Oscar & Jane
- quarta parte -
Oscar era imbarazzata, davvero non sapeva come comportarsi, ma l’intraprendenza della sua ospite le venne incontro. Arrivarono a casa passeggiando in silenzio e Oscar non poté fare a meno di notare l’espressione gaia di Lady Bancroft e il suo sguardo che sembrava discorrere: per questo si decise a parlare.
- Rivolgetevi a Susan per ogni cosa… per sistemare i bagagli. Fermatevi qui tutto il tempo che volete. –
- E voi quanto tempo starete qui? - domandò Jane con un sorriso.
- Io… non lo so… -
Una volta sola, Oscar trasse un sospiro di sollievo. Quasi le veniva da ridere: la situazione era perlomeno comica e certo avrebbe riso se ci fosse stato André con lei.
- Un’elegante dama si presenta qui, all’improvviso e senza invito. Che vorrà mai da me? – si portò davanti allo specchio, quasi per contenere di fronte alla sua immagine un flusso irrefrenabile di pensieri - Sicuramente starà fuggendo da Parigi. Perché qui? …Sarà innamorata di me? –
Questa frase le fece male, senza che riuscisse a capirne il motivo, e sentì l’impulso di piangere. Aveva imparato a trattenere così bene le lacrime che ora non si abbandonava al pianto nemmeno quando era sola. Sentì un nodo stringerle la gola e le mancò il respiro per un attimo.
Bussarono. Entrò Susan, la cameriera, timorosa e rispettosa chiese dove dovesse essere servita la cena, dato che c’era un’ospite.
- Anche questa! Fa come vuoi! - rispose brusca, per poi pentirsene subito, ma la cameriera era già uscita.
A casa, con André, aveva sempre trattato con gentilezza i domestici: le veniva spontaneo.
André… La assalì quel vuoto con cui ormai conviveva da giorni, quel vuoto colmato per un attimo dalla sorpresa dell’arrivo di Lady Bancroft.
- André, perché sto così male? Tu lo sai… -
Oscar si avviò verso la sala da pranzo come una condannata al patibolo: il solo pensiero di dover sostenere qualche futile conversazione la faceva sentire anche peggio. Doveva fingere. Era, in fondo, brava a fingere.
E, infatti, la conversazione si avviò sui binari della banalità. Lady Bancroft aveva assunto un atteggiamento cortese ma distaccato, parlò del suo viaggio e del clima e della bellezza del mare. Parlava di niente, ma parlava bene e quei discorsi, prima accolti con diffidenza, cominciarono poi a lambire la sua ascoltatrice, quasi a stordirla. Oscar se ne accorse, con sorpresa. Si era lasciata trasportare dalle descrizioni della brughiera inglese, dell’antica villa in cui era cresciuta Jane e avvertiva la nostalgia e il rimpianto in quelle parole.
Ad un certo punto, Lady Bancroft disse che era stanca e si sarebbe ritirata e se ne andò solo dopo aver strappato ad Oscar la promessa di farle visitare i luoghi vicini l’indomani. La serata terminò così, semplicemente, lasciando ad Oscar una sensazione strana, di leggerezza.
Non avevano mai parlato di André come di qualunque altra questione che potesse riguardare Oscar troppo da vicino. Jane sapeva e capiva, ma non osava dire nulla: temeva che, se mai l’avesse fatto, la sua amica si sarebbe chiusa in se stessa, negando ancor di più il suo dolore. E sarebbe stato un peccato proprio adesso che Oscar sembrava essere più aperta, più disponibile alla sua compagnia. Spesso, infatti, si lasciava andare nel fare domande sulla sua vita, sul perché fosse giunta in Francia e a volte sembrava divertita da certi aneddoti e pettegolezzi che Jane le confessava. Oscar iniziò a sentire il bisogno delle chiacchiere, della voce, anche semplicemente della compagnia della sua ospite. In quei momenti non pensava, non sentiva l’angoscia e la solitudine e il cuore le faceva meno male.
Ma tra le due donne stava nascendo comprensione e amicizia e un misto di sentimenti profondi premeva per uscire e trovare le parole per rivelarsi, le chiacchiere leggere di Jane avevano uno scopo, Oscar in fondo lo aveva sempre saputo e ora era giunto il momento in cui il suo cuore desiderava, più di ogni altra cosa, parole di conforto, parole amiche che le dicessero, finalmente, la verità, che potessero consigliarla o rassicurarla in qualche modo. Solo da Jane potevano arrivare quelle parole.
Accadde così, un pomeriggio mentre si trovavano in salotto e Jane discorreva: descriveva il colore dei capelli della sua bambina. Le sue parole erano avvolte dall’atmosfera ovattata che l’ora del tramonto regalava alla stanza.
- Sono biondi come l’oro, per questo desidero che sia vestita di rosso o azzurro... lo scrivo sempre nelle lettere che invio alla sua balia! Sapete, mi invieranno presto un suo nuovo ritratto, così ve la farò vedere. Ma forse non sono chiari come i vostri capelli, Oscar... anche voi stareste così bene vestita di azzurro!-
Oscar sorrideva, senza rispondere.
- Mi piacerebbe vedervi indossare un bel vestito azzurro, un abito da donna, perché mai non lo indossate? - chiese Jane con aria scanzonata, palesando tutte le intenzioni di scuotere la sua tranquilla ascoltatrice.
- Ho sempre portato i vestiti che porto. -
- Si, questo lo so bene! Ma via, è solo stoffa… Non crediate che sia un vestito a farvi sentire più donna di quanto in realtà già sentiate di esserlo –
Dicendo questo si avvicinò ad Oscar, sedendosi accanto a lei, cambiò espressione, divenne seria e le sfiorò con un gesto dolce le mani. Oscar fece un moto improvviso con la mano per liberarsi da quel contatto e da quelle parole insinuanti.
- Da qualche giorno voglio parlarvi di una cosa ma non trovo il coraggio. - iniziò Jane - Si tratta in realtà di una proposta. Non sono sicura che accetterete, anzi dopo avere sentito ciò che ho da chiedervi probabilmente tornerete subito a Versailles, a fare il soldato. Ma io non voglio e non posso cambiare la vostra vita, ho solo un’opportunità da darvi. –
Smise di parlare, come indecisa sulle parole da pronunciare e si alzò andando verso il caminetto. Oscar osservava la figura snella di Lady Bancroft, i movimenti delle sue mani, lenti ed eleganti già sembravano parlarle, le preannunciavano che quel momento era arrivato, quel momento in cui avrebbe dovuto decidere della sua vita.
- Partirò per l’Italia. – annunciò secca Jane – In realtà da tempo il Duca mi consigliava di lasciare la Francia e di raggiungere alcuni suoi amici. Per me è la cosa migliore e anche per lui: non posso più pretendere di stargli accanto. La situazione in Francia diverrà presto molto difficile. Ecco, vorrei semplicemente che voi veniste con me, in Italia, per alcuni mesi. –
Il viso di Oscar si dipinse di un sorriso amaro.
- No, non posso lasciare la Francia. – rispose d’istinto – Ho dei doveri a cui non posso sottrarmi, qui. –
Jane sospirò, se l’aspettava e lei non aveva il diritto di persuaderla, eppure sentì che doveva aggiungere ancora alcune cose.
- Lo so e immaginavo la vostra risposta, ma speravo che ci fosse almeno una possibilità, credevo che la ragione per cui eravate qui fosse André e che per questo non bramavate di tornare subito a casa. Evidentemente mi sbagliavo. –
Queste parole si abbatterono su Oscar con la forza di uno schiaffo. Le mancavano le parole, aveva il cuore in gola. Non si era resa conto di amare André, di amarlo così profondamente fino a quel momento, non si era resa conto di quanto le mancasse la sua voce, di quanto le mancassero i suoi occhi. Non aveva mai veramente pensato a come sarebbe stata la sua vita senza di lui. Si rese conto all’improvviso di quanto era stata sciocca a lasciarlo andare via così, senza nemmeno urlargli perché, senza nemmeno riuscire a piangere. Ma in quel momento soffriva troppo per piangere e lei era ormai abituata a trattenere le lacrime. Ma adesso il dolore riaffiorava forte e le toglieva il respiro. Si portò una mano sulla fronte, sentendo le guance bagnate di lacrime. Piangeva, ora, piangeva abbandonata e silenziosamente. E continuò a piangere a lungo tra le braccia di Jane.