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Pascoli Giovanni

Cenni biografici

Giovanni Pascoli nacque a San Mauro di Romagna nel 1855.

Il padre gli morì assassinato quando egli

aveva solo 12 anni; a questo lutto si sommarono altre tragedie familiari (tra cui la morte della madre) che influenzarono profondamente la sua vita, la sua visione del mondo e la sua poetica. A Bologna, dopo la laurea, si avvicinò a gruppi anarchici e socialisti ma, in seguito ad una esperienza di carcere che lo segnò in maniera pesante, abbandonò la politica attiva. Decise di dedicarsi all'insegnamento universitario non tralasciando mai, però, la sua unica passione: la poesia.

La sua produzione poetica, vasta ed eclettica, consistette in un incessante sforzo di ricerca metrica e formale imperniata su temi vari, quali: il gusto per le piccole cose, viste con gli occhi di un bambino; il torbido, il nascosto; l'ansioso bisogno di quiete, di un "nido" sereno di affetti; il simbolismo; la celebrazione, propria delle sue ultime opere.

Straordinario erudito, capace, nella sua costante opera di rinnovamento, di frantumare il discorso letterario in fugaci impressioni, affascinato dai temi della classicità nei suoi momenti di decadenza (tanto da comporre i "Carmina" in lingua latina), Giovanni Pascoli si spense nel 1912.

Note biografiche a cura di Maria Agostinelli

 

LE OPERE:

fanciullino (Il)

In questa serie di articoli pubblicati nel 1897, Pascoli tentò di esporre la sua teoria poetica attraverso la figura del "fanciullino", simbolo di tutto lo stupore infantile, di tutta l'ingenua fantasia e della curiosità dei nostri primi anni di vita: un periodo che può sopravvivere nell'età adulta e che costituisce la radice stessa della poesia.

Canti di Castelvecchio

Stampati a Lucca nell'aprile del 1903, i "Canti di Castelvecchio" furono definiti dallo stesso Pascoli come 'Myricae autunnali' ed infatti il loro testo di apertura, "La Poesia", descrive come 'umile' lo spirito della musa pascoliana, riprendendo in pieno l'atmosfera di semplicità tipica della raccolta di poesie precedente.
Numerosi i componimenti che colgono esistenze animali e naturali ('l'ordine latente' del libro era costituito da una corrispondenza tra le stagioni ed i sentimenti umani) e la dimensione ristretta e domestica spesso si erge a paradigma universale.

Myricae

Pubblicata a più riprese tra il 1891 e il 1903, questa raccolta contiene molti di quei componimenti nei quali si scorge l'inizio della poesia novecentesca italiana.
Myricae costituiscono alcuni dei primi esempi di "poesia pura": impressioni veloci, ricchezza e complessità di simbolismi. In queste brevi poesie (così chiamate dai tamerici, dei piccoli fiori) la sintassi tradizionale e la solenne letterarietà lirica vengono frantumate a favore della preziosità della parola, ricercata nel toscano e nel romagnolo dei contadini e dei paesani.

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