Oscar & Jane

 

- prima parte -

 

Il libro con la copertina rossa posato sul tavolino, la finestra aperta e il vento che gonfiava la tenda, il velluto della sedia che stringeva forte con le mani per reggersi in piedi, perché in quell’istante e per la prima volta nella sua vita, ebbe la sensazione di svenire. Questi e altri mille particolari le rimbombavano nella testa. E quando dai particolari ritornava alle parole di André e da quelle alla situazione in cui lei ora si trovava, sentiva angoscia, un dolore fisico che le prendeva lo stomaco e quasi le impediva di respirare. Avrebbe voluto, in quei momenti di smarrimento, non pensare più, dimenticare tutto ciò che la tormentava.

Si trovava in Normandia da tre giorni, da sola. Il custode del palazzo e la sua famiglia si guardavano bene dal disturbarla dopo la furiosa sgridata che aveva dispensato ai figli del custode, due bambini di circa dieci anni, che le giravano attorno festanti. In quel momento non le interessava apparire sgradevole agli occhi di quelle persone, nulla le interessava. Quei tre giorni li aveva passati immersa nel suo dolore. La fredda razionalità che era riuscita a dimostrare dopo l’annuncio della partenza di André era svanita quasi subito. Ma lei sapeva bene che non era razionalità: solo l’ultimo, disperato atto della sua recita. Una recita che durava da una vita.

Era seduta alla scrivania, aveva appena chiuso il libro dalla copertina rossa, quando André l’aveva chiamata e chiesto il permesso di poterle parlare. 

Non faceva altro che questo da tre giorni: ripensare e rivivere quella scena, ripercorrere la loro conversazione quasi per convincersi che fosse accaduta realmente. Ed era accaduto che André le annunciasse il suo matrimonio con una ragazza di Parigi, Cécile.

“E’ una cara ragazza”, le aveva detto. La voce di André era profondamente triste, parlava lentamente, come se le cose che diceva facessero male anche a lui. Sposava Cécile perché era l’unica cosa da fare, la sposava perché ormai viveva di un amore che lo stava distruggendo, la sposava perché sarebbe diventato cieco e allora non avrebbe più potuto seguirla dovunque lei andasse. La sposava perché ora sapeva che non avrebbe potuto che farle del male continuando quella farsa, continuando a adorarla così, standole vicino ma lontano al tempo stesso. Pochi mesi prima le aveva dichiarato il suo amore con disperazione e con una violenza che non avrebbe mai immaginato di possedere… No, basta, quello doveva essere l’ultimo episodio di una vita vissuta così. Parole dette e non dette: questo era ciò di cui André si era convinto. Ed Oscar lo aveva capito, insieme ad altre mille cose… ma ormai era troppo tardi.

Avrebbe forse potuto urlargli di non andare, che aveva bisogno di lui, che lo amava. Ma nella sua vita aveva imparato che non doveva amare e non doveva avere bisogno di nessuno. Così era rimasta in silenzio. E lui, per non darsi la possibilità di rimangiarsi tutto, aveva detto: “Forse potrò essere sereno con lei… lo sarai anche tu…”

Dopo qualche ora era già in carrozza, diretta in Normandia. Voleva soltanto allontanarsi da tutto e da tutti…

 

 

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