Analisi sociologica sulla figura del traditore, applicata alla situazione politica bolognese
Bei tempi quelli dell'epica contesa al collegio 12! Allora Guazzaloca stava sott'acqua, come ama spesso fare, in attesa di
addentare qualche buona preda. Memorabile quella serata in Santo Stefano nella quale, come per caso, rubò la scena
persino al Presidente del Consiglio, portandosi dietro il frastornato Tura e, sempre casualmente, un nutrito codazzo di
fotografi. Il Tura ne fu così impressionato che provò ad imitarlo in tutti i modi: vagando lungo Murri come "deputato di
quartiere" fra ali osannanti di ricchi commercianti, facendosi ritrarre in camice bianco come illustre e paterno benefattore
dell'umanità dolente. Si fece pure riprendere dalla zelante è-tv giocando a calcio come un furetto con Paramatti e
Guidolin, anche a rischio di farsi male inciampando. E si fece infine inimortalare in rito religioso, genuflesso innanzi al
Vescovo benedicente. Fu poco dopo quest'ultimo episodio che Monaco, fresco di nomina assessorile, trasse il dado civico
in formato laico da sotto la giacca. "Questi candidati odorano di Curia !" - dichiarò - "meglio astenersi". Anche se non
determinante l'intento ebbe il suo poso, tanto è vero che Tura perse la disfida per un pugno di voti. Ricordo che all'epoca
fui lì lì per ringraziarlo e lo pensai con una certa ammirazione. Perdiana, mi dissi, quest'uomo ha coraggio e convinzioni.
Dopo lungo peregrinare, forse col polo c'è andato per civilizzarlo e tenerlo a bada. E' possibile che sia lì per tenere in
piedi qualche ponte importante. Perso il comune rosso, Monaco ci preserverà almeno quello laico.
Già, i ponti... Da allora ne è passata di acqua sotto le arcate. Da Palazzo D'Accursio è un grido solo: si va col
Polo, ognuno per quel che è. Anzi come dice il Berlusca, si va con l' "arco democratico", che è come una grande matrona
romana. Ha figli di tutti i generi, di destra, centro e sinistra, laici e bigotti, libertini e sanfedisti. Un vero e proprio
"partito unico al potere", dove lo scandalo non è che ci sia l'estrema destra, ma tutta l'altra compagnia. Ho sentito che
anche Monaco, ora è della partita. Non vede l'ora di saltare sul carro della nuova conventio ad excludendum. Lui, un
liberale puro, cultore della solitudine del giusto, che aborre ogni "regime".
Mi sono interrogato a intermittenza cosa dovessi pensare degli amici dell'epoca comunista e poi diessina transitati altrove.
Di gente come Monaco e Testa che nel "Partito" c'è stata una vita, facendo battaglie, coprendo incarichi. Persone con le
quali si sono condivise passioni, esperienze, financhè intimità esistenziali.
Il "traditore" è una figura che intriga. Il suo scandalo non si può tacitare né con lo stantio sdegno morale, né con
rassicuranti filosofie sull'eterno mutare delle cose del mondo. Giuda, in fondo, amava Gesù, e i trenta denari non gli
servivano per pagare il mutuo. Forse non tradì il maestro per cupidigia, né per opportunismo e pavidità, come sarebbe
capitato a Pietro, ma per un eccesso di passione. E' verosimile l'ipotesi che il suo sia stato un fosco atto di dèpense, come
categorizza Bataille. Sentiva dentro di sè un amore accecante e assieme ad esso gelosia tremore, inadeguatezza. Com'è
andata si sa. Alla fine il lato oscuro della passione, la libidine negativa del tradimento ebbe il sopravvento: portò gesù
sulla croce e lui ad appendersi a un ramo.
Anche senza che la tragedia si compia, il traditore resta legato all'oggetto primario del suo amore. E' condannato
a rodersi portandoselo dentro. Come negli amori (giustappunto "traditi"), l'antico legame perdura, fissandosi come
randore. Il traditore non porta una nuova identità, continua a vivere la vecchia, ma irrancidita. La polemica ossessiva con
il passato ne è il segno. In realtà il traditore vive in un perenne soliloquio con una parte di sé che non si può staccare. E'
un dato che i comportamenti non riescono a dissimulare: Ferrara, per esempio, parla come un togliattiano incallito e non
cessa di ricordare quando il "Migliore" loteneva sulle ginocchia faticando assai. Colletti con il distacco aristocratico
dell'eretico hegelo-marxista. La sua mano è sempre tentata di lanciare qualche molotov. Tutto ciò conferisce ai citati
un'indubbia aura di fierezza, che deriva dalla vita vissuta. Infatti, costoro sono gli unici che possono albergare nella casa
del nuovo padrone senza dovergli leccare il culo. Per certi aspetti il traditore è affìne all'eretico. Anch'egli si colloca ai
lati di una ortodossia dalla quale non riesce a emanciparsi. I traditori ex-comunisti sono i più convinti assertori
dell'immutata natura dei post-comunisti, mentre i neo-comunisti, a rovescio, ne accusano la scandalosa mutazione.
Entrambi, in ogni caso, pestano nello stesso mortaio, e spesso, non per caso, i traditori sono stati prima degli eretici.
In fondo si deve essere grati tanto agli uni, quanto agli altri. Entrambi, nella scomoda e infelice posizione che li
riguarda, servono a testimoniare la viità di una data concezione della vita, di una passione originaria che continua ad
essere, che non si spegne. Quale forza avrebbero i valori che ci animano se non fossero messi alla prova del tradimento ?
Cari amici Monaco e Testa, se voi foste autentici traditori, potremmo mandarvi incontro Menenio e Volumnia in
gramaglie (cioè mè stesso e l'amica Katia) per ricordarvi l'antico amore della Patria che ancora deve ardere nel vostro
cuore, come bruciava in quello di Coriolano. Il quale non cercava tramite i Volsci prebende e sinecure, bensì il
riconoscimento dei romani. Nel solo modo possibile (date le circostanze): come nemico.
Ma forse non siete fatti di questa pasta. E' possibile che vi pensiate come dei Tayllerand in sedicesimo, sorta di commis
della storia locale, mediatori della sua supposta razionalità, non importa come e con chi. Vi avverto che sarebbe
un'ambizione grottesca. Non tanto e non solo perché è probabile vi difettino le doti, ma perché questo ruolo se l'è gia
preso Guazzaloca, con la sua maestria dorotea, e dunque non c'è posto per voi.
In realtà mi viene il sospetto che stiate tradendo anche il "traditore" e il dramma che lo riguarda, con tutte le sue buone
ragioni: meschine e sublimi,insieme.
Di finti traditori è colma la fauna politica. Sono quelli che le provano tutte. Che attraversano con incredibile
leggerezza l'intiero arco dei partiti, dei gruppi, dei movimenti e delle conventicole pur di trovare un posto, un seggio, una
sinecura, una visibilità, qualsiasi accidente del quale non riescono a fare a meno. Non sono neanche i vituperati
voltagabbana, i quali ci fanno, di norma, sotto l'impulso di qualche obbligo. Costoro non lo fanno per vendetta, né per
necessità, ma per un incontenibile impulso egocentrico. Per loro la politica è una vera e propria malattia, come la
cattedra per gli accademici. Tipi siffatti pullulano come mosche, ovunque la politica sia esposta alla cancrena. Sono così
numerosi e comuni che non meritano neppure la ghiacciaia dantesca, nella quale, peraltro, neanche riuscirebbero ad
entrare.
Caro Monaco sento che i caporioni del Polo ti innalzano come un candidato attrattivo per la sinistra. Atteso che non hai comunque speranza, il popolo di sinistra, per votarti, dovrebbe sapere che tipo sei, perché non è ben chiaro. Fai attenzione. Sono furbi. Forse vogliono metterti nel "collegio perso" come un "esposto", per bruciarti il "posto occupato",
quello di assessore.