Il terrorismo minaccia le basi fondamentali della Democrazia, ma è la civiltà della globalizzazione e del cinismo a fornirgli fondi, uomini e mezzi.
I fatti di New York e Washington, nella loro gravità quasi inconcepibile, nella loro inaudita violenza e nel loro impatto mediatico quasi Hollywoodiano con un mix perfetto di violenza e di spettacolo che solo un grande guru del marketing avrebbe potuto concepire, sono il terribile frutto avvelenato della nostra civiltà. In un grande film, "Tutti gli uomini del Presidente", uno dei grandi documenti dello spirito democratico degli Stati Uniti l'informatore segreto ammonisce i due giornalisti-investigatori a "seguire i soldi" per dipanare la matassa del complotto nixoniano. Se oggi qualcuno volesse risalire ai complici e agli organizzatori degli infami attentati potrebbe seguire lo stesso suggerimento. Dove sarebbe più facile trovare le tracce degli spostamenti finanziari di Bin Laden ? A Cuba, in una banca della Corea del Nord o libica? O forse a Londra (dove vive alla luce del sole il suo principale portavoce), in Arabia Saudita (uno dei tre paesi al mondo ad aver riconosciuto il regime afghano dei Talebani, assieme a Pakistan ed
Emirati Arabi) ? O forse in qualche banca di Manhattan o della Svizzera ?
Gli organizzatori, i finanziatori e i complici di questo orribile attentato vanno individuati, ricercati e puniti, assicurati alla giustizia se possibile, eliminati al più presto. Non so però se l'intelligence USA, che ha dato una così scarsa prova di efficenza da lasciar assalire il Pentagono, sia la più adatta allo scopo. Se è vero, come molti esperti affermano, che l'attentato non si poteva prevedere né evitare, questo vuol dire che bisogna cambiare strategia, e che i "giochi sporchi", i "bracci armati", gli "stati satellite" ormai producono più disastri che sicurezza, e che tutta la politica dell'Occidente verso il Terzo Mondo deve cambiare radicalmente. Non bastano più i buoni propositi, le elemosine (ultime in ordine di tempo quelle del G8 genovese), i convegni e le ipocrisie. Ci vuole un piano Marshall per il Medio Oriente, espandere l'area della Democrazia il più possibile verso Cina e India, o si rischia di causare una catastrofe dagli esiti
inimmaginabili.
E soprattutto per i Potenti della Terra è ora di comprendere che spargere odio e violenza nel mondo non fa che rendere difficile la soluzione dei problemi, anche se apparentemente questa è la soluzione più semplice a breve termine. E per tutti risuonano come un monito da riflettere profondamente le saggie parole di San Paolo ai Corinzi : "E anche se io avessi il dono della profezia, e comprendessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, e anche se avessi tutta la
fede tale da rimuovere le montagne, ma non avessi amore per gli altri, io non sono niente." Ma sinceramente dubito che un figlio ex-alcolista dell'ex-capo della CIA o un pregiudicato esperto di paradisi fiscali siano in grado di comprendere il senso di queste forti parole, le uniche a livello dei compiti gravissimi che ci aspettano. E del resto in casa nostra è ora che gli alti papaveri, da D'Alema giù fino a Mauro Zani si rendano conto che il cinismo ha lasciato il tempo che trova (è triste per un laico convinto come me constatare che persino Andreotti è più lucido e "umano" di Rutelli), e che bisogna tendere le antenne per comprendere gli umori forti che si aggirano per l'Europa: fra non molto in gioco entreranno non solo la libertà di movimento (tra le più preziose dello Stato di Diritto), ma anche le libertà personali e di opinione. Forse dovremmo affidare il comando delle operazioni a Karol Woityla, l'unico che in questi momenti terribili abbia pronunciato parole sensate e non soltanto retoriche, ma pienamente politiche e di concreto
"amore per gli altri". Perchè se qualcuno al governo italiano e nei giornali freme all'idea di avere finalmente la sua bella guerra in cui brillare, qualcuno abbia il coraggio di affermare la verità: la guerra non è l'igiene del Mondo, ma la sua malattia più orribile.