Una politica che non pensa alla soddisfazione del proprio elettorato è naturalmente votata alla sconfitta.
Non ho mai pensato di non andare a votare, anche se un paio di volte in passato mi è capitato di votare per una lista a dispetto di un'altra. Stavolta, se mi ricandidavano all'uninominale l'on. Boghetta Ugo, ero pronto a promuovere un comitato di boicottaggio. Mi ha tolto dall'impaccio il Segretario regionale dei DS, l'on. Zani Mauro, indicando per il collegio n. 13 l'on. Boselli Enrico.
Come tutti gli elettori avrò a disposizione tre schede e ne userò due: una per votare di nuovo l'Ulivo al proporzionale e una per votare di nuovo Giancarlo Pasquini al Senato. La terza, quella del maggioritario, sono incerto se rifiutarla al Presidente di seggio, se votare per Di Pietro o per i radicali, se rimetterla bianca nell'urna....
Ho letto con interesse le argomentazione di quegli amici, come Salicini, Della Rossa, Funaioli e altri che sostengono che votare per il proporzionale vuol dire accettare supinamente il ritorno dell'arroganza dei partiti, ma non mi hanno convinto.
Di certo non voterò Boselli così come, fin d'ora, dichiaro che non voterò più per candidati imposti dall'alto: voglio partecipare anch'io, prima, alla selezione dei candidati.
I sociologi più zelanti sapranno spiegare, magari ricorrendo agli esempi più esotici, che quello che io chiedo è già intrinseco alla democrazia formale; qualche persona di buon cuore si affretterà a dirmi che per far questo basta iscriversi liberamente ad un partito: per esperienza vissuta direttamente posso garantire che non è vero, che non è mai stato vero.
Per la prossima scadenza elettorale bisogna mettersi in proprio, cercare altri elettori che intendano cedere il proprio voto solo in cambio di un patto esplicito, sottoscritto pubblicamente.
Adottando le regole del marketing, la politica deve cercare la soddisfazione del proprio pubblico: la cosiddetta Customer satisfaction. Gli elettori, per ottenere questa attenzione, devono costituirsi in associazioni - in analogia con quanto fanno i consumatori, gli ambientalisti, le categorie professionali - per essere in grado di conquistare spazio sui media, per avere l'opportunità di esporre le proprie ragioni, per riuscire a mettere in mora chi non merita più la loro fiducia.
Questa campagna elettorale ha messo in evidenza l'immaturità del mondo politico italiano a perseguire un compiuto bipolarismo, a sostenere l'alternanza tra i due diversi schieramenti.
Era evidente che Berlusconi si era rafforzato in questi anni rispetto al 1996, anche con la sua adesione al PPE. Tutti sanno che Rutelli non è Prodi, anche se i suoi poster piacciono alle signore di una certa età. Per rispondere alla Destra che, con forte anticipo ha scelto e dettato le regole del gioco, si è scelta una strategia minimalista: se va bene, andrà come è andata in questi ultimi cinque anni; se va male, speriamo nella salute di Berlusconi. Sfido poi che la campagna sia fiacca.
A peggiorare la situazione concorre la demonizzazione dell'avversario. Bisognava aspettare l'avvocato Agnelli per rivendicare un po' di quello che prima di Bossi si chiamava "amor di Patria" nei confronti degli articoli apparsi su importanti organi di stampa stranieri?
E' vero che, timidamente, qualche accenno era venuto prima da Violante e poi dal Ministero degli Esteri, ma il compiacimento evidente del centro-sinistra, scandito da Eugenio Scalfari (che di suo porta male, come possono testimoniare - tra i vivi - De Mita e Veltroni), nasconde la spasmodica attesa di un Angelo vendicatore quasi fosse il 7° Cavalleggeri del mitico West.
Certo le dichiarazioni di tipini come Gasparri e Previti "Non faremo prigionieri" hanno spaventato non poco quelli che già si sentono un poco prigionieri, magari per l'ammiccante occhieggiare scambiato in questi ultimi anni nelle anticamere, nei corridoi o nel salone dei "passi perduti". Ma per noi cittadini semplici, per la società civile, per le attività produttive cosa potrà mai accadere? Se non ci tuteleranno, protesteremo; se ci attaccheranno, ci difenderemo; se ci offenderanno, risponderemo con dignità.
Tra il 25 Aprile e il 1° Maggio, Enrico Ghezzi in "Fuori Orario" ha fatto trasmettere documentari e cinegiornali sulla Resistenza e sul Luglio 1960. Coraggio, c'è ancora anche quella Italia lì.