Nosferatu il
Vampiro
Sceneggiatura: Henrik Galeen
Con: Max Schreck (Conte Orlok), Greta Schroder (Ellen),
Gustav Von Wagenheim (Hutter)
L’impiegato Hutter si reca nei Carpazi per
vendere una casa di Wisborg ad un anziano conte, un certo Orlok, che poi si
rivelerà essere Nosferatu. Dopo un lungo viaggio a bordo della nave “Demeter”,
il conte giungerà in città accompagnatu da un’epidemia di peste. Ellen, la
moglie di Hutter, legge su un libro che il solo metodo per sconfiggere il
vampiro è il sacrificio di una donna pura di cuore. Così si decide ad
accogliere Nosferatu.

Uno dei più grandi capolavori horror di sempre; la scena in
cui Nosferatu apre gli occhi tra le fessure della bara è considerata una tra le
più spaventose della storia del cinema.
Murnau nel girare il suo lavoro dovette vedersela con la vedova di Bram
Stoker, al cui romanzo si ispira la storia, che lo costrinse a cambiare i nomi
ai personaggi. La signora Stoker ottenne il ritiro e la distruzione dei tutte
le copie del film. Il regista riuscì a salvarne una sola, dalla quale vengono
tutte le attuali.
Vi è la visione del vampiro come metafora di pestilenza e
contagio, con una rappresentazione iconografica molto originale. Il conte Orlok
infatti ha il cranio calvo, le orecchie appuntite e le unghie lunghe ed
affilate presentando così uno stereotipo vampiresco ben diverso dagli standard letterari classici, che lo vedevano
come un affascinante nobile aristocratico, metafora di seduzione e potenza
sessuale. Il vampiro infatti non ha i canini prominenti (in erezione) e non
viene ucciso perché trafitto (penetrato) da un paletto di legno.
Un ottimo prodotto dell’espressionismo tedesco dell’epoca,
tanto da essere definito da Herzog oltre mezzo secolo più tardi, nel realizzare
il suo Nosferatu – Principe delle Tenebre, “Il miglior film mai girato in Germania”
Dal punto di vista narrativo “Nosferatu” è molto differente
dai successivi “Dracula”. L’arrivo in città del vampiro avviene solo nel finale
anziché essere il fulcro della vicenda.
Il film è girato in un periodo di forte insicurezza politica
tedesca e quindi s’inserisce nella
tendenza di amore-odio per le figure tiranniche tanto invocate quanto
temute dalla borghesia weimeriana, connesso con il futuro avvento del nazismo,
e con l’impossibilità dell’uomo di contrastare il Male.
Il viaggio di Hutter nei Carpazi può essere anche visto come
una sorta di “discesa agli inferi”, un percorso alla scoperta delle zone più
segrete ed oscure della propria personalità.
Bene e Male, si, ma anche Eros e Thanatos, nel celebre
finale tra Orlok e Ellen Hutter, tra donna e demoniaco, che rimanda a una
visione romantico-dostojevskiana (il sacrificio ci può salvare dal male).
Una curiosità: alcune “leggende” dicono che Max Schreck (il
cui nome in tedesco vuol dire Massimo Panico) fosse un vero vampiro. In realtà
l’attore recitò in numerose altre opere teatrali in ruoli ben più sobri.