La mia migliore amica

- prima parte -

 

N. B. Questa ff è da leggersi in relazione a "France" di Perla, che trovate on-line sul sito di Alex

 

Mi sembrava che nulla avrebbe mai potuto sconvolgere la mia vita come l’inaspettato arrivo di un figlio. Un figlio che avevo sempre avuto intenzione di concepire, ma non in questo momento della mia vita. Invece, questo piccolo e innocente dono si catapultò nella mia vita, senza nemmeno darmi il tempo di capire cosa stesse succedendo.

L’avrei chiamato Oscar, anche se non avevo ancora idea se fosse stato maschio o femmina. Ad ogni modo, quello sarebbe stato il nome che avrebbe dovuto portarsi dietro per tutta la vita. Un nome fiero e valoroso, come chi lo portava nell’antica e lontana Francia del 1700.

Vi chiederete il perché di questa scelta. Ebbene, per farvelo capire meglio, tornerò all’inizio di questa storia.

 

France è sempre stata la mia migliore amica. Un’amica un po’ strana, a dir la verità, ma pur sempre colei con la quale dividevo le mie giornate e alla quale confidavo i miei più intimi segreti.

Ci eravamo conosciute alla “senior high school”, ma fu come se ci conoscessimo da sempre. Si era appena trasferita a Washington d.c. da non ricordo più quale dei tanti stati che fu costretta a cambiare a causa del lavoro del padre. Per fortuna finirono per stanziarsi nella mia città e a iniziare a far parte della mia vita, almeno fino a quando il destino volle compiere il suo corso e portare la mia amica lontana da me.

France era una ragazza piuttosto chiusa ed introversa. Ad una prima occhiata poteva sembrare fredda, insensibile e distaccata. Lontana dalla vita di tutti noi, poveri comuni mortali. Sembrava che vivesse in un mondo tutto suo e che fosse sempre sulla difensiva. In effetti erano molti quelli, soprattutto i ragazzi, che prendevano al volo le occasioni per poterla sfidare e cercare invano di riuscire a batterla. Lei era “miss so fare tutto”, come l’avevano ribattezzata. Forse fui io l’unica a vincere l’unica sfida che volli tentare: diventarle amica. 

Non fu un’impresa facile perché avvicinare la “gelida” France era pressoché impossibile. Tutti ne avevamo un timore spietato, anche se nessuno l’avrebbe mai ammesso, ma soprattutto ne avevamo una forte ammirazione. Al contrario di lei, all’epoca ero una ragazzina vivace, pronta a far di tutto per diventare al più presto una delle più popolari della scuola. Non per mia vanità e bellezza, ma per il mio carisma e le mie doti in campi quali il ballo e il disegno. Certo, badavo molto anche al mio aspetto esteriore, che trovavo doveroso curare al meglio, ma non mi ritenevo certo un’oca.

Nacqui e vissi per molti anni sempre a Washington d.c. e Mary fu il nome che mi fu dato da mio fratello maggiore alla mia nascita, perché i miei genitori era troppo indaffarati per pensare anche a quello. “Pensaci tu”, gli fu detto, e lui mi impose questo, molto comune, ma che a me piaceva. Mio padre era dirigente di una grande impresa, molto influente all’epoca e mia madre lo seguiva passo passo in ogni suo spostamento e affare. In realtà era mia madre che manovrava le redini dell’azienda: mio padre seguiva solo i suoi consigli. Non eravamo ricchissimi, ma io e mio fratello non ci siamo mai potuti lamentare di niente, a parte della continua e inesorabile assenza dei nostri genitori. Secondo loro, però, dovevo ritenermi una ragazza molto fortunata e per questo superiore agli altri. Io non diedi mai ascolto a questo consiglio. Frequentai le migliori scuole del paese e mi fu data un’educazione “adeguata al mio rango”, come dicevano sempre i miei genitori. Da piccola, però, ero tremendamente ribelle e, solo quando iniziai a frequentare France e la “senior high school”, presi sul serio lo studio. Fino ad allora amavo solo danzare… era l’unica cosa che mi riuscisse bene!

Dunque, una mattina prima di uscire di casa per recarmi a scuola, mi armai di molto coraggio e mi piazzai davanti al cancelletto della casa di fronte alla mia, quella di France. Lei uscì dopo qualche istante e, vedendomi lì, si fermò pochi secondi sull’uscio di casa. Mi squadrò dalla testa ai piedi poi, come se nulla fosse, passò oltre senza neanche degnarmi di uno sguardo.

-       France. – le dissi – Pensavo che potremmo fare la strada insieme questa mattina. –

Si fermò e con un cenno del capo acconsentì alquanto colpita per la mia proposta. Nelle mattine seguenti mi feci sempre trovare ad aspettarla fuori casa e, piano piano, France si sciolse e incominciai a intravedere il suo vero aspetto sotto la dura scorza di “Miss so fare tutto”. E vinsi la mia sfida. Da allora diventammo inseparabili.

Molte volte le dissi che il suo atteggiamento faceva scappare tutti, che se si fosse comportata con gli altri come faceva con me, sarebbe diventata presto la più affermata e ammirata (anche se già lo era) della scuola. Ma niente: il suo carattere era quello e le andava bene così.

France non era solo la mia migliore amica, ma anche la mia protettrice: mi sentivo sempre sicura al suo fianco come se, stando con lei, non mi potesse accadere nulla di male. Inoltre, era anche il mio idolo, colei che avrei voluto imitare, se solo fossi stata più coraggiosa e intraprendente. Ma io non dovevo, o non potevo cambiare, diceva lei, non avrei potuto essere diversa e cambiare la mia essenza. Così iniziai a frequentare gli stessi corsi di France, oltre quello di ballo e disegno, perché, standole sempre vicina, pensavo di poter assomigliarle maggiormente e cogliere il suo segreto per essere così tremendamente la migliore. Ma mi dovetti al più presto ricredere perché diventare brava come France era praticamente impossibile! Lei sapeva fare tutto e lo faceva senza fatica: aveva imparato il francese così bene che era come se fosse quella la sua lingua madre, sapeva suonare il piano e ogni tanto ci ritrovavamo in casa sua e stavo ad ascoltarla per ore o mi esercitavo nella danza su qualche pezzo di Mozart o Chopin.

Il suo chiodo fisso però era la Francia. Storia, cultura, costumi, tutto quello che riguardava quel Paese era per lei un momento di estrema e lontana felicità. Si soffermava ore a guardare dei dipinti che raffiguravano Parigi e divorava qualsiasi libro che trattasse della Francia. Poi veniva da me e mi raccontava cosa aveva letto o visto e io stavo lì ad ascoltarla, non perché mi sembrasse doveroso, ma perché quegli argomenti mi interessavano e incuriosivano, come se fossero pezzi mancanti della mia vita.

Al secondo anno, France entrò nella squadra di scherma della scuola. Io seguii tutti i suoi incontri e combattimenti. Mi piaceva molto starla ad osservare, ma non riuscii mai a farmi convincere ad entrare in squadra con lei. Non era uno sport adatto a me, le dissi.

Come ho già detto, tenevo molto al mio aspetto fisico e posso dire che ero anche una bella ragazza, bionda e con gli occhi azzurri. Avevo talmente tanti ragazzi che mi giravano intorno che non sapevo mai quale scegliere. Così diventai volubile e ne iniziai a cambiarne uno a settimana! Finché non comparve Alex. Lui si che era riuscito a sconvolgere tutta la mia vita, più di France. Non che lo ritenessi più importante, per me erano allo stesso livello sul piano affettivo, ma Alex rappresentava tutto quello che volevo dalla vita e colui che aspettavo da tutta l’eternità. Era bastato uno sguardo e lui mi era entrato nell’anima e non se ne era più andato. Mai più. Era un ragazzo alto, biondo e molto affascinante, dotato di un forte carattere, deciso e sicuro. Me ne innamorai al primo incontro e capii subito che non era una delle tante cotte di quel periodo. Alex era l’uomo della mia vita.

France non lo seppe mai, ma io avevo una paura tremenda che un giorno o l’altro potesse portarmelo via. Cercai di non badarvi, sicura che la mia migliore amica non potesse mai farmi una cosa del genere e soprattutto che lei non potesse mai interessarsi ad Alex: non era mai stata innamorata di un ragazzo! Ad ogni modo, non ero affatto sicura dei sentimenti che Alex provava nei miei confronti. Si, lui era sempre gentile, amorevole, comprensivo, ma l’essere corteggiato da tutte le altre ragazze e la sua profonda amicizia con France mi facevano temere che io non fossi abbastanza importante per lui. Infatti, lui e France passavano molto tempo insieme, erano addirittura nella stessa squadra di scherma, e anche se Alex mi diceva sempre che per lui France era soltanto un’amica e di trovarsi bene con lei perché non era affatto una di quelle ragazzine sciocche e le si poteva parlare come a un fratello, io continuavo a provare un’intima gelosia.

Il vaso fu colmo quando, rivelandogli i miei timori, Alex rispose:

-       Certo… molto probabilmente se non avessi incontrato te, avrei fatto di tutto per conquistare France! –

Rideva, ma io sapevo che spesso, quando si scherza, infondo si dice la verità. Fu questo uno dei motivi per i quali decisi, per la prima volta, di chiudere con lui. 

Eravamo insieme ormai da quasi un anno ed era tempo di decidere cosa fare delle nostre vite, quale college scegliere. Lui voleva fare il modello e, dopo essere stato notato da un manager di una casa di moda importantissima, decise di partire per l’Europa. Mi chiese subito di seguirlo, ci saremmo sposati e avremmo vissuto insieme felici. Trovai l’occasione per contraddirlo. Gli dissi che volevo fare l’attrice o la cantante, comunque entrare a far parte del grande mondo dello spettacolo e che avevo già deciso di trasferirmi a Los Angeles: che rinunciasse lui ai suoi sogni. Avemmo un’accesissima discussione, alla fine della quale, gli urlai che tra noi era tutto finito, che le nostre strade si dividevano lì e lui, con le lacrime agli occhi, non disse nulla, sorpreso com’era nel vedere in me tutto quel rancore che proveniva dalla mia insicurezza per i suoi sentimenti. 

Ancora una volta corsi a piangere da France, forse sperando che, sapendo della mia rottura con Alex, avrebbero trovato l’occasione di mettersi insieme. Era una bella ragazza e non avrebbe fatto fatica a conquistarlo ora che anche lui la conosceva quanto me. 

Solo dopo qualche anno, quando il suo sentimento si era ormai consumato, scoprii la verità: France era stata innamorata di Alex e non me l’aveva mai detto. Quello che mi fece stare più male fu il fatto di non averlo mai capito. Entrambi ci confidavamo con lei quando avevamo delle discussioni e non avevamo mai capito di farla soffrire terribilmente… che sciocchi!

 

 

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