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Una vita diversa

 

- prima parte -

 

-         Sono all’inferno. Sto male… Oscar… aiutami… - sdraiato tra i covoni, tiene stretta tra le dita una lettera intrisa di lacrime e di mille ringraziamenti… Le dita dell’altra mano piegate nella stretta del suo medaglione… da tre giorni André è scomparso, lasciando la nonna disperata per questo suo sciagurato nipote - mi gira la testa, sto male… cosa mi succede…? Mi fanno male gli occhi. Come faccio a continuare a vivere senza di te. Sto per morire, lo sento… Oscar… - le mani a coprire il viso, gli occhi piagati dal pianto - Non posso pensare che tu sia tra le braccia di quello svedese… lo svedese… lui ha avuto tutto: perfino la regina! Ma non gli bastava. Ha portato via anche la mia Oscar… ora è con lui… cosa… NO… NOOO!!! - urla e singhiozzi attutiti dalla paglia, le labbra morse fino a fare uscire il sangue, i lunghi capelli corvini strappati a ciocche in un atto di rabbia… e ancora tutto l’amore di lui, e subito dopo l’odio più profondo di lui… impazzire… morire… sparire da questo orribile mondo… - Sono solo, non bastava che fossi orfano, servo… Dio, perché devi mettermi così alla prova…? - le lacrime che faticano ad uscire, gli occhi stanchi, gli arti indolenziti dalla posa sempre immobile…

André, spossato, cade in una sorta di torpore…

Chi ha detto che per amore non si muore non aveva tutti i torti…

Si sopravvive… ma svuotati dell’anima!

 

E’ di nuovo sera… la nonna dal grande finestrone della cucina scorge due uomini che trascinano un corpo fuori dalle scuderie… E’ André Gli corre incontro. I due cocchieri l’hanno trovato riverso sul fieno e lo stanno portando in casa… lo conoscono bene. Non parlano. Sanno quanto è grande il suo dolore…

-         Vi prego, portatelo dentro… in cucina… sul pavimento… - dice loro - André, è mai possibile che tu sia rimasto là tutto questo tempo… André guardami… Ti prego apri gli occhi… Cosa hai fatto agli occhi!! ANDRE’! - i due escono chiudendo dietro di loro la finestra, quasi per una forma di rispetto alla sua intimità.

Il ragazzo apre piano gli occhi.

-         Nonna… nonna non piangere... –

La donna singhiozza disperata!

-         Nonna! - non gli risponde, continua a piangere, finalmente ha trovato anche lei il momento per sfogarsi…

-         I miei bambini… Oscar… -

André crede di impazzire!

-         Nonna ti prego, smetti di piangere! Passerà… - cade nella più profonda disperazione…

Gli occhi si riempiono ancora di lacrime, nonna e nipote in ginocchio sul freddo pavimento della cucina… si abbracciano e singhiozzano insieme…

-         André, ti prego, non resisterò a lungo vedendoti così… sono vecchia, sono stanca… ti prego reagisci… sono tre giorni e tre notti che piangi, non mangi niente… hai gli occhi piagati dalle lacrime, sei tutto sporco, hai la barba incolta… non sembri neanche più l’ombra di te stesso. –

André afferra uno straccio accanto a lui per terra, lo stringe forte… chiude gli occhi… non riesce a parlare… Le lacrime continuano a scendere giù… infinite… le labbra tagliate si serrano in una smorfia di dolore… Gli liscia i lunghi capelli… era una vita che non lo faceva…

“Povero ragazzo, preso a calci così dalla vita… - pensava – messo a dura prova da piccolo, non ha mai avuto il diritto di essere bambino, ha dovuto diventare subito uomo, senza avere mai niente… solo obblighi e doveri…”

-         André, ti preparo un impacco per gli occhi. –

Lui si alza.

-         Vado a letto, nonna, non importa. –

-         André! - la nonna gli va incontro gettandogli le braccia al collo – André, non piangere più, ti prego! –

Il ragazzo serra le palpebre… ma le lacrime continuano a scendere…

-         Ti preparo la cena?! –

Lui prende tra le mani la sua testolina grigia, la bacia sulla fronte, apre la porta e se ne va…

La donna lo vede entrare in camera sua… torna in cucina, si asciuga gli occhi… riprende i suoi lavori, con la morte nel cuore.

André apre la porta.

-         Il mio letto… -

Si getta sulle coperte così come era: sporco, con i vestiti indossati da tre giorni, distrutto…

Qualcosa gli trafigge il petto… il medaglione… il dolore si rinnova. Lo guarda… Gli tornano alla mente i momenti in cui la spiava, la adorava nel buio mentre si spogliava dai suoi panni maschili, da quel medaglione… dietro i tendaggi pesanti, dalle fessure, da bambino, da adulto.

Conosceva ogni centimetro della sua pelle, poteva scorrere a occhi chiusi tutto il suo corpo, contando i nei, le piccole imperfezioni della pelle, la leggerissima peluria bionda… E ora la rivede nel letto dello svedese!

-         Nuda. Tra le sue braccia. Lo svedese… -

E si addormenta, spossato, sognando di tutte le volte che la desiderava, di tutta la vita a desiderare lei, solo lei, sempre lei… nessun’altra donna se non lei…

Si riconosce nell’atto di pensarla e a godere di lei di nascosto, da solo, con se stesso, solo pensando a lei…    

 

I giorni trascorrono grigi… vuoti… dentro le scuderie. Crini di cavalli tra le dita, stivali sporchi di fango e fieno… La nonna osserva a distanza il nipote adorato.

-         Quando uscirà di là… quando potrà tornare a vivere…? - poi sgrana gli occhi - CESAR! - grida ad alta voce. 

André la sente, si volta e le fa un cenno di saluto.

-         Ecco perché e’ sempre stato nelle scuderie trascurando tutto il resto. –

Si precipita da lui.

-         Credevo fosse più forte. Era caduto in una specie di depressione… non me l’aspettavo. Dalla partenza della sua padrona aveva smesso di mangiare… gli sono sempre stato vicino, l’ho curato. Ora è salvo… è pronto… - entra nella stalla, porta fuori la sella, le briglie e il morso.

Cesar conosce bene il ragazzo, si lascia montare senza dargli problemi, ma André è strano… La nonna nota un cambiamento nei suoi occhi… E’ sopra il cavallo di lei… Lo stallone si innervosisce. Lui gli tira le briglie, ancora, gli fa schiumare la bocca, il morso gli stringe… lo trattiene tirando ancora le briglie verso di sé… André è nuovamente precipitato nell’abisso. Gli occhi nuovamente lucidi, i capelli sconvolti dai bruschi movimenti dell’animale… Nanny si allontana, rispettando il suo dolore… Il senso di possesso che prova sopra l’animale gli provoca un sordido piacere, una triste eccitazione. Più triste delle sue stesse lacrime… André è un esperto di cavalli e la scena che si offre agli occhi dei presenti è chiara… lo stallone reso furioso, la bocca che schiuma… le lunghe nodose zampe scalpitano scavando buche sul selciato… come se possedesse lei… con rabbia, furiosamente.

Quell’animale era colpevole… colpevole di avere unito la sua schiuma dopo le lunghe corse al sudore e alle cosce bagnate di lei… divaricate nell’atto di cavalcarlo… colpevole di avere avuto mille volte le sue carezze e le sue attenzioni, ma quel che è peggio, colpevole di essere stato suo… Poi il suo cuore lo scuote… allenta le briglie… abbassa la testa, affonda i talloni nel costato dell’animale, che si precipita furibondo nella corsa. Fa paura.Galoppa velocissimo come non aveva mai fatto prima, esasperato… lo sprona.

-         Ah!AAH! - lo incita alla corsa fino a farsi male ai polsi e alle caviglie… fino a perdere la voce - Dio ti prego, fammi morire… -

Scavalca il recinto e si precipita nei campi dell’amata collina, istintivamente guidato dallo stallone… Via, velocissimo, attraversando i prati, saltando i fossati...”AAAHH!!”

Le lacrime che gli solcano nuovamente le guance… E la corsa continua, sfinendo cavallo e cavaliere, fino a quando l’animale non rallenta, vicino al fiume…

-         Deve bere… - crede.

No, non ha sete, vuole solo entrare nell’acqua, impennarsi, nitrire, continuare a correre dentro l’acqua… Poi escono… bagnati. Cesar si ferma davanti alla vecchia grande quercia… Il dolore si rinnova, più lacerante che mai. André scende di sella, lo lascia libero. Lui si scuote ma gli resta vicino, come se fosse sempre stato il suo unico padrone!

-         Quante cose devo imparare da te, amico mio! - si inginocchia… con la punta delle dita sfiora la corteccia intagliata 20 anni prima da lui e da Oscar, quando misuravano la loro altezza e si sfidavano sotto i suoi rami con il fioretto - Sto impazzendo!-

Il cuore scoppia nel petto… si appoggia al tronco, chiude gli occhi…

 

 

Il sole è calato. E’ tardi! La nonna!

Sale in groppa allo stallone… via di corsa, verso casa. La nonna lo vede rientrare stravolto, gli corre incontro…

-         André, il padrone ti sta cercando! Corri! –

Giusto il tempo di liberare dal morso Cesar, via di corsa salendo le scale.

La porta dello studio del generale e’ aperta, lui bussa ugualmente.

-         Vieni avanti, André. - lo ha riconosciuto, gli è bastato sentirlo correre su per le scale con le sue lunghe falcate sicure, per capire che era lui… Non lo lascia parlare - Ti ho lasciato alcuni giorni a poltrire, ora sei richiamato ai tuoi doveri! –

André non risponde, ha il fiato spezzato, un nodo alla gola, le parole gli muoiono nel petto… abbassa lo sguardo.

-         Dio come le somiglia… - vorrebbe avere il diritto di chiederle almeno sue notizie, ma non cel’ha!

Il generale avverte l’inquietudine del ragazzo… si volta guardando attraverso i vetri della finestra, giù nel cortile…

-         Mia figlia sta bene, è giunta a destinazione, come previsto… -

André crede di stare per morire. Si sente avvampare, vacilla…

-         Dio aiutami… -

-         Ti voglio pronto per l’arrivo dei nuovi ospiti. Ora che gli appartamenti di Oscar sono vuoti, sta per arrivare mio fratello con la sua famiglia. Devono sbrigare delle faccende… che non ti riguardano… non so neanche quanto tempo resteranno. Devi tenere pronte le scuderie, i cavalli, i ferri… occupati delle vettovaglie, rassetta le stalle a dovere, preoccupati che sia a posto l’armeria… lucida le spade, pulisci le canne dei fucili, quelle delle pistole… controlla le polveri… prepara tutto perfettamente… Sono anni che non vedo mio fratello, è sempre stato fuori per il suo ruolo di ambasciatore… ora che ritorna deve essere tutto perfetto… Tu sarai il suo attendente, qualsiasi cosa voglia fare, sparare al poligono, esercitarsi con il fioretto, cavalcare, uscire con la carrozza con la sua famiglia… Tutto! Tu dovrai essere lì. Posso contare su di te, vero, André?!? –

-         Come sempre, signor generale. Come sempre… -

Si congeda da lui, torna in cucina dalla nonna.

-         Mi raccomando, André, cerca di fare tutto quello che ti ha chiesto il padrone al meglio, in fondo, lui ci dà da vivere, una casa, da dormire, e non è colpa sua se… -

-         Nonna, non dirmi niente. Non ho più voglia di sentirmi dire cose che non hanno un minimo riscontro con la realtà… La verità è che se fossi stato nobile… -

Fa per andarsene.

-         Ti ho preparato la cena… Resta a farmi compagnia. Non mi parli più, non mangiamo più insieme… -

Un passo indietro, il bacio sulla guancia.

-         Non ho fame nonna, sono troppo stanco e sporco… Vado un po’ in camera mia, devo lavarmi e riposarmi, domani non hai idea di cosa mi aspetta… Non avrò più un minuto di tempo per me… Buona notte, nonna! –

-         Buonanotte, André. –

Un altro giorno è passato.Entra in camera… si toglie la giacca polverosa, si butta sul letto…

-         Oscar… cosa starai facendo…? Possibile che tu abbia cancellato tutto… torna… ti prego, amore… - e dagli occhi socchiusi, nuovamente scendono lacrime fino a bagnargli le labbra - Nonna, perdonami… non sono io che voglio piangere, sono i miei occhi che si bagnano senza che io possa impedirglielo… -

Inesorabile giunge la notte. Il cielo si riempie di stelle e la luna illumina i tetti del grande palazzo…

Fuori dalle finestre le foglie si muovono basse trasportate dal vento…

 

-         Il cielo quassù è molto più chiaro la notte, vero, amore? –

Oscar si volta, la voce di Fersen la distrae dai suoi più intimi malinconici pensieri.

-         Non avrò da darti modo per sentire nostalgia di casa, mia splendida dama. -

L’uomo, soffia su alcune delle candele che illuminano la camera degli sposi… le si avvicina alle spalle, prende il collo della vestaglia tra le dita… lo tira verso il basso lasciandola cadere a terra. Oscar è nuda, alla luce delle candele e della luna. Lui sa come portarla all’estasi, e lei si lascia avvolgere dalla sua passione, abbandonandosi tra le sue braccia.

La bocca a cercare la sua bocca, mentre le mani le sfiorano i seni… i capezzoli si irrigidiscono, le dita scivolano dentro il sesso di lei, e la sua bocca si schiude in un timido accenno di piacere, mentre lui la bacia sul collo, sulle spalle… Poi la prende sedendola sullo scrittoio, continuando a baciarla dappertutto… Fersen, splendido amante, tanto abile quanto lei non avrebbe mai potuto immaginare… Fersen che la faceva sentire donna finalmente, che la faceva gemere di piacere…

Così trascorrono le notti, sotto il cielo del nord!

 

 

  

 

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