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Meno slogan, più politica
di Tiberio Artioli

Riflessioni di un "cane sciolto" sui riflessi che i fatti di New York hanno in Italia

Parlare della situazione politica italiana, pur alla presenza di un governo le cui scelte sono spesso inquietanti e propedeutiche a scenari pieni di tensione, diventa in ogni modo difficile in questi giorni: New York, capitale del mondo, oggetto di un attacco senza precedenti. Di fronte a tutto ciò la situazione italiana è poca cosa, è piccola, piccola. Vedo in ogni caso dei paralleli, delle analogie pur se con le dovute proporzioni.
Il primo nesso riguarda l'incapacità d'analisi, la superficialità con cui si guardano le situazioni. Si parte da luoghi comuni e da dibattiti intrisi di vecchia politica. In Italia si parla di rivedere l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, poi non si pensa a regolare il lavoro flessibile. Allora è credibile il dibattito? È in buona fede o semplicemente qualcuno si vuole togliere il sassolino dalla scarpa? Se il dibattito fosse abbinato credo che sarebbe maggiormente qualificato e pieno di contenuti che necessariamente devono tenere conto di quanto è accaduto negli ultimi anni. Solo arroganza e quindi, dall'altra parte difesa ad oltranza. Potrebbe essere diversamente?
Extracomunitari. Solo per lavorare. Bene. Chi controlla e come le frontiere colabrodo? C'è differenza, caro Bossi, Caro ministro della Repubblica italiana On. Umberto Bossi, tra chi viene in Italia per delinquere e chi ci viene per disperazione? Facciamo di tutta un'erba un fascio. Poi chi fa certi lavori che noi non vogliamo più fare? È storia vecchia che è già accaduta più volte e in tante parti del mondo. Solo luoghi comuni, vuote parole d'ordine. Come Buttiglione col suo milione a chi rinuncia ad abortire. Come se le donne ricorressero all'aborto con spirito mercenario. Ma guardiamo le cose in modo intelligente. L'aborto che sia una piaga si sa e altrettanto si sa che non si vince sbandierando slogan solo per far felice qualche clerico- reazionario (merce sempre più rara tra quei cattolici di base che attivi ogni giorno prestano il proprio aiuto a chi è in difficoltà).
Stesso modo di ragionare mi sembra di trovare in molti settori internazionali di fronte alla tragedia americana che è anche di tutti noi occidentali che in un modo o nell'altro guardano quel paese come riferimento culturale, almeno, se non politico. (Passatemi quest'artificiosa divisione).
È solo urlando facendo di tutta un'erba un fascio che sconfiggiamo il terrorismo. È facendo vedere i muscoli che vinciamo il terrorismo? Un fenomeno che da anni si alimenta traendo linfa dall'ingiustizia che poi trova terreno fertile nel fanatismo religioso che non è caratteristica di tutti i mussulmani. Chi ha autorità morale, religiosa e politica dovrebbe sempre farle queste divisioni. E poi, scusate, se certi popoli che spesso hanno trovato nel terrorismo il loro modello di lotta, vivessero decentemente, in case accoglienti e con i diritti per noi occidentali già acquisiti, avrebbero il tempo, la voglia e i mezzi per essere terroristi o appoggiarli?
Allora niente slogans, ma intelligenza politica, umiltà nel saper capire le ragioni degli altri. Nel dire questo si rischia di essere tacciati per antiamericani o peggio sostenitore dell'aberrante sistema terroristico. No signori, non ci sto. Il terrorismo bisogna combatterlo duramente e sconfiggerlo anche perché di scenari mostruosi ce ne possono essere tantissimi. La cronaca più recente e, se volete la fantascienza, ce ne hanno prospettati a iosa. New York ha superato la fantasia. Allora dobbiamo avere coscienza che sconfitta una base terroristica ne può nascere un'altra. Analizziamo il mondo in modo nuovo. Solo così sconfiggeremo il terrorismo.
E tornando all'Italia valgono gli stessi argomenti. Meno slogans, più politica e pensando a casa nostra, meno lotta di potere. Se avessi scritto prima dell'undici settembre avrei parlato del mio essere "cane sciolto" dopo anni di militanza. Rimando ad altro momento sperando che nel frattempo qualcuno invece di potare l'ulivo senza criterio pensi a farlo fiorire. Ma abbiamo capito che solo con l'ULIVO possiamo pensare di essere nuovamente forza di governo? Ma abbiamo analizzato i dati elettorali? Questo chiedo a chi si prepara ai congressi che si spera non siano solo rituali per consacrare quello o quell'altro al potere ma per ridare dignità agli sconfitti e conseguentemente, senza tema di presunzione, a questo paese.


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