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Una vita diversa
- dodicesima parte -
Il vento freddo di dicembre riesce ad arrivarti fino dentro alle ossa. Le mani nell’acqua gelida, il viso ghiacciato dall’aria, il respiro tagliato dal gelo. André striglia il suo cavallo, ma non sente nessun dolore. Sono gesti istintivi i suoi, non li controlla più. La mente ripercorre le tappe degli ultimi mesi della sua vita. A tratti gli sembra di vivere in un sogno… è tutto così strano… Oscar si sposa, il grande dolore che lo ha quasi ucciso gli si ripresenta fino a fargli credere di soffocare.
Tutto il male del mondo in un solo istante lo arresta. Ricorda i suoi stessi occhi stanchi di piangere, il viso trasfigurato dal dolore, la nonna disperata. Senza Oscar era meglio lasciarsi morire. Poi Josephine; gli appare seduta sul corrimano della grande scala di marmo...lei così indisponente e l’aveva addirittura scambiata per un ragazzino!! L’aveva sottovalutata: quel corpo minuto dentro i panni di un maschio, lo stesso che ha colmato di passione le sue notti, che gli ha fatto provare cosa vuol dire essere amati. Se chiude gli occhi sente le sue labbra morbide sulla pelle, la rivede donarsi a lui nel suo letto, dominata in suo potere. Lei così debole, così forte da riuscire a riportarlo alla vita, lei che ha passato giornate intere con lui a parlare della sua condizione, a riflettere sui valori e sulla dignità umana. Intanto le mani continuano a strofinare il dorso dell’animale.
L’odore di muschio che arriva da fuori e le foglie che entrano svolazzando dalla porta lasciata aperta riportano André alla realtà. Il suo lavoro nelle scuderie oggi è concluso. Sistema l’animale, gli equipaggiamenti ed esce chiudendo la porta dietro di sé. Oscar è alle sue spalle, voltandosi si trova ora faccia a faccia con lei.
- Oscar, non ti avevo visto… -
- Non potevi...sono appena arrivata ed ero dietro di te.Hai finito!? -
- Si, devo andare nell’armeria. Il generale… -
- Ti accompagno...mi sto annoiando… -
Si avviano camminando.
- Oscar, non riesci a vivere come una… -
- Puoi dirlo... come una donna normale.No, sto morendo di noia. –
André le legge nel cuore. Lei lo sa, lo guarda mentre apre la bacheca dei fucili.
- Vuoi riprovare a sparare? -
- Speravo che tu me lo chiedessi. -
- Aspettami qui. -
Il ragazzo esce dall’armeria e in poco tempo torna con i cavalli sellati.
- Andiamo! –
Oscar non se lo fa ripetere, salta sul suo stallone e corre via con lui stringendo i fucili con le braccia. Il suo fedele valletto la segue con il cuore in gola per l’emozione.
“E’ inutile – pensa tra sé – la mia vita è questa...con te...ovunque...sempre con te…”
Oscar
galoppa veloce su per la collina, verso la grande quercia.
Le sembra che
l’albero li stia aspettando, impaziente di rivederli insieme come ai vecchi
tempi. Ha gli occhi gonfi per la commozione. Scendono al volo, senza parlare,
lei carica le armi, lui improvvisa dei bersagli. La guarda splendere più del
sole: la sua figura eterea lo incanta, come sempre. Lei gli sorride.I loro cuori
battono all’unisono, per la prima volta André la sente vicina. Poi il rumore
dello sparo lo distrae.
- - Centro! –
-
- Non avevo il minimo dubbiio! -
Oscar carica di nuovo il fucile. Uno sparo, un altro ancora. André la rivede nello stesso posto due anni prima, gettare a terra la pistola e correre da Fersen appena tornato dall’America. Gli occhi si velano di pianto… BAANG!! Il colpo del fucile lo riporta alla realtà.
- - Ancora centro, André. –/font>
Oscar si volta verso André, lo vede con gli occhi lucidi. Lui sussulta.
- - Sei… sempre bravissima… --
Tra i due cala l’imbarazzo.
- André… basta coi fucili… parliamo un po’. –
Posano i fucili. Oscar si siede, lui resta in piedi.
- Sembra che il re stia per convocare gli stati generali… sarà uno spettacolo indimenticabile. Vorrei essere lì a comandare i soldati nella maestosa parata. -
- Finalmente. Il popolo non poteva più sopravvivere schiacciato dalla miseria, privato dei suoi naturali diritti. -
- Come sei cambiato… -
- Non sono cambiato, sono maturato… anche se la nonna mi ha fatto crescere nella convinzione della naturalezza della mia condizione di servo, ora ho capito che ho dei diritti anch’io. -
- Io non ti ho mai considerato un servo… -
A questo punto André si abbassa in ginocchio, strappa con le dita qualche filo d’erba.
- Può darsi, ma lo sono sempre stato. È normale per te avermi al tuo fianco anche adesso, vedermi sempre pronto ai tuoi ordini: non mi hai mai avuto vicino solo per il piacere della mia compagnia, come… -
- Come fa Josephine! -
Lui si volta a guardarla: riconosce in lei il suo sguardo fiero e compenetrante, si accorge che sta cercando di leggere nel suo cuore. Lei continua a fissarlo, lui svia il discorso.
- Oscar, non sei ancora andata a Versailles. –
- Stai toccando un argomento delicato, André. -
- Come hai fatto tu. O forse un servo non può avere una sua vita privata. - <
- Non ti permetto di prendermi in giro! Non dovevo venire... –
Oscar si alza di scatto, sale sul cavallo e lo sprona al galoppo verso casa. André questa volta non la seguirà. È rimasto sorpreso dalla sua reazione. Continua a camminare da solo riflettendo. Ha paura di illudersi, ma gli è sembrata gelosa, infastidita! Gli tornano alla memoria le parole di Josephine… che e’ tornata per lui, che si è pentita, che non è fatta per vivere una vita diversa da quella che ha sempre vissuto accanto a lui, che sta comprendendo tutto questo ora che lo ha rivisto con un’altra! Improvvisamente si sente più forte. Raccoglie il fucile, spara, ancora e ancora. Centro, di nuovo centro. Gli si illuminano gli occhi. L’atteggiamento di Oscar, le parole di Jo.
- Perché non può essere così? Perché è scappata via, perché mi cerca come mai aveva fatto in passato?? -
Vicina a casa Oscar ascolta l’eco dei suoi colpi. Si sente morire dentro.
- Cos’è questo peso che ho sullo stomaco? Non sono più riuscita a trascorrere una giornata tranquillamente… -
E’ arrivata, scende dal cavallo, lo lega all’albero di fronte all’ingresso di casa, alza la testa, vede Josephine dietro i vetri della finestra della sua camera.
- La mia stanza… -
Jo intuisce il disappunto nel suo sguardo, si allontana dalla finestra, non prima di aver visto arrivare anche André. Lo avverte sereno, come mai prima d’ora. Josephine sa, sa che il suo sogno è finito. Il giorno che Oscar ammetterà a se stessa di amarlo, quando riuscirà a superare i dettami sul divario di rango, l’educazione e le regole che gli sono state imposte, allora niente e nessuno potrà più dividerli. E crede che quel giorno sia vicino… si prepara a questo, convincendosi che è l’ora di andarsene, riprendere a viaggiare come ha sempre fatto. Osserva di sbieco André che scioglie Cesar e lo riporta nelle stalle, con gesti innati, pacatamente. Oscar è sicuramente salita in camera sua. Josephine indossa il suo mantello e scende.
André è ancora nel recinto del cavallo di Oscar. Josephine dalle sue spalle gli copre gli occhi come sempre, lui afferra le sue mani: senza averla ancora vista sa che è lei, chi altri?!
- JO. –
- Si. –
Lei gli bacia le labbra, lui la abbraccia affettuosamente.
- Jo… non perderai mai l’abitudine di arrivarmi dalle spalle… –
- E tu non smetterai mai di farmi desiderare di baciarti… -
Inizia a coprirlo di piccoli baci sul viso, lui la interrompe.
- Jo… devo sistemare il cavallo ed i fucili, sono stanco…. –
La giovane si ferma, lo aiuta. Escono dalla rimessa. André ha l’espressione assente, guarda lontano. Chiudono i cavalli. Entrano nell’armeria.
- Ecco fatto: anche i fucili sono a posto. - Jo lo fissa - Eri con lei… -
- Si. Non ci hai visti!? –
- Si, ma non ne ero sicura, poi il tuo comportamento me lo ha confermato… -
André legge nell’espressione della ragazza un velo di tristezza e di rassegnazione. La stringe forte a sé, le si colmano gli occhi di pianto. Non riesce a parlare, resta immobile, abbracciandola come la prima volta sul fiume. Lei allora lo cinge alla vita, scoppiando a singhiozzare.
“È il momento di fare i conti con la mia coscienza. – riflette - Non posso farla soffrire… che cosa devo fare?”
Intanto Oscar scende a suonare il piano. Fersen è appena rincasato, la raggiunge, le si siede accanto. Osserva le sue lunghe dita comporre la melodia. Non riesce a guardarla negli occhi: Oscar se n’ è accorta. Lo sgomento sale, si sente soffocare. Continua a suonare un valzer struggente, gli parla senza alzare lo sguardo dai tasti d’avorio.
- Che cosa c’è successo? –
Fersen la afferra per i polsi, come la sera del primo ballo, interrompendola bruscamente. Oscar rivive quella scena con profonda nostalgia, ma torna subito alla realtà. Fersen invece si commuove, la stringe in un disperato abbraccio, poi trova il coraggio di parlare.
- Non lo so… forse era scritto nel nostro destino… Oscar, sei voluta tornare: lo sapevamo entrambi che sarebbe cambiato tutto… -
Fersen la scioglie dall’abbraccio, lei si alza avvicinandosi al camino e lui la segue. Il fuoco la riscalda, ha le mani gelide. La vede stravolta, si sente morire.
- Oscar, ti prego… parlami… -
Oscar si versa un bicchiere di cognac.
- Ti prego. - si volta di scatto - Non ce l’ho con te… sono io che ho sbagliato tutto… Avrei dovuto saperlo fin dall’inizio che non avrebbe mai funzionato. Non sono fatta per vivere una vita così diversa. -
Fersen sgrana gli occhi. Prende un altro bicchiere di cognac.
- Io ti ho amato… ho trascorso lunghi anni a struggermi d’amore per te, ma non basta. Tu lo sai che ci sono cose che sono più grandi di noi. Il sangue mi ribolle nelle vene, sto rinnegando me stessa. –
- Si, lo so… -
- Sono stata io a strapparti dalle braccia della regina e adesso ho lasciato che tu tornassi da lei. Lo so… l’ho sempre saputo… -
- Perché, Oscar…? –
- Troppo tardi. Ci sono cose che ho capito troppo tardi. Forse vorrei rimediare… -
Lo fissa negli occhi, sta piangendo. Hanno capito entrambi che questa è la fine. Il vento soffia forte dietro i vetri, spazza via le nubi scure, sembra voler schiarire anche i loro cuori. Finalmente si sentono più leggeri, si abbracciano in silenzio commossi davanti al fuoco, si stringono forte, come se quella loro stretta fosse un addio. Eppure ancora il profumo della sua pelle lo eccita, lo stretto contatto col suo corpo gli infiamma il cuore, ma il richiamo del sangue supera tutto, è vero… l’amore infinito per la sua regina sovrasterà sempre la sua intera esistenza. Ora ne è certo, più di sempre!
È arrivata l’ora della cena. A tavola ci sono tutti. Il generale non sospetta nulla, sua moglie si è accorta che c’è qualcosa di strano. Alla fine del pasto, quando tutti si riuniscono nelle sale per la conversazione, i caffè ed i cognac, madame Jarjayes blocca in disparte la figlia.
- Oscar, che ti sta succedendo? I tuoi occhi brillavano come le stelle, ora sono coperti da un velo di tristezza. Non tocchi più il cibo, ti vedo soltanto bere… non sorridi più. Anche tuo marito è cambiato... –
- Madre, vi prego… -
Oscar non può parlare, ha paura di farle troppo male.
- Figlia mia, tutto quello che abbiamo fatto in questi ultimi anni l’abbiamo fatto solo per te e per la tua felicità, per toglierti dai pericoli, e abbiamo fatto bene: la situazione sta degenerando… -
- Madre, il mio posto non è questo. Sono stata forgiata con lo stesso metallo della mia spada, il mio corpo resisterebbe di più ai proiettili che alla noia di questi salotti. –
- Ma… tuo marito…? -
- Lo amo. Ho sempre creduto di amarlo, ma… -
- La donna si avvicina, la fissa negli occhi, le legge nell’anima.
- Oscar, tu…
- È permesso? –
Entra André con il vassoio del caffè. Oscar si emoziona: la madre che aveva già capito tutto, ora ha la certezza di conoscere i suoi tormenti. André, ignaro, versa il caffè nelle tazze, attizza il fuoco, ravversa la tavola. Oscar lo osserva con gli occhi bassi, madame Jarjayes esamina il comportamento della figlia. Esce in silenzio dalla stanza, con gli occhi lucidi. André ed Oscar adesso sono soli.
- André, bevi con me?! –
- Si. –
Un caffè in silenzio, seduti di fronte al fuoco che li scalda, al solito posto, come quando erano bambini. Non c’è posto per le parole. Il suo cuore sta per uscire dal petto ed urlare la propria felicità ritrovata. Un brandy caldo senza bisogno di chiedersi se è gradito, il brindisi intrinseco ai loro spiriti uniti, il solo piacere di godersi il silenzio ed ascoltare il battito accelerato dei loro cuori ad occhi chiusi, miscelando al sangue il calore dell’alcool. Un bicchiere di brandy ancora, l’ebbrezza sale sciogliendo le membra e liberando i pensieri dai quali dipendono anche le parole.
- André, non stavo così bene da una vita. –
Lui la osserva: le sue braccia rilassate, le gambe intrecciate, la testa leggermente riversa sulla spalliera della poltrona, il bicchiere tenuto con il gambo tra le dita, dondolato scrivendo nell’aria un cerchio immaginario, i suoi capelli cadono lunghi fino quasi a toccare il freddo pavimento. Non vede il suo viso, ma lo conosce troppo bene.
“Cosa darei per poterti toccare…”
André si versa un altro calice siede di nuovo vicino a lei. Lei si alza, afferra la bottiglia, riempie anche il suo bicchiere.
- Oscar, potevi chiedermelo. –
- Perché? Non ti ho chiesto di sederti a bere con me per servirmi. –
André non riesce a trattenere la commozione. Lei torna seduta, ora è rivolta verso di lui.
- Il camino… l’unico amante della mia anima… non ho più avuto un attimo di tranquillità se non davanti al camino… senza di te… -
Oscar dopo aver pronunciato quelle parole beve tutto d’un fiato l’intero bicchiere. L’intenso piacere che gli ha dato avergli quasi confessato i suoi sentimenti, si mescola all’offuscamento che le provoca l’alcool. Gli accenna un sorriso mentre calde lacrime le rigano il viso. André crede di stare per impazzire. Le parole non gli escono dalla bocca, posa il bicchiere, cade in ginocchio ai suoi piedi. Lei lo accoglie tra le sue gambe, davanti al fuoco. André resta con le ginocchia sul pavimento e la testa piegata sul suo busto, piangendo. Oscar gli liscia il capo, affonda le dita nella sua chioma, fa scorrere la mano tra i capelli: sente una profonda e struggente eccitazione. Chiude gli occhi lasciando scendere silenziose gocce di pianto sulle guance.
André si scioglie in lacrime, mettendo a nudo la sua anima, rivelandole senza parlare il dolore e le frustrazioni che lo hanno sempre tormentato. La afferra per la vita, la stringe senza muovere la testa, singhiozzando, affondando il viso nel suo grembo fino a toglierle il respiro. Restano immobili per qualche minuto, poi lui finalmente riesce a guardarla: è splendida al riflesso della luce della fiamma del camino, i suoi occhi bagnati di lacrime brillano più che mai, l’alcool, il calore e l’emozione le donano un colore alle guance che lei di solito non ha. Lei gli prende il viso tra le mani, asciugandogli gli occhi. Avvicina la bocca alla sue labbra cercando un suo bacio. André alza il busto superando la sua altezza, puntandole gli occhi dentro agli occhi, si piega su di lei all’altezza del suo viso, sfiora delicato le sue labbra. Si sciolgono in un bacio appassionato, infinito. Le mani cercano le mani intrecciando le dita le une con le altre, le labbra non si staccano, gli occhi continuano a piangere, di gioia, di dolore. Gli occhi aperti a guardarsi, per la troppa voglia di godersi. André sfiora con le dita le sue labbra mentre seguita a baciarle, stringe il suo viso tra le mani, baciandolo ancora e ancora, guardandola intensamente. Oscar si abbandona perdendo il controllo di sé, in questo bacio che sembra volerle strappare l’anima. André le trasmette tutto il suo amore con le sole labbra, sfinendola dal desiderio di averlo.
Mentre si baciano i loro pensieri li dividono. Lei è consumata dal pentimento di averlo lasciato: il rimorso di essersi negata momenti come questo tutta una vita le toglie il respiro. Lo stringe a sé come per comunicargli la sua decisione di restare insieme a lui, trasmettendogli il suo pentimento.
André in mezzo a tanta
passione, ha un impulso rabbioso. Anni e anni di frustrazioni, il suo definitivo
distacco, il dolore che gli ha inflitto… serra le palpebre ricominciando a
lacrimare. Si stacca dalle sue labbra, alzandosi le volge le spalle e si versa
un altro bicchiere. Piange in silenzio mentre beve quel nettare. Oscar che lo
conosce da una vita e ora ha capito anche le sue frustrazioni, lo segue nei suoi
passi, gli afferra la mano che tiene il calice, beve il suo liquore tenendo
fissa la mano di lui al cristallo del bicchiere. I sensi si risvegliano
soffocando il dolore, le labbra ammorbidite e addolcite dal cognac ricominciano
a legarsi. André vede girare intorno a sé la stanza, non capisce se è
l’alcool o l’emozione. Oscar avvampa nel volto, accorgendosi di godere di
lui solo a baciarlo. Lui sorseggia quello che è rimasto nel bicchiere, lo
trattiene tra le labbra, si avvicina a lei, dischiude la bocca lasciandole
scivolare il cognac con la lingua sul collo. Il liquido scivola via giù,
scorrendo sul seno di Oscar, ancora più giù, fermandosi alla cintura.
- E’ dolce il tuo sapore, amore mio. –
Oscar trema. Con gli occhi chiusi resta ferma di fronte al fuoco. Lui è dietro di lei, le ha annodato i capelli, bacia le sue spalle, insinua le dita sotto la camicetta, sfiora la sua pelle. Che cosa può fare una donna innamorata ed eccitata in un momento simile…? Si abbandona alle sue amorevolezze alzando le braccia, piegandole all’indietro sulla sua testa, facilitandogli l’accesso ai seni. Il suo corpo risponde alle carezze. André sta per scoppiare, combattuto tra l’infinita dolcezza che vuole trasmetterle, le sue frustrazioni ed il desiderio di possederla, subito, senza pietà, dominandola, controllando i suoi sensi. La porta ad un punto massimo d’eccitazione col solo tocco delle dita e delle labbra. Poi con rabbia la allontana di sorpresa da sé, lasciandola stordita a cercare la sua bocca che non trova più. Ora, dopo averla indotta a desiderarlo, la lascia sola di fronte al camino, crudelmente, senza una parola. Oscar lo segue sulla porta prendendolo per il polso.
- Che cosa…? –
Lui le afferra le braccia attirandola verso sé, poi faccia a faccia le parla con tragica ironia, aggrottando le sopracciglia, brutalmente.
- Sei sposata! Va da lui. –
André esce dalla stanza correndo in camera sua, si chiude a chiave. Impazzisce dal dolore, si strappa gli abiti di dosso, si graffia il viso disperandosi, piange angosciato, maledice il giorno in cui è nato, medita per un istante di farla finita. Ma Oscar… Oscar resta ferma di fronte alla porta del salone a vederlo sparire nella penombra, si sposta barcollando e si appoggia allo stipite del camino, sgrana le pupille fissando la fiamma, sprofonda nella disperazione, si spaventa dei suoi sentimenti, si sente perduta, sola autrice del suo dramma. Con gli occhi sbarrati afferra la bottiglia del liquore. Beve. Ora lo sente bruciare. Beve piangendo senza mai chiudere gli occhi, sembra che abbia perso la ragione. Manda giù quel liquido fino a che non cade a terra rannicchiandosi su sé stessa, continuando a piangere. La vista annebbiata, i sensi offuscati, la testa che gira, ha la nausea. Continua a bere, fino a perdere i sensi.
È tardi, stanno andando tutti a letto. Josephine ha notato che Oscar e sua madre stasera non si sono intrattenute a conversare, non ha più visto neanche André. Prima di andare a letto cerca il suo testo serale. Qualcosa la distrae: a terra nel salone vicino al camino oramai spento, un gemito, un movimento. Si avvicina, guarda meglio.
- OSCAR! ODDIO! OSCAR! –
Ma Oscar è caduta in una sorta di torpore a metà tra il dormiveglia ed il delirio e non la sente.
- OSCAR! Come hai fatto a ridurti così? –
La sposta, sente il rumore della bottiglia che scivola dalle sue mani finendo a terra e il forte odore di alcool.
- Se ti vede tuo marito… è ancora di là con lo zio… -
Jo cerca di tirarla su dalle braccia. Non ce la fa. La lascia cadere con la testa sulla poltrona.
Si toglie una forcina per legarle i capelli per farla respirare meglio, le libera il viso. Oscar sta piangendo. È straziante vederla in quelle condizioni, lei che è sempre padrona delle sue azioni, abituata a vivere controllando se stessa e gli altri.
- Devo fare qualcosa. –
La trascina per le spalle fuori dalla stanza. Oscar è un peso morto, farnetica ma resta immobile. Ora il buio le copre. Jo cerca la stanza di André, bussa, entra trascinandosela dietro. André è seduto al buio di fronte alla finestra, scatta in piedi sorpreso, accende il lume.
- Jo, ma cosa…? –
Josephine porta dentro Oscar tirandola con fatica dietro di sé.
- OSCAR! –
- Già… è quello che ho detto anch’io quando l’ho vista così: è completamente ubriaca. Tu ne sai qualcosa??! –
Jo si avvicina al viso del ragazzo, ha gli occhi gonfi, l’aspetto stravolto di chi ha pianto molto. Lui non risponde, lei lo rispetta.
- André, aiutami a portarla di sopra. Se la mettiamo a letto, suo marito non si accorgerà di niente, non è ancora rientrato. –
André ha un gesto di stizza.
- Che se ne accorga pure! È un problema suo! –
- André… -
Ma il cuore di André gli grida di sollevarla. Si avvicina illuminandola. Lei è lì a terra, indifesa. Il suo viso è quello di un angelo.
- È la mia Oscar… Oscar… - senza riflettere in un attimo la prende tra le braccia alzandola da terra.
Josephine nota gli occhi del ragazzo perduti nell’infinita venerazione di quel corpo immobile.
- Aiutami, fammi strada! –
Jo esce per prima dalla stanza controllando la situazione.
- Il corridoio è sgombro, loro sono ancora là. Via libera! –
André al buio corre con Oscar in braccio su per lo scalone, conosce a memoria il percorso, Josephine gli apre la porta della camera di Oscar, facendolo entrare in fretta. Sono tutti e tre dentro. La camera degli sposi… André la tiene ancora in braccio, come se volesse riportarla fuori da lì, mentre Josephine disfa il letto per posarla sotto le lenzuola. André osserva la stanza: i panni di Fersen vicini a quelli di Oscar, la toilette, i loro asciugamani. Brucerebbe tutto, fuggendo con lei che ora dorme pesantemente tra le sue braccia.
- André, vieni! – Jo gli fa cenno di deporla sul letto - SBRIGATI!! –
André è fuori di sé, la depone delicatamente sulle coltri, stentando a lasciarla. Vorrebbe portarla via da lì, farla dormire nel suo letto. E invece la lascia tra quelle lenzuola, dove dorme anche Fersen. Josephine si è accorta della sofferenza di André: le scoppia il cuore nel petto. Sfila gli stivali a Oscar, accenna a spogliarla.
- André, dovresti uscire… -
André che è attonito, ubbidisce in silenzio. Jo spoglia Oscar di fretta, le mette la camicia da notte, la copre e scappa via. Oscar non si è accorta di niente, già da un po’ è sprofondata nell’incoscienza. Nel corridoio al piano di sotto, André si è fermato ad aspettare Josephine, ma lei non verrà. È rimasta al piano superiore, è andata in camera sua. André torna sopra saltando gli scalini a due a due, apre la porta della sua camera. Jo si sta spogliando per la notte. Il ragazzo le si scaglia sopra, cercando la bocca, le sinuosità, ghermendola con il fuoco nelle vene. Josephine lo respinge bruscamente, dandogli uno schiaffo sulla guancia.
- Torna in te! André!! –
André resta interdetto per un attimo a guardarla. Poi si getta disperato ai suoi piedi, piangendo come un bambino.
- Perdonami… Perdonami… -
La fanciulla ha ormai il cuore spezzato, non le resta che abbassarsi e lisciargli i capelli in silenzio, piangendo con lui senza farsi sentire. Resteranno così. L’alba del giorno seguente li scoprirà abbracciati, a terra.
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