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Correnti & cooptazioni: un sistema al capolinea
di Rossano Salicini

Uno Statuto contro i soliti riti (e i miti obsoleti) della Sinistra

E' oggi quanto mai necessaria una Carta Costitutiva dell'identità culturale della sinistra in cui porre al centro il valore del Lavoro come condizione fondamentale di una società produttiva, dinamica ed equa (lavoro non inteso unicamente come lavoro dipendente). Una sinistra moderna dovrà riconoscere il fondamento imprescindibile dell'individualità, del suo ruolo e dei suoi diritti, primo fra tutti la libertà, deve rifiutare ogni forma di razzismo o di augusto localismo e fondare la sua cultura sulla razionalità contro i fondamentalismi ed essere solidale.
In questo contesto e nell'attuale situazione è impensabile che le ritualità congressuali diessine possano fornirci una classe dirigente adeguata e -perché no ?- rinnovata. Un sistema politico che si basa su: iscrizioni (sempre meno), assemblee (quasi sempre deserte), delegati (gli stessi da 20 o 30 anni), correnti (personali) senza accesso per gli elettori (vero punto di riferimento per vincere contro il centro destra) tende inevitabilmente a riprodurre se stesso ed ad autocelebrarsi con la complicità di chi critica dall'interno conservando potere. Dirige il centro sinistra una generazione che vive di politica, ricevendo da essa incarichi lautamente retribuiti. E' questo un potere che genera benessere personale, nepotismo e clientele ed è evidente che questa classe politica non è interessata a produrre regole che potrebbero metterla in discussione e rinnovarla, iniziando dai Comuni fino ai vertici provinciali, regionali e nazionali. "Società civile, autocertificazione, primarie, trasparenza, incompatibilità di incarichi, conflitto d'interessi ", sono battaglie ideali, tante volte sventolate, buone e da utilizzarsi prima delle campagne elettorali per coinvolgere qualche ingenuo.
Del resto niente di nuovo sul versante di Rifondazione Comunista e dei Verdi, mentre le speranze suscitate dai Comitati per l'Ulivo e dai Democratici si smarriscono nei patetici tentativi di coalizzarsi nella Margherita, soggetto in cui la parte maggiore è recitata da ex democristiani a fine carriera, rinfrancati dal dato elettorale, che già hanno mortificato le poche novità prodotte in questi anni e che si accontentano - transitoriamente - di subalternità ai DS.
Mi chiedo e chiedo come faranno i dirigenti dei Democratici bolognesi, il cui partito non ha saputo nemmeno concludere l'iter costitutivo e a cui sono ormai iscritti soltanto un centinaio di persone, molte delle quali con doppi e tripli incarichi politici e amministrativi, a gestire, a valorizzare e a comunicare con gli oltre 60.000 elettori della Margherita e reggere l'impatto con la consolidata, anche se vetusta, armata di dirigenti ex democristiani del PPI attestati prima della Margherita all'1% ?
Auguri.

Per questo è oggi necessario, invece di imbellettarsi, procedere alla liquidazione dei gruppi dirigenti politici del centro sinistra lasciando ai gruppi parlamentari e consiliari la propria autonomia decisionale e nel contempo eleggere su base regionale un gruppo di saggi (curatori) che possa avviare un processo fondativo con tutti quanti facciano pubblica dichiarazione di adesione al nuovo partito e alla sua carta costitutiva.
Uno statuto il cui potere politico sia espressione che sale dal basso verso l'alto, per contrastare le cooptazioni e la costituzione di élite politiche chiuse ed autoreferenti.
L'alternativa, a mio avviso, rimane unicamente la formazione di liste civiche locali, che quindi non rispondano ad una logica centralista, senza nessun schema, destra o sinistra, ma unicamente con riferimento ai valori di libertà, solidarietà, trasparenza, buon governo e alternanza.

PS Alcuni amici dicono "che serve parlare della quotidianità dopo New York," io credo che il miglior modo di sopravvivere in tempi di guerra è di saper riflettere sul prima e sul dopo.


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