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Politica dei cattolici o Cattolici in politica?
di Luca Della Rossa

Perché non accettare che partendo da valori etici comuni le diverse sensibilità portino ad un ampio ventaglio di posizioni tutte legittime?

Tra i risultati del voto del 13 maggio scorso bisogna registrare la conferma della dispersione del voto cattolico.
A questo riguardo ritengo opportuno manifestare apprezzamento per l’iniziativa di "Agire Politicamente".
Non tanto perché ha contribuito a disperdere il voto cattolico, quanto perché ha ben evidenziato una pluralità di vedute e di posizioni, tutte legittimamente cattoliche, pluralità di cui, soprattutto a Bologna, si sentiva il bisogno. E’ stato importante soprattutto perché si rischiava un appiattimento su posizioni, per semplificare, filo "Casa della Libertà", quando in realtà il mondo cattolico comprende realtà molto più eterogenee.

Da dove deriva il principio dell’importanza dell’unità dei cattolici nel voto? E’ un valore di fede? Non credo proprio. Credo viceversa, almeno per la mia esperienza, che se c’è un valore positivo nel mondo cattolico è la pluralità di carismi, la pluralità di percorsi che ogni individuo può scegliere per costruire il proprio cammino, la propria vita.

Ha più ragione l’Opus Dei o l’Azione Cattolica? E’ depositaria della verità CL oppure lo sono i Gesuiti? I preti operai sbagliano tutto ed i contemplativi hanno capito tutto o viceversa? Io personalmente posso essere più in sintonia con alcune di queste posizioni e meno con altre, ma credo di poter affermare che tutte le posizioni sopra citate, nella Chiesa, siano ritenute lecite. Mi sembra quindi che venga riconosciuto ad ogni congregazione o associazione il proprio approccio ed il proprio percorso, nel rispetto delle peculiarità e dei carismi che ognuno manifesta.

Estendere lo stesso criterio, il pluralismo di approccio ritengo sia ipotizzabile, comprensibile ed accettabile anche in ambito politico. Perché, rispetto al mondo ecclesiale, i laici devono essere appiattiti su di un'unica posizione? Perché non ci può essere una pluralità di carismi e di sensibilità anche in ambito politico?
Perché non accettare che partendo da valori etici comuni le diverse sensibilità portino ad un ampio ventaglio di posizioni tutte legittime? Tutto questo discorso non è solo per legittimare il fatto che voto Ulivo, ma per affermare che in ogni schieramento nessun singolo partito può legittimamente assumersi il ruolo di custode dell’ortodossia e paladino e raccoglitore del voto cattolico.
Sono cattolico ma non mi riconosco, per essere concreti, nel PPI e più in generale nella Margherita (del resto non mi riconosco neppure nei DS; in questa fase posso identificarmi come un orfano del fu Ulivo). Contesto tuttavia l’equazione che essere cattolico e di centrosinistra voglia necessariamente dire votare PPI (o chi per loro).
Io sono un cattolico: assieme al mio approccio con l’ambientalismo, con la democrazia, con la solidarietà, con la globalizzazione, con il federalismo e con quant’altro, farà di me una persona che fa politica.

Se per me l’essere cattolico è un valore importante (e per me lo è) potrò anche definirmi un cattolico in politica, ma evitiamo di parlare, per cortesia, di politica dei cattolici.


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