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Se l'Ulivo non crede in un mondo più giusto...
di Giancarlo Funaioli

Perchè l'Ulivo ha paura a scendere in piazza a favore di chi manifesta per un mondo più giusto e più libero?

Martedì ho partecipato al corteo. Come tanti altri bolognesi: giovani, anziani, di mezza età. E credo che molti fossero lì, come me, non per manifestare contro la globalizzazione, o perlomeno consapevoli che un problema così complesso richiede risposte altrettanto complesse. Ma perché forte era la sensazione che i giorni di Genova avessero segnato un momento molto difficile e molto critico per la libertà, fondamentale in una democrazia, di esprime con una grande manifestazione il proprio parere. Certo, io in questa vicenda mi sento di parte. I valori etici in cui mi riconosco mi portano ad essere molto sensibile ai temi della giustizia, del diritto di ogni persona a vivere una vita consona alla dignità che ogni uomo racchiude in sé, in Italia e nel mondo, perché anch'io, come dichiarava uno dei documenti presentati a Genova, sento l'impegno di appartenere ad una famiglia, quella umana, che va oltre i confini nazionali e le logiche economiche. E mi è impossibile non provare un senso di grande disagio di fronte ad immagini terribili nella loro apparente normalità, sapendo che le distanze tra paesi ricchi e poveri vanno aumentando, che chi nasce in una parte di mondo rischierà di morire di fame mentre al contrario in una altra avrà a disposizione tanto cibo che potrà buttarlo via.
E non c'è dubbio che il mio sentimento mi porti a schierarmi con chi manifestava per ottenere dai G8 una vera priorità di intervento su questi temi; con i tanti ragazzi che si chiedevano come modificare queste situazioni di ingiustizia.
Ma sono anche consapevole che a Genova circolavano anche tante idee confuse, velleitarie, certamente non tutte condivisibili da me, perché non credo che il processo di globalizzazione possa essere rifiutato, né condannato in toto, che anzi possa aprire opportunità importanti per i paesi poveri del mondo. Anche se forse questa posizione porta in sé i fallimenti di chi si è lentamente rassegnato, di chi giudica troppo utopici quei tentativi, che magari da giovane aveva inseguito, di chi non riesce più a vedere le contraddizioni del mondo in cui vive. Di chi governando non è riuscito a intervenire con efficacia su questi aspetti.
Ma comunque la pensiamo ciò che a questi ragazzi non può essere negato, se non vogliamo rinnegare totalmente noi stessi, è il diritto di provarci, di avere una speranza e di costruirsi un obiettivo, di sentire che noi adulti speriamo con loro che riescano dove noi probabilmente abbiamo fallito. Il diritto, in primo luogo, di dirlo e di farsi ascoltare.
Ed è per questo che sono andato in piazza. Ed è per questo, credo, che tanti bolognesi sono scesi in piazza.
E' per questo che non capisco perché l'Ulivo non sia sceso in piazza.


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