Il futuro lo vogliamo ora
Oddio, domenica si vota!
Faccio fatica ad aderire a formazioni politiche la cui democrazia interna sta sempre più diventando una parola vuota di significato.
Ho i crampi alle dita pensando di aprire schede per ritrovarmi con simboli che cambiano ad ogni esigenza elettorale.
Mi viene quasi uno smalvino immaginando di dare il voto a candidati, alleanze, programmi democraticamente imposti da signori che poi mi vengono a dire, ancora una volta : "Parliamo, proviamo a confrontarci su ciò che si dovrà fare in futuro" (la frase l'ho trovata in questo sito). A questi signori si potrebbe rispondere che il futuro lo vogliamo ora, ma sicuramente non capirebbero (non credo abbiano mai ascoltato Jim Morrison).
Una sola cosa mi frega sempre: l'orgoglio di essere di sinistra.
Quel fottuto, maledetto orgoglio frutto della storia personale di ognuno di noi.
Sarà, come dice Piero Pelù, una questione anatomica, ma te lo porti sempre addosso e devo dire, rafforzato, vedendo questa campagna elettorale.
Infatti se la coalizione di centrosinistra non e certo un esempio di coesione e ideali comuni, è cemento armato se messa a confronto con il centroDestra .
Quì trovi assieme strenui difensori dell'unità patria e personaggi che il federalismo lo vorrebbero applicato anche nelle osterie dividendo in repubbliche autonome i tavoli da briscola da quelli del tresette.
Viaggiano a braccetto personaggio che si ispirano (dicono) a Gesù e altri che espirano e inspirano direttamente da banche estere possibilmente compiacenti: il paradiso cattolico e i paradisi fiscali amorevolmente abbracciati.
Cosa avrà raccontato il Fantino a Rokko e Pierferdy sulla nota storia del cammello e dell'ago: che si trattava di una vecchia puntata di "Scherzi a parte"?
E gli elettori di destra tutti favorevoli?
Favorevole chi, dopo anni di politica si vede messo da parte da un giovanotto rampante il cui unico merito è quello di aver comprato la valigetta con il kit del perfetto politicota?
Noi a discutere, accalorarci, incazzarci (questo sito ne è un esempio) perché le richieste, le proposte fatte in questi anni (maggior spazio per democrazia e dibattiti, primarie per la scelta dei candidati, per citarne alcuni) rimangono nei cassetti per futuri (ritorna sempre questa parola) dibattiti.
Noi sempre a rompere con le stesse assurdamente democratiche richieste.
E gli elettori di destra che erano sensibili a questi temi dove sono?
A parte qualche sussulto da parte dei candidati trombati, nulla.
E' così forte il richiamo del libretto degli assegni del Fantino, spesso ostentato (vedi cene da venti milioni a testa anzi, a cranio) o, come nei migliori partiti comunisti, il Berlusconi riesce a zittire ogni contestazione interna?
Che abbia copiato più da Ceausescu che da San Francesco è abbastanza visibile:
il suo è il pensiero unico, il culto della personalità c'è tutto, parla sempre davanti a folle oceaniche (frutto anche di operatori di ripresa inginocchiati per inquadrare solo
le bandiere e non gli eventuali vuoti in sala), rifiuto di ogni democratico confronto.
Ma a destra non c'è proprio il coraggio di esprimere dissenso per inaccettabili compagni di merenda, per candidati autoritariamente imposti, per la negazione di ogni forma di democrazia interna?
Gli atteggiamenti sicuri, autoritari, arroganti, servono solo per i dibattiti pubblici?
PS: non lamentiamoci più di tanto se Silvietto imperversa su tutte le televisioni: è il solo che può convincere noi scoglionati ad andare a votare per votargli contro.