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Le delusioni non distruggono la speranza
di Carlo Monaco

Cresce un'area di sinistra che non si riconosce nei partiti ed è alla ricerca di forme nuove per partecipare alla vita pubblica.

Da qualche anno sono combattuto tra due considerazioni politiche antitetiche: da un lato la constatazione, figlia della cultura socio-politica, sulla insostituibilità dei partiti politici all'interno di una società democratica; dall'altro la sempre più chiara percezione della inadeguatezza dei partiti attualmente presenti sulla scena politica italiana. Ci sono sottolineature critiche valide per tutti, in particolare il carattere autoreferenziale dei gruppi dirigenti, il professionismo astuto di pochi che riescono a strumentalizzare le masse, una certa mediocrità della classe politica rispetto alle forze più attive e colte della società.
Ma c'è una critica più specifica verso le forze di sinistra, una polemica più urlata forse per la ragione non banale di aver investito proprio in quel mondo tanta parte delle speranze e del tempo vivo negli anni più intensi della gioventù e della maturità. Il fallimento comunista, che catastrofe! E come si possono accettare le reticenze, le dimenticanze, le furbizie! L'aver rotto con quel mondo è stato un atto di tradimento o un atto di coraggio? Mi piacerebbe tanto discutere con chi pensa al tradimento, ma temo che non capirebbe.Per me c'è stato un vero tradimento delle classi dirigenti. Prima quello dei comunisti che sapevano l'URSS essere un inferno e lo hanno venduto come un Paradiso; ma poi quello, forse più grave, di chi negli anni '80 doveva compiere un grande salto verso la socialdemocrazia: Berlinguer (si, anche lui!), Occhetto, D'Alema e non lo ha fatto e non lo fa nemmeno oggi. Finché i dirigenti della Quercia saranno sempre i discendenti diretti di questa tradizione, non resta altra scelta che lasciarli a se stessi. I quattro moschettieri di Bologna: Vitali, Zani, Sabatini e Imbeni, ora hanno la faccia tosta di dire che sono essi i rinnovatori. Ma non fatemi ridere!
La Margherita non mi convince e lo spirito dell'Ulivo mi sembra una fiammata generica che da sola non è più in grado di delineare e attuare un credibile processo politico. Che la bandiera del rinnovamento del paese potesse essere presa da Berlusconi mi sembrava fino a qualche tempo fa un paradosso, oggi lo è molto meno. Leggendo e parlando con quanti hanno avuto percorsi politici in qualche modo analoghi al mio, scopro quanto è estesa la presenza di una sinistra dispersa e sfiduciata, che ha ancora voglia di operare sulla scena pubblica, ma non sa collocarsi inun ruolo definito e chiaro. Da due anni sono imepgnato a collaborare con un progetto civico, non proprio contro i partiti ma abbastanza extra, al servizio della città di Bologna. Mi piacerebbe su questa strada trovare nuove energie, quelle di tanti ai quali le delusioni non sono riuscite a distruggere la speranza. Questo mi sembra lo spirito di quanti scrivono nel sito di Progetto Democratico.
Complimenti e auguri!


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