Finanziaria 2001

Continua la ridistribuzione alla rovescia.

Nel cuore del governo c'è l'impresa! Questa legge finanziaria non solo non restituisce ai salari, se non in piccola parte, ciò che è stato loro tolto a partire dagli anni 90 in favore dei profitti e della rendita, ma continua a favorire questi redditi.

Ecco alcuni punti significativi:

  • Gli sgravi fiscali si rivolgono alle famiglie in modo indeterminato, cioè tutti redditi anche quelli alti vengono detassati, con il risultato che: un reddito di 40 milioni (senza carichi e detrazioni) nel 2003 pagherà in meno 1.000.000 di lire in tasse del 1999, mentre un reddito di 200 milioni (senza carichi e detrazioni) pagherà in meno 3.200.000 lire.
  • L'esenzione totale dell'IRPEF sulla prima casa favorisce solo coloro che abitano nel 15% di abitazioni di maggior lusso, perché l'esenzione già in vigore per rendite catastali fino a 180.000.000 lire garantiva il non pagamento dell'imposta all'85% delle prime case.
  • Secondo il Sole 24 ore, nel 2000 le imprese verseranno allo stato il 6,1% in meno di IRPEG, mentre per le famiglie (comprese quelle ricche) le tasse si ridurranno solo del 4,1%. Le riduzioni fiscali previste per il 2001 per le imprese sono ancora più alt6, cioè il 15,6% in meno del 2000 mentre per le famiglie il vantaggio sarà solo del 6,9%. Ma per Rutelli ciò non è ancora sufficiente ed ha proposto una ulteriore riduzione dell'aliquota IRPEG del 10%.

Si continua nella vecchia logica liberista di offrire alle imprese tutti i tipi di agevolazione, di svendere sul mercato i servizi pubblici, nella speranza che l'aumento dei profitti si traduca anche in aumento dell'occupazione e dei redditi da lavoro e di conseguenza delle pensioni.
Si tratta di una fiducia mal riposta, smentita dalle concrete rilevazioni che ci dicono che la povertà è in aumento, che il lavoro al SUD non si trova e che al NORD lo si trova ma sempre più precario e mal retribuito.

Queste non sono invenzioni propagandistiche:

  • L'ISTAT afferma che l'inflazione nel 2000 è salità del 2,7 % mentre i salari sono saliti solo dell'1,8% e i poveri sono oltre i 6 milioni.
  • La disoccupazione complessiva è scesa di alcuni decimi di punto, ma questo dato non conteggia i tanti periodi di non lavoro che si possono avere nell'arco di un anno.
  • I servizi assistenziali e sanitari diventeranno più cari o con prestazioni ridotte visto che i limiti di spesa definiti sono legati alla inflazione prevista, cioè al di sotto dell'1% di quella reale.
  • Le modifiche ai tickets sono positive ma non sono inserite in un quadro che le garantisca per il futuro.
  • I comuni devono ridurre la spesa corrente per il personale del 5%.

In poche parole questa finanziaria, salvo alcuni elementi influenzati dalla prossima campagna elettorale, continua a permettere ai profitti di crescere senza pagare tasse e trovare rifugio nei paradisi fiscali senza alcun controllo, non interviene per limitare uno sfruttamento sempre più alto del lavoro, inoltre non interviene adeguatamente per favorire la coesione sociale in una società frantumata dalle leggi del mercato.
E necessaria una politica diversa! In questo modo non solo non si batte una destra pericolosa, ma si pongono in essere condizioni per la sua vittoria. Noi pensiamo che si giunto il momento di costruire una sinistra "plurale", capace di mettere in discussione queste decisioni sbagliate e di riportare a far politica a larghe masse che hanno scelto la strada del non voto e della passività.

E un processo difficile, a cui Rifondazione da il suo contributo, si tratta però di un processo che necessita di un contributo di idee e di lotte di tutta la sinistra.

Partito della Rifondazione Comunista
Circolo "Ludovico Geymonat"

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