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Una vita diversa
- quinta parte -
Il sole è già alto quando Josephine apre gli occhi. Quella notte era andata a letto pensando ad André. L’aveva sognato. Ora che è sveglia il suo primo pensiero è per lui. Si precipita alla finestra sperando di vederlo, ma non ci riesce.
Si lava, si veste in fretta ed esce in giardino volando letteralmente giù dagli scalini, ma niente...
- Non lo troverai! –
Josephine si volta di scatto: è madame Corinne.
- Non so di cosa stai parlando… - rientra nel salone.
- Non cercare di prendermi in giro: ce l’hai scritto in faccia! Comunque è andato con tuo padre a Parigi e non torneranno prima di stasera! –
Sul viso della fanciulla è visibile chiaramente una nota di delusione. Presa da uno scatto di rabbia si avvicina alla donna e le sussurra nell’orecchio.
- Ti odio… lasciami in pace, puttana! –
Poi fugge via, scontrandosi con Nanny che stava riportando nelle cucine il vassoio con le tazze sporche delle colazioni. Il vassoio vola dritto in terra e con esso le tazze e tutto il resto.
- Oh, mio dio, Nanny, mi dispiace! –
- Non si preoccupi. –
Josephine aiuta la governante a raccogliere i cocci, senza alzare lo sguardo da terra. Nanny si accorge che la fanciulla ha gli occhi pieni di lacrime, attende che la signora sia salita nella sua camera, prende tra le mani il viso di Josephine, le alza la testa.
- Bambina, è appena iniziata la giornata e tu già sei in queste condizioni… -
Josephine a quelle parole scoppia in un pianto catartico, nascondendo il viso tra i suoi stessi capelli e le vesti di Nanny...
E resta così per qualche istante. La vecchia governante era sicura che fosse infelice. Le liscia i capelli.
- Mademoiselle Josephine, perché non parlate di quello che vi opprime il cuore? Ma vostra madre… -
Josephine alza lo sguardo.
- Quella non è mia madre! –
Nanny si infiamma nel viso.
- Quella è una puttana che ha saputo far fruttare le sue doti con quell’idiota di mio padre! –
La povera Nanny vacilla: non crede alle sue orecchie! Resta smarrita, si siede su uno scalino lì accanto.
- Nanny, mi dispiace averti sconvolto… era l’ultima cosa che volevo, ma è la pura verità. Mia madre è morta tanti anni fa, io ero piccolina. Eravamo in Italia… mio padre qualche tempo dopo ha conosciuto Corinne, lei ha fatto di tutto per sposarlo e c’è riuscita. Gli ha dato altri due figli… io li adoro, ma odio lei con tutte le mie forze e, credimi, ho i miei buoni motivi! –
- Non… non sapevo… non avevo mai sentito parlare di questo… -
- Non avevo il minimo dubbio. I Jarjayes ed i loro vacui principi… ma questo non è niente! –
Nanny ora è altresì spaventata. Ha vissuto da sempre con loro e per loro non aveva mai avuto problemi, voleva portare a compimento questa sua miserevole vita se non altro con tranquillità.
- Per favore, non voglio… non devo sapere altro… -
Josephine allora si scuote, raccoglie i cocci e li raduna sul vassoio.
- Nanny, non vorrei mai farti del male, stai tranquilla. Non è che ora non potrò più venire a bere da te la tua cioccolata?! Neanche di nascosto…?! –
Nanny le sorride, annuisce, ma è troppo confusa per parlare ancora. La ragazza lo sente e si allontana sorridendole.
- Allora ci vediamo più tardi.
Poi si incammina verso la grande biblioteca dei Jarjayes, desiderosa di distrarsi un po’. Nanny è già tornata ai suoi lavori domestici. E la giornata scorre lenta, senza nessuno stimolo. Solo nel tardo pomeriggio Josephine assalita dalla noia e dalla curiosità, cade in tentazione. Mentre sta per salire le scale, per riportare il libro che aveva preso al suo posto, perché secondo lei troppo monotono, con la coda dell’occhio intravede il corridoio che porta alle camere della servitù. A palazzo non c’è nessuno… perché non andare a dare un’occhiata...?! Posa il libro sul grande segreté salone e si avvia nella mezza luce. Le porte sono tutte chiuse, ma in alcune si sentono delle voci, da altre si vedono delle sagome dalle fessure. Più in là ce n’è una che sembra vuota... accosta l’orecchio... non si sente niente.
- Speriamo che sia la sua. –
Apre piano: è quella giusta, è la camera di André.
Si riconoscono nella penombra i suoi stivali, i panni mondati che la nonna gli ha amorevolmente preparato per il suo rientro, la toilette con acqua e asciugamani puliti. Il suo letto! Josephine si sente bruciare il petto… si siede sul suo letto, sfiora con il palmo della mano le fresche lenzuola e crede per un attimo di vederlo ancora dormire… il suo cuscino... sente il suo profumo forte, aspro... l’odore caldo della sua pelle… lo porta al viso, timidamente, lo odora… Poi fa per rimetterlo a posto e vede il suo libro. Lo prende, lo apre. Crede di avvertire il suo profumo anche tra quelle pagine. Passa così qualche minuto. Poi rimette tutto a posto e si allontana dal letto. Inciampa nel comò, si apre un cassetto. Josephine vede qualcosa brillare. Infila la mano dentro il cassetto e tira fuori il medaglione di Oscar. Resta allibita.
- Cosa ci fa André con questo monile militare…?! –
Si appunta sul seno la pesante decorazione e si guarda riflessa nello specchio della toilette. Si gira sconvolta… E’ tornato André! Il ragazzo la fissa con gli occhi arrossati dalla stanchezza e dalla collera, lei lo guarda senza parlare, implorando con lo sguardo la sua comprensione. Si accorge che sta fissando il medaglione che ha sul petto. Lo toglie subito imbarazzata.
- Scusami, André. –
Lui le si avvicina, le afferra con decisione il polso, glielo strappa di mano, lo infila nel cassetto.
- Non farlo mai più! –
Josephine sta per scoppiare a piangere.
- Hai una vaga idea di cosa mi farebbero se ti trovassero qui?!! –
- Ti prego… non arrabbiarti… - ora sta singhiozzando - Me ne vado subito! –
Si volta per andarsene. André la richiama.
- Aspetta. –
Lei si blocca, ma non ha il coraggio di voltarsi e di guardarlo in faccia. Allora lui le si avvicina.
- Cosa sei venuta a fare qui? Cercavi il tuo libro? -
Timidamente gli risponde:
- Si… si… -
André lo prende da sotto il guanciale e glielo porge.
- Non potresti lasciarmelo ancora per qualche giorno…? Ieri sera ho finito tardi, ero così stanco… -
I suoi occhi ora sono più limpidi. La fanciulla si sente sollevata.
- Certo che te lo lascio… tutto il tempo che vuoi. –
André si siede sul letto.
- Sono distrutto… -
Josephine è felice: lui non le ha chiesto di andarsene. Con il suo atteggiamento, pur senza parlare, le fa capire che può rimanere.
- Quel libro, per quello che ho potuto leggere, lo trovo straordinario. Com’è che ti interessano quelle letture…?! –
- Mia madre… è una lunga storia… -
- Vuoi dire che Madame Corinne apprezza quel genere di letture?! –
- Assolutamente no!! –
André si rende conto di averla messa in imbarazzo e cambia argomento.
- Oggi siamo andati a recar visita ad un amico di tuo padre. Un giudice. –
- Mio padre… quanti amici che ha! - guarda André.
Anche André le rivolge lo sguardo. Si sorridono complici della stessa ironia. Poi cala il silenzio ed un velo di imbarazzo. Il ragazzo ha bisogno di lavarsi: ha i capelli arruffati, deve rilassarsi un po’ ed ancora una volta lei intuisce i suoi pensieri, si congeda educatamente. Lui la richiama.
- JO… Josephine… -
Lei si volta, felice.
- Quand’è che mi spiegherai qualcosa di più su quel libro…?! –
- QUANDO VUOI TU!!!!! –
- Che ne dici di domani…? Potremmo trovarci per parlare un po’… sempre se ti va… Così mi racconterai anche un po’ di te… -
Josephine crede di esplodere di gioia.
- Va bene! A che ora? –
- Non so… dopo pranzo… dipende da quello che mi ordineranno di fare. –
- A domani, André! –
- A domani, Josephine! –
Lei esce dalla stanza, sognando ad occhi aperti. Lui, invece, resta in camera, si spoglia. Riapre il cassetto del comodino. Prende il medaglione di Oscar. Un nodo in gola gli blocca il respiro. E’ pervaso da sentimenti contrastanti: un amore infinito, un lacerante rancore. Ancora rabbia, impotenza, dolore…
- Non ci devo pensare… rischio di impazzire! –
Lo rimette al suo posto. Si lava e corre dalla nonna per la cena.
La tavola è imbandita a festa. Ci sono posaterie e cristallerie principesche, fiori freschi profumatissimi, candelabri tempestati di riverberi e camerieri sempre pronti a provvedere alla sostituzione di qualsiasi cosa necessiti. Non si bada a spese in casa dei conti di Fersen. Oggi è il compleanno del vecchio patriarca. La famiglia è riunita, le sorelle di Hans sono tutte intorno al festeggiato. Il salone del palazzo è uno spettacolo di luci e di frutti e fiori aromatici. Oscar è bellissima. Il suo corpo sta prendendo le forme perfette di quello di una dea. Sempre più donna, come se si stesse plasmando, assumendo le forme che giorno dopo giorno gli impongono quei magnifici vestiti. I suoi capelli sono raccolti sulla nuca stentatamente, tanto sono diventati lunghi. Suo marito si perde nei suoi occhi, ma gli occhi di Oscar guardano lontano...
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