Sull'invasione di campo del Vaticano.
Il nuovo governo di centro-destra non si è ancora insediato e i Vescovi italiani già esercitano la mai superata attitudine alla pesante ingerenza nella pratica governativa di uno Stato altro da quello Vaticano, per sferrare un attacco a quel residuale laicismo faticosamente conquistato in Italia negli ultimi anni.
Man mano che cadeva la contrapposizione, in parte artificiosa, tra democrazie liberali e democrazie socialiste, la possibilità di rappresentare i contrasti che separano gli elettorati non passava più solo e non tanto da una diversa concezione dell'economia, ma erano diventati rilevanti le divergenze tra "libertario" e "autoritario", tra "moderno" e "tradizionalista", che attraversavano in parte i due poli.
All'interno di entrambi gli schieramenti la contrapposizione tra democrazia occidentale e tradizionalismi religiosi di ogni provenienza ed espressione ha favorito sempre più lo svilupparsi di un individualismo tipico delle società liberali secolarizzate, ostili per loro natura a istanze di autoritarismo religioso e più inclini alla variabilità di modelli di vita sessuale, familiare e ad esprimere i valori religiosi e morali sempre più nella dimensione personale.
In parte indebolita nel suo dominio sulle coscienze da questa trasformazione di valori la Chiesa scende in campo con tutto il suo autoritarismo, per misurare la disponibilità del prossimo governo uscito dalle urne a un reciproco impegno e appoggio: ai "conservatori", i neoliberisti che si apprestano a governare in nome della libertà di mercato, ma che vogliono un certo controllo su questioni come la famiglia, l'aborto, offre un'alleanza di ferro, li incalza verso posizioni "autoritarie", ad avere mano salda in tutti i campi, anche in quello morale.
Di qui l'invito a rivedere la 194, il tema dell'aborto che investe da vicino la sfera etica e religiosa e rischia diportare ulteriori difficoltà e divergenze all'interno della coalizione di centrosinistra e non solo, oltre a portare chi si sta disponendo a governare su un terreno molto pericoloso e minato. Quello cioè di fare professione di valori, che non è proprio terreno di governo, ma compete alla sfera privata.
Una saggia politica di governo si ripromette di ottenere consensi dal maggior numero di persone. Non a caso l'interruzione volontaria di gravidanza e la sua regolamentazione in legge in una società multiculturale come quella attuale, ha rappresentato il frutto della massima espressione di volontà popolare, quella refendaria, e solo la volontà popolare dovrebbe, se mai, esprimere attraverso gli stessi strumenti se questa legge debba essere rimessa in discussione e con essa la gerarchia di valori e interessi da tutelare in essa contenuti.
Essi non furono fra l'altro introdurre l'aborto come metodo anticoncezionale, ma combattere l'aborto clandestino e porre in essere politiche di prevenzione dello stesso, mai penalizzando le donne, bensì aiutandole a non ricorrervi.
Solo gli stati "etico-confessionali" impongono ai cittadini orientamenti e scelte in temi come l'aborto, il divorzio, l'ecologia, la difesa dell'integrità della persona dal flagello della droga. Neppure il vecchio stato democristiano cadde in questo tranello. Se lo schieramento di centro-destra vuole accreditarsi come portatore di una cultura politica liberal-democratica deve rifiutare le sirene dei Vesovi che propone l'unità della morale e della politica in direzione di un autoritarismo religioso. A proposito della legge sull'aborto deve esentarsi dal manifestare opzioni proprie e prendere atto della volontà popolare, gestendo piuttosto al meglio le leggi che la stessa gli affida. Voglio dire che nel caso della 194 deve trasferire il suo terreno di governo e di intervento sul piano della politica di prevenzione dell'aborto, perché è questo il terreno ove si possono trovare le massime convergenze tra forze sociali di ispirazione laica e cattolica e dove si può esprimere l'equilibrio delicatissimo che la legge rappresenta e persegue.
Lo schieramento di centro-destra che si appresta a governare non è, anche se in gran parte ne è divenuto riferimento, esclusivo rappresentante di quel blocco sociale che afferiva alla vecchia D.C. di ispirazione cattolica, contiene al suo interno forze di ispirazione laica e liberale con una visione dei diritti individuali e dei principi morali autonomi da quelli religiosi. Rifiutando un approccio "etico-culturale" alle questioni come la famiglia, la natalità, il problema demografico, potrebbe contribuire a traghettare nel nostro tempo uno dei grossi mutamenti di cui la vita civile italiana avverte l'esigenza: rifiutare il condizinamento politico del Vaticano e l'obbedienza ad na precisa forma di potere che fa uso del religioso come propria copertura, esercitando una violenza sulle coscienze che contraddice il principio riconosciuto della dmeocrazia, e cioè il predominio dell'individuo sulla società e non viceversa.
Prevalga finalmente la nozione di laicità dell'astensione delloStato su questioni e scelte che attengono invece ad una laicità di confronto tra convinzioni diverse, nutrite, queste sì, anche profondamente di retaggi di cultura religiosa.