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Un voto di difesa
di Teresa Alberti

La sinistra può aspirare a guidare l'Italia solo se sarà in grado di ripensare la propria analisi dei problemi del nuovo capitalismo mondiale.

Ogni nazione ama considerarsi particolare. Gli Italiani generalmente pensano a se stessi, come gente che unisce l'industriosità alla capacità di divertirsi. Oggi nel 2001 emerge un'altra tipica specificità italiana: la particolare incapacità a fare le riforme, quella caratteristica difficoltà a diventare ciò che Romano Prodi chiamava una "democrazia normale". Crisi frequenti e instabilità caratterizzano lo Stato Italiano, che non sembra riformabile. Nonostante tutti i nobilisforzi degli anni '90 per sradicare la corruzione, riscrivere la Costituzione e incoraggiare l'evoluzione verso un sistema più stabile a due partiti, sbarazzandosi della rappresentanza proporzionale, poco o nulla è cambiato. Insabbiati gli sforzi contro la corruzione, accusati i magistrati di collusione coi politici, vanificata ad opera di Silvio Berlusconi la commissione per la riforma della Costituzione. Pochi voti condizionarono lo scorso Aprile il Referendum che avrebbe dovuto abolire la Proporzionale. Il risultato è la paralisi. L'Italia, invece di un paese moderno e bene organizzato, ha più di 50 partiti, molti dei quali minuscoli, formati da politici vanitosi pronti a vender ei loro servigi al migliore offerente. Le amministrazioni si alternano a capriccio di questi uomini, più che per risultati elettorali; il primo ministro è debole, condizionato da gruppi di pressione. Il 2001 non cambierà nulla: potrebbe essere al governo un'altra coalizione di centro-sinsitra con Rutelli, anziché Giuliano Amato, ma ugualmente ostaggio dei piccoli partiti. Se poi dovessimo essere governati dal centro-destra, lo spettacolo sarebbe molto più desolante. ben lungi dall'immagine di una destra liberale, la partnership di Berlusconi è una incredibile accozzaglia: Bossi prima secessionista, poi federalista, sempre fondamentalmente esibizionista, Fini non poi tanto "post-fascista" e Forza Italia, il gruppo di Berlusconi, ben lontano da sembrare una organizzazione politica rappresentativa, quanto più un Club di fans di una squadra di calcio. E infine lo stesso Berlusconi. Sia o meno colpevole di tutti gli atti di accusa per cui è stato plurinquisito, resta l'uomo che controlla circa la metà del mercato televisivo del Paese. Questo da solo lo escluderebbe dagli incarichi pubblici in ogni moderna "democrazia normale". Di recente il ministro Visco ebbe a dire: "E' una attitudine degli italiani di non avere fiducia della classe dirigente, e hanno ragione. Troppo spesso" - aggiunge - "i nostri politici, i sindacati, gli imprenditori sono incapaci di capire cosa succede o sono così indifferenti all'interesse generale da distruggere tutto. O peggio sono così presi dal fare denaro per se stessi" - rubare in altre parole - "che non si preoccupano dell'economia". Non si parla della Russia o della Nigeria o del Pakistan, ma di un grande paese europeo. Ancor più lascia attoniti che tutto continui come prima, quando alche paesi come la Serbia cominciano a mettere in discussione la loro realtà corrotta. Il nostro paese sta davvero diventando più un imbarazzo che un'anomalia per l'Europa e quando in un paese la morale rimane "altro" dalla politica non stupisce che, anche in questa contingenza elettorale, si ripropnga lo spettacolo diuna lotta senza risparmio di colpi bassi tra nemici e non tra avversari, nemici incapaci di risolvere risentimenti del passato alla luce di un nuovo patto su nuove basi istituzionali. Da quiil grottesco anticomunismo agitato da una destra non autenticamente liberale, ma oscura e inquietante, la cui mediocrità e incultura non esita a riproporre simbologie naziste. Dall'altra un centro-sinistra che, dopo la disintegrazione del comunismo non ha ancora ridefinito i suoi contorni ideali, sottolineando una politica di emancipazione in cui la tensione alla uguaglianza significhi fare il miglior uso dei talenti di tutti i cittadini, costruendo coesione sociale e autostima nelle persone. Così esaspera nella lotta politica al centro-destra gli elementi, pur incontestabili, di pericolosità eversiva di una sua parte, demonizzandolo nel suo insieme. La destra andrebbe sfidata nell'analisi della realtà culturale e politica in cui il futuro tecnologico e globalizzante ci sta proiettando. Il ventesimo secolo non ha solo segnato la crisi del comunismo, ma anche i limiti del capitalismo liberale e democratico, la cui deriva liberistica ha imposto l'onnipotenza della logica del mercato e del denaro come fine oltre che come mezzo. Per di più la crescente sofisticazione tecnologica rischia di ridurre ogni attività a pura funzione di un sistema produttivo, al di fuori della comprensione dell'individuo che lavora,produce e consuma. Chi governa l'egemonia degli apparati economici e finanziari tende a sottolineare il mito del paradiso dei bisogni indotti, nascondendo che l'illusione di facili ricchezze per tutti condurrà all'aggravamento materiale ed esistenziale di molti e alla marginalizzazione di sempre maggiori gruppi sociali, in Europa e nel Mondo. La sinistra deve pensare criticamente ai pericoli di questa nuova rivoluzione, quella tecnologica, in cui economia, scienza, tecnologia e comunicazione (pubblicità sotto varie vesti) costituiscono un blocco unico contro cui il singolo è impotente ed è nel cuore della tradizione culturale della sinistra il bisogno di "lavoro cosciente". E' nella incoscienza delle masse che ha trionfato il surrogato attivo del denaro, a tutti i livelli e la diffusione di bisogni indotti ha aumentato vecchie e nuove povertà anche nei paesi di capitalismo avanzato. Questi problemi attengono alla centralità della questione sociale oggi e rafforzare il voto a sinistra è l'unica possibilità di rendere al nostro tempo un servizio capitale: porre la questione morale anche alla cultura economica dominante, cui è estraneo il concetto di limite alla massimizzazione del profitto di pochi, a scapito della fruizione dei bisogni primari da parte di tutti gli uomini.


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 Persone citate  

[Amato Giuliano]
[Berlusconi Silvio]
[Bossi Umberto]
[Fini Gianfranco]
[Prodi Romano]
[Rutelli Francesco]
[Visco Vincenzo]

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