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Qualcuno capisce e non si adegua
di Luigi Bagnoli

L'apatia e il disimpegno del popolo dell'Ulivo sono colpa dello scollamento tra i partiti e gli elettori, che vogliono una coalizione unita.

Manca solo un mese alle elezioni e si percepisce una palpabile indifferenza tra gli elettori dell'ex Ulivo in forte contrasto con i l lavorìo entusiasta del '96. Certamente il motivo non può essere il presagio della vittoria di Berlusconi, visto che anche allora il trionfo del Cavaliere era dato per scontato. tanto che nessuno pensò di far concorrenza al buon Prodi come capo della coalizione. Che si bruciasse pure lui ! E invece sappiamo come andò.
I tre governi hanno conseguito risultati buoni e in certi casi ottimi e perciò anche questo non spiega l'apatia e il disimpegno diffuso.
I motivi vanno invece ricercati nel nostro campo. Seguono una sottile linea di progressivo scollamento tra il mandato implicito dei cittadini e la capacità degli uomini che costituiscono la parte dirigente dei partiti. I voltafaccia e i cambi di casacca di questa legislatura e l'abile restaurazione della capacità delle segreterie di decidere della sorte dei governi solo sull ascorta dell'interesse di bottega hanno scardinato il patrimonio di entusiasmo generato dall'Ulivo. E purtroppo molti dei protagonisti del Centro-Sinistra (è giusto rendere omaggio anche nella grafia a chi ha chiaramente vinto la partita giocata per effermar el eproprie regole: Cossiga) hanno sfruttato questi giochi. In effetti dalla caduta di Prodi il governo dell'Ulivo, della coalizione che noi avevamo votato. è tornato ad essere la somma delle delegazioni dei partiti tutti pronti alle rivendicazione di questo e quello pur di ottenere un minimo di visibilità e potere in più. E molti partiti del Centro-Sinistra appaiono organizzazioni volte più a giustificare e rinforzare le pretese di un ceto politico piuttosto che rappresentaregli interessi legittimi di una parte della popolazione. Spesso senza chiari statuti e regole certe di democrazia interna, con sempre più evidenti vizii autoreferenziali.
I politici sono tornati ai propri recinti, ad arare il proprio orto, a farsi interpreti di interessi di settore, ad accentuare le differenzeper aumentare ilproprio peso relativo all'interno della coalizione. Si è guardato con fastidio a chi sperimentava formule nuove di partecipazione politica. Si è avvertito il ritorno all'abitudine dei politici di confrontarsi tra loro. Non si rendevano conto che la rissosità li privava dell'elemento che aveva fatto vincere l'Ulivo: la coesione in un progetto per il governo dell'Italia.
Le recenti novità botaniche non riescono a dissimulare i loro meri fini elettorali, il girasole composto da due partiti con antitetiche visioni sociali e storie politiche diametralmente opposte. O la margherita divisa da inconciliabili scelte in tema diorganizzazione dello Stato. L'Ulivo cercava di superare le contraddizioni proponendo un programma di governo che sottolineava gli aspetti di accordo. Oggi siamo di fronte ad una proposta politica disarticolata, contraddittoria, dall'evidente sapore strumentale.
E infine lo scandalo dei collegi del maggioritario dove appare sempre più evidente la inversione della scelta. Non più i cittadini che scelgono il candidato, ma i candidatipiù forti all'interno della nomenclatura e non nella società che scelgono dove farsi eleggere. E' amaro ammetterlo ma negli ultimi tre anni il ceto politico del centro-sinistra ha fatto di tutto per rendere la politica un affare sempre più lontano dai cittadini.
L'unica speranza è che rimanga ancor desta la paura per il governo del Cavaliere.


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