Perchè l'Ulivo ha paura a scendere in piazza a favore di chi manifesta per un mondo più giusto e più libero?
Martedì ho partecipato al corteo. Come tanti altri bolognesi: giovani,
anziani, di mezza età. E credo che molti fossero lì, come me, non per
manifestare contro la globalizzazione, o perlomeno consapevoli che un
problema così complesso richiede risposte altrettanto complesse. Ma perché
forte era la sensazione che i giorni di Genova avessero segnato un momento
molto difficile e molto critico per la libertà, fondamentale in una
democrazia, di esprime con una grande manifestazione il proprio parere.
Certo, io in questa vicenda mi sento di parte. I valori etici in cui mi
riconosco mi portano ad essere molto sensibile ai temi della giustizia, del
diritto di ogni persona a vivere una vita consona alla dignità che ogni uomo
racchiude in sé, in Italia e nel mondo, perché anch'io, come dichiarava uno
dei documenti presentati a Genova, sento l'impegno di appartenere ad una
famiglia, quella umana, che va oltre i confini nazionali e le logiche
economiche. E mi è impossibile non provare un senso di grande disagio di
fronte ad immagini terribili nella loro apparente normalità, sapendo che le
distanze tra paesi ricchi e poveri vanno aumentando, che chi nasce in una
parte di mondo rischierà di morire di fame mentre al contrario in una altra
avrà a disposizione tanto cibo che potrà buttarlo via.
E non c'è dubbio che il mio sentimento mi porti a schierarmi con chi
manifestava per ottenere dai G8 una vera priorità di intervento su questi
temi; con i tanti ragazzi che si chiedevano come modificare queste
situazioni di ingiustizia.
Ma sono anche consapevole che a Genova circolavano anche tante idee confuse,
velleitarie, certamente non tutte condivisibili da me, perché non credo che
il processo di globalizzazione possa essere rifiutato, né condannato in
toto, che anzi possa aprire opportunità importanti per i paesi poveri del
mondo. Anche se forse questa posizione porta in sé i fallimenti di chi si è
lentamente rassegnato, di chi giudica troppo utopici quei tentativi, che
magari da giovane aveva inseguito, di chi non riesce più a vedere le
contraddizioni del mondo in cui vive. Di chi governando non è riuscito a
intervenire con efficacia su questi aspetti.
Ma comunque la pensiamo ciò che a questi ragazzi non può essere negato, se
non vogliamo rinnegare totalmente noi stessi, è il diritto di provarci, di
avere una speranza e di costruirsi un obiettivo, di sentire che noi adulti
speriamo con loro che riescano dove noi probabilmente abbiamo fallito. Il
diritto, in primo luogo, di dirlo e di farsi ascoltare.
Ed è per questo che sono andato in piazza. Ed è per questo, credo, che tanti
bolognesi sono scesi in piazza.
E' per questo che non capisco perché l'Ulivo non sia sceso in piazza.