La politica bolognese sembra essersi impantanata, tra vecchi giochini spartitori e nuovi immobilismi. Che ne dite di far entrare un po' d'aria fresca?
La ripresa di settembre si presenta all’insegna dell’instabilità: politica, economica, meteorologica, sociale, religiosa. Aveva cominciato bene mons. Milingo con i suoi dubbi sul celibato dei religiosi, cancellati dai primi temporali d’agosto, per arrivare ai fedeli di Padre Pio che invocano l’opportunità di poter organizzare a San Giovanni Rotondo il prossimo vertice della FAO. E’ seguita - con una velocità crescente, come nelle comiche del cinema muto - la bomba a Rialto, le code sull’autostrada, l’avvio delle audizioni sui fatti di Genova (dove ormai è evidente che le Tute Bianche non hanno difeso la Polizia, come si erano impegnati a fare, dagli attacchi violenti dei Black Blocs), la revisione dell’art. 18 sulla giusta causa. Ma poi la situazione "è sfuggita di mano", come direbbe il ministro Scajola. E con encomiabile tempismo - visti i temporali che minacciano la Borsa, la vendemmia, la pace sociale, il forum di Cernobbio, il referendum costituzionale, le "feste" dei partiti e la stagione congressuale - va dato atto a Berlusconi di aver giustamente rivendicato a sé la Protezione Civile (forse sarebbe stato più interessante se si fosse fatto carico anche delle perdite di piazza Affari).
Ma lasciamo la scena centrale e occupiamoci dell’opposizione di centrosinistra, impegnata com’è a far nascere la Margherita e a far rinascere i Democratici di Sinistra.
Per la nascita della Margherita aspettiamo di conoscere il documento strategico che era stato demandato a Cacciari, De Mita e Mastella: sarà un parto laborioso, ma non potrà finire - visti gli illustri ginecologi a consulto - in un aborto. Per adesso a guidare la danza è Marini, noto amico dell’Ulivo e dell’Asinello.
Per i DS la partita più complicata, perchè il travaglio dura ormai da almeno dodici anni. Forse questo era il momento buono per raccogliere il famoso appello di Arturo Parisi, alla vigilia del congresso di Torino, per avviarsi unitariamente a preparare per davvero un solo grande congresso, quello fondativo dell’Ulivo (che ormai si è inselvatichito: è decorativo, panoramico, ma non più fruttifero).
Gli interessati appelli rivolti alla base per sollecitare un maggior sostegno a questa o quella mozione non sembrano aver riscosso significative adesioni. Ancora una volta, nei fatti, la carenza di democrazia, la liturgica procedura di selezione dei gruppi dirigenti, la incapacità di ascoltare le domande che salgono dalla società civile portano alla deriva uno stanco processo congressuale. Parafrasando Marx, si assiste alla "produzione di dirigenti per mezzo di dirigenti".
Questa è la crisi del centrosinistra: i candidati leader sconfitti non vengono sostituiti, ma continuano ad occupare bellamente il loro posto; Fassino viene addirittura proposto per una promozione. A quella compagna che alla festa dell’Unità a Reggio Emilia esclamava, rivolta a Rutelli, "Com’è bello!", faceva eco lo sconfortato "Era così bella la mia bambina!" di tante mamme reduci da Salsomaggiore..
Anche a Bologna non potevano mancare i primi temporali d’autunno: con Garagnani che chiede a Guazzaloca di svoltare a destra e intima a La Tua Bologna di confluire in Forza Italia; con molti DS che non riecono a capire, dopo due anni, il perchè della propria sconfitta e puntano le carte su una prossima ritirata del Sindaco - dimissioni per ragioni di salute, per insufficienza programmatica e realizzatrice, per mancato decollo della "città metropolitana", ecc. - o su una sua inevitabile sconfitta sul campo. Sarebbe invece più giusto prendere atto che per l’opposizione siedono in Consiglio Comunale molti dei responsabili delle scelte sciagurate (guerra contro Vitali, candidature deboli ed impopolari, insufficiente rapporto con la città) che hanno consentito a Guazzaloca di vincere e che oggi non rappresentano più niente e nessuno. Ma il vero limite sta nell’incapacità di formulare un progetto strategico per il futuro di Bologna. Eppure basterebbe mettere a sistema le posizioni che il centrosinistra detiene in Regione, Provincia, Camera di Commercio, nella gran parte dei Comuni minori.
Prendiamo il caso della Seabo che ha cercato di mascherare le ormai quotidiane lamentele dei propri utenti e il progettato saccheggio delle risorse idriche della montagna con estemporanee iniziative (entrata in borsa, privatizzazione, Casa Web, ecc.) che non fanno parte della missione aziendale e riguardano semmai la politiche degli Enti pubblici proprietari: ecco messo in evidenza il disorientamento sia della Maggioranza che dell’Opposizione. Su come viene gestita la Seabo sì potrebbe condurre da parte dell’Opposizione una vera battaglia politica, squadernando davanti a tutti i cittadini del bolognese, alle categorie economiche, alle forze sociali - di destra, di centro e di sinistra - la miseria di una visione angusta, furbesca e molto provinciale. Perchè accontentarsi di barattare qualche miliardo di finanziamento per questa o quella opera pubblica invece di chiedere un mutamento delle scelte strategiche e il conseguente ricambio del gruppo dirigente di questa Azienda? Questo sì che avrebbe aperto qualche breccia nella compagine di maggioranza. Eppure bastava riflettere sulla vendita dell’Azienda Farmaceutica: finora, quei soldi non sono serviti a niente, cari monetaristi.
In effetti sembra che si ripeta, in condizioni nettamente sfavorevoli rispetto al passato, un vecchio e tacito gioco bolognese, basato sullo scambio: ti dò la Fiera e mi tengo l’Aeroporto; ti dò l’Arena del Sole e mi prendo l’ATC; ci dividiamo un po’di posti nelle Fondazioni e... musica alla Filuzzi.
Se la politica dei partiti si riduce a questo (anche le formazioni politiche più recenti si sono subito e perfettamente adeguate) e non sa fare niente di meglio, allora è venuto il momento di pensare seriamente alla costituzione - a Bologna e nei Comuni della provincia - di vere e proprie liste civiche di sinistra (o di centrosinistra)*, che sappiano raccogliere il consenso del numero crescente di cittadini che non si sentono più rappresentati da questi partiti. Anche per evitare che, seguendo l’esempio nazionale, alle prossime elezioni comunali a guidare le liste del centrosinistra siano ancora la Bartolini, Delbono, Celli o, magari, lo stesso Ramazza.
* Sulla formazione e sul programma di queste liste civiche (di sinistra, di centrosinistra o di sinistracentro) tutti sono invitati a fornire il
proprio contributo con osservazioni e suggerimenti: le proposte saranno tutte discusse liberamente in pubbliche riunioni che, per esempio, Progetto Democratico potrebbe promuovere.