| Approfondimenti Storia di Seborga | |||||
| - Origine Merovingia degli Hohenstaufen (discendono da Avril de Saint Genis - Sacra Progenie- ou Aubry, Pronipote di Clodoveo)- click here _________________________________________________ |
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| Anche la Longobarda Benevento legata all'Abbazia Benedettina di Re Desiderio a Montecassino <La Cronaca di Montecassino menziona due precetti, nel primo dei quali Radelchi II, principe di Benevento (881-884, 897-899) o Adelchi (853-878), richiesto da Criscio, preposito di S. Sofia di Benevento, concede al monastero di Montecassino �totam substantiam� del nobile Potone e nel secondo, datato al maggio 885, il medesimo preposito, cio� Criscio, ottiene dal principe Aione (884-890) tutti gli averi che il gastaldo Potone, figlio di Potone o Potizione, possiede nelle pertinenze di Alife e di Telese. Si tratta di un patrimonio cospicuo che, sempre secondo il giudizio di Martin, �documenta la fortuna di un membro della famiglia principesca nella prima met� del IX sec.� -ma ve ne sono altri, come quelli di Waccone, Alahis ecc.- e il contributo che tali patrimoni danno all�animazione di una vita economica su grande scala nel principato beneventano�>. Tratto da promotion turismo Seborga San Bernardo di Clairvaux, piccoletto di statura, malaticcio, molto pallido, dai rossi capelli ricciuti ma forte e caparbio, arriv� a Seborga nel febbraio del 1117, dove raggiunse i suoi confratelli Gondemar e Rossal che qui aveva inviato nel giugno del 1113, per proteggere il "Grande Segreto". Era all'epoca Principe Reggente l'Abate Edoard, nato nei dintorni di Tolone, il quale, di carattere molto testardo ma di grande bont�, era un "omone alto", dalle grosse mani sempre sui fianchi, come un pirata sulla tolda della propria nave; fu appunto l'Abate Edoard nella prima meta di settembre del 1118, a consacrare i primi nove Cavalieri di S. Bernardo che formarono la famosa "Povera Milizia di Cristo". Essi sono: gli abati Gondemar e Rossal, lo zio materno di San Bernardo, Andre de Montbar, il conte Hugues I de Champagne, Hugues de Payns, Payen de Mont Didier, Geoffroy de SaintOmer, Archambaud de Saint Amand e Geoffroy Bisol. Partiti da Seborga nel novembre del 1118, otto di essi arrivarono a Gerusalemme la mattina del 14 maggio 1119; Hugues de Champagne li raggiunse sei anni dopo, nello stesso giorno e alla stessa ora. Si ritrovarono a Seborga, compiendo il viaggio di ritorno per il concilio di Troyes, la prima domenica di avvento del 1127. Qui San Bernardo li attendeva per incontrare con essi, in Provenza, frate Gerard de Martigues, che aveva, nel 1112, formato l'Ordine ospitaliero di S. Giovanni di Gerusalemme, oggi Cavalieri di Malta. E a Seborga, alla presenza di tutta la popolazione, di 23 cavalieri e di oltre 100 miliziani, lo stesso San Bernardo nomino i1 primo Gran Maestro della "Povera Milizia di Cristo' Hugues de Payns; a consacrarlo con la spada fu il Principe Abate Edoard. In quello stesso giorno, presso l'ulivo del1e Anime, fu fatto il giuramento di mantenere il "Grande Segreto" fra San Bernardo, i Cavalieri ed il grande Sacerdote dei Catari: Giovanni de Usson. Dei grandi maestri del tempio, 15 su 22 furono anch'essi Principi pro tempore del Principato cistercense di Seborga; uno di questi, che fu Gran Maestro dal l210 al 1219, mori a Seborga in seguito alle ferite riportate in Terrasanta, il suo nome e Guillaume de Chartes. Un altro, il diciannovesimo Gran Maestro dell'ordine, che svolse il proprio mandato dal 1256 a1 1273, forse il Gran Maestro pi� discusso della storia, nacque proprio a Seborga ed e Tommaso Berard, figlio di Astraudo. L'u1timo segreto Capitolo generale, di cui siamo a conoscenza, si tenne nel Principato nel 1611 sotto l'egida del Principe assoluto di Seborga, Padre Cesario da San Paolo, che assunse in quella occasione l'onore di essere eletto Gran Maestro. Per sancire tale ricorrenza, furono posti su ogni tetto del Principato 13 coppi con sopra incisa la data 1611, il numero 13, la sigla C.S. e le croci Templari. Sulla piazza, nel cuore del centro storico di Seborga a destra della chiesa, si fa notare un edificio in pietra. E' l'edificio identificato come "palazzo dei monaci" e come sede della "ZECCA". Il Principato istitu� la zecca per battere monete proprie il 24 dicembre 1666 con l'appalto concesso dal principe abate Cesare Barcillon a Bernardino Bareste di Mougins. Le antiche monete coniate in oro e argento portano da un lato l'effigie di S. Benedetto con l'iscrizione DECUS ET ORNAMENTUM ECCLESIAE, dall'altro uno scudo sormontato da una corona fiorita contenente fra due rami di palma una mitra abbaziale con sotto incisa la data e l'iscrizione MONASTER1UM LERINENSE PRIXCEPS SEPULCRI CONGREGATIONIS CASSINENSIS.Si fa presente, tuttavia che le Congregazioni Cassinense dipendevano dall'Abbazia di Montecassino , che dagli archivi Benedettini Cistercense ,Patrimonium Imperii et Regum Potiorum , ossia di Re Desiderio e dei suoi legittimi discendenti, ovvero del nipote Poto o Potone che rivestivano il rango di Abbati Principi dei Monasteri Cassinensi ed unici a ratificare i ranghi dei Monasteri Benedettini cistercensi. La Dinastia di Re Desiderio ,attraverso Re Poto , figlio di Re Adelchi e della Regina Gisla Heristal, sorella di Carlo Magno, continua a detenere tali carismi confluiti nella linea di Barbarossa, la cui madre era pronipote di Re Desiderio e nella linea dei legittimi discendenti di Federico II ed Isabella d'Inghilterra. Re Di Gerusalemme :Hohenstaufen Plantagenet Avril de Burey Anjou Puoti Comneno Canmore. E' certo che il Principato mai e entrato a fare parte del Regno d'Italia e quindi neanche della Repubblica, considerando soprattutto che il diritto internazionale non ammette "usucapione". Su questa tesi si allineano compatti tutti i Professori di Diritto Internazionale .di tutto il mondo.Seborga dal 954 governata da Abati, prima Benedettini, poi Cistercensi, eletti "Principe pro tempore", quindi di diritto e non per discendenza, non "pu� conferire" come scrive lo storico Costanzo Oliva "titoli onorifici e nobiliari senza la ratifica del Re di Gerusalemme e del legittimo Imperatore, Princess Yasmin. Il Principato di Seborga, come suggerisce lo storico tedesco Wolfang Schippke nel suo libro "Strade di Montagna della costa ligure", e' stato riconosciuto extraterritoriale da Mussolini in un documento ritrovato recentemente a Berlino, datato 1934, in cui si dichiarava che "sicuramente il Principato di Seborga non appartiene a1l'Italia". Da non sottovalutare, inoltre che sia la Bolla "OMNE DATUM OPTIUM" emessa dal Papa Innocenzo II nel mese di marzo del 1139, sia che per Diritto spettante ad un Principato Sovrano a Seborga e stato rispettato il "Nullius Diocesis" sino al 1946. Infatti gi� prima dell'avvento del Regno d'Italia, i parroci del Principato venivano deliberati per "Nomina R�gia". Ci� dimostra, ancora una volta, che, Seborga non era una Parrocchia del Regno, giacch�, se cos� fosse stato, avrebbe dovuto sottostare ai regolamenti sanciti dal "Concordato" del 1929.E' quindi falso che fosse stato venduto ai Savoia, in quanto e' lo stesso Re Vittorio emanuele nella corrispondenza con il Ministro Lanza ad ammettere che Seborga appartiene di diritto al legittimo Principe curlandese Anglo svevo Buren Hohenstaufen Plantagenet- Dalle Cronache Longobarde Beneventane emerge la Conferma che l'Abbazia di Montecassino era legittima propriet� del nipote Delfino di re Desiderio Poto o Potone ultimo Re Longobardo. ******* Luigi R. Cielo LA NASCITA DEI CENTRI MEDIEVALI NELLA VALLE TELESINA: IL CASO DI SOLOPACA (Estratto da Rivista Storica del Sannio 17, 3� serie, Anno IX, 2002, pp. 85-102, senza note e illustrazioni) L�impatto della valle telesina con i Longobardi avviene intorno al 570/576 o venti anni prima. Ne abbiamo testimonianza in una lettera di Gregorio Magno che illustra la vita di un eremita, San Menna, che si svolse alle nostre spalle, sui monti di Vitulano. Ma che cosa succede dal punto di vista degli insediamenti in et� longobarda? Non abbiamo molti dati, ma quei pochi sono sufficienti a darci l�idea di una terra che dopo un inizio, presumibilmente tempestoso, vede una pacificazione dei nativi con i nuovi venuti, che successivamente, si convertono al cristianesimo anche per l�opera di due vescovi, il beneventano Barbato e il capuano Decoroso. Assistiamo intanto anche ai primi insediamenti, le cui testimonianze sono date per la nostra area da rari ritrovamenti archeologici, come una tomba del VII secolo, rinvenuta nella chiesa di S. Anastasia a Ponte o alcune strutture murarie e porzioni di necropoli, probabilmente altomedievali, scavate nella localit� Episcopio a Telese. Ma una serie di toponimi indica con certezza per l�area telesina e anche alifana la presenza di Longobardi o di Bulgari arrivati successivamente. Mi riferisco a toponimi da insediamenti, come fara, sala, Volgari, Strafola, Erbano ecc., e a toponimi da nomi personali come Casalduni, Pontelandolfo, Auduni, ecc. Di essi mi sono occupato in uno studio su Guardia Sanframondi in due convegni. Qui mi fermo sul toponimo Sala, perch� interessa direttamente Solopaca e le sue origini. La sala, �elemento tipico in ogni distretto o unit� poderale dipendente da un nucleo longobardo�, indica una �casa per la residenza padronale nella curtis o per la raccolta di derrate dovute al padrone�, poi semplicemente �casa di campagna�. Nel territorio di Solopaca esiste ancora la fontana Sala, presso i resti del ponte in ferro intitolato alla regina Maria Cristina. In aree vicine o contermini a Solopaca si ritrovano una contrada Sala presso Dugenta, un villaggio Sala presso Campoli, menzionato a lungo in et� medievale, un casale Sala a Castelvenere. A Solopaca �, inoltre testimoniato, sia pure in et� tarda, un toponimo: gayta (�ubi dicitur Rahonis gayta�), con una, secondo Sabatini, matrice linguistica araba, nel senso di �bosco�, pi� che longobarda, nel senso di �punta, striscia di terra�. Il toponimo � affiancato da nomi personali e cio� Gayta uxor e Petrus de Alegayta menzionati nell�obituarium S. Spiritus per tempi chiaramente posteriori alla stesura originaria e cio� per XIII e XIV secolo. In ogni caso una matrice araba rimanderebbe ad un medioevo alto, quando ad es. nel IX sec. � documentato nell�area telesina un grande proprietario terriero arabo, Imed Tandanco. Intanto la struttura politico-amministrativa dell�area telesina � organizzata in un gastaldato che dipende dal ducato di Benevento, che, all�indomani del 774 (sconfitta dei Longobardi del nord ad opera di Carlo Magno), diventa la capitale di un principato, che si alterner� con Capua nella direzione politica della Longobardia minore, fino all�arrivo dei Normanni nel sud della penisola. Ma entriamo nel vivo del tema. Quando nascono i centri della valle telesina? Telese, il cuore della valle, � citt� romana che subisce la difficile crisi del periodo tardoantico, cui comunque sopravvive, tanto da dover subire gli attacchi dei Saraceni nel IX secolo, fino a quando cade per sete, cio� per interruzione dell�acquedotto. In che consistessero i danni fisici alla citt� � difficile dire. Certe � che i Telesini, secondo la testimonianza dei Chronica Sancti Benedicti Casisensis, costruiscono una Telesis nova dopo l�860. Di questa citt� nuova non si pu� dire molto. Doveva ospitare, almeno dal tardo X sec., una cattedrale e si chiudeva quasi sicuramente con una cinta muraria conservata in piccola parte. Gli scavi sporadici, condotti nell�area della citt�, non sono stati pubblicati, mentre alcuni dati sono stati raccolti, in maniera estremamente succinta, in occasione di una mostra nel 1981. Rimane comunque il dato concreto di una nascita cronologicamente definibile quasi ad annum. Cosa che si verifica per la nostra valle, ma in misura molto pi� approssimata, in uno o forse due casi. Quello di Ponte � un fortunato caso di cronologizzazione in pieno periodo di incastellamento, vale a dire il fenomeno che in Campania ha una fioritura nella seconda met� del X sec. Consiste, come si sa, in un raccogliersi della popolazione in vecchi siti gi� naturalmente difesi e ulteriormente rafforzati o in nuovi centri fortificati sulla spinta di una ripresa economica, che si generalizza nel X secolo accanto ad uno sviluppo demografico. E Ponte � appunto un esempio di castrum documentato ad annum, vale a dire che nel 980 i principi capuani Pandolfo e Landolfo IV concedono al monastero beneventano dei SS. Lupolo e Zosimo la facolt� di costruire nelle terre di loro pertinenza delle fortificazioni. Altro caso in cui � stato possibile circoscrivere attendibilmente agli anni tra la fine del X sec. e gli inizi dell�XI il formarsi di un nucleo accentrato � stato quello di Guardia. Centro per il quale disponiamo di due dati rilevanti. Esiste un Bicu de Tremundi nell�856, cio� l�, dove ora � Guardia, a met� del IX sec. � in vita un vicus, il secondo dato ci riviene dalla descrizione dello scontro tra Ruggero II e gli agguerriti rampolli dei Drengot-Quarel, quando il re normanno ispeziona la roccaforte di Guardia. Dal che si deduce che il vicus si � trasformato in castrum negli ulti decenni del X sec. o agli inizi dell�XI, quale prodotto dell�incastellamento e la diversa funzione politica ed economica nel territorio conduce ad un cambiamento del nome: warda (posto di guardia). Analogamente Limata, localit� abitata gi� nel 800-801, in virt� della posizione eminente, ben dovette prestarsi a rivestire il ruolo di castrum con le istanze relative alla riorganizzazione e alla messa a coltura del territorio, andando inoltre a costituire con il vicino punto fortificato di Ponte un altro anello di controllo della via Latina. L�attribuzione all�et� longobarda dell�insediamento castrale � data inoltre dalle persistenze toponomastiche nella documentazione medievale, da un reperto scultorio e, secondo Natella-Peduto, dalla tipologia della torre mastra. Se Ponte, tra gli episodi di incastellamento del Matese campano si lega, come S. Vito, Corvara, S. Arcangelo nell�area alifana, all�iniziativa monastica, i castra di Limata e di Guardia e probabilmente di Cerreto (e di S. Angelo d�Alife nell�area contermine) sono il prodotto di �necessit� economiche e strategiche di valenza signorile�. �Gli insediamenti castrali anche nella nostra area hanno una seconda fioritura all�arrivo dei Normanni, prolungandosi fin nel XII secolo. Anche per questo definire l�origine di alcuni centri diventa complesso, visto che non si pu� escludere che un centro incastellato, documentato per la prima volta in et� normanna -vedi Casalduni, S. Angelo d�Alife- sia sorto con la medesima connotazione in et� longobarda. E che ad es. nell�area telesina Cusano, Faicchio, Gioia, pur in assenza di dati chiarificatori per il periodo longobardo-normanno, possano attendibilmente configurarsi come castelli, comunque entro le ultime fondazione del XII secolo. Quanto a Solopaca sono da verificare, in vista di un eventuale inserimento del centro nell�ottica dell�incastellamento in forme accentrate o aperte, due documenti dell�885, un elenco di beni e un atto del 1022. La Cronaca di Montecassino menziona due precetti, nel primo dei quali Radelchi II, principe di Benevento (881-884, 897-899) o Adelchi (853-878), richiesto da Criscio, preposito di S. Sofia di Benevento, concede al monastero di Montecassino �totam substantiam� del delfino di Re Potodi Costantinopoli , nipote di re Desiderio, il Principe Potone, capostipite dei Puoti di costantinopoli detti anche Poto o Potior Camander da cui Comnenus Flavius Jovius e nel secondo, datato al maggio 885, il medesimo preposito, cio� Criscio, ottiene dal principe Aione (884-890) tutti gli averi che il gastaldo Potone, figlio di Potone o Potizione, possiede nelle pertinenze di Alife e di Telese. Di questi precetti si sono interessati vari studiosi, tra cui Di Meo e Leccisotti, cui si rimanda per la relativa discussione sull�autenticit� del secondo precetto, quello di Aione. I due studiosi, e prima di loro, Muratori, ritengono autentico un �indiculum�, cio� un elenco di beni di Potone, che Muratori pubblic� in appendice al Chronicon Salernitanum e che, pi� di recente, Martin ha dichiarato �testo eccezionale�. Si tratta di un patrimonio cospicuo che, sempre secondo il giudizio di Martin, �documenta la fortuna di un membro della famiglia principesca nella prima met� del IX sec.� -ma ve ne sono altri, come quelli di Waccone, Alahis ecc.- e il contributo che tali patrimoni danno all�animazione di una vita economica su grande scala nel principato beneventano�. Assodato che le sostanze del Principe Potone, richiamate in entrambi i precetti, passano per donazione all�abbazia di Montecassino di cui Potone e' Gran Priore , in quanto Patrimonium Regis Desiderii,e che una parte di queste sostanze -almeno quelle del secondo precetto- erano nell�agro alifano-telesino, interessa stabilire in questa sede se nel lungo elenco dei possessi di Potone -ammessa ormai l�autenticit� di tale elenco- � possibile identificarne qualcuno come pertinente al territorio alifano-telesino, cosa difficilissima, data la grande estensione del principato longobardo di Benevento, salvo qualche eccezione, come per la �civitatem Arpu� e �Canose� chiaramente in Puglia e la �curtem in Felictu�, che suppongo nel Salernitano. Ci si � provato Iannacchino, il quale ha ritenuto di poter localizzare appunto nell�agro alifano-telesino le terre del lungo elenco, pubblicato dal Muratori in coda al Chronicon Salernitanum -e non nel Chronicon Salernitanum, come ritiene Iannacchino-, lungo elenco che riguarda, come si � detto, l�intera Longobardia minore. In particolare Iannacchino stabilisce i seguenti rapporti o localizzazioni: Ruite (che nell�elenco per� � Ruite-Clari)-Raieta, localit� tra Castelvenere e Guardia, Campo Famelicu, ubi S. Dominum vocatur, nei pressi di Telese, Massani (nell�elenco Mussanis) nelle omonime Masse. A parte certe trasposizioni come Ruite Clari-Raieta, il tentativo di individuazione pu� essere redditizio, se si riconducono all�area alifano-telesina i toponimi Teternu (�curtis in Teternu�) che chiama in causa il torrente Titerno, possesso che s�incontrer� in seguito in una cartula donationis del 1003, Cauduni, che ricorda la localit� Auduni presso Gioia Sannitica con una connotazione semantica longobarda e Casale Iohannis che si potrebbe legare -ma � solo un�ipotesi di lavoro- piuttosto all�omonimo casale presso Solopaca (Tav. 1/25000, IGM, 173 IV S.O., Telese), menzionato molto pi� tardi nell�Obituarium S. Spiritus della Biblioteca Capitolare di Benevento, databile per questa parte alla prima met� del XIII secolo, negli Statuti di Telese e nel Quaternus reddituum civitatis Telesiae (per questo casale v. oltre), al Castro Iohanne delle Rationes Decimarum, che sembra corrispondere all�attuale Gioia Sannitica (v. infra). Quanto al documento del 1022 del Chronicon Vulturnense, va sfatata la pertinenza della corte di Telesia al territorio telesino affermata da Iannacchino e Ricciardi. Il primo avvalora l�affermazione, richiamando dei diplomi, ove � nominata anche la chiesa di S. Angelo in Capraria, e, ancora, un diploma di Guglielmo il Buono, ove si parla di Casal Caprara. Andando per ordine, � vero che in un �iudicatum de Pinne, Aprucio, Termole, et Tete� dell�imperatore Enrico II dell�anno 1022 a favore di S. Vincenzo al Volturno, quest�ultimo si vede aggiudicare tra altri possessi �et in Caprariza, et ipsa inclita curte de Telesia�, ma sono nel territorio di Penne e non in quello di Telese, nonostante la perfetta omonimia. Sulla chiesa di S. Angelo in Caprara, poi, come sul Casal Caprara o Castel Caprara, esiste una documentazione relativa ad Ugone Infante e, successivamente, all�area della battaglia tra Carlo d�Angi� e Manfredi nel 1266, che fanno escludere ogni rapporto con Solopaca. Infatti nel 1112 Ugone Infante conferma a Montecassino sei chiese, tra cui S. Angelo in Capraria, chiese tra l�altro gi� donate al monastero dal padre e successivamente confermate a Montecassino nel 1122, 1137, 1138-43, 1191. Siamo cio� nel o ai limiti del piccolo dominio di Ugone Infante e la chiesa di S. Angelo � appunto localizzabile presso le alture di Torre S. Giovanni, Caprara e Francavilla (Tav. 1:25000 I.G.M., 173, I S.O., Pesco Sannita), dove sorgeva il castellum Capraria o Caprarica, che nel secolo successivo, secondo Maio, vedr� prepararsi a battaglia decisiva le truppe di Carlo I d�Angi�. Allo stato attuale della ricerca, lasciando impregiudicata l�identificazione del Casalis Iohannis dell�elenco dei bei di Potone (885) con il Casalis S. Iohannis presso Solopaca, il primo dato sicuro sulla esistenza di Solopaca � fornito dal Catalogus Baronum, risalente al 1150. Nel Catalogo i feudi della valle telesina sono divisi tra signori diversi: il Conte Roberto di Caserta ha il possesso di Caserta, Morrone, Melizzano e altro, tra cui un feudo di tre militi costituito da Bublano, cio� Pugliano, e ci� che teneva in Telese Nicola Franello, e Surupato, cio� Solopaca. Confinante � il piccolo dominio di Guillelmus de Sancto Fraymundo (Guglielmo di Sanframondo) che comprende Limata, Guardia, Cerreto, Finitella (Civitella). Puglianello, Ponte e Casalduni appartengono ad altri domini. Ma se la prima citazione di Solopaca nella versione �Surupato� � piuttosto tarda rispetto alle menzioni di altre localit� o altri centri -abbiamo visto che, a prescindere da Telese, gi� agli inizi del IX secolo � locus abitato Limata, alla met� del IX Guardia � un vicus, trasformato in castrum tra la fine del X e inizi XI secolo, nel 980 il monastero beneventano di S. Lupo ha possessi a Ponte, mentre viene registrata l�esistenza di un nucleo abitativo a Puglianello ai primi del IX e di una chiesa a Cerreto nel 972 e, dunque, di un piccolo gruppo di case -ci� non annulla la possibilit� di una presenza abitativa a Solopaca o nel suo attuale territorio, in tempi anteriori, probabilmente in forma di casale o casali, cio� di un abitato o pi� abitati aperti, come ipotizzato in questo convegno anche da don V. Canelli. Lo fa pensare, intanto il toponimo sala in riferimento alla fontana Sala, che indizia una, anche minuscola, presenza abitativa longobarda, avvalorata dai resti nella zona di ville rustiche romane, che giustificherebbero la scelta del sito, in quanto i Longobardi che gi� dimostrano fiuto nella ubicazione delle sedi, in questo caso troverebbero un avallo nella precedente scelta dei Romani. Il piccolo insediamento si accamperebbe inoltre nei pressi di un tracciato viario romano inconfondibilmente segnato da una tomba, in sinistra del fiume Calore, diretto a Benevento, ma anche con deviazione alla valle di Tocco e quindi alla valle Caudina, sicuramente meno importante del ramo della via Latina nel segmento Telese-Ponte-Benevento, in destra del Calore, ma altrettanto vitale. E lo fa pensare la logica insediativa di Solopaca -diversa ad es. da quella rigorosamente concentrata di Guardia-, che permane fino al XVI-XVII secolo, quando ancora si parla di parrocchiani di S. Mauro �in diversis locis habitantes ad instar villae�, o si hanno negli Atti di S. Visita e nelle Relazioni ad limina espressioni come: �in diversos dispertitos pagos�, �in quattuor dividitur pagos�, �dicti oppidani passim in pagis incolunt�. E lo lascerebbe pensare, infine, un capitello in forma di pulvino, di piena et� longobarda, la cui conoscenza devo alla cortesia dell�amico Cosimo Formichella, qualora si accertasse la localizzazione originaria a Solopaca del manufatto. Solopaca in ogni caso esiste a met� del XII secolo in forma probabilmente di abitato aperto. Nel 1214 in una lite tra il vescovo di Telese e il monastero di S. Maria della Grotta � nominato un �tenimento� appartenuto a Giovanni de Alferio �ex loco Solopace�. Nel 1216 Tommaso conte di Caserta, offre a S. Maria della Grotta due uomini, Guglielmo de Atulino e Giovanni suo fratello, con tutti i loro beni dentro e fuori la citt� di Telese �in loco solispace�. Nel 1219 si impone finalmente la qualifica di casale: Tommaso, conte di Caserta, in lite con la chiesa di S. Maria de cripta, rivendica il possesso di una �petia terre, quae est in casali Solispace, in loco ubi a le peze dicitur�. Ma, come si � detto, ci sono, in quello che � l�attuale territorio, altri piccoli insediamenti. Sempre in et� federiciana, e cio� nel 1222 e nel 1227, in due pergamene di S. Maria della Grotta di Vitulano fa la sua comparsa, a livello documentario, il locus Caprile, cio� Capriglia, la parte pi� alta di Solopaca: nella seconda si parla della donazione di un oliveto fatta da Arnaldo, figlio di Giovanni di Pietro, oliveto che gli era pervenuto �per pastinationem� condotta dai suoi antecessori. Il contenuto del documento autorizza ad una retrodatazione del locus, sicuramente abitato (vedi la �sediliam� di Arnaldo), almeno ad et� normanna. Intanto la documentazione conservataci nell�Obituarium S. Spiritus della Biblioeca Capitolare di Benevento registra accanto agli obiti di abitanti di Solopaca e di una parrocchia sancti Iohannis de Surropaca, quelli di persone di un altro nucleo abitato al Casalis S. Iohannis de Surrepaca (quest�ultima denominazione va nel senso di una inequivocabile dipendenza). Gli obiti riguardanti Solopaca, la parrocchia di S. Giovanni e il casale di S. Giovanni dovrebbero essere tutti posteriori alla prima stesura dell�Obituarium e quindi da collocare nella prima met� del XIII sec. o pi� tardi. Per tutta l�et� federiciana sembra perpetuarsi una condizione di abitato/abitati aperti, stando alle scansioni documentarie di �loco� e �casale� per Solopaca, di �loco� per Crapile, di �casale� per S. Giovanni. Si registra anche, con un�attribuzione territoriale dubbia tra Solopaca e Melizzano, la nascita -avvolta per le origini nel mistero- della cella monastica benedettina del Roseto in suggestiva posizione su una falda del famoso Taburno. La cella � menzionata per la prima volta nel luglio 1214, con il priore Simone, in qualit� di giudice in una lite tra il vescovo di Telese, Luciano, ed il monastero di S. Maria della Grotta, lite, la cui ricostruzione ha permesso a Kamp di anticipare, con tutta attendibilit�, al febbraio 1212 l�episcopato di Luciano, rispetto al luglio 1214. E siamo all�arrivo degli Angioini. Nel 1268 Carlo I d�Angi� d� a Guglielmo di Belmonte la contea di Caserta che comprende, tra l�altro, Ducenta, Limatola e Telese. Di Telese non sono indicati i casali (cio� Solopaca, ecc.), come hanno ritenuto Meomartini e Riccardi. D�altra pare, in una registrazione dei fuochi relativa agli anni 1268-69 Solopaca non compare, mentre Telese ne conta 185 (per una tassa di 46 once e 7 tar� e mezzo), Guardia Sancti Fraymundi 23, Ortula 48, Limata 17, Civitella 11, Massa Inferiore 13. Ma agli inizi del �300 Solopaca si presenta con uno status ecclesiastico consolidato su ben cinque chiese incluse nella tassazione del 1325 e cio� S. Martino, S. Simeone, S. Maria, S. Mauro, S. Giovanni, che pagano una decima consistente. Nelle Rationes Decimarum compare anche Castro Iohanne, dotato di quattro chiese, e cio� S. Andrea, S. Maria, S. Felice, S. Pietro. Una eventuale corrispondenza del Castro Iohanne con il Casalis S. Iohannis, incontrato un secolo prima dell�Obituarium S. Spiritus, trova ostacolo nel fatto che intanto la denominazione del casale solopachese � sempre S. Iohannis (nell�Obituarium S. Spiritus, negli Statuti di Telese, nel Quaternus reddituum: vedi sopra) e che poi un controllo delle quattro chiese del Castro Iohanne nella documentazione posteriore individuerebbe una continuit� nella sola chiesa di S. Pietro, mentre ad es., per Solopaca, delle cinque chiese in elenco nelle Rationes Decimarum soltanto l�ultima, S. Giovanni, non viene pi� citata nel XVI-XVII secolo. Bisogna allora prendere in considerazione l�idea che il Castro Iohanne corrisponda al Castrum Iohe, cio� all�attuale Gioia Sannitica, dove le su citate quattro chiese delle Rationes Decimarum trovano continuit� innanzitutto nelle due importanti chiese (nel XVI e XVII secolo) di S. Felice e di S. Pietro, mentre tra le chiese rurali troviamo, in continuit�, S. Andrea e ben tre chiese intitolate a S. Maria, una delle quali potrebbe corrispondere alla S. Maria delle Rationes Decimarum. Notato che il Castro Iohe �, sempre nelle Rationes Decimarum, trascritto come Castri Iohe e Castri Ive, ci chiediamo infine come mai il solopachese Casalis S. Iohannis non compaia nelle Rationes Decimarum, essendo gi� dalla prima met� del sec. XIII luogo abitato, come ci documenta l�Obituarium S. Spiritus, e chiaramente distinto dalla �parrocchia S. Iohannis de Surropaca�. � giusto sottolineare qui la vicinanza territoriale e la vincolante dipendenza, gi� rilevata, del casale S. Giovanni da Solopaca, la quale, al tempo dell�Obituarium, cio� sulla prima met� del XIII sec., � in chiara espansione, cos� come conta richiamare la nota degli Statuti di Telese relativa alla gabella per il trasporto del vino -affidato a bucturarii cio� a vetturali, guidatori di bestie da soma- a Telese dalle due accomunate zone di produzione: �a casale Sorropache et sancti Iohannis, solvatur tarenum j et gr. Xvj�, vale a dire il prezzo di 1 tar� e 16 grani, lo stesso che si pagava dal casale di Pugliano e di Sala, siti tra Castelvenere e S. Salvatore Telesino. Agli Angioini, o meglio al vario avvicendarsi di baronie sotto il loro controllo, � da collegare il cosiddetto Castel S. Martino, vale a dire il nucleo fortificato di Solopaca, punteggiato da almeno quattro torri (ne sono rimaste tre). La tradizione vuole che il castello sia stato innalzato dai Telesini in fuga dopo il terremoto del 1349. Nulla esclude che Solopaca, come Castelvenere e altri centri della valle, possano essersi ingranditi per l�arrivo di abitanti di Telese, ma il quadro che ci viene dalle Rationes Decimarum sembra, come abbiamo detto, gi� ampiamente consolidato, data l�entit� della tassazione, agli inizi del �300. Per la fortificazione di Solopaca, con circuito di mura e relative torri di tipologia angioina, vale a dire a profilo troncoconico (parte basamentale a tronco di cono e parte superiore cilindrica), torri oggi prive della merlatura in aggetto e delle relative caditoie -una novit� tecnica che compare, a quanto sembra, dopo le crociate e che � connessa alla presenza della base scarpata, funzionale ad un potenziamento della difesa verticale- � forse pi� giusto pensare all�iniziativa di un nuovo signore, naturalmente legato alla dominante dinastia francese, nell�entusiasmo di una fresca investitura. HOME |
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