Un attore di sinistra che usa argomenti di destra, il primo sindaco di Centrodestra che esalta il comunista Dozza: quando finirà questa commedia?
La questione Fo-Guazzaloca pone alcuni problemi che forse vale la pena di indagare, al di là dello schieramento sulla questione in sè. E' ovvio, per esempio, che hanno ragione tutti e due, sia Fo che il Guazza.
E' vero: forse Guazza si sarebbe presentato se si fosse trattato di prosciutti e salsicce e non di poesia. Ma come dargli torto? Viviamo in tempi talmente grami che nessuna persona onesta potrebbe sostenere che nei romanzi, poniamo, di Simona Vinci (un esempio a caso) ci sia più poesia che in una buona mortadella o in un weißwürstl bavarese. Dario Fo, che abita vicino a Cesenatico lo sa meglio di tutti: una scaglia di formaggio di fossa contiene più amore per la Romagna, più Storia e più Tradizione di qualsiasi verso dialettale di Tonino Guerra. E' più gustoso Michele Serra o una robiola piemontese? Non c'è gara.
Piuttosto è strano che un intellettuale di sinistra scelga come terreno di scontro una tematica propriamente di Destra: per anni i nostri maestri di storia, letteratura e semiotica massmediale si sono sforzati di spiegarci che la cultura materiale (di cui la gastronomia è parte fondamentale) è altrettanto importante di quella "alta", e Dario Fo ancora si attarda a contrapporre la poesia alle salsicce. Proprio lui, poi, che nel teatro ha portato tante pratiche "basse".
Ricordiamo un attimo: come ha fatto i soldi la Coop Adriatica, lo sponsor dell'iniziativa in cui Fo ha lanciato i suoi strali? Vendendo le poesie di Roberto Roversi o il Parmigiano-Reggiano di prima scelta? (due prodotti certamente di serie A, ma purtroppo con diversa capacità di attirare le masse di consumatori).
Insomma: la cosa più interessante delle accuse che Fo lancia al Sindaco (in sintesi di essere un "volgare" bottegaio) è che invece che alienargli le simpatie dei suoi cittadini, rischiano di farlo apparire come antropologicamente sempre più vicino allo spirito di tanti bolognesi, diventati comunisti non per amore del teatro dialettico di Brecht o del cinema di Pasolini, ma perchè volevano mangiare anche loro tortellini tutti i giorni, come i Signori, e trovavano risposta alla loro fame di giustizia nelle parole di Marx: "prima ci si riempie la pancia, poi si fa filosofia".
Forse c'è davvero solo un modo "giusto" per attaccare il Sindaco: mettersi a fare politica seria e non polemica spicciola (per di più controproducente). Ma purtroppo i rappresentanti della Sinistra in consiglio non riescono neanche ad approfittare dei continui "strappi" tra in Sindaco e la sua Maggioranza: non vorrei che a forza di aspettare sulla sponda del fiume che passi il cadavere del nemico la Sinistra perda per sempre il ruolo centrale che Bologna gli aveva affidato negli ultimi 50 anni.