Febbraio 2002

Verso lo sciopero generale - Vito Prudente

Apertura e innovazione al centro del dibattito congressuale - Luigi Fenoglio

Sull'apertura del nuovo centro commerciale a Pinerolo - Gruppo consigliare

Cosa vuole il governo vuole sulle pensioni? Tratto da un volantino del circolo

TANGENTI DALLE MOLINETTE per FORZA ITALIA E ALLEANZA NAZIONALE - Circolo Nonese


Verso lo sciopero generale - Vito Prudente

I fatti di Genova dello scorso Luglio hanno messo in evidenza, a mio giudizio, la vocazione autoritaria e, sotto taluni aspetti, la credibilità democratica di questo governo.
La vittoria elettorale del centrodestra alle elezioni politiche dello scorso anno, favorita in modo particolare dagli errori e dalle contraddizioni del precedente governo di centrosinistra, rappresenta, nella sua versione italiota, la traduzione rozza del pensiero neoliberista . Cio’ emerge anche da alcuni atti e intenzioni di questa maggioranza. Vediamo.
Il governo Berlusconi, sostanzialmente, ha nel mirino quattro obiettivi:
1)annullare definitivamente la democrazia ed i diritti fondamentali nei posti di lavoro e limitarli nelle piazze e nella società (ne sono un esempio il feroce attacco all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori e la presenza più massiccia delle forze dell’ordine durante gli scioperi e le manifestazioni antiglobalizzazione);
2) privatizzare ulteriormente altri servizi essenziali come la scuola e le aziende pubbliche fornitrici di servizi (questo vorrà dire forti tagli sugli organici, sottrazione di consistenti risorse finanziarie alla scuola statale per finanziare quella privata attraverso lo strumento del "buono scuola", lievitazione dei prezzi);
3) trasferire ingenti risorse economiche dal settore pubblico a quello privato (il significato di questa operazione è quella di favorire l’adesione ai fondi pensioni privati attraverso l’allungamento della vita lavorativa, favorire la riduzione dei contributi a carico dei padroni e delle imprese, sferrare un attacco all’INPS e alle condizioni dei pensionati;
4) reintrodurre la paura in fabbrica attraverso un disegno autoritario centrato sullo smantellamento dello stato sociale, sul logoramento e la divisione del sindacato.
E qui la domanda: è socialmente e politicamente tollerabile una politica di questo taglio? Assolutamente no! A sostenere questa tesi è la profonda radicalità espressa dai lavoratori di molte categorie nel corso degli scioperi dei giorni scorsi; questa "radicalità", non è altro che una profonda domanda di Democrazia economica e di rispetto dei diritti fondamentali (sindacali e non). Il sindacato confederale deve sapere che gli scioperi dei giorni scorsi non chiedono più concertazione, ma conflitto per una reale difesa di quei diritti ancora rimasti. In questa fase storica di globalizzazione economica neoliberista, lo spazio disponibile per una politica di concertazione sindacale è nullo (come è nullo ed insignificante per i lavoratori, ad esempio, un ipotetico e futuro governo di centrosinistra estremamente moderato e non sintonizzato su strategie e contenuti "di sinistra"). Si vada dunque allo sciopero generale per respingere le ulteriori modifiche alle pensioni, per dire "no" alla cancellazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, per respingere il progetto della Moratti tendente a privatizzare e ad aziendalizzare la scuola pubblica.
Il 15 febbraio sarà un giorno importante per lo sviluppo delle lotte, caratterizzato dallo sciopero generale indetto dai sindacati di base. Speriamo che il suo successo faccia crescere una forza sufficiente a battere il governo ed il padronato e lanciare la lotta in avanti per difendere e sviluppare la Democrazia in fabbrica e nella società, per la difesa dei diritti dei lavoratori immigrati, per costruire un’Europa fondata sulla solidarietà e contro la flessibilità e lo sfruttamento feroce dei lavoratori, per iniziare seriamente a parlare di vera politica fiscale e di tassazione delle rendite e delle transazioni finanziarie non finalizzate ad investimenti produttivi (Tobin tax).
Il 15 a Roma, accanto ai lavoratori scenderanno in piazza gli studenti e tutte le componenti del movimento antiglobalizzazione.

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.Innovazione e apertura al centro del dibattito congressuale

Luigi Fenoglio

Il dibattito che il partito ha deciso di sviluppare in questo congresso è senza dubbio molto impegnativo e complesso, provo a semplificarlo ponendomi alcune domande.
Perché un dibattito così alto e innovativo?
Sostanzialmente per quattro motivi
1°) Il mondo si è trasformato e il modello unipolare e liberista che ne è scaturito accentua le contraddizioni conosciute tra capitale e lavoro tra capitale e natura. Questo modello produce nuove forme di dominio del mondo sempre meno accettabili (guerra, manipolazione delle informazioni, ecc.) e genera insicurezze per tutti.
2°) Le tradizioni socialdemocratiche non riescono più a mitigare il dominio del capitale ed a difendere le condizioni di vita delle masse popolari nei paesi sviluppati, tantomeno riescono a dare possibilità di sviluppo economico e sociale alla stragrande maggioranza della popolazione mondiale.
3°) Le sconfitte del passato e la presenza di incrostazioni scolastiche e a volte dogmatiche richiedono un azione forte di rifondazione del comunismo.
4°) E' iniziata una fase politica (alla quale il partito deve dare delle risposte) in cui la percezione dei punti sopracitati si sta allargando in tutto il mondo dando vita a movimenti sociali grandi, destinati a durare ed a produrre una nuova fase elaborazioni e lotte contro il neoliberismo.
Come si esplicita nei documenti congressuali l'innovazione?
Con la risistemazione di pezzi importanti di analisi interpretative della tradizione comunista: sull'imperialismo, sulla composizione sociale e politica del nuovo movimento operaio, sulle forme di espressione della politica, e infine sulla costruzione di una piattaforma rivendicativa di respiro europeo al cui centro vi è una forte richiesta di democrazia.


Come si prevede di applicare l'apertura?
Praticando la contaminazione con i vari elementi che si presentano nel movimento antiglobalizzazione cioè partecipando ai Social forum con molta apertura verso posizioni diverse. Costruendo nel contempo un partito più forte, capace di incidere nella costruzione di un nuovo movimento operaio e di nuovi luoghi di discussione, creando piattaforme aperte alle esigenze di tutta la società. Ma l'aspetto più importante di apertura, a mio avviso, starà certamente nel costruire dentro il partito e nella vita dei circoli rapporti fondati sulla massima trasparenza e democrazia, sulla cura delle relazioni personali seguendo i contributi che arrivano dal mondo delle donne, sulla rotazione degli incarichi, su strette relazioni tra i compagni impegnati nelle istituzioni e nei movimenti.
Più in concreto cosa produrranno queste nuove posizioni ?
A mio avviso è sperabile che dal dibattito congressuale esca una migliorata capacità del partito tale da favorire le lotte sociali di difesa (art.18, pensioni, ecc) ma anche lotte innovatrici in tutti i campi ( diritti civili, salario sociale, Tobin tax, bilancio partecipativo, ecc). Da tali lotte ci auguriamo di ottenere la forza per dare vita ad un aggregazione di tutta la sinistra alternativa (senza sciogliere il PRC!), in cui la parola socialismo venga prima di liberismo e mercato, e sia bandita la guerra. Solo con processo del genere saremmo in grado di costruire una sinistra plurale capace di mandare a casa il governo delle destre in Italia e battere le impostazioni liberiste Europee.

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Sull'apertura di un nuovo centro commerciale a Pinerolo
Lettera al Sindaco del gruppo consiliare del PRC

Per ragionare sulla questione in oggetto ci pare essenziale partire dal giudizio negativo che il nostro partito ha dato e dal voto contrario che il gruppo ha espresso in Consiglio Regionale sulla Legge Regionale n°28 del 12/11/99 "Disciplina, sviluppo ed incentivazione del commercio in Piemonte".
L’opposizione a tale legge nasceva dalla convinzione che l’approccio scelto per intervenire sul problema commercio fosse profondamente errato e non risolvesse i problemi che indubbiamente pezzi significativi, e segnatamente quelli più "poveri", di tale settore si trovano a vivere. La scelta della concentrazione, della diffusione dei centri commerciali e delle grandi superfici che la Regione ha voluto premiare, rappresenta proprio l’elemento fondamentale su cui abbiamo espresso in fase di discussione della legge la nostra profonda avversione. Non intendiamo ora soffermarci sulle motivazioni della nostra contrarietà, che si basa non solo sulle considerazioni di cui sopra ma anche sulle trasformazioni e le ricadute sociali che a tali concentrazioni conseguono, ma affrontare la questione in oggetto alla luce di quanto proprio questa legge permette.
Non è cioè possibile discutere della questione Ipercoop come se la Legge Regionale non esistesse ed al contempo va riconosciuto che, anche volendolo, l’amministrazione comunale non ha grandi strumenti per opporsi a tale progetto.
Crediamo che però l’amministrazione debba giocare il suo ruolo intervenendo su questioni che le sono proprie e che devono, per vederci d’accordo, accompagnare la scelta del centro commerciale.
Per prima cosa è necessario pensare ad un piano di riqualificazione del commercio nel centro cittadino, sondando anche le possibilità di accedere a finanziamenti regionali, non per farne una grande vetrina o rendere esso stesso un grande centro commerciale, ma nella convinzione che questo spazio debba essere abitato, vissuto e "utilizzato" dai cittadini e quindi debba vedere presenti esercizi commerciali che ne permettano questo tipo di sviluppo. Questo stesso discorso vale per zone non centrali della città in cui un commercio di prossimità non solo è ancora essenziale ma svolge un vero e proprio servizio soprattutto per alcune fette di popolazione (anziani, coloro che non sono auto muniti e tutti coloro che non hanno facilità di movimento) e che, proprio per questa sua caratteristica deve essere tutelato. Inoltre è da considerarsi anche il fatto che sia la nuova iniziativa di cui si parla che le altre grandi superfici sono poste, come vuole la legge, in zone periferiche della città per raggiungere le quali è necessario l’uso della macchina: la salvaguardia di un tipo di commercio differente permette anche di non incentivare oltremodo l’uso dell’auto.
In sostanza se è vero che l’avvento dell’Ipercoop può essere visto come un "servizio" in più che viene offerto ai cittadini è bene non perdere di vista le ripercussioni sociali che non solo sul commercio ma sulla vita dei cittadini stessi questa iniziativa può portare.
Un secondo elemento per noi fondamentale è quello che riguarda orari e aperture domenicali. Crediamo che l’amministrazione debba, per quanto in suo potere ed è questo il caso, avere grande attenzione alle questioni del lavoro e delle condizioni dei lavoratori. In questa direzione è per noi essenziale che questa iniziativa non porti con se un generale ripensamento sugli orari e soprattutto sulla liberalizzazione delle aperture domenicali. La condizione di lavoro, il contratto collettivo e gli orari di chi lavora nel settore del commercio sono già sufficientemente pesanti e soggette a dosi massicce di flessibilità senza doverci aggiungere anche le domeniche. Questa condizione tra l’altro costringerebbe anche le attività commerciali di ben più modeste dimensioni a adattarsi alle altrui condizioni, rischiando di creare una situazione di lavoro insostenibile per molti. Non possono essere interventi di questo tipo a risolvere i problemi che il commercio indubbiamente vive e neppure riteniamo condivisibile la tesi che le aperture domenicali siano un servizio: non è certo il tempo che manca ai lavoratori per fare la spesa, sono semmai gli euro…

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Cosa vuole il governo vuole sulle pensioni? Tratto da un volantino del circolo

Quando si tratta di parlare delle pensioni sia i governi di centrosinistra che quelli di centrodestra fanno largo uso di specchietti per le allodole quando non considerano i cittadini degli "allocchi".
Nel 1995 ci dissero che la riforma era indispensabile pena il crollo del sistema così alzarono l'età per andare in pensione, abbassarono la rivalutazione annua delle pensioni, e fecero un taglio dei rendimenti delle pensioni per i giovani con meno di 18 anni di circa il 20%. Nessuna manovra fu fatta per recuperare la grande evasione contributiva (40.000 miliardi annui) o per allargare la base produttiva e contributiva riducendo la disoccupazione, anzi furono varate leggi su leggi che riducevano la contribuzione a carico delle aziende. In realtà usarono trucchi per farci paura e specchietti per imbonirci sulla bontà dei fondi pensione in modo da coprire un gigantesco trasferimento di risorse dai lavoratori ai padroni.
Dopo una tale operazione è stato facile per il centro destra fare una politica demagogica dicendo di voler alzare le pensioni minime ad un milione. Anche questo è stato un specchietto per attirare voti perché su cinque milioni di pensioni al minimo il governo ha proposto aumenti a circa due milioni di pensionati.
La situazione dell'INPS non è oggi allo sfacelo oggi ne si prevede lo sia futuro. La commissione Brambilla, incaricata dal centro destra, ha emesso un rapporto in cui si ritiene che:
nel periodo 2001-2005 si risparmieranno 105.637 miliardi;
con le attuali regole, la spesa per le pensioni è stabilizzata attorno al 13,5% del PIL fino al 2050.
Perché allora arrivano da tutte le parti (interessate) indicazioni di fare manovre sulle pensioni?
La ragione di fondo continua ad essere la grande voglia per i padroni di pagare meno contributi e mettere le mani su questi grandi capitali oggi gestiti dallo stato. Il governo Berlusconi sa bene a chi deve rendere conto e in questa finanziaria ha deciso di chiedere la delega per varare dei decreti aventi lo scopo di allungare ancora la vita lavorativa e introdurre altre misure per favorire l'adesione ai fondi pensioni privati, tutti i risparmi operati con tali manovre serviranno a produrre una riduzione dei contributi a carico dei padroni. Ancora una volta si usa lo specchietto dei fondi pensione per portare un attacco all'INPS e alle condizioni dei pensionati.
Da tutte le parti ci propongono "facciamo come l'America" ma il caso Enron - la più grandi società americana di commercio dell'energia - che ha letteralmente mangiato la pensione a tutti i suoi dipendenti va nascosto bene, perché può essere il modello preoccupante per il nostro futuro.

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TANGENTI DALLE MOLINETTE  per FORZA ITALIA E ALLEANZA NAZIONALE

E' saltato fuori che le tessere di Forza Italia, la campagna elettorale della sedicente Casa delle Libertà (?), il futuro politico degli attuali manager pubblici che studiano da parlamentari sono finanziati dalle tangenti (300 milioni accertati) delle MOLINETTE.
E' con i soldi rastrellati in questo modo che Berlusconi - il più ricco parlamentare d'Italia - paga i suoi attacchini, le cene, gli auguri televisivi a Natale, le riviste colorate con le sue foto da bambino inviate a casa per posta.
POVERA ITALIA IN MANO A FORZA ITALIA
Ora, un partito che gestisce la sua democrazia interna con finte adesioni e con tessere pagate dalle tangenti, è al governo in Piemonte e in Italia. Complimentoni (anche per l'orologio di nove milioni, ma il fatto non è penalmente rilevante, nevvero Presidente Ghigo?).
Noi rifondaroli siamo stati allevati ad un'altra scuola: adesione libera, versamento delle quote per ciascun iscritto, lavoro volontario e gratuito, controllo democratico come unico efficace rimedio contro carrierismi e clientelismo sempre possibile anche nelle migliori famiglie.
FAGLI UN DISPETTO
Nel 2001 gli iscritti al Circolo nonese "Teresa Noce" di Rifondazione comunista sono stati 28. Non sono molti. Ma ciascuno di essi paga 30mila lire (il minimo) o anche 50mila, 70 o 100mila e più all'anno. Non accettiamo come normale una condizione tradizionale fondata sull'ingiustizia. Logico che chi sta bene in un mondo dove il comandamento NON RUBARE suona arabo, ci consideri pesci fuor d'acqua. Ma è forse per questo che sappiamo tenere duro e morbido. Abbiamo imparato a nuotare in un oceano di squali, sforzandoci di salvare decoro, dignità, diritti, orgoglio e memoria.
Per ribellarsi basta essere normali
Un modo normale di ribellarsi e di fargli dispetto è - perchè no? - quello di iscriversi a Rifondazione comunista. Le tangenti, la corruzione, il degrado della vita pubblica, il disprezzo dei diritti vanno di pari passo e si combattono lottando per la democratizzazione della vita quotidiana.
Il Circolo nonese di Rifondazione comunista "Teresa Noce"
LIBERO CHI LEGGE

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