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20 Aprile 2001
Cattolici democratici ed elezioni
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Manifesto di sostegno all'Ulivo firmato da esponenti del mondo del cattolicesimo democratico

Ci riconosciamo nella tradizione cattolico democratica, una significativa tradizione civile e politica (Sturzo, Lazzati, Dossetti, Moro) che ha segnato la storia del nostro Paese.

Consideriamo molto importante la politica, il luogo in cui ciascuno può pensare e soprattutto promuovere il proprio progetto per la persona, la società, l'economia, le istituzioni.

Nella logica bipolaristica nella quale ci muoviamo, guardiamo realisticamente alle prossime elezioni e riteniamo doveroso interrogarsi sulla posta in gioco.

La politica è ascolto, confronto, libera ricerca del consenso, e il sistema democratico esige la distinzione dei poteri e una dialettica costruttiva: non possiamo accettare perciò la scelta di un centro destra, dove è preponderante l'onnipotenza del capo-padrone, un discusso uomo d'affari, sciolto dai controlli normalmente esercitati dalle formazioni politiche organizzate democraticamente, che concentra nella sua persona una quantità disparata di poteri eterogenei.

Quando l'affare, i grandi affari privati si intrecciano fittamente con l'istituzione e l'amministrazione pubblica, anche le libertà personali ne soffrono. Il plateale conflitto d'interessi, inevitabilmente, comporta un uso interessato della funzione pubblica e una conseguente ridotta sensibilità per le autonomie e le libertà personali: di fronte all'urgenza di un grande affare cui piegare la pubblica istituzione e la collettività, cosa mai potrà valere il rispetto delle persone e dello loro opinioni?

Del resto, il centro destra, nelle sue scelte parlamentari, si è sempre mostrato assai poco sensibile alla definizione di garanzie giuridiche nei confronti di libertà economiche diffuse, preferendo che nel mercato continui il vuoto delle regole che, di fatto, consente ai grandi già arrivati di innalzare barriere nei confronti dei più piccoli.

Vogliamo reagire contro la "mistica" del mercato: il mercato è una forma importante dell'agire umano che, però, non esaurisce nemmeno la stessa sfera economica in cui c'è il profit ma anche in no-profit, il commercio equo e solidale, il finanziamento etico, la necessaria ridefinizione dei rapporti fra Nord e Sud del mondo, un modello di sviluppo che non sia distruttivo della natura e che sappia salvaguardare i rapporti fra le persone.

D'altra parte, lo sanno tutti che ci sono beni "fuori mercato", servizi "che non si possono pagare al loro costo + un ragionevole profitto" (sanità, previdenza, assistenza, ecc…). Qui non si scherza: assetti privatistici governati dalle regole della profittabilità sono destinati o a ridurre il servizio (abbassando i costi) o a renderlo accessibile (alzando i prezzi) solo a quote minoritarie della popolazione.

Ciononostante, lo statalismo che abbiamo conosciuto ha ancora bisogno di corpose correzioni, ma non a vantaggio di ristrette "cricche" pubblico-private o lobbystiche: lo Stato deve rappresentare la garanzia di eguaglianza di tutti i cittadini e del rispetto dei diritti di ciascuno.

Il nostro Paese ha certamente bisogno di rimodellare lo Stato sociale e di promuovere una società solidale: crea sconcerto che a realizzare la riforma possa essere un centro destra così prossimo agli "affari", agli affari di un capitalismo senza regole, fiducioso solo nelle dinamiche di mercato, ma anche, vorremmo sottolineare, di una borghesia produttiva sprovvista di una cultura che sappia vedere oltre i limiti dell'utilitarismo.

Vogliamo, nella certezza della legge, una società tollerante e ospitale: è culturalmente molto pericolosa l'ostentata ricerca - più evidente nella Lega - di radici fondative in valori etnico-tradizionali di società chiuse e l'odio seminato verso tutti i diversi: le società chiuse ed escludenti sono quelle destinate a scomparire; la nostra civiltà si è invece sviluppata, nel divenire della storia, attraverso un mirabile incontro di tutte le civiltà mediterranee ed europee e, d'altra parte, ciascuno di noi non è forse una novità irripetibile rispetto a tutti gli altri?

Siamo convinti che una attenzione vera e non strumentale ed interessata ad alcuni valori essenziali a partire dalla centralità della persona - quali la vita, la famiglia, l'educazione ecc. - trovi le condizioni di accoglienza e di risposta positiva in un contesto politico di effettivo sviluppo del sistema democratico e della partecipazione e in una dinamica sociale orientata alla solidarietà; come credenti e democratici ci dispiacerebbe moltissimo che l'annuncio al quale ci ispiriamo venisse ridotto ad alcune rivendicazioni legittime ma parziali e alla salvaguardia di motivi tradizionali d'ordine.

Siamo convinti che l'impegno politico deve essere fondato e accompagnato da un preciso impegno di confronto critico, di dialogo culturale sulle prospettive di sviluppo, sul futuro della nostra società: vogliamo evitare che il nostro Paese si omologhi alle culture dell'individualismo e dell'utilitarismo, largamente diffuse dalla commercializzazione e dalla banalizzazione della vita cui ci stanno abituando le TV private e, per emulazione, le stesse TV pubbliche.

Ci rendiamo conto che nell'area di centro sinistra non ci sono solo luci e che vi si trovano culture e pratiche non tutte e sempre condivisibili: con il confronto e il dialogo possiamo e vogliamo contribuire a farle evolvere; nell'Ulivo, un contesto popolare che contiene le diseguaglianze vecchie e moderne del censo e della condizione sociale, sono garantiti pluralità e confronto, vediamo spazi per la partecipazione, per una dialettica costruttiva, per costruire una comune progettazione pur nel rispetto della varietà delle matrici culturali.
Nell'Ulivo, insomma, possiamo trovare lo spazio per respirare e per continuare ad esistere.

E' per queste convinzioni che voteremo e invitiamo a votare Ulivo.

Francesca Accorsi
Pietro Aceto
Giuliano Ansaloni
Augusto Baietti
Giuliana e Arnaldo Baldacci
Maria Cristina Baldacci
Federico Bellotti
Daniele Benini
Lanfranco Beretta
Daniele Bertozzo
Francesco Bianchi
Teresa e Claudio Bignami
Giuseppe Billi
Mauro Bosi
Pier Carlo Brunelli
Marco Calandrino
Alberto Caldana
Giovanni Calori
Giovanni Calzoni
Monica Campagnoli
Giorgio Campanini
Antonino Capodieci
Luciano Catalano
Domenico Cella
Giulia Cella
Vittorio Chieregato
Cesare Conti
Nando Conti
Francesco Crovetti
Ruggero Davolio Marani
Giorgio Degli Esposti
Graziano Del Rio
Alessandra Deoriti
Luciano Draghetti
Silvia Federici Gazza
Matteo Festi
Gaetano Finelli
Marco Fiorentini
Pietro Fortuzzi
Amelia Frascaroli
Gerardo Garuti
Giuseppe Gervasio
Pier Giorgio Grassi
Giorgio Grillini
Marta Gualandi
Mariele Guerresi
Giuseppe Guidi
Antonio Laghi
Roberto Landini
Michele La Rosa
Giancarlo Lenzi
Carlo Lesi
Loris Luppi
Alessandro Medici
Gabriele Mezzetti
Mario Micheletti
Pier Giorgio Maiardi
Anna Majani
Domenico Manaresi
Matteo Manzoni
Giovanni Maroni
Umberto Mattioli
Margherita Mazzanti
Alessandro Medici
Serena e Saverio Melega
Eugenio Melotti
Roberto Mignani
Adriano Minelli
Maria Cristina Minghelli
Gianluca Mingozzi
Celestino Modelli
Carlo Monti
Anna Moser
Andrea Nadalini
Michele Nadalini
Giampaolo Nascetti
Paolo Natali
Pietro Nicoletti
Mario Nironi
Stefano Orlandi
Marcello Ottani
Luigi Paganelli
Paolo Pallotti
Augusto Palmonari
Nicola Palumbi
Fabio e Donata Pantaleoni
Angelo Paruolo
Luigi Pedrazzi
Claudio Peghetti
Fernando Perrone
Tommaso Petrella
Enrica Pietra
Fosca Prodi
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