Mozione presentata per la discussione nel Consigliuo Comunale di Pinerolo

Lettera inviata all' Eco del Chisone

Comunicato stampa del 26/01/01


Al Presidente del Consiglio Comunale di Pinerolo

Pinerolo 02/11/2000 

I sottoscritti consiglieri comunali, in base all'art.10 del Regolamento del C.C., chiedono che venga messo all'ordine del giorno del prossimo Consiglio la sotto riportata mozione.

Mozione

Preso atto che nella discussione del disegno di legge n° 7042 approvato dal senato ed in questi giorni in discussione presso la commissione affari costituzionali della Camera si stabilisce l'obbligatorietà di privatizzare e mettere sul mercato tutti servizi pubblici locali di "rilevanza industriale" (acqua, gas, energia, rifiuti, trasporti), disponendo il loro affidamento esclusivamente tramite gara.

Considerato che l'azienda consortile ACEA che attualmente gestisce i servizi di acqua, gas e rifiuti nel nostro comune, sarebbe coinvolta da questa trasformazione, e che dal dibattito sinora sviluppato sulla validità di questi servizi e sulla loro gestione non risultano elementi tali da richiederne una sua radicale trasformazione.

Ritenuto che le disposizioni legislative di cui in premessa andrebbero a ledere l'autonomia di scelta degli enti locali sulle forme di gestione di questi servizi.

Chiedono alla Camera dei Deputati:

di modificare il testo del d.d.l. 7042 reintroducendo l'autonomia di scelta da parte degli enti locali in relazione alle forme di gestione, mantenendo in tal senso il testo originario dell'art. 22 della legge 142/90;

di reintrodurre, tra le facoltà dell'ente locale, la procedura di affidamento diretto dei propri servizi a propri enti strumentali o a società a prevalente capitale pubblico.

Impegnano il Sindaco e la sua amministrazione a trasmettere il presente dispositivo al Parlamento e ad adoperarsi, assumendo le necessarie iniziative, affinché sia attuata la presente mozione.

 


Egregio Direttore, vogliamo segnalare ai suoi lettori che sulla ACEA siamo giunti ad una situazione che si potrebbe definire paradossale. L'assemblea dei Sindaci pur essendo soddisfatta dall'azione della ACEA e dei suoi servizi, al punto da impegnarsi in grandi investimenti, sta per dare il via alla trasformazione in S.p.A. della ACEA in accordo con i dettami del disegno di legge 7042, attualmente in discussione alla camera, che potrebbe portare alla fine della ACEA.

Il disegno di legge sopracitato, da al mercato il valore di un dogma, prevedendo per i comuni l'obbligo di mettere in gara d'appalto i servizi di gas, acqua, rifiuti e trasporti, e la possibilità di partecipazione alle sopracitate gare solo alle società per azioni.

Perché dare il via a una così grande trasformazione che comporta il pericolo di affidare ad altre aziende servizi così delicati, se non se ne ravvede una esigenza specifica nella nostra situazione?
Perché un cambiamento così importante viene lanciato senza discussioni formali nei consigli comunali?
Perché questa proposta di legge non può essere modificata lasciando la facoltà ai Comuni di decidere se affidare a gara d'appalto i servizi pubblici o continuare a dare in affidamento questi servizi alle proprie aziende speciali?

A queste domande dare una risposta semplice non è facile, tuttavia cerchiamo con le seguenti considerazioni di definire per lo meno le questioni di maggior rilevanza per i cittadini.
In molte aree del paese questi servizi sono mal gestiti e alcuni tra i più delicati come la raccolta e smaltimento dei rifiuti sono nelle attenzioni della criminalità organizzata. Secondo la Confindustria il valore di questi servizi (acqua, energia, rifiuti, trasporti) è di circa 150.000 miliardi.
Intervenire con una legislazione quadro può certamente essere utile per l'intero paese, ma proporre come fa questo disegno di legge l'obbligo per tutti di applicare le regole del mercato, soddisfa di certo molti interessi economici, ma non ci sembra una proposta giusta ed efficace per i seguenti motivi:

Anche quando ci sono molte e diverse possibilità per la produzione di beni e servizi, la legge della concorrenza sappiamo che non sempre ha funzioni benefiche. Quando poi si tratta, come nel nostro caso, della gestione di servizi a rete unica, nei quali le possibilità di concorrenza sono limitate ad attività marginali, come la vendita del servizio, la funzione della concorrenza è praticamente nulla.
La possibilità di recuperare capitali per investimenti per le aziende speciali, non comporta maggiori problemi rispetto a quelli che incontra una S.p.A. Con le aziende speciali i profitti vengono reinvestiti nell'azienda, mentre nel caso di privatizzazione i profitti possono essere reinvestiti altrove.
In un periodo in cui la lotta per avere maggior competitività e maggiori profitti, produce lavoro mal pagato e povero di diritti, possiamo permetterci il lusso di rischiare di peggiorare le condizioni dei lavoratori della ACEA?
Se le aziende speciali funzionano bene, perché costringere i Comuni a sottomettere a gara d'appalto i propri servizi pubblici, con il pericolo di affidarli ad aziende poco serie o addirittura legate alla criminalità?
Se un azienda speciale ha per vocazione il servizio su un territorio, una grande società per azioni che si occupa di gestire servire su territori molto più estesi e diversi, sarà così puntuale nell'intervenire come ha dimostrato la ACEA nei momenti dell'alluvione?
Inoltre perché privatizzare quando si sono fatti quasi tutti gli investimenti e ci si avvia ad una fase più remunerativa di gestione, non si tratta della linea ormai famosa di socializzare le perdite e privatizzare i profitti?
Nel nostro paese ci sono molti esempi di aziende pubbliche efficienti, possono gli enti locali efficienti e capaci di amministrare bene, lasciare passare un concetto che soddisfa l'equazione pubblico sta a cattivo come privato sta a bello?

Sulla base di queste motivazione il nostro gruppo consigliare ha presentato una mozione che dovrà essere discussa nel prossimo consiglio in cui si chiede che il disegno di legge deve essere modificata almeno in due punti, reintroducendo l'autonomia di scelta da parte degli enti locali in relazione alle forme di gestione e reintroducendo la procedura di affidamento diretto dei propri servizi a propri enti strumentali o a società a prevalente capitale pubblico.
Il nostro giudizio negativo sulla trasformazione in S.p.A. non riguarda la forma giuridica dell'azienda. La trasformazione della ACEA in S.p.A. con il controllo pubblico al 100%, non cambia molto dalla situazione attuale, ciò che cambia, e in peggio, sono i passaggi successivi e conseguenti verso la gara d'appalto e l'ingresso di privati con il controllo sulla maggioranza delle azioni.

Il gruppo consigliare del PRC: Luigi Fenoglio, Piero Malano, Francesca Spano, Beppe Spinnato, Piero Zanello

 


COMUNICATO STAMPA del 26/01/01

La mancanza di elaborazione politica ha portato il consiglio comunale a respingere una nostra mozione avente come scopo quello di modificare il disegno di legge n°7042, che prevede la liberalizzazione obbligata di tutti servizi comunali acqua, gas, rifiuti, trasporti. Il nocciolo della nostra mozione chiedeva solo la libertà per gli enti locali che ritenevano i propri servizi soddisfacenti di non essere obbligati a metterli in gara d'appalto, considerato che questi servizi sono particolarmente delicati e basati su reti uniche sulle quali la concorrenza non esercita alcuna funzione positiva. La nostra posizione su quest'argomento era nota da tempo a tutti, come era noto a tutti che l'ostacolo non era la trasformazione dell'ACEA in SPA a totale controllo pubblico, ma una posizione che toglie autonomia all'ente locale, che dichiara l'incapacità dell'ente pubblico nel gestire servizi pubblici importanti e che mette in pericolo i buoni risultati ottenuti dall'ACEA e le condizioni di lavoro degli addetti a questi servizi.
Perché si è giunti a questa spaccatura?
A nostro avviso essenzialmente perché è stata un discussione che non ha coinvolto la cittadinanza. Abbiamo deciso di presentare questa mozione, sapendo quanto complicato fosse discutere su una proposta di legge in cui gli schieramenti si erano già delineati, perché era l'unica possibilità che avevamo per rendere pubblico questo necessario ed importante dibattito, considerato che le nostre proposte di aprire una discussione sul bollettino comunale non erano state accolte. Vi erano certo delle difficoltà, ma abbiamo riscontrato da parte degli altri gruppi, una mancata discussione sulle possibili soluzioni, la sola proposta che ci è giunta all'ultimo minuto era quella di ritirare la mozione in cambio di accordi per pubblicizzare la nostra posizione.Una proposta tardiva, che abbiamo respinto, perché a nostro avviso non permetteva più l'apertura di una vera discussione e la comprensione del punto di vista degli altri gruppi. Considerato che dall'opposizione erano arrivate indicazioni di comprensione delle nostre argomentazioni e anche indicazioni di astensione, ci è parsa un poco superficiale e non sufficientemente articolata la decisione degli altri gruppi della maggioranza di votare contro la nostra mozione.
Quali sono le conseguenze?
Non riteniamo questo dissenso su una proposta di legge nazionale, tale da inficiare una intesa programmatica sui temi dell'amministrazione comunale. Tuttavia non possiamo non rilevare che:

  • Gli sforzi fatti per raggiungere delle intese anche originali su problemi che investono nello specifico il terreno amministrativo, siano stati a nostro avviso insufficienti.
  • Il problema della comunicazione con i cittadini è tutt'altro che risolto
  • La deriva liberista continua a rendere la popolazione sempre più subalterna ai grandi interessi economici, (secondo il Sole 24 Ore il valore dei servizi comunali che secondo la legge devono essere posti sul mercato è di 150.000 miliardi).

Pertanto con maggior determinazione indirizzeremo i nostri sforzi nella ricerca di strumenti validi di comunicazione ai cittadini e di discussione delle istanze anche diverse che arrivano dall'interno della maggioranza.

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