PAROLE
PERDUTE 
Non amo
la monotonia. Non è certo colpa mia ma odio le giornate monotone che inseguono
giornate vuote che sanno di niente. Quando intorno la gente cammina assorta e
non si accorge che è passato un altro giorno e, molto probabilmente, un’altra
speranza è morta. L’indifferenza si sposa all’incoscienza. C’è ancora
qualcuno che capisca quanto è importante che qualche cosa ci stupisca? Non
amate le sorprese, amici miei? Ecco, io vorrei che in questo Paese non tutto
fosse così prevedibile com’é. Non ti chiedi mai perché le persone che
incontriamo non sono mai le stesse eppure hanno, negli occhi, gli identici
sguardi scoglionati? Perché non hanno più sogni da coltivare o perché sono
rassegnati? Non ti viene mai la voglia di non stare più a guardare tutto quello
che non ti sembra giusto e di metterti ad urlare? Se cominci a gridare, ci
prenderai gusto. Comincia a gridare per farti sentire e poi seguita ad urlare,
per non morire. Stringila forte la tua vita nelle tue mani e grida anche perché
ti comprenda il domani. Grida per inventare l’odio e l’amore, per dare al
mondo di gesso un po’ di colore. Grida più forte affinché il tempo possa
ascoltare, grida più forte affinché il vento impari a soffiare, grida per
scardinare l’indifferenza, grida per scaricare la tua violenza. E allora il
vento porterà la tua voce verso qualcuno che l’ascolterà ed ascoltandola la
riconoscerà e si dirà che la tua voce è quella. La voce di un amico o di una
sorella per inventare insieme un cielo migliore. Anche per chi soffre in
silenzio, per chi muore.

In questo mondo chiuso e opprimente in cui
ognuno sente questo insistente strano malessere diffuso, si sente spesso dire
che è il troppo benessere che fa marcire, nei ragazzi più giovani, il gusto
della vita; che tra le loro dita, nessuno mette un sogno o una speranza e tra
loro c’è solo la noia che avanza. Per istinto, mi viene da pensare che
potrebbe essere anche vero ma, sarò sincero, non ne sono del tutto convinto.
Certo, l’uomo ha bisogno del sogno ma che significa sognare, è solo una scusa
per sperare in qualche cosa che faccia cambiare il destino? O è una notte che
si scioglie in un mattino abbagliante? Qualche
cosa fulminante come può essere un
amore? La fine di un dolore, di giornate amare o un grande ideale per il quale
si possa vivere e non solo campare? È evidente che ci sono i sogni semplici,
quelli della gente che si accontenta, e volentieri, solo della tranquillità, e
c’è chi va al di la dei semplici
desideri. Il sogno è un valore che ognuno costruisce in segreto nel proprio
cuore e di cui ognuno, l’ho detto, ha bisogno. Ci furono sogni molto seri,
quelli dei cavalieri che cercavano il Gral, il quale era lui stesso un sogno. I
sogni dei pensatori che credevano in valori più grandi per tutto il genere
umano. I sogni religiosi di ogni cristiano, ma anche quelli di ogni ebreo o
musulmano. I sogni di guerrieri che volevano conquistare, i sogni di ogni essere
che vuole soprattutto amare. Grandi e piccoli sogni di tutta l’umanità. Ma si
sa che per chi non ha da mangiare, per chi muore di fame, il sogno può solo un
pezzo di pane per potersi sfamare. Seppure anche questa sia una verità che
conoscete, non vi voglio avvilire con cose che tutti sapete e che vedete
intorno, ma invitarvi a capire, con coerenza, quanta luce, quanto sole, quanta
forza, c’è in voi sotto la scorza d’indifferenza con la quale vi vestite
ogni giorno.

È una
storia schiacciata da cose che fai troppa fatica a capire. È una storia finita
nel niente di giornate che ora sono fantasmi, ogni giorno sembrava più azzurro
e nasceva per poi finire in nottate di grande passione in momenti di caldi
entusiasmi. Nelle mani ti resta il ricordo, un ricordo che fa molto male: è il
pensiero delle sue labbra, la carezza delle sue mani, dei suoi sguardi lunghi e
ardenti; tutto quello che è normale nelle coppie che si amano e per te non ha
domani. E, nel tempo che si trascina, sembra opaca la luce del sole ai tuoi
occhi che hanno rincorso dentro ai suoi quei frammenti di stelle che ti hanno
sorpreso, incantato, e per cui non avevi parole. Nella testa hai ancora
l’odore dei suoi baci e della sua pelle e nel cuore che sembra spaccarsi, quel
perché che non trova risposta. Ti ci vuole davvero coraggio per strapparti la
sua ossessione e ti resta soltanto una strada: devi farlo e lo sai che ti costa,
ma la vita richiede pedaggi molto amari: non è una canzone.

C'è
stato qualcuno che è stato così coraggioso e così poco scaltro da voler
scoprire il senso misterioso di un colore riflesso di un altro.
Negli occhi aveva immagini profonde e silenzi di gesti trattenuti,
di canti, di sorrisi stupiti e di pianti, di luci, di ombre di amori perduti che
incidevano come vecchi graffiti sui muri. Macerie pesanti nel cuore di chi vive
la luce di un incancellabile ardore. Gli era sembrato futile sciogliere le
parole in confronti, dare forza inutile a gesti e sorrisi, misurarsi con albe e
tramonti per inseguire inesistenti paradisi. Parole rapite ad una bocca che non
aveva voluto schiudersi, sguardi che nascevano da occhi che nascondevano il sole
sbocciato nell'anima. Con lo sguardo lanciato lontano, aveva osservato il tempo
che si trasformava nell'armonia di un fiore, svelando poco alla volta le sue
forme delicate e scoprendo il calore del piacere sussurrando parole d'amore fra
braccia appassionate di languore come le nuvole che stanno a guardare le stelle;
e, in quell'istante, aveva capito che la vita è troppo importante per lasciarla
scivolare come pioggia sulla pelle. Gli occhi, sorpresi, si erano accesi in quel
movimento che disegnava voci nel vento. Ma erano solo piume nell'aria che si
erano dissolte in un volo senza domani, seguendo il fato e scivolando
eternamente nel mare, in un rumore di onde e stormi di gabbiani; e si era
sentito come un treno sul binario sbagliato. E così chiuse il suo libro di racconti. Ma i tuoi giorni
continueranno a illuminarsi di albe e di tramonti sulla tua scena e lo faranno
per quante stelle riuscirai a contare in questa notte serena.

Può
sembrare strano, ma ho racchiuso nel segreto di una mano il mio riassunto della
passata estate per ore fantasticate e per ragazze solo sognate. Poche parole per
te labbra di mare, pelle di sole, sogno da inventare. Tu coi tuoi capelli,
cortine di vento, in un momento, come un’illusione del fato, all’improvviso.
Quando il mondo, il mondo normale era passato e tu, ultima
e prima, apparisti in fondo al buio e illuminata solo di un sorriso, a
rompere l’oscura noia di giorni
che non sapevano ma che aspettavano che tu scendessi nel tempo a portare la
gioia. Tu con il fiato sospeso, come un raggio di luce atteso, ma sorprendente
grande e piccola nel tuo tutto e nel tuo niente, principessa di lune sfumate, di
canzoni mai inventate, con i tuoi sguardi che sanno cantare melodie d’avorio e
di seta. E tu a tingere di gioia la pelle brunita, di creta, i tuoi occhi
cantanti, i tuoi piccoli seni guizzanti. Tu come un sogno che il fato, generoso,
in un istante di riposo ha regalato a quell’estate lungo un’antica via. E tu
e le tue risate squillanti d’allegria e tu e tuoi timori, i tuoi turbamenti,
le tue carezze, i tuoi languori, le tue incertezze, il tuo coraggio e i tuoi
grandi occhi che il cielo, impudico, carezzava. Non t’importava che il tempo
passava ma le brevi lunghe ore che hai rubato all’estate non sono bastate a
spegnere la sete di chi ti guardava stupito chiedendosi ogni volta, quasi
annichilito, come possa essere possibile il miracolo delle tua presenza, della
tua esistenza. E tu fiore di melo, senza parole te ne sei andata come un lampo
nel cielo, come eri arrivata, in un raggio di sole; ma ti tornerai, labbra di
mare, a cantare un’altra estate e chissà se qualcuno, prima di morire, rapirà
i tuoi sguardi al tempo e al suo potere di finire! Ma tu esisti labbra di mare?
O sei soltanto un’immagine che ho dovuto inventare per cancellare l’ombra
oscura che stava per arrivare?

Forse,
in questo tempo di auguri - in cui cominciamo già ad abituarci a certi
avvenimenti oscuri,- dovremmo
interrogarci sul valore della fede. -
Credo che c'è chi ancora ci crede - ma è difficile trovarne traccia - e, in
fondo, - nessuno sa bene in quale cicatrice del mondo - ella abbia nascosto la
faccia. - Per le strade ognuno di noi vede, - soprattutto, - persone i cui
sguardi e la cui esistenza rivelano e confessano tutto, - tranne la fede. -
Eppure io non credo che sia morta. - Quando meno te lo aspetti, ne senti
d'improvviso il sentore - e ti sembra che possa essere risorta in qualche cuore.
- E dapprima ascolti senza impegno, - doomandandoti se si può parlare davvero di
fede. Poi noti un segno, - di quelli che a volte piovono dalle nuvole perché
gli uomini non si perdano nel niente, - ti rivela che è proprio lei quella che
rispunta, - la vecchia fede che sembrava svanita e della quale, in certe
giornate spente, - ci si chiedeva dove poteva essere finita - stendendo quasi
una dichiarazione di morte presunta. - La fine della fede coincide con la fine
del sogno - ed era colpa nostra: - in questa assurda giostra - della vita, non
avevamo avuto fede - nella sopravvivenza della fede. - Ma arriva il momento che
ce n'è bisogno - e adesso non possiamo fare finta - di non sperare - quanto è
importante che ci sia, tra tanta gente sfiduciata e vinta,
- un'anima, anche una sola, che abbia saputo gelosamente conservare - e
custodire - tutta la fede che resta e che ci serve per non morire.

La
strada sembra rattrappirsi su se stessa sotto i fumi grigi delle presuntuose
macchine, nella loro piatta uniformità. Gli alberi dell'attesa non hanno
foglie, ma sui rami intirizziti una patina di ghiaccio riflette i primi raggi di
sole d'inverno che non riesce a sciogliere i cuori di ghiaccio. Chiusi nei loro
pensieri, pallidi visi sbadigliano alla noia delle forzate attese. Ma tu dove
sei? L'aria si stende come un'immobile coperta e il rumore del silenzio ovatta
suoni timorosi di farsi sentire. Un cielo di zaffiro chiude in una stordita
campana i nostri desideri, le nostre angosce, le nostre indecisioni, i nostri
si, i nostri no, i nostri forse, i nostri chissà. Ma tu dove sei? Davanti, una
coppia discute agitando le mani con rabbia repressa, ma le loro parole non
escono dal bozzolo della macchina. All'improvviso, qualcosa rompe l'immobilità
delle immagini, intorno, quando quasi ruotando su se stesso, l'uomo le da uno
schiaffo sul viso. Istantaneamente, la scena si blocca di nuovo, come in un
fotogramma fisso ed è dolore quello che si percepisce. Il dolore della donna
per essere stata colpita, il dolore dell'uomo per averlo fatto dimostrandosi così
più debole di lei, e il mio dolore di casuale spettatore. Ma tu dove sei? Poi
lei, dopo un lunghissimo istante, apre la portiera della macchina, scende di
corsa e se ne va lasciando lui a chiedersi quanto possa essere profonda la
ferita che egli le ha provocato in questo gelido mattino di gennaio. La fila si
muove di qualche metro, ma non abbastanza perché lui possa raggiungerla, e lei
scompare lungo il marciapiede che adesso sembra ancora più grigio. Ma tu dove
sei?

Mi
chiedo spesso, per quale motivo il mondo sia così fesso da seguitare a farsi
gli auguri che qualcosa possa cambiare, anche in questi tempi oscuri che
raccontano storie acide e amare che, si sa, sanno d’inferno più che di civiltà.
Sta per finire l’inverno fioriscono le mimose, è arrivato carnevale. Quante
parole buone e curiose anche alla radio
o in Televisione. E anch’io che bene o male ho vissuto la noia di questo
periodo poco esaltante, vorrei riuscire a fare un augurio che abbia dentro
qualche cosa d’importante. Ecco, la certezza di non affogare in questo assorto
presente nel quale ogni ideale è morto e Iddio, a qualcuno, sembra assente. Nel
quale noi ci sentiamo ugualmente divisi in integrati in un moderno benessere e
in alienati per un antico malessere. Noi che, in nome di un progresso fasullo e
con caparbietà infinita inseguiamo il successo di una vita della quale non
sappiamo neppure il volto. Forse pretendiamo molto e diamo troppo poco a
quest’esistenza che, come un gioco, ci può far anche divertire, ma che
crudelmente prima o poi, visto che questa è la sua legge, emetterà la sentenza
di farci morire quando, per davvero, arriverà l’indesiderata dea. Chissà,
forse basterebbe un’idea, un gesto o l’incanto di un pensiero che, senza
sapere, abbiamo cercato tanto. In fondo, è questo il capitale che bene o male
ci resterà di questo mondo cane. Oltre a un insieme di cose vane, di oggetti
che abbiamo creduto rari solamente perché legati ai denari .. oppure
all’inferno. Bene, la nuova stagione si avvicina. E allora, per la primavera
in arrivo, io ti auguro un momento ideale, certamente più vivo, in cui, nel
bene e nel male, ti sia possibile ritrovare nelle mani i valori più semplici,
quelli più umani per poi non scordarli più, sia nel benessere che nel bisogno.
Tu che sei sempre alla ricerca di un sogno come tutti noialtri pezzenti,
vagabondi, vincitori o perdenti, straccioni e gentiluomini. O semplicemente noi:
donne e uomini.

In
queste giornate un po' strane in cui anche il cielo sembra appassire, mi
affaccio alla finestra per non impigrire e guardo giù. Le persone lontane
sembrano puntini, viste di quassù, ma gli attici dai tetti di vetro che sono
proprio sotto di me, sono solo a
qualche metro. È su uno di questi terrazzi che ieri ho ascoltato due ragazzi
che si scambiavano parole mentre si coloravano agli ultimi raggi di sole. Sei tu che non ti fidi di nessuno.
Lei lo fissava intensamente coi suoi occhi colore di mare, guardando dentro di
lui, come evidentemente solo lei aveva imparato a fare. In compenso ti amo
-
fece il ragazzo con voce generosa. - Non
è la stessa cosa. L'amore non può sostituire la fiducia
- continuò
lei martellando la falsa indifferenza che egli aveva ammassata con coerenza,
come un nodo in fondo alla gola. -
È
vero; ma viene prima. La fiducia,
come tu dici, si conquista giorno dopo giorno, con pazienza,
ed è frutto dell’esperienza. E questo non è fortuito: la fiducia si
guadagna, solo l'amore è gratuito.
-
E poi
riprese dopo un
attimo di sospensione carico di tensione come soppesando l'effetto che
potevano avere le sue parole - non è normalmente geloso chi ama?
E che cos'è la gelosia se non una larvata forma di sfiducia nei confronti
della persona amata?
-
Non diciamo la stessa cosa..
- riprese lei
scuotendo decisamente la testa con aria mesta. Poi quel vento d'autunno che
ogni tanto comincia a insinuarsi nelle piccole strade, graffiando i muri ancora
accecati di sole, ha coperto le sue parole e a me non è restato che immaginare
il seguito mentre quella ragazza seguitava a rigirare il coltello del dubbio,
nella ferita che lui aveva dovuto conservare attraverso le sue più aspre
esperienze e che, ovviamente, non era mai guarita. Avere fiducia. Non nasce
spontaneo nell'animo di persone che, oltre ad essere buone, hanno anche una
testa con cui ragionare: non si può confrontare la fiducia con l’amore che fa
rima con cuore. Amare è differente: chi ama non chiede niente. Anche se a volte
non crede nemmeno all’essere amato. L'amore è un sentimento disperato e
disperante. Talvolta inebriante, talvolta amaro, a volte generoso ed altre
avaro. Ma non è fiducia il sentimento che brucia nel cuore di chi ama e non sempre amiamo coloro di cui ci
fidiamo. E allora, può avere la fiducia il valore che diamo all’amore?
Difficile a dire, amici miei, difficile a dire. Possiamo solo capire che sono
due cose diverse che, noi anime perse, difficilmente troviamo insieme. E poi ..
neanche ci preme poi tanto. Ci basta soltanto sapere che sappiamo provare
l'uno e l'altro sentimento: fidarsi e amare. Il resto sono solo parole, è
il rumore del vento.

Da
qui, dove sono io, si vede una fila di macchine: piccole luci rosse che
disegnano come un bizzarro fiume nella notte. E gente che va o che viene da
qualche cosa, gente che è felice perché incontra un amore e gente disperata
perché lo ha perso. Ecco io penso che in ognuna di quelle macchine non ci sono
solamente delle persone, ma ci sono un'infinità di sentimenti. Sono i
sentimenti che ognuno porta nel petto: simpatia verso qualcuno, antipatia verso
qualcun altro, amicizia, indifferenza … anche l'indifferenza è un sentimento,
che cosa credete? E, naturalmente, amore. Ognuna di quelle persone ha dentro di
se un sentimento d'amore. Un amore corrisposto, o uno solitario perché non
ancora corrisposto, un amore che è appena nato o uno che sta per morire, un
amore sincero oppure, magari, anche un amore tradito. Eh si, amici miei, ce ne
dobbiamo rendere conto. Che cosa diavolo saremmo noi se volessimo fingere di non
esserci accorti che l'amore, questa cosa terribile e meravigliosa che ci guida
dalla nascita alla morte, è la forza più grande che esiste? Amici miei,
l'amore è l'essenza stessa dell'umanità, ma è una gioia che può diventare
anche sofferenza. Pensateci bene: noi siamo felici quando incontriamo un amore,
o L'AMORE se preferite; ma nello stesso tempo soffriamo per la paura di
perderlo. In fondo, che cos'è la gelosia se non la paura di perdere quell'amore
che ci rende stupendo lo stare vicino alla persona che amiamo? E già, amici
miei, l'amore è anche dolore. Anche se è un dolore che nessuno di noi avrebbe
voglia di eliminare.

Puntuale
come una tassa, o come il riacutizzarsi di un vecchio malanno, a ricordarci il
tempo che passa, da quasi un mese è arrivato come avviene ogni anno, un nuovo
anno. Chiusa la serratura su tutta la spazzatura vecchia solo di qualche giorno,
ci guardiamo intorno perplessi, cercando di convincere anche noi stessi che
tutto sia cambiato col millennio appena arrivato.
Forse è un sogno antico, il ricordo di un mito, una speranza dura a
morire quella che ci fa arguire, ma senza alzare un dito, che il futuro sia un
regalo e non una conquista. Nessuno si rattrista
se gli uomini d’oggi, povere solitarie persone, confondono il sogno con quella
televisione in cui sembra quasi un film tutto il pianto versato che un incubo
malato ha provocato e che il vecchio millennio ci ha lasciato. C'è un'Italia
scontenta che non sa cosa fare e che guarda sgomenta chi la lascia affogare. Ed
è peggio nel mondo. Altre lacrime amare. Altri aspri dolori nel profondo dei
cuori di chi con le sue dita ha cercato di trattenere poche gocce di vita spezzate da un
lampo di morte. La sorte non ha disprezzo per quest’era di sopravvivenza
fortuita dove ogni cosa ha un
prezzo e solo la morte è gratuita. La storia del vecchio millennio è finita.
L'anno vecchio è passato e c'è
una nuova partita da giocare col fato e la vita. Ma la
speranza non è più sufficiente: devi capirlo che da sola non serve a
niente. C'è bisogno d'impegno, c'è bisogno di cuore, di sudore,
d'ingegno e, in un tempo che predica bene e razzola male, c'è bisogno del
sogno. Non di vaghe illusioni ma di un vero ideale. È per queste ragioni che
voglio farvi un augurio sincero. Che questo anno iniziato da quasi un mese possa
davvero essere, non più cortese, ma più costruttivo con noi italiani, con
questo popolo vivo, e ci permetta di riscoprire nelle nostre mani, una nuova
scintilla di una forza più tranquilla nella nostra gente che non chiede niente,
ma che sono certo che vuole, superare i giorni gelati e portare gli stanchi
cuori malati a riscaldarsi nel sole.

In
questo momento sono in una casa di periferia. Quartiere povero. Le strade sono
appena asfaltate e non ci sono marciapiedi, le case sembrano quasi non finite,
con le pareti rozze e prive d'intonaco. Davanti alla mia finestra,
dall'altra parte della stradina e a solo tre metri di distanza, una parete di
mattoni nudi disegna forme geometriche, ormai consuete ai miei occhi, che
vengono illuminate sporadicamente da lampi di luce creati da pozzanghere che
riflettono la luce dei lampioni. In mezzo una finestra con la luce accesa. C’è
una ragazza che singhiozza. È molto giovane e, forse, sarebbe anche carina se
non avesse il volto sconvolto dal pianto. È mezz’ora che la sto guardando e
non per stupida curiosità ma perché la sua voce mi ha sorpreso. Parlava al
telefono, poco fa, forse con una sua amica. E diceva cose belle, pulite. Non chiedo la luna - diceva sempre piangendo - ma ho sempre pensato che stare con una persona significasse condividere
ben più dello stesso sentimento. O meglio, che per poter condividere un
sentimento tale dovessero esserci
alla base dei presupposti che per me sono fondamentali come la capacità di
tirare fuori a vicenda ciò che di bello l'altro ha dentro. Condividere un
progetto, un ideale, entusiasmarsi per le stesse cose, a volte anche banali o
comunque quotidiane, e vivere l'uno nell'altro rimanendo però ognuno se stesso,
cercando di diventare persone migliori e, insieme, volare in alto. O almeno
credere di poterlo fare insieme. È importante provarci. Affrontarla
l'aspettativa che ognuno nutre di incontrare chi completi il nostro animo
vivendo l'uno dell'altro come di un soffio vitale. L'uomo che mi starà accanto
deve essere prima di tutto un amico, un compagno "d'avventura", perché
credo che la vita sia soprattutto questo. Due occhi limpidi, uno spirito onesto,
fiero...Un cuore nobile ed una mente vivace. E l'impegno di esserne all'altezza.
Non cerco storie, ma non sono neanche alla ricerca di un marito!!!
Semplicemente, voglio che sia una cosa seria. Sono stanca di innamorarmi del
ragazzo sbagliato e soprattutto di non accorgermi quando magari gli altri si
interessano a me per terzi...Mi sembra di vivere in un incubo, in cui non sai
fino a che punto quello che ti spaventa è solo immaginazione...Ti sembrerà
esagerata come reazione, ma, credimi, il cuore fa male. In senso fisico. E' come
se avessi degli aghi dentro che pungono, fanno male. Tanto. Tanto tanto male.

A farci
caso bene, tutti i pensieri di ognuno che vorrebbe essere bene accetto sono
sempre chiari, aperti, limpidi, sinceri e insomma da accettare. Questo è il
concetto. Lo so che tante volte ci succede che ormai lo fanno tutti i lestofanti
e che resta fregato chi ci crede, e come conseguenza, tutti quanti. Non è
proprio un bugiardo, l’insincero. È uno che ha imparato a tacere e che
tacendo sa, non è un mistero, prendere tutti quanti pel sedere. Dovremmo
accettare senza timore chi sorridendo e quasi allegramente ci mente come può
senza pudore, visto che lui lo fa sinceramente? Se la sincerità è un valore da
salvare per ciò che è, potrebbe essere vero che in fondo noi dovremmo ammirare
chi è sincero ad essere insincero? Se è così, sbaglia chi se la prende.
Aumentano i prezzi, questo è vero, ma è colpa di quest’euro. Per cui chi
vende, se aumenta i prezzi lo fa da sincero. Mi sembra che qui tutto sia
cambiato e il termine sincerità ormai è solo un suono sorpassato che adesso
vuole dire falsità. È un fatto che dispiace, però è vero. Tanto che quando
vado all’osteria se sento che un vino è sincero m'alzo dal tavolino e
scappo via.


Se in
fondo alla strada non vedi l'orizzonte. Se il vento ti urla contro e se ti
graffia il collo, se hai l'impressione che ogni cosa ti va sempre male, è
tempo di decidere chi sei e che cosa vuoi. La melma dell'egoismo della gente
sulla strada passando lascia un odore marcio, lo senti come un fango tra le
gambe e dietro le persiane ben serrate gli uomini coltivano paure.
Vestiti tutti come a un funerale, i volti degli amici sono nascosti dai
cappelli e occhiali scuri velano gli sguardi. Il tono della voce è appiattito,
lento, studiato per ipnotizzare: t'invita a stare seduto e non andare a
catturare l'unicorno delle stelle. Ti dicono: fa male agitarsi e inoltre non
ti serve proprio a niente. È rosso il barometro del tempo e segna sempre il
cattivo umore. Nessuno ha la certezza più di niente, nemmeno delle cose più
sicure, ha un suono cupo quello che ci aspetta: non puoi capire il senso del
silenzio. Se senti che non puoi fidarti mai stringi i pugni e a testa bassa,
vai! Se rompi il cerchio dell'indifferenza, ritroverai un'altra realtà,
dove nel cuore scopri suoni d'arpe e flauti del mondo di Carnac. Ritroverai il
colore delle notti stellate dei castelli di Breton e l'intrecciarsi ardito delle danze sul ritmo dei tamburi nel
Gael. Ma stringi i pugni sopra la
tua rabbia, spingiti dove non sei stato mai. La notte deve arrendersi alla luce
per questo adesso stringi i pugni e vai. Non ti
lasciare abbattere neppure un momento: stringi i pugni e avanti, via nel vento.

C’è chi ha il vizio del fumo, c’è chi ha quello del gioco, chi non sa resistere davanti a un profumo e perfino chi ama scherzare col fuoco. Ognuno ha un suo gusto, una sua abitudine. Per esempio c’è chi ama stare in mezzo alla folla e chi in solitudine, c’è chi ama la natura, chi la gastronomia, chi la pittura e chi ama viaggiare con la fantasia. A me piace disegnare con le parole, farle volare come uccelli colorati, sotto i raggi del sole, scivolare sopra situazioni troppo dure, carezzando volti corrucciati, dentro timide paure, magari per aiutare cuori disperati e far sentire un po’ di calore a chi, dentro gli occhi, riflette soprattutto dolore. In certi momenti una parola vera, una parola giusta può anche aiutare una persona a tirarsi fuori da una situazione troppo angusta. Naturalmente purché quella parola sia sincera e nasca dal cuore. La puoi adagiare su un letto di note e allora una parola può dare inizio a una canzone da cantare. E, una volta partita, una canzone fa sbocciare una nuova illusione da inventare. Ognuno, se lo vuole, può cantare le parole che ha nel cuore. Io credo che ogni parola può avere la tinta di un fiore, anzi lo stesso suo odore. La puoi afferrare e intrecciarla con altre in ghirlande festose o farne un mazzetto da offrire a labbra timorose di parlare, di raccontare i segreti del loro cuore. Le parole sono pennellate di colore sulla tela della vita, sono sprazzi di luce iridescente, sono note musicali di una sinfonia infinita che si offre a le ascolta senza chiedere mai niente. Ma le parole possono essere anche pericolose: hanno in se il veleno di un serpente e possono fare molto male se usate come fruste insidiose. Le parole fanno sorridere d’allegria e fanno piangere lacrime amare, danno il via alla fantasia e possono amareggiare. Per questo io cancello le parole velenose che nascondono l’oscuro di pensieri limacciosi, di sentimenti insidiosi, e faccio vivere solo il loro aspetto solare. Per questo a me piace sentirle volare incontro a gente che potrebbe averne bisogno. Ma solamente quando dentro ogni parola si racchiude un sogno da sognare. Allora si che con le parole mi piace giocare!
