Warning: sex.
Una vita diversa
- quarta parte -
Negli ultimi tempi erano cambiate molte cose… l’atmosfera che André respirava quando Oscar viveva a palazzo stava assumendo toni diversi e lentamente il ragazzo ne stava prendendo coscienza… tutta quella gente nuova poi… gli impegni che portavano, le abitudini e gli orari stravolti… le cameriere sempre in continuo correre su e giu’ per le scale, i bambini… quell’uomo tutto d’un pezzo che era monsieur Gerard, la sua bellissima moglie che non perdeva mai l’occasione per lanciargli sguardi eloquenti… André benché avesse continuato da tempo a negarlo a se stesso, se ne stava convincendo.
- Dunque… che sia la vita che prende il sopravvento al di là delle nostre volontà… mia amata Oscar… che ci spinga ad andare avanti sopra ogni cosa…?!” pensa tra sé mentre entra in cucina a cercare l’unico legame che gli resta con le vecchie abitudini: la nonna e la sua cioccolata.
La sua sedia però è già occupata… la” ragazzina“ con i capelli rossi sta chiacchierando con Nanny! Trattiene con tutte e due le mani una tazza fumante… non l’hanno ancora visto… la nonna è serena; parlottano un po’, poi scoppiano a ridere… lo sguardo di Josephine ricade su di lui. Cambia espressione, lui la fissa incredulo, guarda la nonna, il tavolo, la sedia, di nuovo lei… La ragazza fa per alzarsi; Nanny la blocca.
- André! Vieni. Sei qui per la cioccolata, vero?! Te la verso subito… mademoiselle Josephine è venuta a fare due chiacchiere con me... mi fa tornare giovane…! –
Lui la guarda e le accenna un sorriso di circostanza; lei abbassa lo sguardo, lascia la tazza, si scosta dal tavolo.
- Devo andare. I miei fratellini… ho promesso loro che gli avrei letto una storia in giardino… scusatemi… grazie per la cioccolata, Nanny… con permesso. - con gli occhi bassi esce dalla stanza.
André non ha avuto neanche modo di aprire bocca, si sentiva un po’ fuori posto.
- Nonna che ci faceva lei qui con te?! –
- Perché?! Ti disturbava?! È l’unica che mi parla, ultimamente!! –
- Dai, nonna… -
- Si ferma tutti i giorni giù in cucina con me, dopo l’episodio dell’altro giorno… sono sicura che cerca conforto… secondo me, è infelice! –
- Infelice?!? AH! AH! E per cosa!?!?! Allora io cosa dovrei… -
- ANDRE’! ORA BASTA!! Pensi di essere l’unico ad avere il diritto di soffrire?! Tu non sai quanta gente sta peggio di te! –
- Questo, nonna, non puoi dirlo… non è giusto! –
- OH, si che posso... io ho perso mio marito, mio figlio, ho vissuto la mia vita chiusa qui dentro, senza mai fartelo pesare, ti ho cresciuto… e guarda che risultato! UN UOMO CHE SA SOLO PIANGERSI ADDOSSO!!!!! –
- Nonna… -
- LASCIAMI FINIRE!! Sono stanca di vederti con lo sguardo perso nel vuoto, stanca di sapere che passi le giornate tra il lavoro e le scuderie o a correre con quel maledetto cavallo su e giù come un mentecatto!! Non ce la faccio più a cogliere solo i tuoi mutismi, con me e con tutti gli altri, perché ultimamente non sei più neanche l’ombra del mio nipote prediletto! –
- E cosa dovrei fare?!?! –
- Torna in te! Apri il tuo cuore! Torna a parlare, scherzare, ridere! Il tuo sorriso… mi manca tanto… -
Nanny ora ha interrotto il discorso, si appoggia con le braccia sul grande tavolo della cucina incurvando le spalle, abbassa la testa.
- Nonna… nonnina… - lui la abbraccia – Scusami… ma è più forte di me… -
- Non è vero… tu non hai più rispetto di te stesso e neanche più degli altri! E ora vattene, lasciami sola… ho voglia di rimanere sola… -
André si allontana dalla nonna senza mai voltarle le spalle. Esce dalla cucina correndo. Si infila nell’armeria.
- Nonna… hai ragione… perdonami… sono stato solo un grande egoista fin’ora… ho calpestato tutto e tutti chiuso nel mio dolore… - con gli occhi lucidi si avvicina alla vetrina dei fucili… li osserva - Come sarebbe bello smettere di soffrire così, Oscar… - si riprende dalle sue angosce… resta un po’ al buio da solo a riflettere… poi esce, alla luce del giorno.
Il cielo è limpido, sgombro dalle nuvole. La natura gli sorride. Un caldo raggio di sole lo abbaglia. Le risate dei bambini lo catturano. Per la prima volta decide di andare a guardarli da vicino mentre giocano. Sono sotto l’ombra del noce, di fronte al portone del palazzo.
“Ma sono soli! Ma dove sono le governanti, la loro madre, la sorella doveva essere con loro ora!?”
Si precipita da loro gridando:
- EHI! BAMBINI!! –
I due che prima correvano tranquilli, ora si spaventano. Si avvicinano l’uno all’altra, abbracciandosi.
- Scusatemi… no, non volevo mettervi paura... vi ho visto soli… non c’è nessuno con voi? Dov’è… - non fa in tempo a finire la frase: uno scricchiolio dai rami alti dell’albero. André alza lo sguardo.
- Sono quassù! –
Josephine è sopra la sua testa.
- CO... COSA CI FATE LASSU?!? –
- Sto giocando con i miei fratelli. Non avevano più voglia di farsi leggere quella barbosissima fiaba! –
André sorride: comincia a rimanergli simpatica.
- Stiamo giocando come fanno gli indiani del nord America: l’ho letto in un libro. -
André continua a sorridere.
- VENITE GIU! –
Tende le braccia verso l’alto, pronto a prenderla senza che lei si faccia alcun male.
La fanciulla si siede su un ramo sicuro, lo osserva dall’alto: è bellissimo. I suoi occhi, i suoi occhi la stanno fissando con dolcezza, quel sorriso… finalmente le sorride! Ed impulsivamente si lascia scivolare giù dritta nelle sue braccia.
I due ragazzi si trovano ora vicini… più di quanto dovrebbero…
Intanto dalla finestra al primo piano, sopra l’ingresso principale del palazzo, qualcuno li sta guardando…
- Scusami! –
- No, scusate voi: non avevo il diritto di… - abbassa lo sguardo.
- …di toccarmi?! Di sfiorarmi?! Perché sei un… servo?! –
André ora assume un tono sarcastico:
- Proprio così! – intanto, con la coda, dell’occhio nota una sagoma dietro i tendaggi, alla finestra.
- Si dà il caso che io sia la persona più distante da questo tipo di pregiudizi! –
- Voi può darsi, ma chi ci sta guardando… -
Josephine alza lo sguardo: non c’è più nessuno.
- Grazie mille, André Grandier! –
- Era mio preciso compito aiutarvi, mademoiselle! –
A quella risposta lei si scosta da lui. André si rende conto di averla in qualche modo delusa. Fa un passo in avanti, sta per parlarle di nuovo...
- JOSEPHINE!! –
Madame Corinne è sul portone e la sta richiamando. La fanciulla prende i due bambini, lo guarda ancora una volta negli occhi: il suo sguardo ora è avvilito… Poi si allontana a passo spedito mentre lui può solo restare a guardare. La madre la sta rimproverando, ma non si capisce bene cosa si stiano dicendo. Josephine corre dentro piangendo, l’altra resta fuori, afferra i piccoli per le mani e… lancia un lungo e suggestivo sguardo ad André.
Il nostro André, ancora una volta, resta senza parole: non era avvezzo a trovarsi in situazioni simili.
Ora è solo, all’ombra del noce. Si siede a terra appoggiando la schiena al tronco dell’albero, la sua mano sfiora qualcosa in mezzo all’erba… un libro.
- Sarà il libro di fiabe dei bambini… - lo capovolge - Jean Jacques Rosseau!!! Addirittura! - rimane allibito - Quella ragazzina mi stupisce di continuo! Ora anche queste letture così... illuministe!!!! Chissà cosa le passa per la testa...! - lo apre: ci sono delle parti sottolineate - Accidenti, non è una lettura leggerina o il solito racconto rosa: è l’Emilio...! È in gamba… i passi più espressivi li ha anche segnati. - comincia a sfogliarlo e si appassiona nella lettura, ora commovendosi, ora addolorandosi per ciò che intende.
Sono passate un paio d’ore. Monsieur Gerard sta tornando dal poligono con il generale. André viene distratto dalla lettura solo dal rumore degli zoccoli, quando oramai i cavalli gli sono vicini.
- ANDRE?! - Il generale lo richiama.
Lui scatta in piedi.
- Signor generale... –
L’uomo in uniforme scende dal cavallo, osserva il ragazzo con sguardo mal disposto, gli lascia il cavallo e se ne va senza dirgli una parola. L’ambasciatore invece tira fuori dalla borsa della sua sella la cassetta delle pistole, gliela porge.
- Sistema prima i cavalli, poi le pistole. - nell’altra mano André però ha ancora il libro - Cos’è quello…? - glielo toglie di mano - Ma questo libro... –
André ammutolisce e non sa più cosa fare...
- E’ MIO, PADRE! - Josephine gli corre incontro, il ragazzo sobbalza.
- Non c’era bisogno che tu me lo confermassi. –
- L’avevo dimenticato nell’erba… -
L’uomo guarda la figlia con uno sguardo arcigno.
- Ora rientra con me: é quasi ora di cena. - e si avvia in casa.
- Arrivo subito, ma non ho fame. - si avvicina ad André - Non fare caso a mio padre: lui non vuole che dia confidenza alla servitù. Tieni! - gli porge il libro - Puoi tenerlo se ti piace. –
- Lui non vuole che voi parliate con me, però… vi permette di leggere queste cose…?! –
- Non può impedirmelo: io sono uno spirito libero!!!!!! –
Accenna un sorriso. André la guarda compiaciuto. A Josephine si illuminano gli occhi.
- Non siete così antipatica! –
- Anche tu non sei… male! –
Lui trasale.
- No… volevo dire… Lasciamo perdere: vi stanno aspettando… -
Josephine alza lo sguardo: Madame Corinne li sta fissando dalla finestra.
- André! –
- Lui si gira di scatto.
- Si?! –
- Potresti evitare le formalità con me? Mi faresti sentire un po’ più a mio agio… -
André ribatte scherzando:
- Come volete, mademoiselle: i vostri desideri sono ordini… AH! AH! AH! –
Le accenna un saluto con la mano, si allontana correndo verso le scuderie con i cavalli, le pistole ed il suo libro sotto il braccio. Lei lo osserva andare via fino a che non scompare dentro le stalle.
Quella sera André avrebbe fatto tardi: c’erano ancora diverse cose da portare a termine, ma non si sentiva ne’stanco ne’depresso e, per la prima volta dopo tanto tempo, non provava una fitta al cuore al pensiero di andarsene in camera sua da solo, a disperarsi... Teneva d’occhio quel libro, non vedeva l’ora di ricominciare a leggerlo sul suo letto... André era un appassionato di quel genere di letture: in fondo confermavano tutto quello che avrebbe voluto da sempre gridare al cielo lui stesso, confutavano tutti quei principi fasulli che lo rendevano un servo e non un uomo con la sua dignità, che gli avevano portato via Oscar, senza che lui avesse potuto dirle almeno che l’amava… e Dio solo sapeva quanto…
Finito il suo lavoro, corre dalla nonna per un velocissimo pasto frugale. Dopo averla salutata con un sorriso e lasciandola sbalordita, se ne va in camera, non senza aver preso un bicchiere e la bottiglia del vino rosso che era sulla tavola.
Entra
nella stanza, si spoglia e si getta sul letto così com’è, sudato e sporco
dopo una giornata.
E’ troppo preso dall’entusiasmo. Continua la lettura da dove era rimasto, si versa il vino: quel nettare lo addolcisce, stordendolo... perde il filo del discorso... con il dito cerca il punto preciso dove era rimasto…
- -- Le sue sottolineeature! –
Il libro di Josephine… I suoi occhi si fissano in quel punto, poi si ravvede, sorprendendosi a pensarla teneramente... E finalmente il ragazzo si addormenta sereno, lasciandosi cullare da dolci considerazioni: lui, il cerchio di luce di una candela e un libro.
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