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Par Condicio del disagio
di Sergio Carassiti

Il disagio dei sostenitori dell'Ulivo č presente anche in molti sostenitori della Casa delle Libertā. Ma il male comune non č un mezzo gaudio.

Durante questa campagna elettorale avverto presente in amici e conoscenti, che so essere ed essere stati sostenitori dell'Ulivo e del centro-sinistra, un ambivalente stato d'animo vicino alla delusione e al disagio, che alcuni temono di palesare (a volte anche a se stessi) , mentre altri (mi sembra quasi forzandosi) lo esternano. Questo sentimento mi genera una sorta di inquietudine.
Bene.
Operando spesso a Forli' per motivi di lavoro, la scorsa settimana non ho potuto fare a meno di ascoltare il comizio di A.N. e dell'on.le Fini (le finestre dell'ufficio danno proprio sulla piazza). Ero in compagnia di persone sicuramente definibili come "conservatori", ma della cui serieta' ed onesta' intellettuale non dubito, stante anche il loro impegno politico a favore della legalita' oltre che delle riforme referendario-istituzionali dell'inizio anni '90. Debbo confessare , con sorpresa, che durante tutto il comizio e' cresciuto in me un senso di consolazione. Mi e' apparso infatti in tutta evidenza che i sentimenti di imbarazzo e disagio, che trovavo fra i sostenitori dell'Ulivo centro-sinistra, erano presenti con uguale intensita' e profondita' anche in persone che da tempo ammettevano le loro simpatie per il Polo e che lo avevano sostenuto. Mal comune mezzo gaudio ??? Direi di no, anzi, questo segnale mi sembra debba far riflettere per diverse ragioni :
- prova che il ceto politico sopravvissuto alle scosse dello scorso decennio non si cura dei settori piu' evoluti dell'elettorato, cerca di mietere consenso ""facile"" senza sufficiente sforzo di elaborazione puntando (in ambedue gli schieramenti) a gestire il confronto con risposte semplicistiche ad ansie derivanti da problemi complessi, amplificando timori , a portare in primo piano interessi particolari. Per certi aspetti sembra di essere in una sorta di valle dell'eco degli slogan elettorali;
- prova che c'e' un crescente scollamento fra chi chiede di partecipare alla vita ed alle scelte di movimenti schieramenti partiti fazioni e partitini e gli apparati e persone che ne hanno la responsabilita' della rappresentanza e guida. A testimonianza si considerino le metodologie attuate sui due versanti del campo politico per (im)porre le candidature (non possono soddisfare le ipocrite dichiarazioni di apertura di qualche leader immediatamente DOPO la chiusura delle liste);
- prova che per paura del confronto, le cui asprezze e i cui toni sono acuiti dal maggioritario a turno unico, si e' preferito prudentemente chiudere alla novita' a vantaggio di logiche sperimentate ( anche con insuccesso si badi bene !! ) , ma certamente piu' facili da gestire anche dopo una eventuale sconfitta;
- prova che si preferisce sia da una parte che dall'altra rivolgersi a settori e gruppi che in qualche modo si e' convinti di poter controllare(anche se in misura sempre minore), piuttosto che riconquistare porzioni di astensionismo e di non partecipazione, nella ovvia convinzione che comunque quello che alla fine si conta e' il numero dei voti espressi.
Nella sostanza mi sembra che la campagna elettorale non offra particolari motivi di soddisfazione, mostrando una classe politica che , in ambo gli schieramenti, sembra rinunciare alla comprensione ed alla guida del paese per limitarsi ad inseguirlo.
Continuo pero' a pensare al voto come un diritto-dovere del cittadino che testimonia la propria accettazione ed adesione alla vita democratica e l'importanza che annette alla funzione politica. Mi rendo anche conto di essere stato tutto sommato piu' fortunato di altri nella "tombola" dei candidati (sono al collegio 12 e anche questa volta non faro' mancare , forse con meno entusiasmo, il mio appoggio a Parisi) .
A chi si trova in condizioni di ben maggiore difficolta' chiederei di non disertare le urne, di trovare una soluzione "tecnica" che consenta , pur nella semplificazione tecnica imposta dalla strumentazione elettorale a disposizione, di far emergere la propria idea di politica allo scrutinio. Invito soprattutto , e qualunque sia l'esito della tornata elettorale a non rinunciare all'impegno ed alla pur faticosa ricerca di partecipazione DOPO il voto. Evitiamo che la politica (quella locale per cominciare!) diventi sempre meno interessante, che sempre meno quindi ci si interessi alla politica, rendendola cosi' sempre piu' debole e subalterna a centri di interessi pur legittimi ma non vincolati alle regole della democrazia e del bene comune.


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 Persone citate  

[Fini Gianfranco]
[Parisi Arturo]

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