09 Maggio 2001
Vogliamo candidature D.O.C.
di
Luca Della Rossa
Contributo al dibattito per un più stretto legame tra eletto ed elettori
Trovo stimolante ed incoraggiante il confronto avviato da Salicini e Zani.
I primi punti sollevati da Zani sono quelli che da un po' di tempo riscuotono successo ed interesse nei talk show nazionali. Visti i risultati possiamo permetterci di provare a dare una soluzione anche noi. In caso di insuccesso alla peggio saremo in buona compagnia.
Ma veniamo ai contenuti, che cercherò di allargare e approfondire. Seguendo l'elenco redatto da Zani, troviamo:
- Legge elettorale:
- Quale sistema auspicare? Sono stato un convinto fautore del maggioritario ma ritengo pericoloso quanto è avvenuto con le liste civetta per una effettiva rappresentatività del Parlamento. E' vero che il fine di battere Berlusconi può giustificare molte cose, ma rischiano di venire messi in discussione dei principi basilari di democrazia e rappresentatività di minoranze che vogliono rimare tali e distinte. Occorre tenerne conto.
- Quale priorità deve avere la legge elettorale che riteniamo giusta per l'Italia in questo contesto storico? Deve privilegiare l'efficienza, cioè la piena capacità di governare per chi vince o deve privilegiare la rappresentatività dell'elettorato, col rischio di trovarci, come sistematicamente succede in Italia, in situazioni non bipolari che rendono possibili operazioni (tipo ribaltoni o cecchinaggi vari) tali da rendere la politica incomprensibile e lontana al cittadino medio?
- E sul presidenzialismo?
- Candidature. Mi stupisce il commento di Zani. In parte avrai senz'altro subìto scelte prese altrove, ma avevi ed hai un ruolo autorevole e di peso. Condivido la tua critica anche se credo che i mea culpa dovrebbero essere più forti.
- Primarie: E' vero che sono state fatte una volta sola ma non seriamente. In una realtà come Bologna come potevi seriamente competere con la candidatura ufficiale dei DS? E poi le origini della sconfitta sono altre, non certo il fatto che il candidato è stato scelto con le primarie.
- Numero di mandati: sostanzialmente sono d'accordo con entrambi, nel senso che il commento di Salicini è da leggere secondo me soprattutto in relazione al fatto che comunque non c'è un ricambio della classe politica che sia dopo due, tre o quattro mandati. I nomi nuovi sono fondamentalmente nuovi per la nostra regione, non in assoluto, e comunque esiste un patrimonio di esperienze, conoscenze, professionalità che rischia di venire disperso.
Condivido in linea di principio che la rappresentanza popolare non abbia limiti arbitrari, ma ritengo altrettanto valido ed importante che la scelta venga dal territorio (lo riprendo oltre).
- Classi dirigenti: su questo argomento mi pongo all'ascolto, sto ancora formandomi un'opinione.
- Liste civiche: Se non avviene un contemporaneo passo indietro dei partiti, nel senso di rimettersi in discussione come rappresentatività o come modalità operativa, il discorso sulla società civile o sulle liste civiche rimane solo un discorso, o peggio un uso strumentale delle stesse per allargare la base di consenso, non per rinnovare la politica.
- Non voto nel proporzionale: anche in questo caso sono d'accordo con entrambi: con Salicini nella scelta di votare Ulivo nel maggioritario ed astenermi nel proporzionale, con Zani sul fatto che è opportuno mettersi a lavorare per un nuovo progetto politico.
- Rapporto con il collegio. Vivo a Galliera; dopo due anni che chiedo di parlare di politica (politica, non di amministrare, non di fare l'assessore), come centrosinistra ed all'interno del centrosinistra, l'unica proposta che mi arriva è di partecipare ad una cena per Rutelli. Mi sembra manchi qualcosa.
Io voglio parlare e fare politica, voglio capire dove questa classe dirigente vuole portare il Paese, voglio trovare motivi che aumentino il mio senso di identificazione con il candidato e la coalizione, e perché no, arrogantemente credo di poter dare anche il mio contributo.
In realtà la tua marginale insofferenza alle candidature, lo scetticismo sulle primarie, e il concetto che tu esprimi sul rapporto con il collegio sono elementi tra loro collegati. Sono l'espressione, credo, di una visione che collega strettamente il candidato all'area di appartenenza e con un rapporto di tipo fideistico; l'elettore deve identificarsi e votare sapendo che l'eletto per definizione, vista la sua estrazione e motivazione, bene opererà.
Il cittadino medio non è più (forse in Emilia è meglio dire che lo è sempre di meno) disponibile a firmare cambiali in bianco. Ci vuole un rapporto più stretto con il cittadino e questo passa attraverso:
- la revisione del processo di identificazione delle candidature, che devono essere percepite più vicine al cittadino ed al suo vissuto, anche se tutti sono coscienti che l'onorevole di turno non ha un mandato territoriale;
- le primarie: era impossibile pensare che i candidati si presentavano per delle primarie e se trombati ma autorevoli rappresentanti di una fazione politica veniva presentati nel proporzionale? Non affermo che sia la soluzione ottimale ma poteva essere un percorso praticabile?
- Il rapporto con il collegio: io nel 1996 ti ho votato. Come posso sapere cosa hai fatto? Come puoi sapere se quello che hai fatto è stato apprezzato e meno? Critiche, lodi, e scambio bidirezionale con la base.
Spero di aver dato un contributo positivo alla discussione