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Il valore aggiunto dell'Ulivo
di Luca Della Rossa

Perché mi riconosco nel centrosinistra? Perché non mi riconosco in nessuno dei suoi componenti?

Rispondere a questa duplice domanda costituirebbe la chiave di lettura e la soluzione della prossima scadenza elettorale, Senza pretese darò il mio contributo all'argomento, soprattutto perché credo che mai come questa volta è il centrosinistra che può perdere le elezioni e non la destra vincerle.

Una distinzione fondamentale credo debba essere fatta: perché destra e perché sinistra. Sinteticamente la risposta è destra perché la libertà in ogni campo, anche economico, deve essere libera da lacci e lacciuoli, ed è sinistra perché la libertà è un valore importante ma non può essere "senza limiti", deve essere regolamentata, anche e soprattutto in campo economico. I paletti limitano la libertà individuale ma tutelano quella collettiva, di tutti.

Perché questa sinistra?

Questa sinistra, questo centrosinistra è stato forse in grado di trovare le giuste soluzioni ai problemi che si sono man mano posti all'attenzione? In alcuni casi si, in altri forse, in altri senz'altro no. Ma al di là della soddisfazione o meno del livello di risposta, mi "riconosco" nello sforzo, nel tentativo di trovare una soluzione coerente. La coerenza a volte sembra proprio sfuggire (penso al Kossovo, penso alle riforme istituzionali) ma rimane un senso generale di appartenenza.
Una appartenenza che in certi momenti si riconosce nelle posizioni ecologiste dei Verdi, in altri momenti negli interrogativi etici sulla vita delle componenti cattoliche, senza tuttavia sposarne sempre le conclusioni politiche né in un caso né nell'altro.
C'è un appartenenza in senso lato, c'è una tensione "verso", c'è un "desiderata" ma non c'è un'identificazione in senso stretto in una qualsiasi delle formazioni che la compongono. Sono rimasto personalmente deluso dal comportamento e dall'atteggiamento di tutte le varie componenti.

Ritengo che l'esperienza dell'Ulivo sia un valore ed un percorso prematuramente interrotto. Credo che ci siano tante contraddizioni in questa nuova coalizione: sulla questione delle primarie, sulla questione del maggioritario (quante ipocrisie) sulla questione del programma (faccio fatica a riconoscermi forzatamente in qualcosa a cui non ho potuto contribuire. Ma soprattutto ritengo che l'esperienza più importante dell'Ulivo sia stato un serio tentativo di dialogo tra culture diverse ma con un denominatore comune (quel concetto di centrosinistra accennato prima). Era questo il valore aggiunto dell'Ulivo, è questo patrimonio di dialogo che non vogliamo disperdere e Progetto Democratico, per quanto mi riguarda, si colloca in questo contesto.

Da queste pagine parleremo, parlerò, sempre da persona di centrosinistra? Saremo i garanti dell'ortodossia? "

Non lo so" e "Non credo, non è comunque il ruolo che rivendichiamo" sono in ordine le risposte alle due domande.
In entrambi i casi, e soprattutto quando entreremo nell'ambito locale, con tutti i limiti e per quanto possibile cercheremo di essere la voce del buonsenso.
Sulla garanzia senz'altro potremo con molta umiltà dire come la pensiamo noi, ma soprattutto vorremmo garantire a tutti, uno spazio libero di scambio, di confronto, dove dialogare con qualcuno che non ha la tua stessa tessera, non ha sentito i tuoi stessi congressi, incontri, riunioni, seminari e quindi, forse, ha qualcosa di diverso del solito da farti sentire.


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