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Una vita diversa
- decima parte -
La finestra della camera degli sposi si presenta sul lato del palazzo delle cucine e dell’armeria. Oscar si è svegliata presto, suo marito dorme ancora. Si affaccia al balcone, vede Nanny correre dentro e fuori dalla cucina.
- Nanny, buongiorno! –
- Buongiorno, Oscar. –
Si sporge per parlare con la governante, c’è qualcun altro. Non riesce a capire… forse è André.
- André! –
Il ragazzo si fa vedere sotto il ballatoio.
- Buongiorno, Oscar… -
Pochi centimetri più in là spunta la testolina di Josephine.
- Buongiorno… -
Oscar resta un po’ sorpresa.
- Che ci fa a quest’ora quella ragazzina nelle cucine…?! –
- André… proprio tu… la giornata è splendida, preparami il mio cavallo: ho intenzione di rifarmi del tempo perduto! Faccio colazione e scendo, prima che si guasti il tempo. –
- Come vuoi. –
André si affretta a finire la colazione, corre nelle scuderie veloce lasciando senza una parola i presenti.
César è pronto, gli parla come ad un fratello, lo liscia.
- Da quando parli coi cavalli?! -
André si volta, resta senza fiato.
- Oscar… la mia Oscar… -
Lei è in piedi di fronte a lui, i suoi capelli sciolti, selvaggi, come un tempo; una giacca marrone, la camicia bianca annodata in vita. Interminabili istanti in cui lo guarda senza parlare.
“Questa volta impazzirò”pensa.
- André, quanto tempo è passato dall’ultima volta che abbiamo parlato… -
Il ragazzo abbassa gli occhi, non riesce a sostenere il suo sguardo.
- Il tuo cavallo è pronto… -
Oscar nota un atteggiamento diverso in lui.
- Tu non vieni?! –
- Non posso: devo accompagnare l’ambasciatore a Parigi. La strada non è sicura ormai, ci sono stati dei disordini ultimamente. –
- André, appena possibile, voglio sapere tutto dalla tua bocca. –
- D’accordo, sarò felice di accontentarti, ma non ti piacerà. –
Oscar incalza il cavallo fuori dalle scuderie. Josephine è seduta sul porticato con i bambini, la vede uscire in sella allo stallone. Le appare splendida, una bionda valchiria pronta per la battaglia: ne resta affascinata. Sprona l’animale, parte al galoppo. André rimane dentro la rimessa a guardare la scena che aveva già visto centinaia di volte, fino a che gli occhi non si colmano di calde lacrime. Si appoggia alla porta socchiusa.
- Oscar… mia amata Oscar… se tu potessi sentire il mio cuore… tutto il mio corpo trema solo a guardarti, gli occhi tradiscono il mio stato d’animo… Dio, perdonami se ho scelto di vivere un amore sbagliato… non punirmi così… sto male… Oscar, ti amo così tanto che mi sembra di impazzire! Sei tornata… tu non sei fatta per stare là… con lui… apri gli occhi, guardami! Ti prego, amore… -
Il
cavallo galoppa su per la collina, fedele ai desideri del suo aggraziato
cavaliere, fermandosi sotto la grande quercia, come d’abitudine.
- César, perché rallenti?! Oh! Il vecchio albero…! - Oscar scende, cerca con le dita i segni che fece sulla sua corteccia più di venti anni prima, quando era convinta di essere un maschio: le sue iniziali, quelle del suo vecchio amico André – André… mi sei mancato… - lì accanto una A, una J - Non capisco… -
Qualcuno spunta dall’orizzonte.
- Oscar! –
E’ Fersen, cavalca verso di lei. Scende e le corre incontro.
- Amore, che fai quassù da sola?! –
- Non so… il cavallo mi ha guidato. Andiamo! –
Continuano a camminare per i prati insieme, verso il sole.
- Oscar… ti devo parlare… - Fersen si ferma, le cinge la vita - dobbiamo andare a Versailles, non possiamo evitare ancora per molto gli obblighi che abbiamo verso la famiglia reale… -
- Vuoi dire verso la regina! –
- Ti prego… ne abbiamo parlato mille volte. Tuo padre ieri sera me lo ha ricordato. –
- Non preoccuparti, non ho nessuna intenzione di fare scenate di gelosia, ma non sono ancora pronta per rivederla… Vai tu… -
- Sei sicura di questo…?! –
- SI, per adesso non me la sento… -
- Non voglio: tu sei mia moglie adesso. –
- Stai tranquillo, prima o poi dovrò rivederla, ma non ora: inventale qualche scusa. –
Fersen la bacia e la stringe. In cuor suo è sempre più convinto della sua scelta, ma ha paura di rivedere la sua amata regina, la donna che aveva riempito i suoi sogni e le sue notti di caldi abbracci e dolci parole d’amore. Ora si avviano verso casa, mano nella mano, parlando dei programmi per i giorni che seguiranno.
La giornata trascorre monotona, arrivano voci che per la strada di Parigi si sono verificate delle insurrezioni. André e Monsieur Jarjayes non sono ancora tornati, a palazzo sono tutti nervosi. Oscar esce sul patio preoccupata. Seduta sullo scalino al freddo c’è Josephine.
- Posso sedermi vicino a te? –
- Certo… -
- Sei angosciata, vero?! Ce l’hai scritto in faccia… -
Jo non risponde.
- Sei preoccupata per tuo padre e… per André?! –
La fanciulla si volta, la guarda negli occhi, le viene da piangere.
- Se dovesse succedergli qualcosa, io… -
Oscar prova una scossa. L’aveva intuito: è innamorata di lui, ma fino a che punto…?| Le si avvicina, divide il suo ampio mantello con lei. Restano in silenzio sugli scalini, sole, al buio, solo la luce della luna. E’ veramente tardi. Jo sta per crollare. Fersen e il generale non possono salire in camera: sono preoccupati per Gerard. Oscar decide di prendere il cavallo e andare a vedere di nascosto da tutti gli altri, quando sente un rumore di zoccoli al passo: è il cavallo di André. Josephine si alza di scatto, Oscar gli corre incontro.
- André! –
Attraversa lento il viale. Alla luce della lanterna, André ha il volto tumefatto, gli abiti strappati, è sconvolto; regge tra le braccia Monsieur Gerard, svenuto.
- Oscar… ci hanno aggrediti… credevano che fossimo morti… -
Lascia scivolare giù dal cavallo il console, scende a terra. L’ultima cosa che vede prima di svenire anche lui è il volto delle due donne che lo sorreggono.
Tutta la famiglia accorre da Monsieur Jarjayes per accertarsi che stia bene, viene immediatamente portato in casa per le prime cure.
Oscar assiste alla scena. Josephine è rimasta con Nanny a prendersi cura di André.
- Non è andata dal padre… -
La guarda lisciare il suo volto esanime, piangendo. Si allontana con un nodo alla gola. Non riesce a sentire il ragazzo che, riprendendo lentamente conoscenza, chiama ripetutamente il suo nome…
Quella notte faticherà a addormentarsi, Josephine non chiuderà occhio per vegliare il suo amore. André questa volta se l’è vista brutta: ha un sopracciglio rotto, il viso tagliato, un braccio ferito, ha ricevuto delle sonore bastonate sulla testa. Ma non smette di chiamare inconsciamente Oscar, ferendo nel profondo del cuore la piccola Josephine...
Il mattino seguente, il dottore si reca a palazzo a far visita ai feriti. La sua diagnosi non è preoccupante: André deve restare a riposo per la botta che ha preso in testa, Gerard ha riportato piccole ferite da taglio e varie escoriazioni.
Fersen è partito per Versailles, con il generale e la sua scorta personale. Oscar scende per la colazione, fuori piove. Nanny le porta il cioccolato.
- Nanny, come sta André? –
- Ecco… gli gira la testa, è tutto sporco, ha il viso pieno di ferite… -
- Posso andare a salutarlo? –
- Si, si… –
- Nanny, perché sei perplessa? –
La governante abbassa lo sguardo. Oscar intuisce.
- Ho capito: non è solo! –
- Oscar… bambina… -
- Non preoccuparti, non lo saprà nessuno… -
Si alza, va verso la stanza di André.
- Da quanto tempo non venivo più da queste parti… -
Nel corridoio le sembra di rivedersi quando era piccola, nelle trappole che gli tendeva aspettandolo fuori dalla porta, per gioco... Un velo di nostalgia le cala sul viso. La sua stanza. Bussa. Le apre la porta Josephine.
- Buongiorno… come sta? –
- Non lo so… ora sta farneticando… a volte riprende conoscenza, poi ricade nel torpore… -
- Tu hai bisogno di riposare, di rinfrescarti il viso… -
Josephine è palesemente provata e sofferente, ma non è la stanchezza: è il dolore che le rinnova André quando nel dormiveglia chiama lei… Oscar… solo lei. La ama disperatamente, ora che è tornata la ama ancora di più, non riuscirà mai a dimenticarla. Oscar si avvicina all’amico che dorme. Prova una stretta al cuore. Quante volte ha rischiato la sua vita per salvare anche lei: è il suo compito, il suo dovere…
- André non ha diritto ad una vita sua. - incalza Josephine - Lui deve vivere seguendo gli ordini della nostra famiglia, ammazzandosi di lavoro per noi, rischiando la vita per cose che non lo riguardano… - Oscar trasale - E quello che più mi fa star male è pensare che non potrà mai essere libero di amare come gli detta il suo cuore! Ma un giorno tutto questo finirà…! –
- Che vuoi dire…?! –
- Voglio dire che la gente sta morendo per la strada, di fame, e se deve morire tanto vale che sia combattendo per la libertà, per l’uguaglianza sociale, per i propri diritti! –
- Siamo arrivati a questo punto…?! –
- Peggio, molto peggio di così… -
André apre gli occhi.
- Oscar… -
Lei gli si avvicina.
- André… -
- Oscar… non è un sogno… -
- No, sei sveglio… non ti muovere: devi stare ancora due giorni fermo a letto… -
- Come sta l’ambasciatore…? –
- Bene! - ribatte Josephine.
André alza lo sguardo.
- Jo… - le tende la mano. Jo gliela stringe. Oscar prova una scossa.
- Vorrei lavarmi il viso… -
Oscar vede Josephine che bagna con acqua fresca una pezza pulita, gli liscia piano il bel viso ferito, con attenzione, con amore.
- Hai ripreso conoscenza… vi lascio soli… -
Si avvia verso la porta, si gira di scatto: le sembra di vedere Josephine avvicinarsi per sfiorargli le labbra con la bocca. Esce dalla stanza, cammina svelta, le sale un groppo in gola. Va verso la sala della musica, per distrarsi, per suonare il suo pianoforte. Le dita corrono veloci sulla tastiera, i pensieri volano più in alto, i ricordi, il viso del suo eterno amico sempre al suo fianco, così cambiato…
Oscar non sa che è soltanto trasfigurato dalla capacità acquisita di sopravvivere al dolore di averla perduta… oltretutto senza mai averle potuto dire che l’amava…
- Non andrò più a disturbarli… - pensa tra sé - Hanno diritto a stare da soli… -
Sente un grande vuoto dentro, come se avesse appena perso tutti i suoi ricordi, quel lato più bello della sua vita, trascorso interamente con lui: compagno di giochi, di armi, di mille avventure… Il suono si diffonde gentile nelle stanze, echeggiando tra soffitti, il rumore della pioggia è coperto dalla melodia.
- Maestà… vi porto i miei omaggi e… quelli di Oscar… -
- Fersen… - le parole le muoiono in bocca - Siete voi, Fersen…?! Come state…?! –
Maria Antonietta si commuove, senza potersi controllare.
- Sto bene… - alza la testa. I loro occhi si incontrano. – Maestà… sono venuto per avvertirvi… piccoli focolai di rivolta si stanno accendendo a Parigi… dovete fare qualcosa, prima che sia troppo tardi… -
- Fersen… vi prego… - la regina ora piange - Vi prego… parlatemi di voi… -
L’infinito amore che li ha sempre uniti non si è mai spento. Antonietta viveva aspettando il giorno in cui l’avrebbe rivisto. Lui lo sapeva. In cuor suo non ha mai smesso di amarla: era solo fuggito da lei e da questo amore impossibile. Ora sono vicini. Il fuoco soffocato si riaccende, inesorabile, infiammando i loro corpi e le loro anime, bruciando tutti i buoni propositi, i doveri dettati dalla coscienza. Non si può comandare l’anima. Essa insorge prima o poi, inarrestabile. I due si ritrovano persi in un abbraccio infinito, si consumano nella passione. I loro corpi si fondono, sono nati per amarsi.
- Fersen… sei tornato… io lo sapevo… non mi interessa quanto ho dovuto attendere… -
- Ti amo… ti amo al di sopra di tutto! Non riesco a farne a meno! –
- SSSH… non parlare… -
Ciò che è stato plasmato per unirsi, ora si ritrova fuso in un unico essere. A dimostrazione che niente e nessuno può impedire ai sentimenti di esistere…
- Che cosa mi succede…?! Il mio cuore sta soffrendo… eppure dovrei essere felice… una parte di me mi sta chiamando… Com’ è possibile…?! –
Le note del valzer si liberano nell’aria, Oscar ha gli occhi lucidi. Si fa strada dentro di lei la consapevolezza del disperato bisogno che tutto ritorni come prima.
Alla sera, gli uomini tornano a palazzo. Oscar non scenderà per la cena, Fersen non la disturberà, ha poca voglia di parlare. Sente ancora il profumo della regina sulla sua pelle, il suo sapore sulle labbra. Nella sua camera Oscar è sola, si spoglia, indossa la camicia da notte, si siede sul letto a riflettere. Avrebbe voglia di andare a far visita ad André, ma è convinta di disturbarlo. Sente i bambini correre giù per le scale per la cena. Torna con la mente ai tempi della sua infanzia: l’intera giovinezza ad improvvisare finti duelli col suo eterno amico, su e giù per quelle scale, Nanny che sgridava il nipote, loro che fuggivano, ridendo, continuando a duellare...
André si è alzato. È solo: Josephine si è presa una pausa. Si avvicina alla toilette per lavarsi. La testa gli duole. Si vede riflesso nello specchio. Si odia per essere nato servo, per aver approfittato dell’amore di una fanciulla, per non essere Fersen, per non essere riuscito a togliersi la vita al momento giusto… Prende il tagliacarte sullo scrittoio, afferra la lunga coda dei suoi capelli che gli cade sulla schiena, la taglia con un colpo deciso, come se volesse essere un altro, cambiare, rinnegarsi.
- Due giorni qui dentro… non riuscirò a non pensare… Perché sei tornata?! Se non ti vedessi così felice penserei che ti sia mancata la tua vecchia vita… Come puoi aver dimenticato tutto… essere cambiata così radicalmente…?! Ero riuscito ad imparare a sopravvivere… ora sto ricadendo nella disperazione… anche se era la cosa che più desideravo, rivederti… Perché non posso dirti che ti amo… -
Assorto in questi pensieri, André stringe nel pugno la lama del tagliacarte. La lama affonda nella carne…
Josephine è entrata nella camera con in mano il vassoio del suo pasto. Ha visto la scena. Si arrende all’evidenza. André si volta. I suoi capelli, il suo viso, le lacrime che gli colmano gli occhi… è disarmante vederlo ricadere nel suo grande dolore. Posa il vassoio.
- Ti ho portato la cena… anche se non credo che mangerai… Vuoi… vuoi che me ne vada!? –
- No, non lasciarmi solo… - la stringe a sé, appoggiando la sua testa sul petto – Jo… ti prego… non giudicarmi… non posso sostenere il tuo sguardo… -
- Non sono così… io so come sei… non potrò mai pensare male di te… ti amerò sempre… -
André la guarda, la abbraccia più forte, riconoscente. Lei non può fare a meno di sentire l’odore della sua pelle. Vorrebbe baciarlo, fare l’amore. Si accontenta di restare tra le sue braccia, di confortarlo, di fargli sentire che è presente, che lo ama, anche se vede chiaramente che lui si consuma d’amore per un’altra.
Troppe nuove esperienze tutte insieme. Oscar si sente confusa. In così poco tempo ha radicalmente cambiato vita, e ora che l’euforia del matrimonio è diventata consuetudine, si ritrova a rimpiangere quella che era, quello che faceva, le sue vecchie abitudini. La sua personalità è reclusa. Anche se può indossare i suoi vecchi abiti, non ha più senso farlo. Prima le viene imposta una vita da uomo, poi si scopre donna, ma inevitabilmente ora si trova a svolgere un ruolo che non è più il suo… i salotti, le conversazioni al tavolo del ricamo, le lezioni di canto, i pettegolezzi! Ha voglia di cavalcare lontano, di impugnare nuovamente la sua spada, brandirla contro il pericolo, tornare ad esercitarsi con le pistole, comandare i suoi uomini. Solo così oramai può sentirsi viva. Quello che più la fa star male è che crede di aver perso l’unico legame con se stessa, la sua ombra, il suo grande amico André…
- Non vuole neanche più parlarmi… non è più lo stesso… il suo ruolo ora è diverso… sicuramente si è adattato alle sue nuove mansioni… Sarà anche innamorato… -
Fersen apre la porta distogliendola dai suoi pensieri.
- Oscar… che ci fai quo? Perché non sei scesa per la cena? –
- Non avevo fame. Piuttosto… com’è andata oggi…?! –
- Aspettavo questa domanda da quando sono tornato oggi pomeriggio… -
I due si guardano negli occhi: sanno per certo che qualcosa sta cambiando. I giorni felici trascorsi in Svezia rischiano di non tornare mai più.
- Oscar… cos’hai? –
- Niente… -
- Andiamocene via… torniamo a casa. –
- Casa mia è questa. Io mi sento molto meglio qui. Ora poi sarebbe quasi impossibile affrontare il viaggio. –
- Sei diversa… non sarà per oggi…?! –
- No, davvero… non ce l’ho con te. E’ solo che mi manca tutto quello che facevo prima. Ora non so più come passare le giornate La noia mi assale, mi sembra di buttare al vento la mia vita. –
- Oscar… io sono felice se lo sei anche tu… non ti proibirei mai di fare quello che più ti piace… -
Lei gli sorride consenziente. Non sa cos’è successo oggi a Versailles e Fersen soffre. È combattuto tra la bramosia di tornare tra le braccia della regina e il sogno di una vita normale, accanto ad Oscar. La sua onestà gli impone di fare tutto per conservare integra la serenità raggiunta con sua moglie, ma è un uomo… il fuoco della passione lo brucia dentro, il richiamo del suo primo grande amore lo distoglie dai suoi buoni propositi, la carne è scossa dal richiamo del suo effluvio, che oggi ha sentito intenso come non mai. Maria Antonietta scorre nelle sue vene, vivere lì e non vederla sarebbe come chiedere al sole di non sorgere più.
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