Oscar & Jane

 

- seconda parte -

 

Un’altra persona, in quel momento, si stava tormentando con gli stessi pensieri, ma, al contrario di Oscar, non provava dolore, bensì rabbia, sdegno e anche un po’ d’impazienza. Ormai sarebbe già dovuta arrivare, essere lì con lei, se solo quell’inopportuna visita di Madame Meyler non l’avesse trattenuta oltre a Parigi! Oscar era in Normandia, da sola e già da tre giorni ormai. Solo lei sapeva quel che stava soffrendo, solo lei sapeva quello che era successo. Anche André, certo, lo sapeva, ne era lui la causa! 

Aveva avuto modo di conoscere André a Versailles, le era bastato poco per comprendere quanto fosse innamorato di Oscar, quanto fosse profondo e doloroso allo stesso tempo il suo sentimento. Ricordò per un momento come quel ragazzo avesse fatto rivivere in lei i sogni e la speranza di un tempo e come le avesse fatto credere che proprio il folle amore di André sarebbe riuscito a porre fine all’assurda vita cui era costretta la sua amica… Oscar... Evidentemente, si sbagliava.

Uno scossone della carrozza la fece balzare in avanti. Si sporse dal finestrino, Pierre, il cocchiere, le gridò qualcosa che non capì. Sarebbe già dovuta essere a Rouen.

I pensieri di Lady Bancroft erano concentrati su Oscar… cosa starà facendo, cosa avrà fatto? Oscar non era così forte, così sicura come tutti credevano.

Le venne in mente la prima volta che l’aveva vista, ad un ricevimento, a Versailles; furono i suoi occhi tristi a colpirla, tristi e profondi. Ricordò anche come le dame di corte raccontavano la folle storia di quella ragazza che si credeva un uomo, compiaciute, maliziose, sottilmente crudeli, come solo loro sapevano essere. Fu una delle prime “stranezze di Versailles” che si premurarono di farle sapere, volendo stupire una dama inglese troppo contegnosa e sostenuta per i gusti di Parigi. L’Inghilterra… i pensieri di Jane volarono alla sua bambina che ora si trovava a Brighton, in compagnia di chissà quale istitutrice. Da più di un anno non la vedeva. Le dame di Parigi si sbagliavano: di stranezze e di ingiustizie ne aveva viste e subite tante anche lei, che era inglese.

Un giorno Oscar le fece una confessione, forse l’unica che le avrebbe mai fatto:

-         Io in fondo sono fortunata, posso fare tante cose che alle altre donne non sono concesse. –

-         Vi illudete, Oscar… - le aveva risposto, ma non aveva aggiunto altro per paura di scoraggiare quella poca intimità che a fatica era riuscita a creare con lei.

Avrebbe voluto dirle che la sola fortuna che avesse era quella di essere talmente intelligente da non essere ancora impazzita, di essere così bella da non poter far dimenticare agli uomini il suo sesso, di avere accanto un uomo innamorato che, inconsapevolmente, le aveva sempre ricordato di essere una donna. Avrebbe voluto dirle che non si poteva essere fortunate quando qualcun altro decideva della loro vita, se ne appropriava, le faceva vivere in una prigione e faceva credere che per loro sarebbe stato giusto così perché… perché erano donne. Ma non disse niente di tutto questo, le raccontò soltanto qualcosa della sua vita, le raccontò di come suo padre l’aveva obbligata a sposarsi quando aveva sedici anni con un uomo che ne aveva cinquanta e come da allora la sua vita era finita nei migliori salotti di Londra, attorniata da dame cortesi e da pittori che ritraevano le sue grazie; come aveva imparato l’arte di fingere; come aveva imparato a conoscere la natura degli uomini.

Niente, nemmeno perché certe cose le andasse a raccontare proprio a lei.

Ma Jane voleva esserle amica. Aveva cercato più volte di rivolgerle la parola e ne aveva ottenuto soltanto cortesi e fredde risposte. Si era accorta che Oscar era diffidente verso le donne e non solo a causa di certe dame che dicevano di ammirarla e, invece, ne erano solo incuriosite: c’era di più. Aveva forse il timore di conoscere, attraverso una donna, quello che sarebbe diventata se non fosse stato per suo padre? O aveva semplicemente paura di conoscere quello che era?

Quando accadde una cosa che procurò a Jane un po’ di quella confidenza che tanto sperava di conquistare e, contemporaneamente, le fece guadagnare la stima di Oscar.

Jane si trovava a Parigi da cinque mesi. Nonostante le insistenze del suo amante, non voleva assolutamente soggiornare a Versailles, così aveva trovato casa a Monceau. A Versailles, comunque, vi era stata parecchie volte ed aveva anche conosciuto la regina.

Le prime settimane in Francia erano trascorse come un sogno nel castello che il duca D’Orleans possedeva a Raincy, poi il duca cominciò a parlarle dei suoi affari a Parigi e dell’eventualità di un suo viaggio. Aveva insistito per sistemarla a Versailles con tutti gli onori dovuti a una dama del suo rango, ma Jane sapeva che anche Mme de La Vallière, antica amante del duca, alloggiava con il marito nella reggia. E voleva rischiare di incontrarla il meno possibile.

La sua storia con il duca D’Orleans, il principe incostante, era iniziata a Londra. Era stato il duca a salvarla da uno scandalo, quando, insieme a suo marito, altri due personaggi credevano di essere il padre dalla bambina che da poco aveva partorito. Aveva fatto da mediatore per pagare profumatamente i due premurosi pretendenti, aveva sistemato la bambina presso una governante, aveva convinto il marito di Jane della necessità di concedere una lunga vacanza in Francia alla moglie.

Non avrebbe voluto, Jane, che le cose finissero così e non c’era giorno che non mandasse lettere in Inghilterra per avere notizie della bambina, ma “non c’è altra soluzione” le aveva detto il duca e lei ne era già innamorata e gli aveva creduto. Nonostante tutto, doveva essergli riconoscente.

Ma Jane possedeva un dono: un animo allegro e vivace. Infatti partecipava volentieri ai ricevimenti e si recava dal gioielliere e dalla sarta con assiduità; nell’arco di poche settimane la sua presenza nei migliori salotti era già contesa e dal suo modo di conversare brillante non traspariva mai la tristezza che in realtà provava. Questo successo non solo le procurò l’invidia di altre donne, ma anche l’odio di chi già l’invidiava. Ben presto Mme de La Vallière iniziò a comportarsi in modo scortese nei confronti di Jane, evitandola in pubblico, insinuando cattiverie sulla sua relazione con il principe e, infine, mise in giro chiacchiere che presto sarebbero diventate molto pericolose per Jane. Dicerie che a Versailles furono presto sulla bocca di tutti e anche in quella di persone sbagliate. Lady Bancroft venne dipinta come l’ispiratrice del duca d’Orleans, e ispiratrice di cattivissime idee naturalmente. La malcelata simpatia del duca per la moda inglese venne interpretata come una palese adesione alla monarchia costituzionale. La sua passione per i clubs, i cavalli e, infine, anche per una donna inglese non significava altro che ammirazione per le libere istituzioni di quel Paese. Jane si trovò ad essere inconsapevole protagonista di oscure trame che silenziosamente attraversavano la reggia; il suo passato diventò oggetto di curiosità e materia prima per l’invenzione di storie incredibili.

Oscar era al corrente di queste voci, ma non vi dava nessuna importanza. Considerava Lady Bancroft una donna frivola e superficiale, non certo pericolosa. Ma ultimamente aveva notato che la donna si recava sempre più di rado a corte, evidentemente le voci di Mme de La Vallière avevano raggiunto il loro scopo: allontanare la rivale.

Un sera Oscar scorse Lady Bancroft seduta su una panchina, in un angolo solitario dei giardini della reggia. Stava piangendo, si copriva il viso con un fazzoletto e con una mano si tormentava le ciocche dei capelli che le ricadevano lunghi sulle spalle scivolando via dalla complessa acconciatura. C’era una lettere per terra, come se la donna l’avesse gettata via. Oscar le si avvicinò e la raccolse. Jane si accorse all’improvviso di non essere sola e, come un’attrice consumata, alzò la testa e sorrise. Ma aveva gli occhi arrossati e le guance rigate di lacrime. Oscar si pentì di essere andata da lei, ma le porse la lettera dicendole:

-         Madame, è tardi, non dovreste rimanere qui da sola. –

-         E voi dovreste occuparvi solo della regina e non di tutte le dame di Versailles. -

Un guizzo di sorpresa e irritazione nel volto di Oscar, ma Jane continuò con voce più dolce:

-         Scusatemi, per favore, lasciatemi star qui ancora un po’… -

-         Posso fare qualcosa per voi? - chiese Oscar.

-         Si. Potete cercare il mio cocchiere, Pierre, e dirgli che prepari la carrozza, voglio tornare a Parigi. -

Oscar rimase per un momento indecisa, notò lo sguardo di Jane farsi improvvisamente sicuro e determinato.

       Non avete mai visto piangere una donna?! - esclamò Jane.

Oscar ebbe l’istinto di darle uno schiaffo… ma si allontanò velocemente per cercare il cocchiere. Nessuna donna aveva mai osato parlarle così! Eppure… il suo tono di voce, triste e dolce, l’aveva colpita.

Oscar aveva fatto pochi metri quando sentì un grido. Era Lady Bancroft! Corse subito da lei e la vide pallida, tremava.

-         Cosa è successo? -

-         Mio Dio… c’è qualcuno… qualcuno mi ha aggredita! -

E infatti Oscar sentì dei passi, un uomo si allontanava, correva. Anche Oscar iniziò a correre, vide un’ombra allontanarsi, gli intimò di fermarsi, minacciò di sparare, ma l’uomo era ormai riuscito a scappare. Tornò da Jane.

-         Cosa è successo? Avete visto l’uomo? –

-         No… mi ha afferrata per il collo e mi ha detto qualcosa… -

-         Cosa? –

-         Niente, voglio tornare a casa, per favore, riaccompagnatemi alla carrozza. - mormorò Jane.

-         Si, avviserò le guardie, perlustreranno il giardino. - disse Oscar.

-         No, non fate niente! –

Sebbene spaventata e scossa, Jane era decisa. Oscar capì che la donna non le aveva detto tutto.

-         Scusate, ma se c’è un pericolo io ho il dovere di fare qualcosa. Qualcun altro potrebbe essere aggredito! –

-          No, solo io… quell’uomo cercava me e voleva solo spaventarmi. Ora va meglio. Vi prego: non fate niente, io… - non voleva piangere, Jane, ma la sua voce iniziò a tremare.

-         C’è qualcuno qui che posso chiamare? - chiese Oscar.

-         No, sono sola… -

-         Allora vi accompagnerò a Parigi. –

Oscar chiamò una guardia, gli disse che sarebbe andata e tornò da Jane.

Una volta in carrozza, Jane iniziò a parlare. Sentiva di potersi fidare di Oscar e poi, in quel momento, si sentiva sola e impotente e aveva bisogno di confidarsi.

Parlava lentamente e a bassa voce.

-         Vedete… pare che abbia qualche nemico a Versailles. Da qualche settimana ricevo lettere strane in cui mi si minaccia… anche di morte. Non vi avevo dato alcuna importanza e non ne ho mai parlato con nessuno, prima d’ora. Questa mattina ho ricevuto un invito a Versailles e una cameriera mi ha consegnato questa. - porse ad Oscar una lettera – Leggete… -

Poche righe: le ingiungevano di fare immediatamente ritorno a Londra altrimenti la sua bambina avrebbe potuto aver bisogno d’aiuto molto presto.

Oscar non sapeva cosa dire.

-         Qualcuno desidera che io lasci la corte, evidentemente… ma che interesse posso mai suscitare io? Al contrario di quello che si dice, io non mi occupo di politica. Non posso partire, non adesso. E poi sono sicura che la mia bambina è protetta e sta meglio dove sta che con una madre come posso esserlo io. –

Oscar era imbarazzate da quelle confidenze. Quella donna, che aveva visto sempre spensierata, ora le appariva in tutta la sua fragilità, ma, nonostante la sua disperazione, si dimostrava determinata.

-         Io… se posso darvi un consiglio… dovreste evitare almeno di frequentare Versailles - disse Oscar.

Jane rispose con un sorriso:

-         Ho già declinato molti inviti, ma rinunciare del tutto alla corte servirebbe solo ad ingigantire tutte quelle insinuazioni di cui, mio malgrado, sono oggetto. Non m’importerebbe se fosse per me… ma potrebbero nuocere a qualcun’altro. -

“Al duca d’Orleans.” pensò Oscar.

 

 

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