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Ariosto Ludovico Ludovico Ariosto nacque a Reggio Emilia nel 1474. Dopo avervi studiato legge, entrò fra gli stipendiati della Corte di Ferrara, presso la quale conobbe Pietro Bembo. Nel 1500 gli morì il padre e la numerosa famiglia passò sotto la sua responsabilità, tre anni dopo gli nacque un figlio da una non meglio nota Maria. |
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Negli anni successivi fu al servizio del cardinale Ippolito II D'Este per il quale compì varie ambascerie e con il quale ebbe un rapporto alquanto contrastato; nel frattempo uscirono le sue prime commedie e gli nacque un altro figlio da Orsolina Sassomarino. Dopo aver inutilmente tentato di ottenere benefici dall'elezione di papa Leone X e dopo la prima stesura del Furioso, lasciò il servizio presso il cardinale Ippolito e divenne uno stipendiato del duca Alfonso D'Este. Proprio al servizio del duca, fu commissario ducale in Garfagnana dove, dopo un periodo di forte scoramento, riuscì a ben districarsi all'interno della difficile situazione di quella regione. Rientrato a Ferrara, assolse incarichi a lui più graditi come organizzatore di spettacoli di Corte. Nel 1527 sposò segretamente Alessandra Benucci. Morì nel 1533 a Ferrara. Molto si è discusso sul carattere di Ludovico Ariosto, un autore fin troppo soffocato da una fuorviante tradizione della critica: Ariosto sornione, appartato, contemplativo, concentrato esclusivamente sui suoi universi fantastici. Oggi questa visione può dirsi abbandonata a favore di un'analisi della saggezza dell'autore in termini di conquista sofferta e ottenuta tramite una continua pratica: un'analisi che pone sotto una diversa luce la sua stessa opera. Note biografiche a cura di Maria Agostinelli |
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LE OPERE Orlando furioso L'edizione dell'opera presentata all'interno della nostra biblioteca è la terza, quella definitiva in 46 canti del 1532, ed è tratta dall'edizione cartacea Garzanti, Milano, 1992 (XIII edizione). L'opera prende le mosse dall'Orlando innamorato del Boiardo; "le donne, i cavalieri l'arme, gli amori, le cortesie, l'audaci imprese" sono descritti magistralmente dal poeta con toni sfumati e ironici. |