capitolo 7:
IN UNA VALLE DI LACRIME
 
 

 

16 maggio 1770:

Erano ormai trascorsi due lunghi anni e i bambini crescevano come dei veri fratelli, le gemelle avevano sei anni così come Kevin, Giordy sette, Fabien otto, François e Steven cinque.

Quel giorno non avevano lezione perché era un giorno di festa. Infatti, in Francia, il delfino si sposava con la principessa Maria Antonietta d’Austria e il buon umore per quella felice giornata si sentiva anche in America perché molte persone che vivevano lì erano in realtà Francesi scappati dal loro paese per evitare la pena di morte o per cercare semplicemente fortuna.

I bambini  erano sotto un albero in giardino e stavano discutendo tra loro animatamente:

“Sono così felice, Giordy, mi piacerebbe molto assistere a quelle nozze” disse Marie con le mani congiunte come quando si prega.

“E' vero piacerebbe molto anche a me, poi dicono che la principessa è bellissima!!!” esclamò Giordy pieno di entusiasmo.

“Solo che se noi fossimo in Francia non so se saremmo stati invitati, alla fine non siamo nobili” sentenziò Joy con la sua solita esclamazione realista.

“Sì, è vero, ma ho sentito che ai festeggiamenti sono stati invitati tutti…” Desie non riuscì a finire la frase.

“ANCHE I POVERI???” esclamarono all’unisono François e Steven.

“Sì, sì, anche i poveri, basta che siano vestiti in maniera adeguata”

“Già, tutti noi siamo un po’ Francesi, noi avevamo la mamma, voi anche se siete orfane comunque avevate entrambi i genitori Francesi, Francois e Giordy anche se non si sa niente dei loro genitori comunque se sono finiti in un orfanotrofio in Francia qualche ragione ci sarà”

“E' vero, a me piacerebbe tanto tornarci un giorno, magari chissà abbiamo ancora qualche parente là” disse Desie.

“Se è vero che abbiamo ancora dei parenti non vorrei neanche vederli perché ci hanno abbandonato in quell’orfanotrofio a soffrire tanto, tanto, tanto” esclamò Marie tutta emozionata e concludendo la frase iniziò a singhiozzare.

Giordy gli fu subito vicino ad abbracciarla e consolarla:

“Dai Marie, non piangere vedrai che andrà sempre bene, se stiamo sempre uniti nessuno ci farà mai del male”

Gli altri “fratelli” ascoltando le sue parole si unirono a Marie ed a Giordy nell’abbraccio e iniziarono a piangere tutti.

Questi “fratellini” anche se piccoli erano molto svegli e sapevano già molte cose della vita, perché comunque crescere in un orfanotrofio vuol dire crescere senza appoggiarsi a nessuno ed andare avanti senza piangersi addosso.

Anche se ci sono rimasti per poco in quell’istituto è stato sufficiente a plasmare il loro carattere.

Steven e Kevin ,invece, non avevano avuto una prima infanzia infelice perché erano molto amati dai loro genitori solo che la vita li aveva messi alla prova dato che erano rimasti senza mamma molto presto e vivevano con un papà-ragazzino che si stava ricreando una nuova famiglia.

L’unico bambino che era cresciuto viziato, servito e riverito era Fabien, lui infatti non giocava quasi mai con loro e li considerava anche persone “inferiori” a lui solo perché non sono nobili.

Poco dopo Godò uscendo per andare ad un ricevimento a casa della sua futura moglie vide la scena da lontano dei bambini che piangevano abbracciati e corse vicino loro spaventato:

“COSA SUCCEDE??! E’ SUCCESSO QUALCOSA? QUALCUNO SI E’ FATTO MALE?”

“No, papà, siamo solo molto tristi” disse Steven guardando il padre tutto ben vestito che si apprestava ad andare dalla donna che sarebbe ben presto diventata la loro matrigna.

“Bene, allora vado, non piangete più, i veri uomini non piangono mai e in più ricordate che maschi e femmine non dovrebbero stare sempre insieme altrimenti potrebbero succedere cose strane…” disse Godò con freddezza e poi se ne andò.

“Tu dici che non ci vuole più bene, Kevin?” disse tra le lacrime il piccolo Steven.

“Per me no, non ci vuole più bene e se ne frega di noi” disse Kevin alzandosi in piedi e finita la frase scappò via tra le lacrime.

“K E V I N!!!” si mise ad urlare il povero fratellino.

“Non ti preoccupare, poi torna quando gli passa” disse Marie accompagnando la frase con una carezza molto materna sulla guancia.

“Perché non andiamo in spiaggia? C’è così un bel sole!!!” propose Giordy per cambiare discorso.

“SI, CHE BELLA IDEA!!!” dissero tutti insieme.

La giornata anche se era iniziata nella tristezza si stava avviando alla serenità.

 

Intanto a Parigi:

“Sai cosa penso Oscar?” disse André alla sua amica di infanzia che ora era diventata il comandante delle guardie reali.

“Dimmi, André”

“Non vorrei sbagliarmi, ma hai notato che quando la principessa Maria Antonietta ha firmato i documenti del matrimonio una goccia di inchiostro a macchiato il foglio?

“Certo che l’ho visto, tutti l’hanno visto, André”

“Quello che volevo dire è che non è un buon segno”

“Guarda, André, la luna è coperta dalle nuvole”

“E allora?” disse André confuso.

“La principessa mi ha raccontato che quando la luna è coperta dalle nuvole qualcuno vicino a noi sta piangendo”

“E tu non ci crederai spero!!!”

“Ma no, André, sono superstizioni, chi vuoi che pianga dei nostri cari?”

“Hai ragione, Oscar, sono tutti in festa!!!”

“Dai, André, spingiamo i cavalli, vediamo chi arriva prima a casa!!!”

“Oscar, aspetta, non è giusto dovevi avvertirmi prima, così mi hai preso alla sprovvista” urlò André ad Oscar che intanto era già lontana.

Oscar e André avevano 14 anni e mezzo e sedici appena compiuti e stavano vivendo un momento sereno della loro vita, un periodo dove si affronta la vita con entusiasmo e molto coraggio.

 

La leggenda popolare di Maria Antonietta in realtà si era avverata, infatti, in America, i fratellini si stavano prendendo una bella sgridata dal Conte, che loro chiamavano Zio, perché si erano allontanati dal palazzo senza avvisare nessuno.

“MA COSA VI SALTA IN TESTA???, PENSATE DI ESSERE GIA’ ADULTI??? E POI KEVIN DOV’E’ FINITO??? SE SUO PADRE ARRIVA E NON LO TROVA DARA’ LA COLPA A ME!!! MALEDIZIONE, MA COSA AVETE NELLA TESTA!!!”

“Zio, non sappiamo dov’è Kevin, è scappato via correndo e non lo abbiamo più visto” disse Joy con il viso che guardava terra.

“Alza il viso per parlare con le persone, che maleducazione!!!” urlò lo “zio” nelle orecchie di Joy che si sentì morire e trattenne a stento le lacrime.

“E tu Marie, non hai il compito di badare ai tuoi fratelli??? RISPONDI, MALEDIZIONE!!!”

“BASTA, BASTA, LASCIA STARE MIA SORELLA, LEI NON C’ENTRA NIENTE…” urlò Joy e non riuscì a terminare la frase che uno schiaffo molto potente la raggiunse in pieno viso facendola cadere in terra.

“COME TI PERMETTI DI RISPONDERE COSI’!!! ORA ALZATI E VAI IN CAMERA TUA E RESTACI!!!”

Intanto i fratellini più piccoli avevano iniziato a piangere e così anche Desie e alla fine anche Marie.

“MA DOVE SIAMO QUI??? IN UNA VALLE DI LACRIME??? ANDATE ANCHE VOI IN CAMERA VOSTRA E RESTATECI”

Mentre i bambini si incamminavano,  la contessa Adelaide entrò nella stanza dove c’era il marito ed era molto adirata. 

“Ma cosa è successo??? Ho visto Josephine correre su per le scale tutta rossa in viso e con il respiro mozzato dal pianto, poi ho sentito te che urlavi come un pazzo e poi tutti gli altri bambini con un pianto incontrollabile che se ne andavano anche loro in camera”

“Sono andati in spiaggia senza dirmi niente e poi ora non riesco neanche più a trovare Kevin, quei ragazzini mi fanno impazzire, non li sopporto più non riesco più a vivere con loro qui, sono troppo pestiferi”

“Ma cosa dici, Sebastiano, ti rendi conto che sono solo bambini o no??? Loro vogliono solo amore e se stessi un po’ di più con loro sapresti anche dov’è Kevin in questo momento.”

“Tu lo sai, cara?”

“Certo che lo so, è sicuramente su quella pianta laggiù” disse la contessa scostando la tenda per mostrare al marito che aveva ragione “E' il suo rifugio, neanche i suoi fratelli lo sanno, ma io sì, perché io so tutto di loro, so il loro carattere, so come prenderli per farli lavorare di più eccetera”

“Hai ragione, scusami, mi sono comportato da scemo e da ipocrita, comunque mi farò perdonare”

“Bene, bene, sono felice di sentirtelo dire” la contessa baciò il marito e poi se ne andò dai bambini con un pezzo di torta ciascuno per consolarli.

Nel frattempo anche Kevin aveva raggiunto i fratelli e aveva chiesto il motivo di tanta disperazione e Steven gli aveva raccontato tutto.

 

 

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NOTA: Mi rendo conto che questi bambini hanno un modo di esprimersi un pò "maturo", ma in quel periodo del secolo i bambini venivano cresciuti come dei "piccoli adulti" e quindi ho pensato che più o meno erano così "svegli" e in più, come ho spiegato nel testo, questi bambini hanno passato la loro prima infanzia in un istituto e questo cambia la vita delle persone (questo capita anche ai giorni nostri, figuriamoci allora) perché le fa maturare precocemente.                       

 

 

 

 

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