Controrisposta di Anderlini all'articolo di Vladimir Fava
Caro Vladimir Fava non riesco a capire come ti sia sentito così coinvolto in qualcosa che certo non ti riguarda in via personale. Nel mio articolo avanzo una semplice ma utile distinzione sociologica fra la dramatis persona del traditore e altre sottospecie meno nobili della fauna politica: voltagabbana, trasformisti, predatori di cariche, ammalati di protagonismo, navigatori per tutte le stagioni e per tutti i porti. Converrai con me che in questa epoca la politica soffre tremendamente di un eccesso degli ultimi e di una cronica scarsità dei primi. Perciò non me la prendo affatto con i "traditori" (che provo in certo senso a nobilitare, e menche meno li accuso di essere la causa dell'avvento di Guazzaloca. Scendendo nel merito, credo che tu esageri il ruolo dell'Io mutante. La democrazia è sicuramente basata sulla libera circolazione delle idee, ma la sua effìcacia è legata all'attendibilità del rapporto di rappresentanza, cioè al legame fiduciario che interessa i rappresentati (cioè il popolo elettore) ed i rappresentanti (la classe politica). Una classe politica troppo ballerina, che cambia idea ad ogni stormir di foglia, che insegue smodatamente le cangianti pulsioni del suo ego capriccioso, pronta ad applicarsi le guarentigie del trattato di Shengen (come se fosse in viaggio con la valigia di cartone), costituisce una seria minaccia alla consistenza di questo delicato rapporto, il logoramento del quale può aprire la via ad involuzioni pericolose. E la politica che fa dei negozi di potere e degli appannaggi di carica i suoi unici convincimenti, è un esito necessario di questa deriva. La democrazia è invero basata sull'obbligo della classe politica di rappresentare in modo attendibile e convincente qualcosa che ha a che vedere con idee, interessi, culture, passioni, progetti, programmi. Quando questo non accade, quando la classe politica si mostra priva di ogni weberiana etica della convinzione e della responsabilità, dello spirito di "servizio" che è l'essenza della sua "professione", l'elettorato si disaffeziona, viene preso da una giusta repulsione per i "politici" (a ragione visti come "politicanti tutti uguali"). Si perde in un ostinato astensionismo, e fa subito sentire, innanzi all'io divenuto "finzione grammaticale", che c'è un "noi" che non si lascia prendere per i fondelli. Dalla sconfitta io (e mi auguro anche "quelli come me" fra i quali mi aggreghi con immotivato disprezzo) ho capito che qualcosa del genere è capitato a Bologna, e che bisogna porvi rimedio. Gli elettori non hanno affatto dato ragione a Guazzaloca ed ai suoi compagni d'avventura (scesi magari da Porretta per vendicarsi - se a ragione lo chiariranno gli storici - delle angherie subite). L'elettorato ha piuttosto dato torto ad un centro-sinistra che non si capiva più che cosa e chi rappresentasse. Non hai bene spiegato, invece, che cosa hai capito tu, a parte la necessità di riabilitare Monaco e Testa in quanto perseguitati dallo stalinismo.Ps. Non hai riflettuto abbastanza sul "traditore". Il traditore sa benissimo di esserlo, cioè quale "impegno" ha tradito. Questo a prescindere dal Torquemada di turno, e anche se può trovare comodo accusare altri. Stalin sapeva di tradire Trockij, Bucharin e gli altri. Li additò come traditori, avendo il potere di farlo, perché gli servivano delle vittime sacrificali (dei capri espiatori) per perseguire il suo progetto di satrapia. Gli stalinisti peraltro usavano uccidere o rinchiudere nei Gulag i loro amici prossimi ancor più che i nemici lontani. E' singolare considerare vittima di stalinismo chi siede sui munifici scranni del potere locale della città più ricca d'Italia, dopo lungo e tormentato girovagare nella nostra variopinta società democratica. Ed è fuori misura strepitare allo stalinismo appena una coda di paglia prende fuoco. Puoi star certo che le pance molli di nuovi e vecchi dorotei troveranno in te un insperato campioncino. Certo equivocando, perchè non lo meriti. Hanno il potere nelle istituzioni e nei consigli di amministrazione, eppure starnazzano allo stalinismo non appena qualcuno mette nel mirino i loro vizietti. Strani interpreti della libertà.