiume chiamato Possesso E
si profonda. Nessuno è solo.
Ghiannis
Ritsos Mezzanotte Leggera,
vestita di nero, - non s’udì affatto il suo passo. Attraversò
la galleria. Il semaforo spento. Mentre saliva La
scala di pietra le gridarono: “Alt”. Il suo volto Vaporava
bianchissimo nel buio. Sotto il grembiule Teneva
nascosto il violino. Chi va là?”. Non rispose. Rimase
immobile; le mani in alto; tenevano stretto Il
violino tra le ginocchia. Sorrideva.
Gottfried
Benn Venite Venite,
parliamo tra noi Chi
parla non è morto, già
tanto lingueggiano fiamme intorno
alla nostra miseria. Venite,
diciamo: gli azzurri, venite,
diciamo: il rosso, si
ascolta, si tende l’orecchio, si guarda chi
parla non è morto. Solo
nel tuo deserto, nel
tuo raccapriccio di sirti, tu
il più solo, non petto, non
dialogo, non donna, e
già così presso agli scogli sai
la tua fragile barca – venite,
dissertate le labbra, chi
parla non è morto.
Alda Merini
Mi
sono innamorata Delle
mie stesse ali d’angelo, delle
mie nari che succhiano la notte, mi
sono innamorata di me e
dei miei tormenti. Un
erpice che scava dentro le cose, o
forse fatta donzella ho
perso le mie sembianze. Come
sei nudo, amore, nudo
e senza difesa: io
sono la vera cetra che
ti colpisce nel petto e
ti da larga resa. Paura
dei tuoi occhi, di
quel vertice puro entro
cui batte il pensiero, paura
del tuo sguardo nascosto
velluto d’algebra col
quale mi percorri, paura
delle tue mani calamite
leggere che
chiedono linfa, paura dei tuoi ginocchi che
premono il mio grembo e
poi ancora paura sempre
sempre paura, finchè
il mare sommerge questa
mia debole carne e
io giaccio sfinita su
te che diventi spiaggia e
io che divento onda che
tu percuoti e percuoti con
il tuo remo d’Amore.
|
||||||||