Perché non accettare che partendo da valori etici comuni le diverse sensibilità portino ad un ampio ventaglio di posizioni tutte legittime?
Tra i risultati del voto del 13 maggio scorso bisogna registrare la
conferma della dispersione del voto cattolico.
A questo riguardo ritengo opportuno manifestare apprezzamento per
l’iniziativa di "Agire Politicamente".
Non tanto perché ha contribuito a disperdere il voto cattolico, quanto
perché ha ben evidenziato una pluralità di vedute e di posizioni, tutte
legittimamente cattoliche, pluralità di cui, soprattutto a Bologna, si
sentiva il bisogno. E’ stato importante soprattutto perché si rischiava un
appiattimento su posizioni, per semplificare, filo "Casa della Libertà",
quando in realtà il mondo cattolico comprende realtà molto più eterogenee.
Da dove deriva il principio dell’importanza dell’unità dei cattolici nel
voto? E’ un valore di fede? Non credo proprio. Credo viceversa, almeno per
la mia esperienza, che se c’è un valore positivo nel mondo cattolico è la
pluralità di carismi, la pluralità di percorsi che ogni individuo può
scegliere per costruire il proprio cammino, la propria vita.
Ha più ragione l’Opus Dei o l’Azione Cattolica? E’ depositaria della verità
CL oppure lo sono i Gesuiti? I preti operai sbagliano tutto ed i
contemplativi hanno capito tutto o viceversa? Io personalmente posso essere
più in sintonia con alcune di queste posizioni e meno con altre, ma credo
di poter affermare che tutte le posizioni sopra citate, nella Chiesa, siano
ritenute lecite. Mi sembra quindi che venga riconosciuto ad ogni
congregazione o associazione il proprio approccio ed il proprio percorso,
nel rispetto delle peculiarità e dei carismi che ognuno manifesta.
Estendere lo stesso criterio, il pluralismo di approccio ritengo sia
ipotizzabile, comprensibile ed accettabile anche in ambito politico.
Perché, rispetto al mondo ecclesiale, i laici devono essere appiattiti su
di un'unica posizione? Perché non ci può essere una pluralità di carismi e
di sensibilità anche in ambito politico?
Perché non accettare che partendo da valori etici comuni le diverse
sensibilità portino ad un ampio ventaglio di posizioni tutte legittime?
Tutto questo discorso non è solo per legittimare il fatto che voto Ulivo,
ma per affermare che in ogni schieramento nessun singolo partito può
legittimamente assumersi il ruolo di custode dell’ortodossia e paladino e
raccoglitore del voto cattolico.
Sono cattolico ma non mi riconosco, per essere concreti, nel PPI e più in
generale nella Margherita (del resto non mi riconosco neppure nei DS; in
questa fase posso identificarmi come un orfano del fu Ulivo). Contesto
tuttavia l’equazione che essere cattolico e di centrosinistra voglia
necessariamente dire votare PPI (o chi per loro).
Io sono un cattolico: assieme al mio approccio con l’ambientalismo, con la
democrazia, con la solidarietà, con la globalizzazione, con il federalismo
e con quant’altro, farà di me una persona che fa politica.
Se per me l’essere cattolico è un valore importante (e per me lo è) potrò
anche definirmi un cattolico in politica, ma evitiamo di parlare, per
cortesia, di politica dei cattolici.