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L'astenuto moderno
di Michele Serra

Profilo dell'astensionismo di sinistra

Nell'infanzia della nostra democrazia, l'astensionista tipico era il menefreghista. A parte qualche nobile radicalità (gli anarchici per esempio), disertare le urne non era il frutto di un ragionamento, ma dell'eccessiva fatica che quel ragionamento avrebbe comportato. basta che c'è 'sto sole, baste che c'è 'sto mare. Quell'antica figura italiota, perfino simpatica nella sua neghittosità, sta lasciando il posto, anno dopo anno, ad astensionisti di ben più complessa natura e tempra.
Astensionisti colti, vissuti, smaliziati. Di buone letture e spesso di ottime ragioni. Astensionisti di sinistra.
Se volete individuare l'astensionista di sinistra nella topografia sociopolitica del paese, dovete impugnare la cartina a rovescio. Egli non si colloca più, come era tradizione dei vecchi astensionisti, al di sotto della politica, ma ampiamente al di sopra. Lui l'ha attraversata tutta, la politica, per quanto è lunga e alta, ne è egli stesso una sorta di carotaggio in carne e ossa (lo avverti dai vestiti, dai quotidiani che legge, dall'eloquio), e infine se l'è ritrovata sotto i piedi, bassamente inerte, indegna, deludente. Ne parla con consumata cognizione e parimenti con amaro disprezzo, come di una sottostante deriva fangosa dalla quale è appena emerso.
Ora: il confine tra l'alterigia e l'altezza di pensiero non è mai così ovvio da permetterci di liquidare facilmente l'astensionismo di sinistra. Ci si dispone, così, ad ascoltarlo con rispetto, a partire dalla comune convinzione che sì, in effetti, la politica nostra coeva non opera con particolare lena per allontanare da sè un'immagine mediocre e sdrucita. Però, ecco: trascorsa la prima tranche dell'omelia astensionista, capita poi di concentrarsi sul famoso «da che pulpito?» che sgorga spontaneo da ogni uditorio vigile. Ci si chiede, cioè, se e quanto lo speciale cursus civile dell'astensionista si distacchi così nettamente, così brillantemente, così sapientemente da quel panorama di rovine - la politica - che egli addita.
Perché, si capisce, se il dito che ti indica la mediocrità è quello di un Danilo Dolci o di un missionario comboniano o di un illuminato, elevatisi per santità o per soccorrevolezza sopra la mischia, beh, l'effetto è suggestivo, e il monito convincente. ma se quel "o tempora o mores" prorompe da uno esattamente come te; magari tuo coetaneo; magari segnato dai compromessi parecchio più di te; magari non impeccabile cittadino, con qualche arrangiatura fiscale e qualche disinvoltura professionale alle spalle; magari, insomma, perfetto contemporaneo, negli alti e soprattutto nei bassi, di quella politica che tanto lo disgusta; beh, l'effetto non è più lo stesso.
L'effetto è quello di un normale narciso trenta/cinquantenne che non ha saputo fare neanche mezzo conto coni suoi personali rattoppi e cedimenti, ma trova culturalmente brillante, e psicologicamente compensatorio, imputare alla politica ciò che non oserebbe mai imputare a se stesso. Il suo lamento ricalca, appena più algido e documentato (ha letto dei libri) l'albertosordismo di «a me m'ha rovinato la guera». A lui lo ha rovinato la politica, che gli ha spremuto le meglio energie e illusioni della gioventù dandogli in cambio Mastella.
Non si chiede mai se la povera politica, oberata come certi cargo di contrabbando da un esercito di «ego» che a suo tempo le chiesero, scusate se è poco, il biglietto per la rivoluzione e/o la felicità, non si sia magari arenata anche a causa di quel pazzesco sovrappeso. Lui si tiene alla larga dalla dolorosa e necessaria cognizione dei limiti della politica, della sua parzialità, perfino del suo squallore, proprio quella cognizione che ha aiutato la sinistra a emendarsi dal totalitarismo, a darsi obiettivi e desideri un po' più alla portata della casalinga di Voghera, e perfino della Federcasalinghe.
Dice un mio saggio amico (che, come me, avrebbe tutti i requisiti per essere un astensionista narciso; ma, come me, ha abbastanza senso del ridicolo per non diventarlo), dice un mio amico che se davvero sei costretto a scegliere tra due cacche, è meglio scegliere la cacca che hai fatto tu. Se non la riconoscenza (è duro, in effetti, avere riconoscenza per questa politica), almeno il riconoscimento potrebbe aiutare l'astensionista di sinistra a specchiarsi, umilmente, in ciò che lui stesso ha prodotto, dal Sessantotto in su (e in gù).
La sinistra italiana assomiglia molto agliitaliani di sinistra e viceversa. Non conosco, tra i miei amici astensionisti, molte persone che saprebbero salire e scendere da un pendolino meglio di Rutelli. O governare Bologna meglio di come avrebbe fatto la povera Silvia Bartolini, impallinata da poche centinaia di fighettoni che avrebbero votato solo per Dozza, che però è morto, o per Bruce Springsteen, che però non era candidato.
Quanto al «tanto è lo stesso, sono tutti uguali» che spesso chiosa il discorso astensionista (quello di ieri come quello di oggi), non sarebbe male domandarsi, alla luce delle geniali sortite dell'amministrazione Bush sui gas-serra e sull'ambiente, se per esempio, fesso per fesso, sarebbe stato davvero uguale eleggere Al Gore. O se la medicina di base, la scuola pubblica, il diritto al lavoro saranno gli stessi, in Italia, dovessero vincere il Polo o l'Ulivo.
A meno che l'astensionista di sinistra non ami compiangersi (cosa molto di sinistra), e misurare il peggioramento del mondo come prova costante della propria solitaria virtù. In quel caso, però: perché non punire la sinistra votando direttamente per la destra? Nel voltafaccia, almeno, può sperimentarsi una dolorosa compromissione, si paga un prezzo, ci si umilia, ci si confonde con altri. Ci si riumanizza, e ci si riappolitica. Si dismette quella piega amara dell'intelletto, quel broncio teatrale che rende insopportabile, specie adesso che la cacca 8bipolare) è alle porte, questo neoaventinismo in assenza di un fascismo che lo giustifichi, questo rinverginarsi in assenza di fedi che lo fortifichino.


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[astensionismo]
[elezioni politiche]

 Persone citate  

[Bartolini Silvia]
[Danilo Dolci]
[George Jr. Bush]
[Gore Al]
[Rutelli Francesco]
[Sordi Alberto]

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[Caro Michele Serra...]

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