Oscar & Jane

 

- quinta parte -

 

Non era stato facile prendere una decisione, ancor meno tornare dalla Normandia e comunicare a tutti l’imminente partenza, ma con grande sorpresa di Oscar non ci furono particolari difficoltà. Anzi nessuno osò chiedere spiegazioni che andassero oltre quelle che lei stessa riteneva opportuno fornire e soprattutto suo padre, la persona che senza ammetterlo a se stessa maggiormente temeva di affrontare, non ebbe nulla da obiettare.

Oscar sarebbe partita, forse era la cosa migliore, l’occasione giusta per capire e magari il pretesto per cambiare, per dimenticare e infine perdonare. Questo pensò suo padre che non ricordava il momento in cui aveva iniziato a guardare Oscar in modo diverso, a vederla come una donna, una donna molto bella e triste. E dentro di sé il tormento per la consapevolezza di essere l’unico artefice di quella tristezza che di giorno in giorno cresceva, e la costante paura che le potesse succedere qualcosa in qualunque momento e di esserne lui stesso la causa sola. Erano, queste, sensazioni diventate ormai insopportabili, come lo era la lucida coscienza della sua follia. Per questo, quando Oscar gli parlò del viaggio in Italia, acconsentì e le offrì tutto il suo appoggio. Sarebbe partita con quella nobildonna inglese, non ne immaginava il motivo, non aveva mai pensato che sua figlia avesse delle amiche, soprattutto a Versailles. In fondo, ne era consapevole, non sapeva nulla di sua figlia.

 

Era autunno inoltrato, in quell’ora del giorno in cui la notte inizia piano a sciogliersi per lasciare il posto al mattino. Avvolta da una coperta, in un angolo della carrozza con la fronte appoggiata al finestrino freddo, Oscar non riusciva a credere d’aver fatto così tardi anche quella sera. La carrozza si avviava spedita verso la villa del conte Correr, presso il quale lei e Jane erano ospiti da un paio di settimane. Oscar sorrise al pensiero di come l’avrebbe accolta Jane.

- E non ci volevi nemmeno andare da sola! - avrebbe detto e poi avrebbe riso. Il sorriso di Jane, quel sorriso che l’aveva convinta a partire per l’Italia, era ormai diventato familiare e così caro da essere come la sua casa nei momenti in cui si era sentita da sola. Ma era una solitudine così diversa, questa, in un paese diverso dal suo, in mezzo a gente di cui non comprendeva bene la lingua, rispetto alla solitudine che conosceva bene e l’aveva accompagnata per tutta la vita. Una solitudine nuova, che non faceva male, che non faceva sentire diversi ma sapeva quasi di libertà.

 

Era arrivata. Il cocchiere la aiutò a scendere e Oscar, tenendosi il mantò ben stretto sulla scollatura di una abito che solo qualche tempo prima mai avrebbe sognato di esibire, si avviò vero le sue stanze. Indossava spesso abiti femminili, qui poteva, era diverso. Qui gli uomini potevano ammirarla e corteggiarla e lei non provava quella rabbia e repulsione che invece avvertiva a Versailles ogni volta che un complimento maschile osava farsi sentire. Qui era diverso, ancora non capiva bene perché ma era diverso. Indossava anche i suoi abiti maschili e il più delle volte lo faceva per andare a cavalcare, ma anche per recarsi a fare qualche escursione con Jane e nessuno l’aveva mai scambiata per un uomo. Inizialmente ne era rimasta sorpresa e aveva fatto notare la cosa a Jane, ma lei ne aveva riso, dicendole che con i calzoni le sue gambe si notavano sicuramente di più!

Oscar sentiva che tutto il suo mondo, così faticosamente costruito con rinunce, con la disciplina, con l’esercizio fisico e mentale, si stava sciogliendo come neve al sole e, ancora peggio, quelle stesse certezze che fieramente opponeva ad un mondo pieno di frivolezze e menzogne, ora non le appartenevano più come prima. La cosa la attraeva ma la spaventava: non era più Oscar, non era più un militare, non poteva esserlo con Jane a fianco che le sorrideva come se sorridesse con impietosa ironia di tutte quante le sue presunte certezze. E così altro non poteva fare che cercare di essere se stessa, una donna a modo suo, come ne era capace. Si rendeva conto che la sua bellezza era ammirata da molti e che avrebbe potuto avere degli amanti se solo lo avesse voluto, ma non rispondeva agli inviti degli uomini o meglio lo faceva in quel modo elegante ma evasivo che le aveva consigliato Jane. Aveva, però, lasciato che un uomo, il veneziano Alessando Correr, si prendesse più confidenza di quanto potessero fare gli altri.

Il conte Correr era un aristocratico dalla cultura raffinata che viveva semplicemente per la sua biblioteca e per la sua collezione d’arte. Si era innamorato di Oscar, ma non sperava nemmeno lontanamente di poter essere ricambiato e così si era prodigato per avere almeno la sua amicizia. Sentiva che quella bellissima turista francese non lo amava, ciononostante non poteva non vivere per lei, come aveva osato confessare a Lady Bancroft. Riuscì a conquistare l’amicizia di Oscar con semplicità e onestà, senza offrile altro se non ciò di cui, ne era certo, lei aveva più bisogno: la sincerità. Alessandro era inoltre un osservatore molto critico della situazione politica francese e alla Francia, e soprattutto ai suoi sovrani, dava la colpa non solo per l’incombente guerra con gli Asburgo, ma per la situazione Europea in generale. Oscar si limitava ad ascoltare interessata e avvolta nella tristezza i discorsi del suo ospite.

 

 

 

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