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A proposito di Genova
di D.A.F. De Sade

Tratto da "Histoire de Juliette ou les prospérités du vice"

Pochi giorni dopo il nostro ritorno, il re ci fece proporre di venire ad assistere, da una balconata del suo palazzo, ad una delle feste più singolari del regno. Si trattava di una cuccagna. Avevo spesso sentito parlare di una tale bizzarria ma quanto vidi fu ben diverso dall'idea che ne avevo.
Charlotte e Ferdinando ci aspettavano in un salottino la cui finestra dava sulla piazza dove avrebbe dovuto aver luogo la cuccagna. Il duca di Gravina, uomo di cinquant'anni, molto libertino, e La Riccia furono i soli ammessi con noi.
"Se non conoscete questo spettacolo", ci dice il re, dopo aver preso la cioccolata, "lo troverete molto barbaro".
"Ci piacciono così, sire" risposi. "Confesso che da tempo vorrei vedere in Francia o giochi simili o dei gladiatori: si mantiene l'energia di un popolo soltanto con spettacoli sanguinari. Dove non ci sono, ci si infiacchisce. Quando un imperatore inetto, facendo salire lo stolto cristianesimo sul trono dei Cesari, chiuse il Circo a Roma, quali furono i padroni del mondo? ... Abati, monaci o duchi tutt'al più".
"Sono completamente del vostro parere", dice Ferdinando. "Vorrei istituire di nuovo i combattimenti degli uomini contro le belve, e anche quelli uomo contro uomo. Ci sto lavorando. Gravina e La Riccia mi stanno aiutando e spero che riusciremo".
"La vita di tutti quegli straccioni", dice Charlotte, "vale qualcosa, quando si tratta dei nostri piaceri? Se possiamo farli sgozzare per i nostri interessi, dobbiamo lo stesso farlo di diritto, per i nostri piaceri".
"Suvvia, belle signore", ci dice Ferdinando, "date gli ordini. A seconda del rigore che metto, di più o meno poliziotti che adopero per celebrare tali orge, posso far uccidere seicento uomini in più o in meno: ditemi cosa desiderate a questo riguardo".
"Il peggio! Il peggio!", rispose Clairwill. "Più furfanti farete sgozzare, più ci divertiremo".
"Suvvia", dice il re, dando un ordine a un ufficiale, a voce bassa.
Quindi, ad un colpo di cannone, avanzammo sul balcone. C'era un popolo troppo numeroso sulla piazza. Ne vedevamo l'intera prospettiva.
Su una grande impalcatura decorata rusticamente, era posta una grande quantità di viveri, messi in modo tale da costituire essi stessi parte della decorazione. Vi erano disumanamente crocefissi oche, galline, tacchini, che, appesi ancora vivi, soltanto ad un chiodo, divertono il popolo con i loro movimenti convulsi; poi pani, merluzzi, quarti di bue. Alcune pecore pascolano in una zona della decorazione che rappresenta un campo custodito da uomini di cartone, ben vestiti. Alcuni pezzi di tela erano disposti in modo da formare le onde del mare sul quale si vede un battello carico di viveri e di utensili rustici: tale è, preparata con molta abilità e con gusto, la trappola per questo popolo selvaggio, per eccitare la sua voracità e la sua inclinazione al furto. Infatti, dopo aver visto lo spettacolo, sarebbe difficile non convenire che si trattasse di una scuola di ladrocinio piuttosto che di una vera festa.
Avemmo appena il tempo di guardare tutta la scena, che si fece sentire un secondo colpo di cannone. A tale segnale, la catena di soldati che conteneva il popolo si aprì rapidament. il popolo si slancia e, in un batter d'occhio, tutto viene prelevato, strappato, depredato, con una velocità... una frenesia, impossibile a descriversi. Tale scena paurosa, che mi dette l'impressione di una muta di cani alla caccia, finisce sempre più o meno tragicamente, perché si litiga, si vuole avere, si vuole impedire al vicino di prendere, e a Napoli tali discussioni terminano sempre a coltellate. A seguito dei nostri desideri e per i crudeli ordini di Ferdinando, una volta carica l'impalcatura al massimo, sette o ottocento persone, improvvisamente crolla, e ne restano schiacciate più di quattrocento.(...)
Rientrammo. Si chiusero porte e finestre, e la più gustosa di tutte quelle scene lubriche si eseguì, per così dire, sulle ceneri di quei disgraziati sacrificati da quella scelleratezza.


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Un breve brano letterario per riflettere sul prossimo incontro dei G8 a Genova e su quello che potrebbe accadere.
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