Warning: sex.  

Una vita diversa

 

- sesta parte -

 

Josephine è pronta per uscire già dalla mattina presto. Non è in sé per l’eccitazione! Aspetta che il padre e lo zio siano usciti, poi corre giù nelle cucine.

-          Buongiorno, Nanny! –

-          Buongiorno, mademoiselle… siete mattiniera   oggi. –

Josephine si guarda intorno, con gli occhi cerca qualcosa, o qualcuno. Nanny se ne accorge.

-          Volete fare colazione qui con me?! –

-          Un caffè bollente… mi andrebbe un caffè bollente! –

Mentre Nanny lo prepara, la ragazza si avvia verso le scuderie. Entra guardandosi intorno con circospezione... è tutto tranquillo… i cavalli hanno già ricevuto il fieno e l’acqua fresca, gli attrezzi tutti a posto, gli equipaggiamenti pronti vicini ai destrieri. Nell’ultimo recinto vede del movimento, si avvicina. Uno splendido stallone bianco. André lo sta sellando. Il cavallo la vede, ma resta tranquillo. André, invece, è voltato e non si è ancora accorto della sua presenza.   Gli si avvicina dalle spalle e gli appoggia le mani sugli occhi.  Lui sussulta, le sfiora le mani, si volta.

-          Ehi ! Bon jour, mademoiselle! –

-          Bonjour! Non ricomincerai con i convenevoli?! –

-          Stavo giocando... Che ci fai qui a quest’ora della notte?! –

Josephine ora è titubante, fissa il cavallo.

-          Ti piace questo animale, vero?! –

-          E’ fantastico. –

-          E’ il mio più grande amico, dopo mia nonna… -

-          La nonna! - la ragazza sobbalza, si è dimenticata del caffè - Devo andare a fare colazione da tua nonna, mi sta aspettando… Tu hai già fatto colazione?! –

-          Si. Io sono sveglio da poco prima dell’alba. Ma… un caffè lo riprendo volentieri! –

Escono insieme dalle stalle e si incamminano in cucina. La nonna li vede arrivare. André le cammina accanto, parlandole e sorridendo. Non può fare a meno di notare che suo nipote sta meglio e che quella fanciulla con i pantaloni, quelle gambe lunghe e snelle e quegli occhi azzurri le ricorda la sua amata bambina diversi anni prima...

-          André… mio povero André… -

-          Nonna! Allora questo caffè?! –

La vecchia Nanny però è anche compiaciuta: il suo André è tornato a scherzare.

-          Il caffè é quasi freddo! –

-          Scusami, Nanny… -

-          Non vorreste qualcuno dei miei biscotti?! –

-          SI! Grazie! –

André beve velocemente il caffè, prende un biscotto.

-          Dove avete intenzione di andare, ragazzi?! –

Nanny aveva intuito tutto… Josephine arrossisce e non sa cosa rispondere.

-          A fare una cavalcata sul fiume, nonna. Ma prima che sia troppo caldo per i cavalli, sai… -

I ragazzi si congedano dalla donna, tornano nelle scuderie. Nanny li guarda in silenzio. Non può non accorgersi di quello che sta succedendo…

-          André… stai attento… -

André sella il suo cavallo a Josephine, la aiuta a salire, poi salta su César.

-          Sei brava a cavalcare?! –

-          Abbastanza. –

Allora incoraggia l’animale delicatamente. Partono solleciti verso i prati. Lui si volta verso di lei e le sorride.

“Oscar… mi sembri la mia Oscar...”

I suoi riccioli ramati si muovono al vento, brillando sotto il sole, gli occhi azzurri lo fissano… André si gira, tornando a guardare la strada. Josephine, invece, è rapita dalla visione di quel giovane cavaliere: bellissimo, con quei suoi lunghi capelli corvini ed un fisico da adone... Cavalcano sereni per un bel po’ di tempo, a volte fermandosi per conversare o per lezioni di equitazione. Quando sono vicini al fiume, André spinge il cavallo nell’acqua, ma Josephine è esitante.

-          Coraggio! E’ bellissimo! Il cavallo ne ha bisogno. –

La ragazza ha un po’ di paura, ma guardando André prende coraggio. Entra nel fiume, si immerge nelle acque fresche. Josephine non può che assecondarlo e si bagna completamente.  André scoppia a ridere, poi le si avvicina, prende le sue redini e la accompagna verso la riva. Scende dallo stallone, lei lo segue. E’ bagnata come un pulcino, fino al seno.

-          Com’era l’acqua!? –

-          Mi prendi in giro!? –

Josephine lo spinge a tradimento nel fiume. André cade a mollo. Si alza e comincia a schizzarla. Lei fa altrettanto e, in pochi minuti, si trovano entrambi fradici dalla testa ai piedi. Si sorridono sereni, lontani da tutto. Josephine esce dall’acqua, si strizza i capelli stringendoli in una lunga coda, André, seduto sulla battigia con le ginocchia piegate e le mani dietro la schiena, si gode lo spettacolo, rilassandosi. La fanciulla è bellissima, bagnata fino al midollo, la camicia divenuta trasparente gli mostra i seni piccoli e rotondi ed i suoi capezzoli ora si sono così inturgiditi che sembrano voler bucare la stoffa; i fianchi aderentissimi ai pantaloni bagnati si muovono in una danza sensuale, mentre lei provocante involontariamente, scuote la testa per asciugare la folta chioma. André è estasiato, non aveva mai guardato un’altra donna che non fosse Oscar, ne’ tanto meno così gradevole e in un atteggiamento naturale e seducente come era lei ora...

 Prontamente, come a rompere quell’incanto, gli perviene alla memoria il suo ruolo di servitore e di sottoposto, costringendolo a distogliere lo sguardo altrove. Esce dall’acqua e si sdraia sull’erba, al sole. Chiude gli occhi.

Josephine si siede accanto a lui, osservandolo mentre tiene gli occhi chiusi.

“Mi sto innamorando di te… perdutamente… Forse è un segno del destino... André…”

André ha riaperto gli occhi, cogliendola con lo sguardo trasognato, fisso sul suo viso. Si siede anche lui.

-          Allora?! Com’è che ti piacciono quelle letture così… rivoluzionarie?! –

La ragazza cambia espressione.

-          I libri sono i miei migliori amici: questa è una cosa che mi insegnava la mia adorata mamma… -

André la fissa ammutolito.

-          Che non è quella che conosci tu: mia madre è morta dieci anni fa… di tisi… in Italia… era la cosa più cara… -

Il ragazzo è imbarazzatissimo.

-          Se non vuoi, non devi parlarne. –

-          OH, NO, mi fa piacere parlarne con te… -

-          Come vuoi tu. –

-          Quando ero piccolissima, mi leggeva di tutto: dalle fiabe ai romanzi d’amore e d’avventura... Fu lei stessa ad insegnarmi a leggere, quasi senza volerlo… Trascorrevo giornate intere ad ascoltarla, a bocca aperta… Eravamo sempre insieme e mio padre era così dolce e buono con me… -

André la osserva rapito.

-          La mamma amava sopratutto le letture intelligenti. Aveva una mentalità molto aperta. Mi diceva che se avessi esercitato il mio cervello nella lettura, senza dare ascolto alle censure o alle limitazioni, nessuno mi avrebbe mai messo i piedi in testa… Poi si ammalò e morì… Caddi nella disperazione... Un giorno entrai nella sua camera a cercare di cogliere la sua presenza… presi il libro che aveva iniziato e che non aveva mai potuto finire… c’erano delle lettere… MA Ti STO ANNOIANDO??! –

-          ASSOLUTAMENTE NO! CONTINUA!! –

-          Mi cadde il mondo addosso… Parlavano d’amore, un amore impossibile. Da lì a poco scoprii che era stata innamorata di un altro, che le fu imposto il matrimonio con mio padre e che anche se lei aveva imparato a rispettare ed onorare suo marito, il suo cuore sarebbe per sempre appartenuto ad un altro! –

André non riesce a parlare: ha un presentimento penetrante e dolcissimo nello stesso tempo.

-          Questo ragazzo… l’amore segreto di tua madre...? –

Lei lo guarda abbassando gli occhi.

-          Si, era un inserviente nel palazzo paterno. Gli scriveva che le differenze sociali non li avrebbero mai allontanati e che sarebbero riusciti a coronare il loro sogno d’amore... –

André si alza in piedi di scatto.

-          TUTTE STORIE!! –

Josephine si accorge che il ragazzo ha gli occhi lucidi. Lo segue e gli prende la mano.

-          Io non so cosa possa averti ferito così profondamente... –

André la fissa dritta negli occhi... Lunghi, interminabili istanti di silenzio…

-          Comunque il libro che ti ho prestato può aiutarti a capire molto di più, ad avere più fiducia in te… in quello che realmente vali come uomo… Nell’Emilio, Rousseau dichiara che l’uomo nasce sempre buono e che si dovrebbe proteggerlo dalla degenerazione e dalla corruzione fin dall’infanzia. In pratica, l’uomo giusto sarebbe l’uomo naturale, quello che resta lontano dai principi e dalle leggi assurde delle strutture sociali… come te… -

André resta sbigottito. Lei gli si avvicina.

-          Come vedi, non per tutti gli uomini sono solo storie. –

Poi gli gira le spalle dirigendosi verso il cavallo. André la segue, colto da un impulso, e con una mano le afferra un polso. Poi con l’altra le cinge la vita, attirandola a sé… lei resta immobile in quell’abbraccio, senza voltarsi, estasiata, felice, fuori di sé. Lui si lascia guidare dall’istinto. Sprofonda il viso nella sua chioma ancora umida. Il suo profumo gli inebria i sensi. Con il naso coglie tutti gli odori della sua pelle. Poi con la bocca cerca i suoi umori, baciandole ossessionatamente le spalle. Josephine si volta lentamente, senza sciogliersi da quell’abbraccio. André incontra i suoi occhi, resta pietrificato. La ragazza gli prende le mani, le bacia. Poi si avvicina al suo collo con la bocca, lo sfiora, affonda le labbra nella sua pelle, lo bacia sulla gola, sulle guance, sul torace. André perde ogni barlume di lucidità. Afferra con una mano il viso della ragazza, le bacia la bocca, prima lentamente, una due, tre volte, staccandosi da lei ogni volta per guardarla negli occhi. Finché non decide di inabissarsi in quel bacio, travolto dai sensi. Le loro labbra sono una cosa sola, la sua lingua voracemente le perlustra incontentabile la bocca. Le sue mani infrangono i sigilli della camicetta, cercano i seni. Josephine si scioglie nel desiderio di lui. Gli apre la blusa continuando a baciarlo appassionatamente. I due corpi si sfiorano fino a sfregarsi, ingordi l’uno dell’altro. La pelle glabra insorge sotto quei baci. André è completamente preso da una penetrante eccitazione, si perde baciandole le labbra, le carni, il seno… Con la bocca e con la lingua la cerca, senza sosta; con le mani la sfiora, ghermendo deciso le parti che più lo eccitano. La fanciulla è soggiogata, perduta nel vortice del desiderio… André, invece, è ad occhi chiusi, in questo momento sta sognando… Assalito da un moto di rabbia, la afferra con forza, le strappa la cintura dei pantaloni, ferendola con la fibbia.

-          AH! –

Avvertendo quel grido, il ragazzo torna in sé.

-          OH DIO! SCUSAMI... TI PREGO, SCUSAMI!!! –

Josephine è sconvolta. André le ha affondato la punta della borchia nel fianco, con rabbia, e ora sta sanguinando.

-          No… non è niente… -

Ma la ragazza è caduta in crisi. André si sente morire. Ha rovinato tutto. La sua ossessione ha distrutto quel momento magico. Si odia per questo, non si da pace. La cosa che lo ferisce di più è che Josephine si è accorta che lui, alla fine, era con la testa ed il cuore altrove. E lei si sente perduta, mentre solo un momento prima era felice. Raccoglie la camicetta, fa per infilarsela, ma André la blocca cingendola teneramente con le braccia, facendola sedere sulle sue cosce, seminuda, avvolgendola così ora anche con le sue lunghe gambe, come se volesse proteggerla da tutto il resto del mondo. Restano ad occhi chiusi. L’una nella braccia dell’altro, senza parlare. Poi André la guarda negli occhi, la bacia di nuovo e questa volta con piena coscienza... Lei è lì prigioniera del suo abbraccio, è consapevole del suo dolore, ma per ora potrebbe cadere anche il mondo, l’unica cosa che sa, è che resterebbe così… sempre.

E restano abbracciati sotto il sole, sfiorandosi i capelli, senza parlare. André le tiene una mano sul fianco ferito. Josephine ha gli occhi chiusi ed il viso appoggiato al suo petto: ascolta il dolce ritmo del suo cuore. Ora è più calmo. Ha paura di fargli delle domande, non vuole infastidirlo, ma ha capito che c’è qualcuno nel suo cuore, qualcuno che lo fa terribilmente patire e vorrebbe sapere… André si sente scoperto e confuso. Il sentimento per Oscar è troppo forte, sovrasta la sua intera esistenza anche dopo che lei se n’è andata, gli impedisce di vivere normalmente, come un uomo. Prima lo convince di essere nato per fare il suo servo, poi lo preclude dal provare interesse per le altre donne, fino ad arrivare a renderlo violento solo ad immaginare di essere con lei… Lui, che violento non era mai stato per sua natura. Guarda la creatura che stringe a sé: una splendida giovane femmina, persa tra le sue braccia, felice di saziarlo dei suoi baci.

“Com’è possibile che non mi alletti tutto questo…?! Sto gettando al vento la mia vita, le poche prerogative che ho…”

Il sole è alto, è l’ora di rientrare.

André si alza prendendo in braccio Josephine.

-          André… - sorridendogli - Non sono così grave da non poter camminare! –

-          Lo so, è che sei così leggera, così bella che non mi va di lasciarti andare… -

Ma Josephine ha capito che il ragazzo si sente in colpa e che la ricopre di attenzioni per farsi perdonare. Gli indumenti sono asciutti. I due si rivestono. André le abbottona la camicia, trovando finalmente il coraggio di parlare.

-          Mi dispiace… sei l’ultima persona che avrei voluto ferire… non farò mai più una cosa simile… hai la mia parola! –

-          L’ho capito subito che c’è qualcosa che ti opprime il cuore. Il giorno che vorrai parlarmene, io ci sarò. E ci sarò ogni volta che avrai bisogno di me, ma, ti prego, non prendermi in giro... –

-          Non sono il tipo d’uomo che fa queste cose, credimi.  E poi tu non lo meriti… sei così… dolce e innocente... - le sfiora la bocca carezzandole la guancia con la mano - Posso rivederti? –

-          Non potrei più starti lontana, neanche se tu lo volessi!! –

Galoppano veloci verso casa, complici e mutati da quell’esperienza.

La nonna li stava aspettando impensierita, li guarda rientrare nelle scuderie… stentano ad uscire… non osa andare a chiamarli…

André ha sistemato i cavalli nei box. Li striglierà più tardi. Ora è stretto nell’abbraccio furtivo di quella fanciulla, disarmato da un languido bacio che lo incatena alla sua bocca, intenso, inappagabile.     

    

 

 

 

 

 

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