In Egitto con una mancia si ottiene quasi tutto, e per qualsiasi cosa un egiziano se ne pu� aspettare una. Si d� la mancia non soltanto al cameriere che ci serve al ristorante o al portiere che ci porta la valigia nella hall. Nel formicaio del Cairo a caccia di una tip si lanciano anche gli addetti del museo che ci accompagnano ai servizi, i seccatori che posano col turbante per farsi scattare una foto, i ferrovieri che aiutano il viaggiatore a trovare il posto prenotato o gli inservienti che ci porgono la salvietta in bagno. Ovviamente nessuno ha chiesto loro alcunch�: pi� che offrire, impongono un servizio che non si pu� poi non retribuire. Fortunatamente si accontentano di molto poco, una sterlina egizia basta spesso per comprarsi anche un loro sorriso e tanti complimenti. Alcuni casi per� sono alquanto sorprendenti.
A Ghiza, i turisti che fotografano la piramide di Cheope sono tenuti a debita distanza da un cordone che circonda la struttura. A turno una delle guardie approccia e invita il visitatore ad avvicinarsi alla piramide scavalcando il cordone. Il poliziotto ovviamente si aspetta una mancia, ma altrettanto ovviamente quasi tutti rifiutano, perch� il cordone sar� pur l� per qualche motivo, e poi non si capisce che differenza potranno fare pochi metri di distanza su una foto dal basso ad un monumento cos� grande.
In stazione, presso la biglietteria, un agente si avvicina per aiutarci a comprare il biglietto per Alessandria. Un totale di novantasei sterline egiziane. Tiriamo fuori un pezzo da cento, il poliziotto se ne appropria, lo porge all�addetto che gli consegna i biglietti e il resto. L�agente ci allunga i biglietti e le ricevute, ma quelle dannate banconote devono essere incredibilmente appiccicose e non vogliono saperne di staccarsi dai suoi polpastrelli.
�E quelli?� Indichiamo il magro malloppo.
Lui ci sorride e annuisce. Quattro sterline sono un po� troppe se confrontate con le mance che vengono normalmente pagate per servizi analoghi.
�Che dice, facciamo a met�?�
Il poliziotto non ci pensa nemmeno, ci guarda di nuovo, ci regala un altro sorrisone di denti marci e continua ad annuire, ringraziando. Noi siamo rimasti ipnotizzati ad osservarlo e non ci siamo accorti che le banconote si sono volatilizzate. Gli rivolgiamo un sorriso obliquo, quello che potremmo fare ad un monello che ha fatto il furbo, e rassegnati ci avviamo.
Dopo aver fatto qualche passo qualcuno urla alle nostre spalle. Ci voltiamo, � lo stesso agente.
�Binario numero cinque!� Facciamo finta di credere che l�abbia fatto perch� si � reso conto di aver intascato un po� troppo.
�Shokran!� gli rispondiamo. Grazie mille, furbacchione...
La sera facciamo un salto al pi� famoso bazar del Cairo, Khan El Khalili. Le guide avvertono che si tratta di un posto in cui i turisti vengono trattati come ricconi da spennare, ma a sorpresa, quando arriviamo, tra i vicoletti del mercato regna una calma sospetta: gli egiziani mangiano e bevono e i turisti si aggirano indisturbati tra un negozio e l�altro. C�era il trucco, ovviamente. Una mezz�ora pi� tardi, i venditori e gli imbonitori che hanno finito l�Iftar, il rito con cui al tramonto rompono il digiuno durante il Ramadan, sono attivissimi e maleducati. Sparano prezzi inaccettabili per paccottiglia dozzinale, cercano di intimidire le loro �prede� - specialmente le donne -, sbarrano loro la strada, le spingono, le afferrano per un braccio e le strattonano. � uno spettacolo davvero fastidioso. Khan El Khalili, com�era prevedibile, non � un gran bel posto, Il Cairo offre attrazioni molto migliori.
A causa dell�Iftar gran parte delle strade, dalle sei della sera in poi, per qualche ora, sono semi deserte. Svanisce come in un sogno il consueto frastuono, � possibile finalmente fare una passeggiata su un marciapiedi che non � intasato come San Siro ad un concerto di Vasco e si pu� attraversare una strada senza dover procedere con scatti da velocista tra un passaggio e l�altro di macchine lanciate come schegge. Al Cairo tutto ci� � una piacevole sorpresa.
Ma qualche ora pi� tardi, verso le nove o le dieci, quando si scende dall�hotel per mangiare un tardo boccone, appena fuori dall�uscio si viene calamitati da un vortice di gente e mezzi, rumore, luci, odori e caldo a cui ci si abitua (a stento) soltanto dopo qualche minuto di stupore da bocca aperta e occhi strabuzzati. Fino a notte fonda i negozi sono aperti e la gente si accalca davanti alle vetrine alla ricerca di scarpe, abbigliamento e dolciumi. Molteplici flussi umani si snodano sul marciapiedi scorrendo gli uni sugli altri, incrociandosi, attorcigliandosi, scontrandosi e tagliandosi la strada come bisce d�acqua, che fuggono all�infinito di diametro in diametro all�interno di una bacinella in un mercato vietnamita. Chi ha un po� di fretta e mosso dall�impazienza ha gi� picchiato con frequenza la punta delle scarpe sui tacchi del passante che lo precede, decide di tagliare lateralmente e condividere le polverose corsie stradali con gli interminabili cordoni di veicoli ammaccati, leggermente pi� ordinati di quelli sui marciapiedi ma, manco a dirlo, molto pi� pericolosi. Agli incroci maggiori i flussi si intersecano e, come in un vecchio videogioco con schermo a maglie, attraversano a scatti con sequenza alternata: uomo-auto-donna-furgone-ragazzini a manina-motocicletta-vecchietto-madre con bimbo in braccio-taxi-autobus, e cos� via all�infinito. Alle due passate torniamo in albergo e l�attivit� di questo alveare non si � ancora calmata. Quando mezzora dopo ci stiamo per addormentare, attraverso le fessurine tra le ante delle finestre filtrano ancora, tra i vapori speziati degli spiedi di shawarma, gli acuti dei clacson, gli strilli degli ambulanti e il rombo baritonale delle voci e dei suoni di fondo.
Citt� energica Il Cairo, che, come dice il tassista che ci accompagna all�aeroporto, never sleeb, terminando con la classica storpiatura araba della P, come in byramids o nell�indignato it�s...un-accebtable. Sono fantasticamente arabi questi egiziani.
Un�ultima nota curiosa. Mentre tutto il mondo fa i calcoli utilizzando i simboli numerici noti col nome di arabi, in Egitto gli arabi locali espongono i prezzi utilizzando delle cifre diverse, che seguono lo stesso sistema ma sono di derivazione indiana. Eccole:
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9
٩ ٨ ٧ ٦ ٥ ٤ ٣ ٢ ١ ٠
� come se in un mondo come il nostro, dominato dalla scrittura con i caratteri romani, gli italiani, proprio loro, leggessero il Corriere della Sera in cirillico. In una realt� parallela, forse l� s�.
© 2008 Fabio Pulito