Warning: sex.
Una vita diversa
- settima parte -
L’estate in Svezia sta
terminando, le giornate si fanno più brevi. Eppure ad Oscar sembrano
interminabili...
Nei salotti dell’enorme palazzo, le figlie dell’ammiraglio si intrattengono in conversazione con i giovani dell’alta società, ricamano, leggono, cantano e recitano... Oscar non è stata preparata a tutto questo… sempre spettatrice passiva, le ore in cui non può più uscire per il maltempo, si rifugia ormai nei suoi appartamenti, attendendo il giovane marito per parlare, prima di fare l’amore, degli impegni che lo trattengono molte ore fuori di casa, impegni militari.
Oscar, anche in questo caso, non si comporta come una semplice consorte: lei sa come ci si sente al ritorno da una giornata nei ranghi delle milizie. Fersen è appagato completamente da questa fantastica donna che sa dargli incommensurabile piacere con le sue grazie e nel contempo essere suo amico e consigliere. Ma in lei sta nascendo un sentimento nuovo che le provoca una sordida sofferenza...
Oggi non può assolutamente restare nei suoi alloggi e decide di uscire. Apre il suo guardaroba, indossa il mantello e scende.
Le cognate non l’hanno ancora vista.
“Meglio così.” pensa.
E’ decisa ad andare a cavalcare nonostante il cattivo tempo, come se le mancasse il respiro reclusa tra quelle sontuose mura.
Sta per aprire il portale, quando si accorge che nel salottino adiacente stanno parlando di lei.
Si avvicina, non può farne a meno. La sorella minore di Hans, con il suo promesso sposo…
- Dite davvero?! C’era qualcosa di strano in lei!?! Non sarà che per caso… - e il ragazzo le bisbiglia qualcosa nell’orecchio.
- OH! NO!! Non siate così irriverente! –
Oscar resta impietrita.
- Mio fratello ha promesso al mio anziano padre che gli darà presto un erede, ed è deciso ad ottenerlo prima di quanto possiate aspettarvi, a tutti i costi. –
Basta: non vuole sentire più niente. Si precipita fuori, sconvolta. Cerca le scuderie. Entra, sella un cavallo e via, senza sapere dove. Corre veloce sotto il temporale, mescolando le gocce di pioggia che le cadono sul viso alle lacrime che scendono inesorabili.
- Cosa ci faccio qui? Senza poter più essere me stessa… io non sono nata per questo… -
- Forse è il destino che mi ha fatto tornare in Francia, forse sono nata per questo… -
Josephine è sdraiata sul fieno, carezza il suo amore, gli sussurra nelle orecchie, piano…
- Non hai paura di fare la fine di tua madre...? –
- NO! Mio padre sa che mi ucciderebbe… il nostro è un tacito accordo concluso dopo la morte della mamma... Altrimenti avrei dovuto già essere sposata da molto tempo!! Sono vecchia oramai: ho quasi 19 anni! –
André le sorride, in silenzio, guardando il tetto della stalla con le braccia dietro la testa. La sua espressione ora è triste. Josephine ha capito che sta ricadendo in quella sofferenza in cui spesso lo vede sprofondare, senza parole.
Prontamente scatta in piedi davanti a lui che la guarda dal basso meravigliato e compiaciuto; apre le gambe, si siede sul suo bacino stendendoglisi sopra. Comincia a baciarlo, distraendolo dai cattivi pensieri.
- Tu mi regali attimi di pura felicità. –
- Non mi basta! Voglio farlo tutta una vita! –
I loro corpi sono appiccicati. Sotto i vestiti le carni strepitano e fremono di desiderio. Gli echi dei loro baci saturano il silenzio dell’ambiente. André riesce a stento a trattenersi, a dominare il suo impulso naturale che lo incita a possederla.
- JO… JO… ti prego… smettila… -
La fanciulla è ancora seduta sopra di lui, venerandolo, solleticandolo con i riccioli ribelli che le cadono giù dalle spalle, disfatti. André si abbandona passivamente a quelle dolci crudeltà, torturato dal piacere che lei gli regala.
- Io ti amo, André, e questo mio sentimento è vivo e indipendente dalle mie volontà. Farei qualsiasi cosa per te… -
André la scosta e le si siede accanto.
- Le tue parole mi lusingano, così come tutto quello che mi dimostri tutte le volte che stiamo insieme, ma… sono troppo più grandi di te… -
- Perché mi dici questo…?! Perché hai dieci anni più di me…?! Perché sei un domestico…?! –
- No, non è solo per questo… l’amore può portare anche a vivere tragicamente… io vorrei che tu fossi felice, senza rincorrere cose impossibili… -
- E’ per questo che non mi vuoi…?! Che non vuoi fare l’amore con me…?! Passi il tuo tempo libero con me per non riflettere… ma mi rispetti preservandomi nell’eventualità che nella mia vita possa esserci in futuro qualcun altro…?! – le si riempiono gli occhi di calde lacrime.
- Ehi, ehi… non fare così… non voglio che tu soffra, tutto qui! –
- Non è vero! Tu stai giocando con me… quando siamo insieme pensi ad un altra… me ne sono accorta, cosa credi?! –
- Jo… - fa per toccarla.
- LASCIAMI! NON MI TOCCARE!!! Ti avevo chiesto di non prendermi in giro… se tu lo avessi tenuto in considerazione, ora non sarei qui a piangere come una poveretta! -
Josephine si alza di scatto e fugge via singhiozzando. André la segue fuori dalle scuderie. La nonna assiste alla scena, cerca di fermare la fanciulla, ma la vede correre decisa dentro il palazzo, in lacrime, disperata. Nanny blocca André.
- ANDRE’, COSA LE HAI FATTO?! NON AVRAI OSATO... –
- No, nonna… stai tranquilla! - resta in piedi, sotto la sua finestra, la sente piangere.
Stanno rientrando i Jarjayes al completo con le carrozze.
“Che tempismo!” pensa tra sé, correndo verso di loro per aiutarli a scendere e sistemare carrozze e cavalli nella rimessa.
Josephine è sdraiata sul suo letto, sta piangendo disperata. Non riesce a smettere di pensarlo.
- André… possibile che tu abbia solo giocato con me fin’ora…?! Riuscirai mai a dimenticare chi ti ha fatto solo soffrire…?! Ho così poche speranze di essere amata da te… -
I giorni seguenti trascorrono monotoni. André non è più riuscito a vedere la fanciulla, è un po’ preoccupato e amareggiato.
- Non viene più a cercarmi nelle scuderie, non cavalchiamo più insieme, non l’ho più vista neanche dalla nonna... un po’ mi manca… le sue carezze, i suoi baci, anche il suo sorriso… -
Ma Jo si è chiusa in camera, a leggere. Spesso la vista le si appanna per le gocce di pianto che spontanee le riempiono gli occhi. Si asciuga, continua a leggere, sognandolo innamorata, stregata, ma disillusa, ferita.
André passa decine di volte sotto la sua finestra per scorgerla almeno per un attimo. Attratto dalla sua luce come le farfalle della sera, solo quando la stanza si fa buia decide di rientrare, non prima però di avere mandato un bacio, a lei che sa che è lì, nascosta dietro le mantovane che lo sta guardando con il cuore spezzato e gli occhi colmi di pianto.
- Buonanotte, amore… -
- Buonanotte, Jo… -
E’ mattina. André sale al primo piano: vuole vedere Josephine. Sono giorni che non ha più sue notizie. Le porta il vassoio della colazione: una scusa.
La difficoltà più grande sarà superare la porta della sua camera, quella di Oscar... bussa… nessuno risponde. Si fa coraggio e apre, lentamente. La stanza è inondata di luce, il letto è rifatto, lei non c’è. La curiosità lo assale e insieme la smania di vederla.
- Ma dove può essersi cacciata?!? –
Corre di nuovo giù, posa il vassoio in cucina. La nonna lo vede volare nelle scuderie.
- Niente... non c’è… -
André si sente bruciare le guance, sente un pianoforte, si dirige rapidamente nella sala della musica. La porta è socchiusa...
- MAGGIORE GIRODEL! –
Si volta di scatto.
- André Grandier! –
André scorge qualcuno seduto accanto a lui.
- Come state André? Sto suonando un pezzo di Mozart in onore di questa deliziosa fanciulla. –
Josephine è lì, seduta con i capelli raccolti sulla nuca, un candido vestito lungo. Lo guarda.
- André! Portateci caffè e cioccolato! –
André è furibondo. Esce dalla stanza idrofobo: non ha alcuna intenzione di servirli. La musica riprende. Sta arrivando anche Madame Corinne. Il fedele valletto torna nella cucina. Caffè, cioccolato: due, tre tazze. Nanny lo guarda stranita.
Eccolo che torna accompagnato dalle note di Mozart e dallo sguardo fisso di Madame Corinne, che non gli toglie gli occhi di dosso. André si accorge dell’interesse che la donna nutre per lui. Decide di divertirsi un po’. Serve il caffè a Girodel, il cioccolato a Josephine. Si avvicina a Corinne.
- Che cosa desiderate, Madame?! - la fissa dritto negli occhi.
Lei lo ricambia. Josephine se ne accorge, ma beve in silenzio il suo cioccolato.
- Dunque, dicevate, maggiore…? –
- Siete qui da qualche mese oramai… so che vostro padre deve sistemare alcune faccende a Parigi… -
Ma Jo non lo sente. Non può fare a meno di notare che André è vicino a Corinne… troppo… le serve il caffè sfacciatamente, con lo sguardo fermo a lei ed alla sua scollatura. Corinne si sente lusingata dalle attenzioni del bel giovane; Jo si sente bruciare dalla rabbia e dall’odio. André è soddisfatto: ha ottenuto quello che voleva, farla ingelosire, riportarla a sé. Corinne, però, non sa e neanche Girodel. André, allora, versa una lacrima di caffè sulla vistosa scollatura della donna. Lei scatta in piedi. Josephine non crede ai suoi occhi. Girodel si limita a rimproverare il domestico disattento; lui rimedia subito offrendosi di pulirle la parte macchiata.
- Permettetemi… -
Corinne resta ferma. Il ragazzo ha in mano uno straccio, la sfiora delicatamente, di nuovo. La sua pelle si eccita a quelle subdole carezze. Josephine non vuole vedere altro. Si alza di scatto.
- Perdonatemi, maggiore, ho bisogno di prendere un po’ d’aria! –
- Vi accompagno. –
I due si avviano fuori. André prende il vassoio, raduna le tazze. Madame Corinne resta attonita.
- Al vostro servizio, Madame! - esce dalla stanza anche lui, verso il giardino.
La fanciulla ed il militare sono seduti all’ombra di un grande platano secolare. Il maggiore le parla, ma lei sta guardando quel valletto che si sposta verso le cucine. Sgrana gli occhi. Corinne lo ha seguito, lo ferma, gli sta dicendo qualcosa nell’orecchio.
- Puttana, lo sapevo che sei una puttana!! - pensa a voce alta.
- COME AVETE DETTO?! - le chiede Girodel, interrotto da quella affermazione che non crede di avere capito bene.
- Maggiore, perdonatemi, non mi sento bene… sarà per un altro giorno. –
Lui le bacia la mano.
- Conto di rivedervi. –
Ma Josephine se ne è già andata. Aspetta di essere sola, si guarda in giro e corre nelle scuderie, dove è sicura di trovare André.
E, infatti, André é lì dentro. Sapeva che sarebbe arrivata.
- BONJOUR, MADEMOISELLE! Che cosa posso fare per voi?! -
La ragazza si sente esplodere dalla rabbia.
- Cosa ti ha detto quella puttana?! –
- Perché ti interessa?! –
- Non farti idee strane! Non voglio che mio padre venga disonorato! –
- Vuole vedermi stanotte… qui… -
- COSA??!! –
- Si, mi aspetta stanotte nelle scuderie, quando il tuo signor padre dormirà. –
Negli occhi della fanciulla André scorge un infinito dolore. Sta piangendo.
- Forse sto esagerando… -
Josephine scappa via singhiozzando, bellissima in quel suo abito aderente. André si sorprende a pensarla più di quanto avrebbe mai immaginato, ma… che farà stanotte…?!
Oggi Josephine non ha pranzato, non è scesa neanche a salutare il padre che è tornato. A tavola Monsieur Gerard chiede di lei a sua moglie.
- Non lo so… forse non è scesa perché non aveva fame… leggerà qualcuno dei suoi noiosissimi testi... –
Ma Josephine è stesa sulle coltri a piangere, disperata per suo padre, per sua madre che l’ha lasciata troppo presto, per sé stessa … Sente bussare: è il padre, preoccupato. Si siede sul letto.
- Che ti succede, Jo? –
Lei non lo vedeva più così affettuoso da quando era una bambina. Gli getta le braccia al collo. Non può dirgli niente, non può.
- Niente padre… ho un po’ di nostalgia della mamma… tutto qui! Passerà! - <
L’uomo chiude gli occhi, si stringe in quell’abbraccio, ammutolito.
Arriva la sera. Con il calare del sole torna anche l’ora di cena, Jo non esce dalla sua camera, il padre rispetta la sua decisione. Corinne è veramente intenzionata ad incontrarsi con André, quando il marito dormirà. André ha finito il suo lavoro, cena con la nonna e la saluta. Entra in camera sua, si sdraia sul letto a riflettere. Non sa cosa fare. La voglia di farsi beffa di uno di questi nobilastri è talmente grande, ma Josephine… in fondo, lei non gli aveva mai fatto del male, casomai era stato lui a ferirla con il suo comportamento…
Gli ultimi grilli dell’estate stanno finendo di cantare… il buio è calato sul palazzo, sui giardini. Le ultime luci fioche nelle stanze dei servitori si spengono. Tutti dormono. Cala il silenzio. André è sveglio, davanti allo specchio della sua toilette, indeciso, come se specchiandosi trovasse una risposta sul da farsi. La sua coscienza gli impone di non andare.
Sente il portone del palazzo che lentamente si chiude. Corinne sta uscendo. È fuori. Vede la sua sagoma dirigersi verso la rimessa. Il suo impulso naturale prende il sopravvento: vuole andare, ma sente dei passi nel corridoio. Resta immobile dietro la porta. I rumori si fermano davanti alla sua camera. Lui soffia sul lume, si piega la maniglia. André non sa cosa pensare: se non era Corinne quella là fuori, se sta cercando di entrare qui, allora, quella chi era?!
L’uscio si apre lentamente. Una figura femminile si fa spazio nella stanza cercando al buio. André è dietro la porta che osserva. La donna lo cerca, non lo vede, si avvicina alla finestra, guarda fuori, si volta, illuminata flebilmente dalla luna: è Jo!
André è risentito, ma in cuor suo tira un sospiro di sollievo. Allora chiude la porta, spaventandola. Si avvicina al lume, lo accende. Josephine è di fronte a lui, non sa cosa dire.
- Che ci fai tu qui?! Vuoi convincermi a non andare?! –
- Ti prego, André… -
- Ormai è tardi: lei si è già avviata e mi sta aspettando. Non si fanno aspettare le signore… specialmente se sono nobildonne! –
Josephine gli si avvicina con aria supplice.
- Ma cosa ti ho fatto…?! Perché mi fai questo...?! –
André si sente colpire da quelle parole. Si siede sul letto in silenzio.
- Sono cambiato… non mi riconosco più… la nonna ha ragione: la partenza di Oscar mi ha distrutto, rendendomi più duro… mi dispiace che tu abbia visto questo lato di me, ma mi sento svuotato di tutto… il mio cuore ha paura, non vuole più soffrire… non lo reggerebbe ancora… Io… -
Lei gli si avvicina, inginocchiandosi ai suoi piedi.
- Non volevo soffocarti col mio comportamento o con i miei discorsi. Io sono qui solo per farti sapere che puoi ancora essere felice… -
- JO… - le liscia i lunghi capelli - JO… Io non posso darti niente… non ho niente, non sono nessuno… non esisto! Sono pochi mesi che ci conosciamo… tu non puoi credere che io sia l’uomo della tua vita. Non hai la minima idea di cosa sia il vero amore… Io ti ho rispettato, andando contro tutti i miei istinti e la mia natura… credo di avere fatto la cosa più saggia, un giorno mi ringrazierai… -
Lei si siede sul letto.
- Non ti ho mai chiesto nulla. Se avessi voluto un ricco e nobile marito avrei dovuto solo scegliere... Quanto ai miei sentimenti, tu non puoi permetterti di valutarne l’entità… Il tuo rispetto per me è stata una grande prova di quanto vali. La donna che dici di amare sicuramente non sa cosa ha perso… -
- Lei mi considerava solo come un fedele servitore: non ha mai saputo di me… -
- Però non è stata costretta a sposare un altro, non è vero?! Lei era innamorata di quell’uomo…! –
- Adesso sei tu che vuoi ferirmi… non sei leale. –
- André, apri gli occhi. Qual è il voto che hai fatto, che ti nega di rifarti una vita?! Chiunque al posto tuo lo farebbe! Non puoi terminare i tuoi giorni nei rimpianti. Se non vuoi me, non importa, ma non puoi scartare la possibilità di amare qualcun’altra, qualcuna che ti faccia sentire un uomo completo, con una sua vita ed una sua dignità. –
André è molto colpito da quelle parole: gli ricordano vagamente i discorsi della nonna, alcuni paragrafi dei libri che sta leggendo.
- Tu non mi ami, ne sono cosciente, ma vorrei dirti qualcosa… -
Il ragazzo la ascolta senza aprire più bocca.
- Sono sicura che, se tu non avessi già avuto il cuore spezzato, avrei avuto delle buone possibilità. Hai solo paura di aprirti, soprattutto con donne di estrazione sociale diversa… sei talmente sfiduciato… devo prestarti un altro libro: un saggio sull’origine e il fondamento dell’ineguaglianza tra gli uomini. Non cacciare via la possibilità di vivere serenamente. Fai di tutto per capire cosa vuoi davvero. Quanto a me… presto me ne andrò… Mi piacerebbe che rimanessimo amici… almeno finché sarò qui… -
André non risponde. Sta nella penombra senza muoversi.
- André… ti sto forse chiedendo troppo…? –
Ma lui la fissa e non le risponde.
- Non importa… Ti ringrazio per avermi ascoltata e per non aver contribuito a disonorare il nome di mio padre. –
Si gira verso la porta, sta piangendo in silenzio. Afferra la pesante maniglia di ottone, fa per aprirla. Si sente stringere dalle spalle… ancora una volta, come la prima volta, quando erano sulla riva del fiume. Josephine è frastornata, non può fare a meno di continuare a piangere.
- Non ti voltare, ti prego… o il tuo sguardo mi inibirà ed io non sarò più capace di dirti quello che penso… - André appoggia la testa sulla sua spalla - Forse non ti amerò mai come vorresti, ma sei nel mio cuore. –
Josephine si morde le labbra. Si sente scoppiare nel petto.
- Mi sei piaciuta subito e quello che hai detto è tutto vero… mi hai letto dentro… questo è quello che mi conquista di più di te… - la abbraccia prendendola per la vita - Sono stato uno stupido oggi, ma vederti lì con quel cicisbeo… ero geloso! –
La ragazza non resiste, si volta, faccia a faccia, occhi dentro gli occhi nella penombra. André ha gli occhi limpidi e lucidi: è sincero.
- Ho paura, mia splendida creatura… ho troppa paura di farti del male… non lo meriti… sei così pulita… -
- Ma io non voglio niente da te, André… solo quello che vuoi tu… perché non posso essere felice senza pensare al futuro o ai doveri... io… voglio solo amarti… senza chiederti niente… -
André si sente vivo, amato, uomo, non più solo servitore. Josephine gli si avvicina, la luce della lampada le illumina il viso, la lunga morbida camicia da notte. Rimane stregato da quella visione delicata. La adora con gli occhi, le sfiora la guancia con la mano.
Nelle stalle, Corinne sta aspettando: può restare lì anche tutta la notte perdendo solo il suo tempo… André non arriverà…
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