E' l'atteggiamento culturale la grande differenza tra Destra e Sinistra.
Potrei dire che da quando ho memoria l'Italia è in campagna elettorale: scusa questa per non affrontare mai i veri problemi, predisporre programmi e magari spacciare per tali quelli presentati nello show di Vespa, di cui fu protagonista l'unico vero uomo di spettacolo italiano, cioè il cavaliere. Alludo alla serata in cui, armato di pennarello, furono tracciate autostrade, ponti, infrastrutture varie e si parlava di miliardi come di noccioline. Certo è che c'è chi può farlo pensando al proprio capitale. Risultato: i programmi sono il grande assente di queste elezioni. Il polo, o meglio il suo capo, non lo ha ancora presentato perché teme che venga copiato, l'ulivo lo sbandiera dicendo che in un libretto c'è. L' ho visto in TV ma per quello che mi riguarda non ne conosco nemmeno l'indice. Comunque non è a 20 giorni dal voto che si deve conoscere perché oltre a leggerlo vorrei, penso al pari di tanti altri discuterlo, e pensiero stupendo, magari contribuire a migliorarlo. Desrta uguale a centrosinistra? No. La differenza c'è. Forse non c'è se si pensa alla corsa al seggio parlamentare e allo spettacolo indecoroso che ci è stato offerto senza nemmeno dare una parvenza di coinvolgimento della società civile, cioè chi è fuori dai ruoli dirigenti dei partiti; forse c'è se si pensa al solito vezzo italiano di promuovere amici e parenti. Forse c'è nell'insipienza di ognuno degli schieramenti in campo, compresi quelli che corrono per la bandiera. C'è, è grande, se invece parliamo di atteggiamento culturale. Nella democrazia, conquistata e difesa per anni dal centrosinistra non c'è l'arroganza, il razzismo la protervia che spesso si riscontra nella destra. Questo è il pensiero che mi porta, con ovvie conseguenze al 13 maggio. La democrazia e la battaglia per migliorare il paese non si ferma però quel giorno. Comunque vada i problemi restano anche il giorno dopo e forti di questo pensiero già dobbiamo rivolgere l'impegno al futuro. Niente deleghe a nessuno, continua attenzione per far crescere i meccanismi democratici e consentire a chi vuole di essere parte delle decisioni politiche senza dover per forza essere "inquadrato". Strada lunga e che per certi versi si era pensato negli ultimi anni di avere percorsa: pia illusione. Anche chi si era fregiato di "nuovo" ha fatto in fretta a percorrere la strada a ritroso: il tredici maggio questi raccoglieranno quanto seminato.
Oltre all'impegno di cui accennavo, il 13 maggio rappresenta anche una linea di demarcazione per un altro aspetto. Se vince la destra c'è il pericolo che da un giorno all'altro cessino le regole, alcune delle quali già a fatica si rispettano. Non vorrei che ognuno si sentisse libero da certe maglie, certo a volte strette e modificabili ampiamente , ma giuste in un paese democratico e civile e facesse un po' quello che gli detta l'umore. Volete un esempio? Pensate a Bologna. Non mi risulta che Guazzaloca abbia stravolto la viabilità bolognese. Ma prima d'ora avevate mai visto la fila delle auto nelle corsie preferenziali? Avevate mai visto tante auto parcheggiate in terza fila? Avevate mai visto tanti passaggi con il rosso ? Avevate mai visto tante auto scorazzanti nel centro storico? Tante auto che negli spazi blu non pagano il parcheggio o, spesso, belle schierate come in un autosalone sopra le strisce pedonali? Forse mi è migliorata la vista nel post-Vitali o veramente lassismo e spirito di impunità dilagano.
Tutto ciò mi spaventa. Non vorrei vedere ronde armate alla caccia di delinquenti e, visto che nel 90% dei casi non si trovano, far fare loro le veci da qualche barbone o da qualche albanese che si guadagna onestamente la pagnotta coinvolto però nel pagare a suon di randellate tutte le colpe dei suoi connazionali.
Termino con un ultima riflessione. I toni della campagna elettorale sono tali che probabilmente, al pari dei manifesti delle elezioni del quarantotto, saranno oggetto di studio fra qualche anno nelle tesi degli studenti di sociologia. Attenzione però a ridurre le valutazioni delle sortite del cavaliere e accoliti a battute. Quando parla il cavaliere ha in una mano i sondaggi (nell'altra il suo libro pubblicato nella stessa collane delle autobiografie di Ciausescu, Kim il Sung e altri campioni di democrazia) con i quali valuta quello che può dire. Molti, troppi , la pensano in modo riduttivo come lui, con una logica da Bar Sport dopo il secondo aperitivo. Quindi non diciamo che la tal cosa è una mascalzonata e la tal'altra una scemenza. Occorre trovare il modo di spiegare meglio, sempre con una battuta che stia nei cinque secondi televisivi, ma che non sia solo una liquidazione superficiale delle uscite del cavaliere e dei suoi uscieri. Forse spetta a noi, che non abbiamo spazi televisivi o altri siti mediatici, ad esclusione dello strumento di cui ci stiamo servendo, porci in modo più ragionato sulle questioni, forti sempre del fatto che politica si fa ogni giorno, e i risultati vengono alla distanza. Calma e gesso.