L'Inghilterra non e' un modello, ma puo' dare utili suggerimenti per la crisi italiana
Dopo tre settimane di vivace dibattito, seguito alla sconfitta del 13 maggio, sono riuscito a cogliere un segnale davvero forte, proveniente però da lontano: il capo del partito Tory, in Inghilterra, nell'ammettere la sconfitta del suo partito ha annunciato in diretta tv le sue dimissioni. Perchè Rutelli non ha fatto altrettano senza aspettare che qualcuno dei soliti snob, che in gergo sono ormai chiamati fighettoni, gliele chiedesse?
Eppure tutti i commentatori e i politologi hanno riconosciuto che la spinta verso il bipolarismo è stata netta, che la democrazia italiana ha superato brillantemente l'esame di maturità. Anche per questo non è facile orientarsi nel dibattito che si è sviluppato all'interno del centro-sinistra dopo la sconfitta del 13 maggio: accanto a spunti stimolanti, permangono messaggi criptati, difficili da decodificare. Anch'io, come tanti altri, leggo giornali e riviste, ascolto le voci che dibattono, mi tengo - come si dice - informato. Purtroppo molte cose non le capisco, mi restano zone d'ombra. Non ho trovato da nessuna parte, per esempio, una ricerca approfondita sulle cause della sconfitta e in merito faccio cinque domande a cui, forse, qualcuno si potrebbe anche prendere la briga di rispondere.
Le prime tre sono di carattere generale e le altre due riguardano fallimenti dei propositi riformatori nel mio settore di attività professionale: