I partiti cercano di riproporre una loro esclusività nel rapporto tra società civile e politica, senza aggiornare i modi di lettura della realtà.
Tanti sentimenti si intrecciano in questi giorni tragici per l’America e per
tutto il mondo, non ultima la sensazione di inutilità ed inadeguatezza della
politica e dei politici italiani.
La consapevolezza che eventi come questi possono cambiarci ma che non
dobbiamo permettere che ci fermino spinge la mano a riprendere la penna e la
mente a cercare di ragionare assieme sulle questioni di casa nostra.
Anch’io come tanti amici mi sento tradito dal centrosinistra o, meglio
ancora sento che il centrosinistra ha tradito l’Ulivo.
Il concetto del partito che fa da tramite tra società civile e politica si è
progressivamente logorato e molto spesso si è tradotto e trasformato in
relazioni lobbistiche.
L’importante inversione di tendenza rappresentata dall’Ulivo, che ha creato
una reale relazione ed interscambio con la società civile, è stata
interrotta.
Ora i partiti si stanno riprendendo l’esclusiva del rapporto tra società e
politica, sia a destra che a sinistra (è in tal senso che leggo i rapporti
in generale e le recenti polemiche in particolare, tra Forza Italia e la Tua
Bologna).
Il problema è che all’esclusiva, al monopolio, ci arrivano per l’
estromissione delle altre entità, ma non per questo aumentano la loro
capacità di lettura e di rappresentatività della società e conseguentemente
senza un reale aumento del consenso.
Il rischio sempre più grande è che la politica di domani, sia sempre di meno
una politica di programmi (e quindi di contenuti) e sempre di più una
politica di immagine (e quindi dei Berlusconi), anche a sinistra.
Il vero problema non è la crisi dei partiti, ma l’incapacità di trovare
strumenti alternativi validi prima che questi si trasformino in contenitori
vuoti.
Finora non ho visto reali tentativi di soluzione.