Il caso Enrico Boselli al collegio 12 di Bologna: è possibile votarlo turandosi il naso? O è meglio astenersi?
Caro Michele Serra, ultimamente sembra che in certi ambienti della sinistra sia diventato molto di moda una certa fascinazione per la cacca, che proprio non riesco a spiegarmi. A parte il caso di Luttazzi, che certamente è un deviazionista di sinistra (coprofagia, malattia infantile del comunismo?), sinceramente non capisco il discorso del tuo saggio amico "se costretto a scegliere tra due cacche, è meglio scegliere la cacca che hai fatto tu" (cito dal tuo articolo de "La Repubblica" del 4 aprile 2001). Non so tu e i tuoi amici che rapporto abbiate con la cacca, io di solito non mi ci intrattengo piu' di due minuti al giorno (la faccio, mi netto, tiro l'acqua e non ci penso più), e dalla poca esperienza che ho sull'argomento non mi sembra che ci siano poi queste gran differenze tra l'una e l'altra, e grazie al cielo finora non ho mai dovuto fare delle scelte tra cacche.
Almeno fino ad oggi. Ho visto infatti che le Montagne riunite a Roma hanno partorito un piccolo topolino puzzolente nel mio collegio elettorale, di nome Enrico Boselli (famoso come pupillo di Craxi, già Presidente della Regione Emilia-Romagna quando dallo Statuto regionale venne tolto il richiamo alla Resistenza - la stessa operazione che oggi fa giustamente tanto incavolare i consiglieri del centrosinistra in Comune - e responsabile del famigerato Trifoglio che affossò definitivamente Prodi nel '98 assieme a Cossiga e La Malfa, due che sono già passati dall'altra parte). Ed ecco che l'argomento escrementizio, fin qui esorcizzato, ritorna in tutta la sua prepotenza. Che fare il 13 maggio? La cacca del polo o quella socialista? Tieni conto, che questa cacca (tra le altre cose) non l'ho fatta io: mi è arrivata da Roma già confezionata con la scritta prendere o lasciare. Visto che già una volta mi è toccato votare un tizio che in Parlamento si è comportato all'opposto dei miei desideri (Ugo Boghetta di Rifondazione, un altro degli affossatori di Prodi), questa volta nel ricatto non ci casco: lo so che è fuori moda, ma io nella scelta tra due cacche preferisco astenermi - come penso faranno tutte le persone di buongusto e di buonsenso - a meno che non riusciate a convincermi che invece di cacca si tratta di un prodotto tipico DOP da agricoltura biologica, ma la vedo dura.
Non mi sono mai astenuto in vita mia, anzi: ho sempre litigato di brutto con chi faceva professione di astensionismo. Ma quale altro strumento ho per far sentire il mio disgusto per un metodo di selezione della classe dirigente che ha fatto storcere il naso persino a D'Alema e Mancino (che di cose brutte ne hanno viste nella loro vita)? L'unico argomento che ancora mi trattiene dal proposito astensionista è che tanto questo tipo di messaggi non vengono ascoltati e il caso della sconfitta di Bologna è lì a dimostrarlo. Invece di aprirsi, ed ascoltare con umiltà, e ricostruire si è scelto l'arroccamento più bieco, la partitocrazia più buia. Allora, buonanotte.
Dovrò rassegnarmi ad essere iscritto anch'io nel club dei fighettoni, tipo quelli che non hanno votato la Bartolini a Bologna, (dall'esame dei dati elettorali risultano fighettoni talmente snob da abitare a Borgo Panigale o al Pilastro), ma la cosa ha anche i suoi vantaggi: avrò un posto riservato al Rosa Rosae e potrò organizzare con Stefano Benni un dibattito alla Feltrinelli (un titolo a caso: "Merda e Mobbing nelle librerie Feltrinelli di Bologna"). Come dice il sociologo Fausto Anderlini (che ha disegnato a suo tempo i collegi assieme ad Arturo Parisi e per merito del quale mi trovo in un collegio blindato, ah beati coloro che abitano nei collegi a rischio dove i candidati sono persone serie): la mia carriera di fighettone-snob-campioncino-dei-dorotei è assicurata.
Chissà se faccio ancora in tempo a traslocare a Fidenza?